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5 cose che.

5 cose che mi piacciono di Milano:

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1. i parchi – alla fine il luogo comune di Milano senza verde lo smentiamo col fatto che, per esempio, esclusa la villa io Argentina a Matera non so dove portarla. forse i posti non li vedo io, o forse la città è cambiata negli anni e io sono rimasta a quando ero piccola e ignoro i nostri spazi destinati ai bimbi. Milano ha oltre 54 parchi, aree verdi manco le conto perchè non è tanto il verde, è che ci sono scivoli fra un po’ anche nell’aiuola. Un sacco di soldi vanno via su trenini e giostrine correlati (altro che lo scivolo) ma in parchi come Sempione o Montanelli c’è veramente da passarci le giornate. 

2. i locali – ammetto che non ci vado mai, ma sapere di vivere in un posto dove il “cemmaffà staseeer” non esiste mi conforta non poco. quando hai un po’ di tempo (e qualche soldo) la città offre di tutto, e anche di più: naturalmente, come diceva Ennio Morricone “è importante i soldi”.

3. la spesa al supermercato
Col cambio casa il superstore dell’Esselunga mi ha svoltato la vita. spesa automatica, che vuol dire che dopo che hai fatto la spesa (senza incontrare vicini, nonni, parenti di cugini di zii che ti chiedono come staaaaaai, e ccheffaaai, tua madre? tuo padre? ah, Madò mi dispiace) non devi neanche salutare la cassiera. poggi il cestello e la cassiera sei tu! passi i prodotti, sacchetto taaaaac!, ritiri lo scontrino taaac, passi il codice a barre dello scontrino davanti all’uscita taaac il cancelletto si apre e Argentina dice “magia”!
Se poi hai le varie fidaty card manco quello: segni i prodotti sul telecomando (che recita: mausica montemauro, ndr), passi il telecomando con su il conto della spesa direttamente  ad un monitor, il quale rileva che tutto sia ok e ti dà lo scontrino. curioso: in questo caso la “busta” te la prendi dalla cassiera, che ti interpellerà nel milanese appropriato con “vuole dire un saccheeeeeetto?”

4 – le unghie dai cinesi.
sull’argomento vi rimando qui dove mi potrete trovare nella tipologia numero 5.
http://ilmilaneseimbruttito.com/2014/12/19/limbruttita-dalle-estetiste-cinesi-ovvero-richiamo-irresistibile-manicure-15e/

5 – il sole
io penso che il sole lo apprezzi quando vivi in una città che te lo fa desiderare. quando c’è il sole a Milano, come oggi, le fashion blogger escono in infradito perché sono normcore, la gente è più serena,  i palazzi di vetro di Gae Aulenti brillano, la linea 4 avanza e quando vai a ritirare Argentina ti chiede subito: “andiamo al parcoshioooochi?” (vedi punto 1).

5 cose che mi mancano di Matera 

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1.  la mia famiglia

2. le relazioni 

3. i Sassi 

4. andare con la macchina fino “dentro al supermercato” (per intenderci)

5. dormire il pomeriggio (senza sentirsi in colpa).

l’accento non l’ho elencato perché anche se vivo qui dal 2003, quello è sempre con me.
#iosonodimaté

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Matera, 1200 kilometri dopo

Fuori sede è sinonimo di assenza, ma anche di non equilibrio. Un po’ tutte e due le cose succedono a una ragazzetta quando si convince che vuole fare la MOM a tutti i costi e inizia a “mettere in cantiere” un bambino in una città a prova di broncopolmonite e nevrosi, il cui nome indoviniamo qual è? Fuori sede non si sputa nel piatto dove si mangia, anche se da buona materana, ho imparato che parte del nostro carattere è anche un po’ questo. O forse io ho conosciuto le persone sbagliate… questo i posteri me lo diranno, e un po’ anche i poster di Matera 2019 ormai capitale della cultura quando qua a Milano di cul-tura ce ne dovrebbe essere a bizzeffe, e di storia anche, ma tutto è cancellato dagli strati di smalto semipermanente messo dai cinesi per 12 euro e dal passaggio della famigerata linea 90, aka circolare destra!
Ho ritrovato l’amore per la mia città dopo anni di ribellione senza senso e forzato esilio, forse anche per dimenticare le facce che non vedrò mai, un po’ perché me le ha tolte la vita e un po’ perché ci ho pensato direttamente io. E’ successo quest’estate, era Luglio ed era la settimana successiva alla Festa della BBrn’, una manifestazione che, se gliela fai vedere ai milanesi, ti esclamano subito “Figaaaaa!” senza poi capire molto del perché ci si azzuffi per due statue di cartapesta con dei santi, quando qui una rissa può scattare per molto meno, per esempio il posto vicino al finestrino sull’autobus o perché respiri e appanni il vetro in inverno.

Quando sono tornata mi sono resa conto che erano quasi 2 anni che non rimettevo piede a casa mia. 2 anni!! Poi ho portato per la prima volta una deambulante Argentina in centro, e quando ho visto i suoi piedini scendere gli scalini degli ipogei, mi sono ripromessa che non sarebbe mai accaduto un’altra volta di stare così lontana da tutto questo: Sassi, murgia, città antica e città nuova, e quegli angoli che ognuno ti racconta una storia diversa, e sempre bella da qualsiasi lato la guardi.

Una materana a Milano resta sempre “di maté”, anche se gioca a fare gli accenti e la s è sibilante come quella del nano di Arcore. Sono trucchi che durano il tempo di una telefonata di servizio. Quando la lacca è cancellata dai colpi di spazzola, il tuo compagno lo chiami comunque “amò”, tua figlia la chiami “Argentì”, e se qualcuno osa dire che ha mangiato del pane buono salti su con la solita storia che il pane migliore è solo quello nostro. (Ma tu non sei celiaca scusa?).

Poi succede che ti trovi a piangere al telefono con tua madre un venerdì 17, e in un momento ti senti parte del tutto: collegata a tutte quelle persone riunite in piazza che dicono “perché, non ce lo meritavamo noi questo titolo?”. E la soddisfazione di chiamare il fidanzato sardo e dirgli: mi dispiace per Cagliari ma questo non è il Poetto. E’ stata una di quelle poche volte in cui succede qualcosa di realmente interessante lì e non qui, dove l’Expo la pagano i milanesi, e non c’è alcun senso di appartenenza a nulla. A Matera è successo qualcosa di magico. Qualcosa di bello. Qualcosa che, se vuoi, oltre al pane ha anche il profumo dei soldi, della creatività, delle idee.  Se ci metteranno prima o poi un treno diretto per celebrare questo traguardo, non lo so. Ma so che verrò a riprendermela più spesso, questa mia città, lei con la sua gente e la sua lingua a cui sono rimasta fedele, lei con i suoi tramonti che da casa mia cadono sempre dietro al provveditorato agli studi, e quella luce incredibile e quel senso di poderoso che se per un attimo ti ci connetti lo sai anche tu, è ineguagliabile. Sono milanese anche sulla carta d’identità e questa città, tutto sommato, mi permette di stare in piedi da sola, il che a meno di 30 anni, una bimba a carico e la nonna materna a 1200 chilometri non è poco. Ma quando la mia allegria non basta più, o quando il grigio è tono-su-tono (360 giorni all’anno circa), allora santo Facebook mi riporta alle mie origini, e confesso a me stessa che, tutto sommato, di non vivere più nella mia città un po’ mi spiace.

Matera, portami con te nel 2019!!

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IL GIORNO DEI GIORNI

È come quando l’Italia dello sport vince il mondiale, come quando partorisci senza epidurale dopo ore di travaglio intenso, come quando la PVF vinceva le coppe dei campioni e Keba Phipps menava una schiacciata che l’avversaria stramazzava al suolo, come quando il Matera arrivò in serieB.image

Emozioni esplosive, che se non le butti fuori con un urlo sovrumano schiatti in corpo e implodi.

La materanità ieri ha avuto uno dei suoi punti più alti, inutile in quel momento fare i radical chic, inutile dire “ma a noi che ce ne viene in tasca?”, inutile pensare che mangeranno sempre i soliti, inutile pensare razionalmente che mo il carro dei vincitori si riempirà di personaggi pessimi, che i soldi che pioveranno sulla nostra città finiranno spesi male.

Se sei Materano, o se ami Matera da esterno, ieri pomeriggio alle 18 meno qualcosa hai buttato fuori le ‘ndrame urlando come un ossesso quando Franceshini ha letto quel nome.

E dai su ragazzi!  Che orgoglio! Che soddisfazione! Che emozione! Per quelli come me che qui ci sono nati e cresciuti, per quelli come me che hanno provato a scappare lontano lontano lontano e poi sono stati richiamati indietro da questa specie di cordone ombelicale invisibile, per quelli come me che potevano fare altro altrove e si sono accontentati di fare un lavoro qualsiasi qui sentendosi dire le solite frasi “e che hai studiato a fare se devi fare questo lavoro?”, beh scusate è una soddisfazione grande.

E per i nostri genitori? Per i nostri nonni? Che cosa significa sapere non solo di non vivere più in un posto considerato la “vergogna d’Italia” ma di vivere in una città che rappresenterà la cultura tra 5 anni? Ieri tante persone non direttamente coinvolte in alcun comitato piangevano per la commozione vera di sapere che il posto che amano ce l’ha fatta: ha vinto una sfida importantissima giocandosela come e meglio delle altre città. Bella e brava Matera!

Poi, appena l’adrenalina si sarà depositata certo che faremo i critici, certo che penseremo alle cose concrete! Vogliamo che la cultura si costruisca davvero: nelle cose piccole e in quelle grandi: che vengano creati posti di lavoro dignitosi per i nostri giovani e parchi per i nostri bimbi, vogliamo che Matera diventi più verde e meno palazzinara, che si faccia portavoce di nuove forme di energia pulita e rinnovabile contro le trivelle che stanno svilendo e avvelenando la nostra Regione, vogliamo divertirci nelle piazze senza che qualcuno a mezzanotte ci faccia spegnere la musica, dai! e vogliamo che i nostri amici e fratelli che sono dovuti andare all’estero per costruirsi il futuro, possano un domani tornare a casa sapendo di trovare qui la stessa dignità lavorativa che hanno altrove.

Per ora solo questo (ha ditt nudd!)

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“Puliamo il mondo”

– Alessio dai, prepariamoci, stamattina si va a “pulire il mondo”.
– Mamma, ma oggi è sabato, non devi pulire casa?
– Ma nooo, per oggi abbiamo un progetto più grande e lo facciamo insieme.

E così, ci prepariamo con le nostre belle divise “gialle gialle” come il sole, montiamo in bici (a pedalata assistita….beh va beh elettrica) e voliamo (si fa per dire) verso la meta.
Già, la meta!
Sapete che sono materana di adozione da circa otto anni, ma ancora ho bisogno di piantina, indicazioni specifiche e puntuali per muovermi a Matera (se no mi perdo).
Ma oggi la meta è una piccola chiesetta (anzi due) proprio vicino casa, ma a me del tutto sconosciuta, la Chiesetta di Santa Barbara.  Qualcuno la conosce?

Insomma, arriviamo e ci sono già i ragazzi del Liceo Artistico all’opera con mazze e ramazze.
Io prendo Alessio per mano e prima di pulire il nostro angolo, ci avventuriamo (eh, si purtroppo non esagero) tra erba ed erbacce e rifiuti lungo una scalinata e dopo poco ci ritroviamo davanti a questo angolo di mondo, stupendo ed incantevole!
Puliamo e puliamo, tutti insieme, ed alla fine anche la scalinata è accessibile e facilmente percorribile. Bel risultato, ottimo.

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E poi ci sposta alla scoperta di un altro angolo incantato e “nascosto”: la Chiesetta di San Francesco, un po’ più in là. La conoscete? Stupenda e fuori dal tempo.

Ed ecco che per me ed il mio piccolo ometto “puliamo il mondo” è diventata occasione non solo di contribuire a pulire due angolini della nostra splendida città, ad avere maggiore consapevolezza di quello che ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare per il mondo, ma anche occasione di scoprire con gli occhi e con il cuore due pezzi di storia, quasi dimenticati dal nostro vivere distratto.
Una bellissima esperienza.
Siamo tornati a casa sempre in bici elettrica..così io faccio finta di fare sport, non inquino e soprattutto volo veloce contro il vento, sorriso sulle mie labbra e su quelle di Alessio.
Felici e contenti. Basta davvero così poco? SIIIII

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Grazie a Legambiente per questa esperienza e per tutte le altre iniziative a tutela del nostro ambiente e della nostra vita.
Noi c’eravamo e ci saremo. E Voi?
Alla prossima.

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Sabato mattina: mercato!

Chi è di Matera sa che questo titolo non dice niente di nuovo. A Matera il sabato mattina si svolge il mercato cittadino che è un appuntamento molto frequentato.

Ma il mercato di cui vi voglio parlare è un altro, mooooolto più piccolo di quello cittadino (almeno per ora!) e ancora moooooolto meno conosciuto anche perchè giovanissimo: si tratta del mercatino dell’usato dell’associazione MOM.

Dopo il disbrigo ordinario delle pratiche mattutine di casa mia (svegliarsi, far colazione, lavarsi e vestirsi) siamo (io e i miei due cuccioli) usciti. Prima tappa: l’asilo di Antonio (che va al nido). Chiara invece ha proseguito la sua giornata con me (che la sua scuola dell’infanzia il sabato è chiusa) e alla domanda “mamma, dove andiamo” ho avuto qualche difficoltà nel risponderle e ho tergiversato dicendo “andiamo a fare la spesa”. Infondo non le ho mentito, perchè, come vi andrò a dire a breve, degli acquisti sono stati effettivamente fatti.

Dunque siamo scesi verso i Sassi (che il varco era attivo), parcheggiato a Porta Pistola e raggiunto la scalinata del rione Pianelle, alle 9.40 c’era già del movimento. Per fortuna Chiara non era sola, c’erano altri tre bimbi che noi mamme abbiamo impegnato con libri e carta e colori (del tutto inutili nei milleuno giochi che hanno fatto).

Ho ordinato la mia postazione di vendita e fatto conoscenza con i volti nuovi.

1556309_10203027194944498_881140177_oSono volate così 3 ore tra un pezzo di plumcake all’arancia, un sorso di thè ai frutti di bosco, chiacchiere con le altre mamme, tesseramenti all’associazione e ovviamente le vendite e gli acquisti. Dunque, ho venduto 2 vestitini, una tuta, un pantalone e due magliette di cotone (tutto bimba 2 e 3 anni) e comprato due paia di scarpe bimbo n. 25, due impermeabili per la pioggia (uno di Ben Ten e uno di Barbie) e un carrellino giocattolo stile carrello per la spesa.

A dirla tutta, la roba che vendo non proviene dai miei armadi, ma è il risultato di una raccolta fatta nella classe di mia figlia e il ricavato che realizzo dalle vendite lo impieghiamo nel fondo cassa di classe.

Ho trascorso proprio una bella mattinata, ciò che ricorderò con maggior vigore sono state le innegabili doti affaristiche del figlio undicenne di una MOM-venditrice che hanno divertito tutti i presenti, e l’abbraccio con una giovanissima mamma (prossima bi-mamma) che proprio oggi mentre scrivo sta preparando le valigie per trasferirsi al Nord e che ha mostrato tutto il suo appoggio e ammirazione per l’iniziativa del mercatino, tesserandosi persino all’associazione, pur non potendone più far parte attivamente.

Al termine della mattinata il vero dramma è stato quello di schiodare Chiara dai suoi divertimenti sfrenati con gli amichetti vecchi e nuovi. Quando abbiamo raggiunto la macchina, lei mi fa “mamma mi sono divertita a fare la spesa”, e io: “sono contenta, tra due sabati ci ritorniamo!”

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Nursery per il presepe vivente 2013: fatta!

Nei giorni 27-28-29 dicembre scorsi, all’interno dello splendido scenario dei Sassi di Matera, migliaia di visitatori hanno ammirato la messa in scena del presepe vivente, un’iniziativa che il Comune realizza già da 3 anni.

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Quest’anno c’erano pure le MOM, Piu’ precisamente la neonata Associazione MOM (per saperne di più non perdere l’intervista completa andata in onda nella trasmissione di TRM H24 nello spazio di approfondimento dedicato alle associazioni, puoi trovarla qui).

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Abbiamo allestito una nursery all’interno di un locale con angolo per l’allattamento, angolo morbido per il gioco libero, fasciatoio per il cambio e zona pappa. Ovviamente tutto adeguatamente riscaldato.

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Le risorse impiegate sono poche ma l’impegno è tanto e il risultato è stato davvero gradevole e ottimale….meno la fruizione, anzi quella è stata pressoché assente.

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L’intento di questo articolo è proprio quello di far emergere una buona iniziativa realizzata per la nostra città, un’iniziativa nata dal basso ma che ha tutte le caratteristiche per essere un gran servizio nell’ottica di una città sempre più a misura di bambino e di famiglia. Noi MOM non demordiamo e continueremo in questa direzione.

A mogghj a mogghj l’ann c ven! (trad.: l’anno futuro andrà meglio)

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