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La figura di attaccamento. Sorriso, vocalizzi, pianto.

Sin dai primissimi giorni di vita il neonato possiede un’innata capacità e tendenza ad orientare il proprio capo verso le fonti sonore, in modo molto marcato verso suoni come la voce, in particolare se questa è femminile. Le sue reazioni a questi suoni lasciano intendere che prova un certo benessere nel sentirli. Inoltre il bimbo di poche settimane reagisce istintivamente, ruotando il capo verso la direzione di una stimolazione tattile se questa avviene in una zona prossima alle estremità della bocca. In questo modo la rotazione del capo che ne consegue, se il piccolo è preso in braccio dalla madre, fa trovare la sua bocca nella posizione necessaria per la suzione del capezzolo. Il bambino, oltretutto, si trova durante la suzione faccia a faccia con la madre.

Foto di Tatiana Vdb

Un altro comportamento base di cura è il sorriso. Lo sviluppo del sorriso si suddivide in quattro fasi differenti. La prima fase è quella del “sorriso spontaneo e riflesso”, che si manifesta in modo marcato a partire dalla quarta/quinta settimana di vita. Esso è attivato da un ampio spettro di stimoli come voce, volto, contatto fisico ecc. La seconda fase viene detta di “sorriso sociale non selettivo” ed esordisce dalla quinta/sesta settimana di vita. Esso è attivato in modo particolare dai volti e dalla voce. Il fatto che venga espresso nel momento di un contatto visivo con un volto di una persona attiva in quest’ultima comportamenti giocosi e amichevoli verso il piccolo.

Foto di Neil Coleman

Successivamente il sorriso diviene ulteriormente selettivo. Col “sorriso sociale selettivo” il bambino, che ha un’età di circa tredici settimane, diviene ancora più discriminante rispetto alle persone a cui risponde con un sorriso, anche grazie ad una sua maggiore capacità di mettere a fuoco i volti ad una certa distanza. Infine abbiamo la “reattività sociale differenziale”: tra il sesto e l’ottavo mese il bambino reagisce con un sorriso solo a visi reali (e non anche a disegni o foto come prima) e in modo molto marcato a quelli conosciuti. Il sorriso è accompagnato, oltretutto, da vocalizzi e dal movimento di braccia e gambe che ottemperano a una funzione di interazione sociale.

Anche la vocalizzazione ha la funzione di attivare e facilitare comportamenti di socializzazione con la madre e gli altri che si prendono cura del piccolo. Già a quattro mesi il bambino è in grado di emettere una grande varietà di vocalizzi e tonalità che rendono più comprensibile, per la persona che ascolta, il suo stato d’animo e le sue necessità.

Foto di Sean Dreilinger

Il comportamento che probabilmente più di tutti consente al bambino di raggiungere lo scopo di avvicinare e avere contatto con la madre è il pianto. Infatti si assiste, generalmente, ad un’attivazione immediata da parte della madre di un suo avvicinamento e/o ricerca del piccolo quando piange. In particolare la madre è in grado di distinguere ciò che il piccolo vuole esprimere con questo strumento di comunicazione. Inizialmente si possono avere tre tipi di pianto: per fame, rabbia e dolore; quest’ultimo può essere non solo fisico ma anche emotivo, come ad esempio il sentimento di solitudine che il piccolo dimostra di provare già al terzo mese di vita. Vi è poi un quarto tipo di pianto indotto da neuropatologie. Nella stragrande maggioranza dei casi il pianto induce nella madre un comportamento consolatorio verso il bambino che è tanto più efficace quanto più prevede il contatto fisico. Infatti per scala di efficacia troviamo al primo posto il cullare, in seguito la suzione non alimentare, che se non prevede surrogati del capezzolo implica un contatto fisico, e in ultimo abbiamo la voce, il sentir parlare. Crescendo, il piccolo diviene maggiormente consapevole dell’ambiente che lo circonda ed è in grado già a dodici mesi di prevedere o immaginare la possibilità che si verifichi un evento spiacevole, e a questo può rispondere col pianto. Dopo alcuni mesi, infatti, si modificano le situazioni che attivano il pianto nel bambino. Tra queste compaiono, verso il sesto e il nono mese di vita, quelle situazioni in cui il bambino perde di vista la madre o la vede allontanarsi, oppure incontra un estraneo che gli si avvicina troppo.

In questo stadio dello sviluppo ai primi tre fattori scatenanti il pianto se ne aggiunge uno nuovo: la paura, che può essere indotta da forti rumori, dalla presenza di persone sconosciute, dal vivere situazioni nuove o variazioni ambientali improvvise (forti variazioni di luce, di suoni ecc.). Prima di descrivere più nel dettaglio le reazioni del bambino alla paura voglio accennare agli aspetti che caratterizzano la focalizzazione, da parte del bimbo, del suo attaccamento verso una persona particolare.

In linea generale i comportamenti che indicano un attaccamento particolare nei confronti di una persona, molto spesso la madre, sono i seguenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo.

1- Vocalizzazione: questa attività, come detto prima, risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.

2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.

3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.

4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.

5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.

6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.

7- In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.

8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.

9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.

10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.

11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.

12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.

13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.

La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.

Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

Un bambino a nove/dodici mesi, comunque, ha già creato legami di attaccamento con le altre persone della propria famiglia , legami che risultano disposti in ordine gerarchico di preferenza a seconda degli stati d’animo vissuti nelle esperienze quotidiane. In particolare, in caso di malessere è molto probabile che faccia riferimento alla madre o ad un eventuale suo sostituto. Nelle situazioni di agio, come durante il gioco, il bambino può affidarsi ad altre figure di riferimento come i fratelli maggiori o addirittura coetanei (a seconda dell’età). In quest’ultimo caso è possibile osservare la differenza di attaccamento che il bambino può avere tra il compagno di gioco e uno che sia anche una figura di riferimento, osservando il loro modo di relazionarsi e le risposte che il primo dà al secondo e viceversa.

In linea generale il motivo per cui sarà la madre ad essere investita del ruolo di principale figura di riferimento, almeno in questa prima fase della crescita, è dato dal fatto che essa è la persona che più di ogni altra è in grado di interpretare e quindi rispondere appropriatamente alle richieste del proprio piccolo. Tuttavia possono esserci casi in cui questa condizione non venga rispettata e ciò può produrre notevoli conflitti tra madre e figlio, dando luogo a una serie di complicazioni in termini di sviluppo della personalità del bambino. Di ciò, però, discuterò oltre. Tornando al discorso degli attaccamenti multipli va considerato che, diversamente da quanto si potrebbe pensare, il numero di persone significative con cui un bambino è in grado di creare legami è indice di un buon grado di relazione dello stesso con la madre o figura di riferimento principale.

Infatti, un bambino insicuro nella relazione con la propria madre (o sostituto) non sarà generalmente in grado, o comunque sarà in forte difficoltà secondo la teoria dell’attaccamento, nel creare legami duraturi e significativi con figure differenti da lei. Una parte di spiegazione a questa dinamica è attribuibile al fatto che il piccolo non vivrà serenamente e con sicurezza i momenti di separazione dalla madre.

Foto di DFID

 

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