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non potevano venire di sabato?

“oh ma’, vedi che io ti ho candidato per ospitare a pranzo uno dei commissari che deciderà la città della cultura 2019!”.

“va bene, fallo venire di sabato così stiamo tutti”.

“è arrivat iedd. Non è che possiamo decidere noi il giorno. Questi vengono di martedì e avast”.

Così è cominciata la nostra “candidatura” a famiglia ospitante di uno dei 5 commissari ECOC, con la voglia di fargli provare un’oretta di normalità, fargli fare possibilmente una risata e lasciargli un bel ricordo non tanto di noi, quanto della materanità verace che è in noi.

Dopo qualche giorno di silenzio in cui noi adulti pensavamo di essere stati esclusi e i miei nipoti invece erano andati avanti a dire a tutta la scuola che avremmo ospitato il commissariato di non si sa bene cosa, mi è arrivata una mail dal direttorissimo Paolo Verri che ci ringraziava per la candidatura, che non ci aveva scelto per ospitare uno dei 5 super commissari ma ci chiedeva di ospitare comunque qualche membro dell’entourage politico o artistico o scientifico presente in città il 7 ottobre. (mi chiedeva inoltre, vista la simpatia della mia mail, di poterla pubblicare – non so bene dove).

Fino a lunedì sera non sapevo assolutamente quante persone né chi sarebbe venuto a pranzo! Poi in poche ore  la commissione di MT2019 mi ha mandato più sms di mio marito in 2 mesi. “viene quello, anzi altri due, anzi altri due ancora molto simpatici!”.

Ieri mattina dopo 3 ore che pulivo sul pulito e seguivo con ansia la diretta di TRM mi sono resa conto che lucidavo la casa manco dovessero venire gli ispettori dell’ufficio igiene. Ogni volta che provavo a smettere, le signore ospitanti intervistate in tv con i loro capelli fatti e i vestiti buoni e i muri del salotto candidi e splendenti (sicuramente avevano chiamato il pittore la notte prima) mi spronavano a fare di più e meglio . Pure negli armadi ho messo in ordine, pure dietro i mobili per compensare il fatto che nè io nè mia madre ci eravamo fatte i capelli o messe l’abito della festa. Alle 13, stremata ma con la tavola già apparecchiata per 7, ho ricevuto una telefonata: “Ciao, sono Rocco Calandriello verrò a mangiare a casa tua. Non siamo più 2 ma 3, è un problema?”.

cake

Quando li ho visti spuntare nelle scale (4 piani a piedi senza ascensore – meno male che mi hanno mandato dei giovani..) ho capito che se anche fossimo rimasti a digiuno, saremmo andati comunque d’accordo. E così è stato. Il pasto è stato veloce e semplice ma i discorsi intensi e profondi.

Le nostre chiacchiere da ritorno al futuro ci hanno portato indietro di 60 anni alla vita nei sassi umidi che furono e poi avanti di 5 anni alla vita nella città culturale che sarà, riempiendo di storie vere l’abisso che  passa tra l’appellativo di vergogna nazionale alla candidatura dei giorni nostri.

Certamente la pasta e rape di ieri non ha cambiato le sorti di una decisione che si terrà altrove e con altre persone e certamente Matera non ha bisogno del mio endorsement per vincere, ma ieri è stata una giornata speciale per la mia città che si è presentata splendida e pronta più che mai all’appuntamento col destino, e per noi che al netto dell’adrenalina e delle emozioni, abbiamo avuto la fortuna di incontrare nuovi amici.

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La mia vita!

E’ da quando sono diventata mamma, o forse anche un po’ quando ero in attesa, che penso di non essere più un individuo, ma di valere doppio, o di valere solo in funzione di qualcun altro… Quando avevo la panza, dovevo stare attenta a mille situazioni, come se la mia coscienza non fosse sufficiente a capire cosa potessi fare e cosa no. Poi sono diventata mamma e non ho più avuto il tempo e la forza per continuare a essere anche Tiziana, ingegnera, ragazza curata, amante delle uscite, delle cenette preparate per gli amici, appassionata praticante di cake design ecc… In un anno ho dovuto archiviare gran parte del mio essere, e se da un lato lo rifarei altre 1000 volte, dall’altro non vedevo l’ora di tornare in me! O forse dovrei dire di tornare a essere ANCHE quella che ero prima.

Ne è trascorso di tempo ma ora sento corretto riprendere il mio lavoro e le mie passioni; far risalire la mia autostima… e allora ecco il mio diario di inizio settembre…

Mio figlio comincia il nido, il distacco è duro, ma vedo che si sta abituando bene, ora quando torno a prenderlo è sereno, quasi esita a ritornare tra le mie braccia, ed io sono rincuorata.

In studio mi riorganizzo, fino a giugno avevo adibito la mia stanza a ludoteca, nel disperato tentativo di intrattenere il baby mentre io tentavo piccoli lavoretti. Ormai la scrivania è al suo posto, resta un bel pacco di giochi in attesa di collocazione migliore, proprio sotto la mia pergamena di laurea, non si sa mai, dovessi scordarmi il mio duplice ruolo. Devo ancora sistemare il materiale accantonato per un anno, carte varie in una perenne e languida attesa. Fatto tutto questo posso ricominciare… E da dove se non da un progetto che mi riguarda da vicino? Non so se rimarrà un sogno nel cassetto ma per ora io ci provo!

E tra una soluzione progettuale e l’altra eccomi a coltivare il mio nuovo hobby… scrivo!

Ho anche la facoltà di organizzarmi un’andata al parrucchiere… quasi mi sento bella!

E come succede sempre nella mia vita, il capitolo ricomincia con una bella dieta, sento che ho la forza e determinazione per riuscirci!

Il pomeriggio Giulio è di nuovo con me, un po’ giochiamo, un po’ lo strapazzo, un po’ andiamo in campagna dai nonni, un po’ passeggiamo e ritroviamo gli altri nonni… e poi c’è l’ultimo sforzo che si protrae anche fin dopo le 23.00 per farlo addormentare. E poi è così tardi e sono così stanca, e di sicuro anche mio marito lo è, che ci dedichiamo troppo poco tempo.

Una vita piena ma sono contenta di avere aggiunto MIO FIGLIO nella MIA VITA!!!

Credo che al giorno d’oggi la donna avverta un duplice bisogno, quello di lavorare per necessità primara e di emancipazione, e quello più istintivo e naturale che riguarda la famiglia. E’ proprio difficile conciliare le due cose ma la donna moderna è davvero un congegno multitasking, è in grado di svolgere tutte gli impegni che si crea… essì perchè non sappiamo mai tirarci indietro.

 

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September rain

Non chiedetemi più quando faccio il secondo, vi prego. Se mi volete bene, lassat’m sta’. Soprattutto a mio marito (wow ho scritto marito per la prima volta!).

Le aspettative della gente sembrano essere concentrate tutte su di noi (perché ovviamente subito dopo il “quando ti sposi?” e “quando fai un figlio?” viene “quando fai l’altro?”) e l’ansia da prestazione è dietro l’angolo..

Quando noi e i pianeti e Dio e il destino decideremo che è il momento, questo famoso secondo arriverà. Non prima, non dopo.

Intanto la nostra famiglia mono-figlio può ritenersi felice. Certo, eravamo felici già prima del #cinqueluglio2014, ma ora lo siamo di più.

Da quando quel giorno don Angelo ha sollevato Bianca come segno tangibile del nostro amore, da quando ho visto il mio impassibile compagno di una vita piangere emozionato guardandoci camminare verso di lui, da quando ci siamo tenuti per mano promettendoci di amarci per sempre, beh si, ci sentiamo più completi e anche più felici.

Non cambia nulla praticamente, ma cambia tutto psicologicamente ed emotivamente. L’anello che portiamo al dito non ci salverà da future eventuali crisi o liti o separazioni, ma ci rende e ci renderà più consapevoli e responsabili nei confronti della nostra famiglia e della promessa che ci siamo fatti davanti a tutti quelli che ci vogliono bene a tal punto da essersi commossi con noi.

Per me questo è un po’ il senso del matrimonio, che altrimenti sarebbe solo una festa folle sconsigliata ai deboli di cuore e a quelli con i nervi poco saldi.

E poi voglio fare un uso privato del mezzo pubblico ringraziando tutti per l’affetto che mi dimostrate ogni volta che scrivo anche solo una cacchiata. Ne scriverò ancora tante, perciò stay tuned.

P.s. non mi dite niente sulla canzone. è troppo adorabilmente matrimoniale.

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le leggi della fisica, queste sconosciute

E mentre tu, donna, ti affancendi tra mille e mille cose da fare eccolo lì, il maschio: spesso osservatore critico di situazioni in bilico. Pronto a criticare ma quasi mai a dare una mano.

Tua figlia detesta la doccia e tu per non farla gridare come un maiale al macello preferisci lavarla nel lavandino in piedi (perché non si vuole sedere né mettere in ginocchio)? E nel frattempo la tieni per un braccio (perché senò sciovola e la perdi), e con l’altra mano la insaponi e intanto le racconti una storia per non farla gridare? Prova in questo momento a chiedere l’aiuto di tuo marito.

Io, stupidamente, l’ho fatto. E lui è pure venuto e guardandomi ha detto: “cosa devo fare?” come se non fosse chiaro. Comunque assodato che non era cosa sua fare niente di tutto quello, ha cominciato a criticarmi perché non conoscevo le leggi della fisica. “ma se il gomito lo metti così vedi, a 90°, ti scivolerà sempre l’acqua e bagnerai tutto a terra. Invece dovresti abbassare il braccio mentre tieni tua figlia e fai tutto il resto così non farai il lago. Certo che a te la fisica è proprio materia sconosciuta”. Pentirsi di averlo chiamato è stato un attimo. iastimare lui e tutta la settima generazione pure.

Gli chiedi per pietà se ti accompagna al supermercato e lui miracolosamente acconsente? Appena entrati dice sbuffando: “preso tutto, finito, usciamo?” e tu ancora stai al banco frigo decidendo che latte prendere (se finire i punti rugiada o parmalat).

Torni dal mare strapiena di borse e lavatrici di fare? Lui prontamente si butta sul divano dicendo che è molto molto stanco e mentre ti vede passare con cesti di roba bagnata e poi asciutta e poi ti vede piegare, mettere a posto, conservare, spazzare, riordinare dice sempre la stessa inutile frase: “ ma perché non ti riposi un po’? che la casa già è perfetta così.” E poi alla fine di questa guerra, quando tu vuoi solo andartene nel letto lui dice la sua fatidica frase: “usciamo?”

Siete in aeroporto pronti per partire e lui  fa fare tutto a te (biglietti, check-in, deposito bagagli ecc.) e ora c’è anche da chiudere il passeggino ma lui è in giro con la figlia a giocare e quindi tocca a te che però hai in mano parecchie cose quindi per chiudere il passeggino devi per forza poggiare qualcosa per terra. E lui da lontano ti osserva e poi ti dice: “certo che a volte sei veramente imbranata!”

Ecco, se avete un uomo così accanto, avete la mia solidarietà. E se volete in prestito insulti per ogni occasione, io ne ho coniati anche di nuovi.

Buone vacanze a tutte!

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trova le differenze..

Torno or ora da un viaggio speciale, e non tanto perché fosse il mio viaggio di nozze, quanto piuttosto per i posti magici che ho visitato.

Da antropologa autoproclamata quale sono ho avuto modo di osservare usi modi e costumi delle mamme con i propri figli non appena varcato il confine delle Alpi. Voglio già premettere che io non sono una mamma apprensiva-ossessiva-compulsiva. Almeno tale mi reputavo fin quando non mi sono confrontata con le mamme nordiche.

Appena arrivata in Scandinavia ho constatato  che il tempo era tutto sommato buono, eccetto il vento e la temperatura a tratti non altissima. Interrogatami su come vestire mia figlia, ho stabilito che la cipolla era  quello che faceva al caso nostro. Ecco, sbagliato! Le mamme scandinave non si pongono questi quesiti. C’è il sole? Tutti in giro senza niente addosso. Facile.

E quindi parchi strapieni di bambini scalzi, senza maglietta, a mollo nelle fontane. Il colmo della nostra abissale differenza l’abbiamo raggiunto sulla nave da Copenhagen a Oslo. Partenza ore 16. Noi ancora eravamo in giro a cercare la stanza con le valigie addosso che già vedevamo scorrazzare bambini nudi alla ricerca di qualcosa. Ho mollato mia figlia al padre e sono andata con i bimbi sapendo che avrei trovato una sorpresa. Ed infatti.. tre piscine cioè tre bagnarole sul ponte del 10 piano già strapiene di bambini nordici che nuotavano in 50 cm d’acqua. Non era tanto il freddone che faceva. Quanto il vento assurdo che un nostro bambino con i capelli ammiddati, senza cappellino ecc. già stava a letto con l’otite. Invece loro niente, manco un brivido, manco un lamento. Dai neonati agli adolescenti tutti a mollo. Mia figlia, arrivata in un secondo momento, alla vista di questo spettacolo ha cominciato a supplicarmi di toglierle il jeans e la maglietta e i calzini e le scarpe per farla tuffare in acqua. “Madonna no a mamma, il viaggio è appena iniziato, ti ammalerai sicuro”. le mamme nordiche mi guardavano come se fossi pazza. Mio marito in crisi d’identità, io peggio. Tutto questo mentre il vento ci strappava i capelli e io mi ero già infilata la giacchetta. Ho resistito sulla mia posizione del no. Da brava mamma terrona. Ma sono diventata lo zimbello della nave e dei nordici tutti.

Da quel momento in poi non ho fatto altro che osservare le differenze tra me e le altre interrogandomi continuamente se sbagliassi io o loro. Cioè neonati solo col pannetto in un pomeriggio ventoso di circa 20 gradi, senza calzini, senza cappellino, senza niente. E mia figlia sempre jeans, maglietta, cappellino, calzini e scarpe e a volte anche giacca. Una tra noi avrà certamente esagerato però la cosa bella è che ognuna di noi  ha agito solo per fare il bene del proprio figlio.

Da questo viaggio non ho imparato a spogliare mia figlia quando non lo ritengo opportuno, però ho osservato che i bimbi lasciati liberi di scorrazzare nei prati e sguazzare nelle piscine e nelle fontane senza nessuna mamma che gli gridi dietro che ha mangiato e non si può fare il bagno, che si deve mettere la giacca, che deve ritirarsi, che se si tuffa nella fontana viene la polizia e lo arresta e altre menate del genere, ecco forse quei bimbi crescono veramente più  liberi e più indipendenti dei nostri. Ma questa è solo una mia teoria…

CIAO MAMME!

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venite già mangiati

foto matrimonio

Quando ero più giovane dicevo sempre che se mai mi fossi sposata avrei scritto sull’invito: venite già mangiati. Perché avrei offerto solo da bere e da ballare. Forse i dolci, ma non ne ero sicura.

Non era per tirchieria, ma per il senso di spreco assoluto che osservavo attorno all’evento matrimonio in generale. Considerando che nella mia vita sono andata a tantissimi matrimoni (ricordo il 2009 ho ricevuto 11 inviti tra cugini e amici), sono una che per vocazione ed esperienza può dire la sua.

In ogni caso non sono una che ha mai schifato i matrimoni, anzi. Mi piace essere invitata, mi dispiace quando qualcuno che conosco non mi invita, a volte ho sofferto nel dire di no (per esempio nel 2009 ho detto a malincuore qualche no).

Fondamentalmente mi piace tutta la recita: la sposa che nasconde per mesi il vestito allo sposo, lo sposo che la aspetta trepidante all’altare, vedere l’ingresso di lei il suo vestito e il suo bouquet, le damigelle che perdono sempre gli anelli, mi piace sfogliare e conservare i libretti della messa (ne ho tantissimi!!), portare via un fiore dal banco, mi piace uscire e buttare bombe di riso sugli sposi, gridare A-GURI. BA-CIO BA-CIO e altre scemità, mi piace andare in sala e vedere come gli sposi hanno pensato a tutto e buttarmi sull’aperitivo come se non ci fosse domani, come se il pasto finisse là.

Ecco, sarà perché ho sempre sbagliato questo passaggio, ma io alle 15 più o meno, sono sempre già pronta a lasciare la festa: ho assistito alla cerimonia, mi sono commossa, ho tirato il riso, ho fatto gli auguri, sono andata in sala, mi sono fatta qualche foto vestita da figa, ho bevuto 700 bicchieri di prosecco, ho mangiato qualunque cosa (pesce spada, frittura di pesce, carne, panino con la mortadella, focaccia, formaggi, salumi, rustici di ogni genere, mozzarelle e via dicendo), perché dovrei restare?  Invece non si può andare via e quindi resto. E da quel momento in poi il mio umore cambia. Ogni portata è un di più, ogni bicchiere acuisce la mia voglia di andare a dormire, ogni ballo è solo un modo per tenermi sveglia. Dopo almeno 4 ore di questa tarantella mi sento ormai prigioniera, ostaggio degli sposi e ho voglia di chiamare il 113 per farmi venire a liberare. E mi rendo conto di non essere l’unica.

I piedi di chiunque sono ormai salsicce di vitello, le scarpe tacco-munite hanno lasciato il posto a staffelle che non azzeccano manco col colore del vestito ma chissenefrega, dell’atteggiamento da figa assunto da qualunque donna quando entra in sala resta meno di zero ma chissenefrega e quindi tutte accasciate da qualche parte, qualcuna col vestito pezzato di qualche macchia di olio, una profusione di sbadigli che genera di riflesso altri sbadigli e un mare di vaschette nascoste sotto i tavoli anche di quelli che dicono che le vaschette non le fanno perché è cafona come cosa.

Comunque tra 7 giorni tocca a me. Sull’invito non ho scritto venite già mangiati ma ho spostato tutto al pomeriggio per fare uno sconto di pena agli invitati, ho scelto e poi modificato e poi creato un vestito che ho nascosto al mio sposo, mi sono raccomandata con la mia damigella d’onore di non perdere gli anelli, sulla base dei miei tanti libretti conservati dal passato ho creato il mio libretto della messa, proverò a non buttarmi sull’aperitivo come se non ci fosse domani, proverò a non mettere le staffelle appena uscita dalla chiesa, a restare in piedi, sveglia, lucida e presente ogni istante. Anche quando mi sentirò ostaggio del mio stesso matrimonio. Proverò a godermi tutto, anche gli sbadigli della gente, perché se anche tra qualche anno dovesse finire questo matrimonio, non credo che lo rifarò mai più.

Organizzare un matrimonio è come prepararsi per gli esami di Stato. Una volta basta e avanza.

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coraggio e paura

Ho tre figli, voluti, desiderati e avuti in dono, ovviamente sono la cosa più preziosa per me, un dono meraviglioso che custodisco con tutto il mio impegno. Tutti quelli che mi vedono mi dicono che sono stata coraggiosa, non penso, ci sono tante famiglie come la mia, le mamme sono sempre coraggiose anzi penso che lo siano di più quelle che decidono di mettere al mondo un solo figlio!

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Purtroppo le notizie degli ultimi giorni mi fanno rivedere molto la mia posizione di “mamma coraggiosa”, pensa e ripensa sono arrivata alla conclusione che sono stata avventata, egoista. La mia smania di famiglia, la mia voglia di avere figli non mi ha fatto riflettere sul futuro e ora ho paura!
La piccola Yara è anche mia figlia, aveva pochi anni in più di Gaia, non può non essere mia figlia. Hanno trovato il maledetto colpevole e dovrei essere soddisfatta, GALERA MALEDETTO A VITAAAAA … e invece … io penso ai suoi figli, sono anche i miei figli sono 3 come i miei … non possono non essere i miei figli!
Vorrei proteggere i miei figli per paura di quello che è successo a quella bambina ma devo proteggerli anche da quello che è successo e succederà ai figli di quel maledetto … non riesco a chiamarlo diversamente!
Non possiamo fidarci di uno stramaledetto sconosciuto che passa per strada, ma non possiamo fidarci nemmeno di un padre che ha dato la vita ai suoi figli e che li tradisce così, i bambini lo ameranno comunque perché è il loro papà come far comprendere loro la gravità della situazione … non oso immaginare il compito della mamma …
Questa settimana è stata terribile, padri che ammazzano, nel sonno, il momento in cui i bambini sono più sereni, tranquilli …
No, non ce la posso fare! In questi momenti la paura è più forte di tutto!
Cosa dobbiamo fare per proteggerli? da chi dobbiamo proteggerli? non farli uscire? ma l’aguzzino potrebbe essere in casa …
Non sono una mamma coraggiosa, forse sono una mamma stupida e tanto egoista … ho proprio paura!
Però poi in effetti …

I vostri figli non sono i vostri figli
di Gibran Kahlil Gibran

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.
VOI SIETE GLI ARCHI DAI QUALI I VOSTRI FIGLI ,
VIVENTI FRECCE,
SONO SCOCCATI INNANZI.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.

Possiamo proteggerli fare del nostro meglio … ma i figli sono della vita e la gioia di vederli vivere deve essere più forte della paura …

sal

W LE MOM TUTTE CORAGGIOSE!!!!

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