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IL GIORNO DEI GIORNI

È come quando l’Italia dello sport vince il mondiale, come quando partorisci senza epidurale dopo ore di travaglio intenso, come quando la PVF vinceva le coppe dei campioni e Keba Phipps menava una schiacciata che l’avversaria stramazzava al suolo, come quando il Matera arrivò in serieB.image

Emozioni esplosive, che se non le butti fuori con un urlo sovrumano schiatti in corpo e implodi.

La materanità ieri ha avuto uno dei suoi punti più alti, inutile in quel momento fare i radical chic, inutile dire “ma a noi che ce ne viene in tasca?”, inutile pensare che mangeranno sempre i soliti, inutile pensare razionalmente che mo il carro dei vincitori si riempirà di personaggi pessimi, che i soldi che pioveranno sulla nostra città finiranno spesi male.

Se sei Materano, o se ami Matera da esterno, ieri pomeriggio alle 18 meno qualcosa hai buttato fuori le ‘ndrame urlando come un ossesso quando Franceshini ha letto quel nome.

E dai su ragazzi!  Che orgoglio! Che soddisfazione! Che emozione! Per quelli come me che qui ci sono nati e cresciuti, per quelli come me che hanno provato a scappare lontano lontano lontano e poi sono stati richiamati indietro da questa specie di cordone ombelicale invisibile, per quelli come me che potevano fare altro altrove e si sono accontentati di fare un lavoro qualsiasi qui sentendosi dire le solite frasi “e che hai studiato a fare se devi fare questo lavoro?”, beh scusate è una soddisfazione grande.

E per i nostri genitori? Per i nostri nonni? Che cosa significa sapere non solo di non vivere più in un posto considerato la “vergogna d’Italia” ma di vivere in una città che rappresenterà la cultura tra 5 anni? Ieri tante persone non direttamente coinvolte in alcun comitato piangevano per la commozione vera di sapere che il posto che amano ce l’ha fatta: ha vinto una sfida importantissima giocandosela come e meglio delle altre città. Bella e brava Matera!

Poi, appena l’adrenalina si sarà depositata certo che faremo i critici, certo che penseremo alle cose concrete! Vogliamo che la cultura si costruisca davvero: nelle cose piccole e in quelle grandi: che vengano creati posti di lavoro dignitosi per i nostri giovani e parchi per i nostri bimbi, vogliamo che Matera diventi più verde e meno palazzinara, che si faccia portavoce di nuove forme di energia pulita e rinnovabile contro le trivelle che stanno svilendo e avvelenando la nostra Regione, vogliamo divertirci nelle piazze senza che qualcuno a mezzanotte ci faccia spegnere la musica, dai! e vogliamo che i nostri amici e fratelli che sono dovuti andare all’estero per costruirsi il futuro, possano un domani tornare a casa sapendo di trovare qui la stessa dignità lavorativa che hanno altrove.

Per ora solo questo (ha ditt nudd!)

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non potevano venire di sabato?

“oh ma’, vedi che io ti ho candidato per ospitare a pranzo uno dei commissari che deciderà la città della cultura 2019!”.

“va bene, fallo venire di sabato così stiamo tutti”.

“è arrivat iedd. Non è che possiamo decidere noi il giorno. Questi vengono di martedì e avast”.

Così è cominciata la nostra “candidatura” a famiglia ospitante di uno dei 5 commissari ECOC, con la voglia di fargli provare un’oretta di normalità, fargli fare possibilmente una risata e lasciargli un bel ricordo non tanto di noi, quanto della materanità verace che è in noi.

Dopo qualche giorno di silenzio in cui noi adulti pensavamo di essere stati esclusi e i miei nipoti invece erano andati avanti a dire a tutta la scuola che avremmo ospitato il commissariato di non si sa bene cosa, mi è arrivata una mail dal direttorissimo Paolo Verri che ci ringraziava per la candidatura, che non ci aveva scelto per ospitare uno dei 5 super commissari ma ci chiedeva di ospitare comunque qualche membro dell’entourage politico o artistico o scientifico presente in città il 7 ottobre. (mi chiedeva inoltre, vista la simpatia della mia mail, di poterla pubblicare – non so bene dove).

Fino a lunedì sera non sapevo assolutamente quante persone né chi sarebbe venuto a pranzo! Poi in poche ore  la commissione di MT2019 mi ha mandato più sms di mio marito in 2 mesi. “viene quello, anzi altri due, anzi altri due ancora molto simpatici!”.

Ieri mattina dopo 3 ore che pulivo sul pulito e seguivo con ansia la diretta di TRM mi sono resa conto che lucidavo la casa manco dovessero venire gli ispettori dell’ufficio igiene. Ogni volta che provavo a smettere, le signore ospitanti intervistate in tv con i loro capelli fatti e i vestiti buoni e i muri del salotto candidi e splendenti (sicuramente avevano chiamato il pittore la notte prima) mi spronavano a fare di più e meglio . Pure negli armadi ho messo in ordine, pure dietro i mobili per compensare il fatto che nè io nè mia madre ci eravamo fatte i capelli o messe l’abito della festa. Alle 13, stremata ma con la tavola già apparecchiata per 7, ho ricevuto una telefonata: “Ciao, sono Rocco Calandriello verrò a mangiare a casa tua. Non siamo più 2 ma 3, è un problema?”.

cake

Quando li ho visti spuntare nelle scale (4 piani a piedi senza ascensore – meno male che mi hanno mandato dei giovani..) ho capito che se anche fossimo rimasti a digiuno, saremmo andati comunque d’accordo. E così è stato. Il pasto è stato veloce e semplice ma i discorsi intensi e profondi.

Le nostre chiacchiere da ritorno al futuro ci hanno portato indietro di 60 anni alla vita nei sassi umidi che furono e poi avanti di 5 anni alla vita nella città culturale che sarà, riempiendo di storie vere l’abisso che  passa tra l’appellativo di vergogna nazionale alla candidatura dei giorni nostri.

Certamente la pasta e rape di ieri non ha cambiato le sorti di una decisione che si terrà altrove e con altre persone e certamente Matera non ha bisogno del mio endorsement per vincere, ma ieri è stata una giornata speciale per la mia città che si è presentata splendida e pronta più che mai all’appuntamento col destino, e per noi che al netto dell’adrenalina e delle emozioni, abbiamo avuto la fortuna di incontrare nuovi amici.

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