Archivio tag: papà

Un compleanno speciale

 

di Giuseppe David

 

Salve a tutti,

sono Giuseppe un neo papa’ che si trova a scrivere un pensiero sull’ Avvento e sul Natale ,
anche se il mio Avvento e il mio Natale è già arrivato.

Sì, perché a metà febbraio, con mia moglie, abbiamo scoperto di aspettare un bambino, che è
nato il 16 ottobre.
E’ stato lungo il mio tempo di attesa, perché un papà non vive dal di dentro quello che sta
accadendo nella pancia, ma ogni giorno è stato una carrellata di meravigliose ed emozionati
avventure nell’aspettarTI…

Oggi è il giorno del mio compleanno e mi sono svegliato presto ma non per poter festeggiare
piu a lungo ma per aspettare il tuo risveglio e poter dire: “ grazie Signore per questo fantastico
compleanno. Mi hai fatto un bellissimo regalo, la cosa più bella che la vita potesse darmi!!!

Nei viaggi che quotidianamente faccio per andare a lavoro, spesso mi è capitato di ascoltare
una canzone in particolare, che mi ha messo in riflessione, il cui verso dice:
“C’è una canzone che parla di te l’aria che soffia dal mare in citta, UN GIORNO CHE ARRIVA E
TI CAMBIA LA PROSPETTIVA, DIREZIONE LA VITA”.

Bene a me è accaduto proprio questo: da essere solo marito sono diventato padre,
capovolgendo tutto il mio modo di vivere la vita, ovviamente la vita è migliorata e con mia
moglie stiamo costruendo una bellissima famiglia, una bellissima vita!!!!

L’ augurio per il mio Natale è che tutti possano trovare una prospettiva nuova e farne
occasione di rinascita….
BUON NATALE A TUTTI…. UN PADRE FELICE……

Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

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I RICORDI DEL NATALE DI UN’INFANZIA FELICE

 

di Milena Ciaurro

 

Questo sarà il primo Natale senza mio padre, io primo Natale in cui, dopo tanti anni, mi sentirò più figlia che mamma, il primo Natale in cui al suo posto a tavola ci sarà solo un biglietto con il suo nome … fatalità scritto da lui😍.

Ma non sarà un Natale triste, perché la bambina che è in me ha il cuore colmo di pensieri felici, ricordi stupendi, di meravigliosi Natali trascorsi insieme, arricchito da splendide colonne sonore…. momenti trascorsi con lui, con mia madre, mia sorella e la mia graaaaaaande fantastica famiglia.

È per questo che oggi vorrei invitarvi ad unirvi al mio impegno….impegno nei confronti dei nostri figli …dei nostri cari: impegno a costruire RICORDI FELICI💕.
Perché ogni bambino, compreso quello che è dentro ognuno di noi, possa sempre gioire, in ogni istante, dei Nostri Caldi Natali trascorsi assieme😍.

Buona giornata dell’avvento a tutti ..
La piccola Milena

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La leggenda del melograno

 

Di Laura Giannatelli

 

Il melograno è una pianta conosciuta e coltivata dall’uomo fin dall’antichità ed ha assunto nei  tempi una forte valenza simbolica.

Simbolo di invincibilità, di produttività, di ricchezza e abbondanza per la sua natura composta da circa 600 semi per frutto.

È anche simbolo del legame coniugale, di fertilità e longevità per le sue innumerevoli proprietà benefiche.

La melagrana non è facile da sbucciare, ricavarne i semi è una operazione che richiede pazienza, occorre del tempo per sbucciarla e consumarla.

Durante questo rito di sbucciatura della melagrana, per ricavarne tante “piccole creste di gallo”, mio padre, grande affabulatore era solito raccontare a tutti i commensali la leggenda che narra la nascita della melagrana.

La leggenda racconta che mentre Gesù saliva faticosamente la via del Calvario, portando sulle spalle la pesante croce, dalla sua fronte, trafitta dalla corona di spine, cadevano gocce di sangue.

Un uomo seguiva Gesù ed il triste corteo e raccoglieva i sassolini arrossati dal sangue benedetto e li metteva in un sacchetto.

A sera l’uomo rincasato, prese il sacchetto per mostrare alla famiglia le reliquie del sangue di Gesù, ma nel sacchetto non trovò  i sassolini bensì un frutto dalla buccia spessa nella quale c’erano tanti chicchi, rossi proprio come il sangue di Gesù.

E’ così che nacque il melograno.

Ho deciso di raccontare questa storia in memoria di mio padre che quest’anno non sarà con noi a Natale.

Sicuramente qualcuno a tavola, mentre sbucceremo la melagrana benaugurante, con gli occhi gonfi di lacrime e la voce rotta inizierà a raccontare la leggenda del melograno…

 

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Happy mother’s day!

Da due mesi sono diventata mamma. Non per la seconda volta. Ma di nuovo. Come se fosse la prima volta.

La magia di me stessa che dà alla luce una vita nuova si è ripetuta rendendomi felice come l’altra volta, più dell’altra volta.

Ho messo al mondo una bambina così docile e bella che mi chiedo ogni giorno se siamo stati bravi abbastanza per meritarcela. Non un urlo, non una notte in bianco, non un rigurgito fuori posto, non uno schiamazzo che faccia brontolare i vicini. Lei sta al posto suo. Anzi, se capisce che non è aria fa di più: si mette a dormire finché è necessario.

La sensazione di questa bambina perfetta nelle mie mani imperfette è destabilizzante e inebriante insieme. Mi guarda fisso negli occhi, mi stringe forte con quelle dita minuscole e mi accarezza piano. Ed io, quando incontro i suoi occhi, so chi sono. Lei mi rende ogni istante all’altezza del ruolo che ha scelto per me, mi da le risposte, mi restituisce la forza che perdo nelle giornate forsennate passate a non fare nulla se non occuparmi di lei (ma soprattutto dell’altra).

In questo idillio infatti c’è la primogenita, la sorella maggiore, la mia life coach. Stanotte, tanto per non cambiare mai le insane abitudini, alle 2:09 mi ha urlato dall’altra stanza: “mammaaaaa, vieniiiii”. E io, nel mio primo sonno, quello pesante assai, stavo sognando cose bellissime e posti esotici. Il crudo ritorno alla realtà mi ha fatto iastimare tantissimo. Sono andata di là “Bianca, che c’è??”. “Mamma, voglio stare un po’ vicino a te, sentire il tuo odore”. SBAM. Pugno sul cuore. Come faccio ad essere arrabbiata? Come faccio a trascurarla certe volte? Come faccio ad essere la mamma che ero quando non ero una e trina? E lei mi vorrà sempre bene  così? O ad un certo punto risentirà del fatto che amo anche un’altra?

Mi sono stesa nel suo letto e lei mi ha abbracciato, mi ha  toccato gli occhi e mi ha detto :  “grazie che sei venuta, lo so che Giulia vuole la tetta, ma tanto lei è brava, ora dorme”.

E ho realizzato che l’essenza del mio essere madre è esattamente questa. I passi che faccio nottetempo tra una figlia e l’altra, tra un richiamo e un altro, tra un amore e un altro stando attenta a non disturbare il papà che, quando la mattina si sveglia, mi dice “Beh, è andata bene stanotte, nessuna delle due si  è svegliata”! (si, vabbè, ciaone!)

Auguri a tutte, super mamme!

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Lavoretto per la festa del papà

La prossima settimana festeggeremo la festa del papà. Questo post è dedicato in particolare a tutte le mamme i cui bimbi ancora non vanno a scuola o che per altre circostanze non fanno un lavoretto per il loro papà. Quando i miei bambini non andavano a scuola pregustavo il momento in cui anche a noi sarebbe toccato ricevere i loro lavoretti per tutte le festività, sono sempre bellissimi e portano tanta emozione e quindi allora cercavo di sopperire con qualche spunto trovato in rete.

Oggi vi propongo la tazza personalizzata, di grande effetto, soprattutto nel cuore di chi la riceve.

COSA OCCORRE

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  • Una tazza di ceramica
  • Lettere adesive
  • Pennarelli indelebili

COME SI REALIZZA

Intanto occorre pensare a cosa scrivere sulla tazza e quindi si trasferiscono le lettere su di essa.

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A questo punto il bambino può sbizzarrirsi con i pennarelli, disegnando o semplicemente scarabocchiando.

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E’ importante che le letterine siano ben coperte dai colori, quindi se è il caso, occorre ripassarle più volte.

Finita l’opera d’arte, rimuovere le lettere adesive 20160310_170535e porre la tazza in forno: “cuocere” a 200° per 30 minuti.20160310_171357

Et voilà

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Questa invece è la mia!

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Life is now

La vita è strana. Così, proprio quando l’anima era ormai in pace e i progetti ruotavano tutti intorno al perfetto numero 3, è successo qualcosa.

Ho pianto ascoltando una canzone di Tiziano Ferro. Sono svenuta alla festa della Bruna. Guardandomi nuda allo specchio ho avuto un brivido. Mi è improvvisamente passata la voglia d’estate, di mare, di vacanze e di svago e ho avuto voglia di fresco, di Tricarico, di Natale.

Non avevo nemmeno bisogno di fare il test, me ne ho fatti 4. Da sola, emozionata e incredula, ho guardato e riguardato i risultati.

E si, perché ci sono cose possibili e facili e cose impossibili e difficili, almeno a detta dei medici. La mia seconda gravidanza era una di queste.

Fisicamente sto male come mai in vita mia, ma nel cuore ho la felicità di chi si sente un po’ miracolato e un po’ giustamente premiato per tutte le paranoie dell’ultimo anno.

Qualunque sia il motivo per cui questo bambino mi ha scelto come la sua mamma, mi sento comunque onorata e straordinariamente felice di vivere questa esperienza insieme a lui, al mio fantastico marito e alla mia guida spirituale, la mia life coach e motivatrice personale, babyb.

Il percorso è lungo e il 2016 è lontano. Ma la vita è già adesso.

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Tra suocera e marito non mettere il dito

de Il Duca d’Auge

Prima di iniziare a scivere questo pezzo ne ho abbozzati altri 5 e ne ho immaginati almeno altri 3. Di uno poi non ho nè immaginato il tema nè abbozzato una parola, ma ho individuato il titolo.
Mi sembra che le premesse siano quelle ideali per decidersi a risolvere uno dei conflitti dell’umanità.

Titolo del post: Tra suocera e marito non mettere il dito.

Svoglimento: Non ho letto mai post su questo tema, forse perchè certe cose non si possono descrivere. Quindi il mio tentativo è destinato a fallire in partenza. Ma disse un tale che i fallimenti sono la faccia nascosta della moneta che si chiama vittoria (non mi chiedete chi è, me lo sono inventato). Insomma, il fallimento dovrebbe essere meno stigmatizzato e più ricondotto alla sua normale essenza, l’inevitabile non riuscire. In fondo tutta la nostra storia è cosparsa di fallimenti, da quando abbiamo mosso i primi passi e ce la facevamo addosso, a quando scrivevamo sbagliando le doppie, a quando non sapevamo ballare, a quando abbiamo perso un amore. Non per questo abbiamo smesso.

Ah il mio fallimentare tentativo è anche imperniato su una serie fastidiosa e gretta di luoghi comuni – che infastidirà quelli meno dotati di senso dell’umorismo. Un post incentrato sulla generalizzazione e l’appiattimento. Siamo tutti uguali di fronte alla pasta al forno della mamma. Immagineremo un mondo ideale in cui la suocera è una sola ed identica a se stessa ossia a tutte le altre suocere. Immagineremo la moglie come uguale a tutte le altre mogli, ossia a tutte le nemiche delle suocere.

Dipingeremo i mariti un po’ come dei minchioni, ma questo in fondo non è una semplificazione del modello.

Siamo diversi. Me lo facevano notare alla festa di un amichetto di uno dei miei figli. Quando una donna avverte la presenza fastidiosa di un’altra donna nel radar screen, subito si abbraccia al marito. Tu vai a razzolare da qualche altra parte che questo è il mio uomo. Un sentimento da guerriera, la donna leonessa che si sveglia dal torpore cellulitico e lascia il telecomando della vita per affermare il suo istinto carnivoro, feroce, di difesa del territorio.

E ci sta.

Ma ci sono battaglie perse in partenza. Tipo: se lotti contro un uragano quasi certamente muori.

Con calma, arriverò al succo della questione.

Moglie, la competizione con la suocera è una competizione contro un uragano. E’ esattamente come entrare in un campo da rugby con il tutu’ rosa.
La migliore strategia in questi casi è non affrontare la battaglia. Non sforzatevi di afferrare il fiume – vi trascinerà a valle. Forse non ci lascerete le penne, ma vi farete male.

Elenco dei motivi per cui non vale la pena provare a combattere contro una suocera.

– La suocera cucina meglio. Si, voi fate cose particolari, voi fate le foto ai piatti e le postate su facebook, si voi conoscete i gusti di vostro marito ma la pasta al forno della suocera farà ripiombare ad ogni boccone vostro marito nel limbo brufoloso adolescenziale delle paste al forno mangiate al mare, con quel sapore di falchi rossa, di occupazione del liceo, il profumo della minestra scaldata di notte, il rumore smorzato di un piatto mollato lì per addormentarsi sul divano.

– La madre è severa, ma in modo servile. Sistema il collo della camicia, giudica il grado di pulizia dei pantaloni. No non puoi uscire vatti a cambiare, che ti ho stirato gli altri pantaloni ieri. Tieni, prendi un fazzoletto che sei raffreddato. Ora si che sei bello, vieni dammi un bacio. Bello di mamma. Quante volte lo avete fatto per vostro marito?

– La madre, dopo una certa età, non rompe le palle. Quando ormai i conti sono fatti ed un figlio è avviato verso il proprio destino, una madre è troppo stanca per continuare a riversargli addosso aspettative e speranze. Quello che è fatto è fatto. Si è pure sposato, mò sono problemi della moglie. Se la vedesse lei – al massimo le palle gliele romperà lei.

Fine dei motivi. Non puoi competere. Allora dico io, un po’ di strategia. Giocate d’astuzia, giocate l’unica carta che vostra suocera non potrà mai giocare (ndr. nella prima stesura avevo qui richiamato il concetto finanziario della leva, ma rileggendo “usate l’unica leva che vostra suocera non potrà mai usare” ho optato per l’utilizzo della figura della carta da giocare). Insomma, chi ha capito ha capito.

Confortatevi nella certezza della relatività – per vostro marito la vostra pasta al forno non sarà mai come quella di sua madre, ma per il vostro piccolo figlio la vostra pasta al forno sarà sempre il non plus ultra.
Allora guardate vostro figlio, controllategli i pantaloni, sistemategli il collo della camicia e dategli un bacio. Al vostro grande amore. Bello di mamma.

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