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Tra suocera e marito non mettere il dito

de Il Duca d’Auge

Prima di iniziare a scivere questo pezzo ne ho abbozzati altri 5 e ne ho immaginati almeno altri 3. Di uno poi non ho nè immaginato il tema nè abbozzato una parola, ma ho individuato il titolo.
Mi sembra che le premesse siano quelle ideali per decidersi a risolvere uno dei conflitti dell’umanità.

Titolo del post: Tra suocera e marito non mettere il dito.

Svoglimento: Non ho letto mai post su questo tema, forse perchè certe cose non si possono descrivere. Quindi il mio tentativo è destinato a fallire in partenza. Ma disse un tale che i fallimenti sono la faccia nascosta della moneta che si chiama vittoria (non mi chiedete chi è, me lo sono inventato). Insomma, il fallimento dovrebbe essere meno stigmatizzato e più ricondotto alla sua normale essenza, l’inevitabile non riuscire. In fondo tutta la nostra storia è cosparsa di fallimenti, da quando abbiamo mosso i primi passi e ce la facevamo addosso, a quando scrivevamo sbagliando le doppie, a quando non sapevamo ballare, a quando abbiamo perso un amore. Non per questo abbiamo smesso.

Ah il mio fallimentare tentativo è anche imperniato su una serie fastidiosa e gretta di luoghi comuni – che infastidirà quelli meno dotati di senso dell’umorismo. Un post incentrato sulla generalizzazione e l’appiattimento. Siamo tutti uguali di fronte alla pasta al forno della mamma. Immagineremo un mondo ideale in cui la suocera è una sola ed identica a se stessa ossia a tutte le altre suocere. Immagineremo la moglie come uguale a tutte le altre mogli, ossia a tutte le nemiche delle suocere.

Dipingeremo i mariti un po’ come dei minchioni, ma questo in fondo non è una semplificazione del modello.

Siamo diversi. Me lo facevano notare alla festa di un amichetto di uno dei miei figli. Quando una donna avverte la presenza fastidiosa di un’altra donna nel radar screen, subito si abbraccia al marito. Tu vai a razzolare da qualche altra parte che questo è il mio uomo. Un sentimento da guerriera, la donna leonessa che si sveglia dal torpore cellulitico e lascia il telecomando della vita per affermare il suo istinto carnivoro, feroce, di difesa del territorio.

E ci sta.

Ma ci sono battaglie perse in partenza. Tipo: se lotti contro un uragano quasi certamente muori.

Con calma, arriverò al succo della questione.

Moglie, la competizione con la suocera è una competizione contro un uragano. E’ esattamente come entrare in un campo da rugby con il tutu’ rosa.
La migliore strategia in questi casi è non affrontare la battaglia. Non sforzatevi di afferrare il fiume – vi trascinerà a valle. Forse non ci lascerete le penne, ma vi farete male.

Elenco dei motivi per cui non vale la pena provare a combattere contro una suocera.

– La suocera cucina meglio. Si, voi fate cose particolari, voi fate le foto ai piatti e le postate su facebook, si voi conoscete i gusti di vostro marito ma la pasta al forno della suocera farà ripiombare ad ogni boccone vostro marito nel limbo brufoloso adolescenziale delle paste al forno mangiate al mare, con quel sapore di falchi rossa, di occupazione del liceo, il profumo della minestra scaldata di notte, il rumore smorzato di un piatto mollato lì per addormentarsi sul divano.

– La madre è severa, ma in modo servile. Sistema il collo della camicia, giudica il grado di pulizia dei pantaloni. No non puoi uscire vatti a cambiare, che ti ho stirato gli altri pantaloni ieri. Tieni, prendi un fazzoletto che sei raffreddato. Ora si che sei bello, vieni dammi un bacio. Bello di mamma. Quante volte lo avete fatto per vostro marito?

– La madre, dopo una certa età, non rompe le palle. Quando ormai i conti sono fatti ed un figlio è avviato verso il proprio destino, una madre è troppo stanca per continuare a riversargli addosso aspettative e speranze. Quello che è fatto è fatto. Si è pure sposato, mò sono problemi della moglie. Se la vedesse lei – al massimo le palle gliele romperà lei.

Fine dei motivi. Non puoi competere. Allora dico io, un po’ di strategia. Giocate d’astuzia, giocate l’unica carta che vostra suocera non potrà mai giocare (ndr. nella prima stesura avevo qui richiamato il concetto finanziario della leva, ma rileggendo “usate l’unica leva che vostra suocera non potrà mai usare” ho optato per l’utilizzo della figura della carta da giocare). Insomma, chi ha capito ha capito.

Confortatevi nella certezza della relatività – per vostro marito la vostra pasta al forno non sarà mai come quella di sua madre, ma per il vostro piccolo figlio la vostra pasta al forno sarà sempre il non plus ultra.
Allora guardate vostro figlio, controllategli i pantaloni, sistemategli il collo della camicia e dategli un bacio. Al vostro grande amore. Bello di mamma.

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