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Il cambio è la costante

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Ci sono quelle famiglie che quando si formano hanno già pianificato tutto: data del matrimonio, prima ovulazione utile, più o meno l’età dei figli in successione e sicuramente tutti i mobili da inserire in lista nozze. Ci sono poi quelle famiglie come la nostra le cui vicissitudini si riassumono in questa frase di Albert Einstein: “Vivere è come pedalare in bicicletta: per mantenerti in equilibrio, devi muoverti costantemente.”
Ho sempre pensato che la stasi e l’accumulo di energie negative sono condizionate spesso dal posto in cui viviamo (oltre che dalle persone), quindi non potendo cambiare città a piacimento per via delle scelte della vita, da quando è nata Argentina ho cercato, insieme a Simone, di cambiare il micromondo in cui viviamo: cambiare i mobili, rifare interamente alcune stanze, buttare giù dei muri, rialzarli un anno dopo, persino cambiare ufficio, o mezzo di trasporto per andare a lavoro.
A un certo punto abbiamo cambiato così tanto tutto che ci rimaneva solo una cosa da fare: cambiare casa (il lavoro meglio tenerselo di ‘sti tempi..).
-Comprare una casa? Sei impazzito.
-No, parlo di affitto.
-Affittttooooohhh? Torniamo studenti? E poi, ce lo possiamo permettere?

Nel 2013 dicevo di no, ma il destino ha molta più fantasia di noi, e per dimostrarmi che avevo torto ci ha fatto duplicare le entrate sì da non avere scuse. E allora inizia con la ricerca, gli appuntamenti, le immobiliari che ti chiamano all’ora di cena e ti tengono due ore per nulla (un momento…avevamo chiesto attico con terrazzo non piano terra con giardino!). Poi, un giorno di Novembre in cui dici “ok, dai, ci pensiamo l’estate prossima e prenotiamo il Natale in Sardegna”.. ti arriva la telefonata di un conoscente che “al piano di sotto si libera un appartamento con terrazzo dal 27 dicembre, non volevate quello?”
Guardi la casa, te ne innamori, pensi che l’affitto più alto giustifica le mancate spese delle agenzie che puoi finalmente silurare con un “cancellatemi dal database, grazie”, e ti ritrovi già nuovo. La scelta del nido? Anche quella dettata dall’Universo, o dalla legge di Murphy a cui ho smesso di credere. Dopo aver visto 6 diverse scuole dalla retta mensile di oltre 700 euro per una giornata completa (aka uscita alle 16,30), mi si rompe lo schermo dell’iphone proprio davanti a un cancello. Alzo lo sguardo e “Nido xy, promozione ultimo posto retta scontata del 50%” (sì, il vaff** etc l’ho tirato lo stesso, ma dopo aver letto il cartello sono entrata al nido e in meno di 15 minuti Argentina era iscritta alla cifra di mezzo rene al posto di due).
Del trasloco neanche parlarne, con la piccola sempre più perplessa dalla chiusura degli scatoloni, il pensiero che la stessimo per abbandonare, le millemila polpettine dell’ikea con la paura che si strozzi come quella notizia che circolava tempo fa, i pianti, la stanchezza, la polvere, la scelta dei mobili, le litigate sui mobili, le riappacificazioni che implicano l’acquisto dei mobili che hai scelto tu. Tutto da fare prima del primo giorno lavorativo, naturalmente, quindi in circa 5 giorni, e con auto a noleggio, quindi il prima possibile e senza nemmeno un graffio.
Adesso finalmente siamo qui, con Simone che posiziona la televisione, ancora senza comodini e cassettiera e con il terrazzo che….per due settimane è invaso da operai perché va rifatto. La me di anni fa direbbe “E vabbè, te pareva, appena arriviamo non possiamo usare l’unico angolo della casa che ha motivato la scelta, che sfiga”. La mia nuova me dice “Che fortuna, ce lo rifà il condominio! Potremmo scegliere il pavimento nuovo? Come dice? Sì? Ma è perfetto!”
Per questo, quando Argentina mi ha chiesto, giustamente imbronciata, “Ma dov’è casa mia, mamma?” Io le ho risposto “Casa tua è ovunque tu possa essere con mamma e papà, perché a noi di sicuro non ci potrai mai cambiare”.

E ci hai già cambiato, immensamente.

Life is like riding a bicycle quote

Buon Cambio a tutti, MoMs e PoMs! Com’è iniziato il vostro 2015? 

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Prendi e parti.

Quando sei mamma, spesso il fatto che tu lavori è una colpa, che pensi di lavare cucinando per tutti e passando l’aspirapolvere alle 21,30.  A volte funziona, ma le cose scricchiolano se il tuo capo sei tu e l’80% dei tuoi clienti sono del sesso opposto e almeno 10 anni più grandi di te. E peggiorano drasticamente se la misura del tuo reggiseno non regge gli standard per i quali ti puoi permettere l’elemento distrazione e spillare qualche centinaio d’euro in più in sede di preventivo.

Prendere dunque una decisione  quando ti arriva un lavoro per gli Stati Uniti che dura 48 ore, albergo pagato, viaggio pagato, sembrava accettabile e sensato, sempre che fossi stata uno di quelli che il Duca descrive come “padri con la valigia”, sempre che non ci fossero stati di mezzo 2 giorni interi di viaggio e un ponte, e sempre che non avessi pensato lucidamente “E perché non allungarmi e passare il ponte là? in fondo quando mi ricapita?” spostando la data del rientro dal 31 ottobre al 4 novembre. Il tutto per passare 26 giorni pre-partenza divorata dall’inadeguatezza e da un senso di colpa che non aveva perché, sognando quelle che sembravano le puntate mai viste di Survivors, dove aerei cadevano, persone si facevano esplodere proprio nel punto dove avrei dovuto tenere una lezione di food trends, indigeni mi rapivano arrivata a Tijuana e via dicendo.

Esiste il manuale della mamma perfetta? Se c’è, io ho capito che non lo conosco affatto, forse perché faccio parte di un nuovo modello di mamma: quella che cerca di bastare a sé stessa, senza pregiudicare nessuno. Quella che ha imparato a dire “sono in riunione ti richiamo” mentre cambia un pannolino o è al parco ma che allo stesso tempo non riesce ancora a dire del tutto”adesso ho bisogno di me, e quindi scusate tutti ma io vorrei vedere un pezzetto di mondo con voi, e se per adesso non si può farlo insieme lo vedo da sola perché ne ho bisogno, grazie”.

10712736_10204952790168434_883381572299212051_nDevo dire senza alcuna ombra di insoddisfazione né di vergogna che quella che sembrava la scelta avventata è stata la mia più grande fortuna.  Mi sono riscoperta quella che non avevo mai smesso di essere: tutto sommato una 29enne zaino in spalla che il giorno stesso in cui finisce di lavorare invece di restare negli States afferra la trilogia di Castaneda e se ne va in Messico a piedi, perché per l’hamburger c’è sempre tempo. Ma anche e soprattutto una donna, che si sente moglie e mamma anche senza traccia di anelli d’oro e figli al seguito. Che si forma conoscendo persone incredibili, dallo spessore unico. Una donna che parla quella lingua, una lingua che mi trasforma. Che recita un padre nostro per qualcuno lontano in un cimitero naturale, dove i sassi parlano e le piante grasse sono ferme nell’atto di pregare. Che guarda l’oceano e sente gli occhi di sua figlia,  e ne sente – forse per la prima volta –  la mancanza, cosa che non è scontata in un rapporto d’amore che dura tutta la vita e che l’isteria del quotidiano e della città possono minare molto più che 9 ore di fuso orario. Pensavo a quegli occhi che si formavano mentre guardavo lo stesso oceano diversi chilometri più sotto, due anni prima, a Puerto Natales, durante un viaggio che ha permesso la vita, – perchè la vita arriva quando te la senti addosso, ed è un po’ più difficile sentirsela addosso in Piazza San Babila- pensavo mentre camminavo, sola, tra i ciottoli de La Bufadora con in mano un sombrero per la mia regina, e una pipa per suo padre. 

E’ stato allora che ho scritto sul mio iphone questi pensieri:

Ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai papà, cose come: sai, a te non è che sia poi cambiata troppo la vita da quel giorno. Cioè, sì, però non hai cambiato 4 taglie, hai dormito quasi tutte le notti, e ti sei sentito solo più bello e affascinante che mai. Io ho scritto i file, uno per uno, i codici genetici, i mitocondri, le dita delle mani e dei piedi mentre il mio sedere cadeva, le mie cosce si riempivano di buchi e il mio seno era diventato un chupa chups per gengivette taglienti. 
Non ho ancora 30 anni ma ho le occhiaie consolidate e probabilmente le mie coetanee sono in moto col “tipo” che mi guardano come un extraterrestre appena parlo di  consistenza della cacca o canticchio Peppa Pig. E tutto sommato ho scoperto che è quello che voglio fare per il resto della vita, e con te, perché mi “permetti”, – se così vuole la consuetudine – di esistere, per amore o semplicemente perché in fondo sai che il posto in cui viviamo adesso..non è forse quello più giusto per me.

E ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai propri figli, e sono 4 parole banali ma eterne, che arrivano dritte dalle Hawaii ed hanno in sé i fondamenti dell’amore universale:
“Mi dispiace,
Perdonami,
Grazie,
Ti AMO” 

a cui sento di aggiungere: qui ci torneremo insieme.

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Dedico questo post a tutte le donne e le mamme che sanno bastare a sé stesse, e che non smettono di coltivarsi: è questa forse la ricetta per una vita felice e relazioni durature?

Buona notte da una Mom..molto fuori sede!

 

 

 

 

 

 

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Il trend del Mini-me: mamma, vestiamoci uguali!

Come avevamo già visto nelle sfilate del Pitti Bimbo di Gennaio, i bambini sono sempre più adulti. Che la colpa sia poi dei genitori (sempre più bambini o sempre più desiderosi di reinventarsi attraverso le loro creaturine) o meno, poco importa. Qui high bun, strass, tulle e pelllicce non sembrano intimorire le sempre meno timide “little girls”, che di questo passo arriveranno ad aprire un blog a 8 o 9 anni ed appena scopriranno lo shopping online sarà la fine del nostro portafogli (inventeranno una credit card anche per i minori?).Schermata 2014-04-08 alle 12.36.00

Le aziende moda, del resto, ci marciano a piene mani: le collezioni per bambini sono sempre più accattivanti di quelle per adulti, vuoi perché le dimensioni “in scala” necessitano di una serie di accorgimenti e dettagli che rendono i capi “bimbo/a” più lavorati e particolari dei nostri, vuoi perché spendere per un trench di Burberry originale per noi non ci penseremmo proprio, ma per loro probabilmente faremmo il colpo di testa, e se non lo facciamo noi ci sono sempre i nonni o chi per loro! 😀

Al di là della capsule Mini-me di Armani e delle linee Burberry Junior, Mark Jacobs Little e via dicendo (c’è persino un brand americano che fa scarpe con tacco per bimbi da 0 a 3 mesi, scoprite come :D)  ci sono tanti piccoli escamotage per vestirci in modo simile ai nostri pargoli e la cosa non è solo “femminile”: Asimplehug  pensa a collezioni mens+kids inspired, dove nella stessa confezione è possibile trovare lo stesso capo in scala, oppure il marchio spagnolo Kerala che produce capi per tutta la famiglia, accessori inclusi. Nel fitto sottobosco di marchi che hanno iniziato a vendere non solo 0-12 ma 0-50, (e a prescindere dal fatto che io stessa spesso e volentieri mi vesto da H&M Bambino) ho trovato qualche pezzo simpatico per corredare un outfit mamma (o papà) e figlia. Eccovi alcune idee per la primavera/estate!

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Gli outfit e le ispirazioni sono prese dai seguenti shop online:

1. H&M Kids + H&M Ladies

2. H&M Collezione Me and you

3. Petit Bateau Donna + Bimba

4. H&M Collezione Me and you

5. Stradivarius, Zara Baby, Desigual, Kiabi

6. Archimede Swimsuit Papillon Collection for girl & dad

[ Del marchio belga Archimede vi segnalo, oltre alla possibilità di abbinare gli outfit da spiaggia dei vostri piccoli con i costumi del papà, la trovata ingegnosa dell’inserire un salvagente nel costumino: niente più braccioli o salvagenti esterni! ]

Per le mamme che invece cercano ispirazione fra telefono e social media, vi consiglio di non perdere questi originali hashtag su Instagram legati al trend del mini-me:

a) #fashionbymayhem Mayhem e la sua mamma Angie hanno dato vita ad una vera e propria “moda” che consiste nel rifare gli outfit più scenografici indossati dalle VIP e nei principali catwalk utilizando semplicemente “CARTA”. FashionbyMayhem024_ProjectRunway_season1

I vestiti durano qualche minuto:  a detta di mamma Angie, la piccola Mayhem ci gioca fino a che non li straccia – ottima idea per i compleanni al posto di giocare a “gira la moda”! Potete seguire il loro account ufficiale qui .

b) Il #babysuiting e il #babymugging sono le ultime trovate virali della annoiate mamme d’oltralpe: se vi sentite ispirate partecipate alla catena di Sant’Antonio in forma di “hashtag” e vestite i vostri piccoli con gli abiti da lavoro del papà! BabySuiting-830x565

E voi moms, cosa ne pensate della moda del mini-me? Avete già vestito qualche volta i vostri piccoli in coordinato con mamma e papà? 

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Baby Teeth & Breast Milk Jewelery : i ricordi delle mamme diventano gioielli!

Se dovessimo attribuire un valore ai ricordi che l’essere genitori ci permette di collezionare, quanto varrebbero? Il prezzo è difficile da stimare e in molti casi la risposta ci lascerà interdetti. Niente paura: dall’America arrivano due tendenze che promettono di fare dei nostri ricordi dei veri  e propri gioielli. E non parlo di polverose bomboniere nè di portafoto analogici o digitali.

Il trend più in ascesa (in America, da noi naturalmente non sono ancora arrivati nemmeno gli articoli di giornale, anche se Repubblica ha inaspettatamente anticipato qualcosa qui) ci parla di gioielli che al posto delle pietre preziose ruotano intorno alla lavorazione del nostro latte. Sì…proprio quello che produciamo durante l’allattamento! Basta raccoglierne un po’ in un contenitore, sigillare per bene ed inviare all’artigiano di turno o chi per lui: grazie ad un processo particolare che sfrutta resina e altri materiali, il nostro prezioso liquido si plastificherà assumendo la forma che più desideriamo.

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La cosa può far piacere o far innorridire, ma sta di fatto che è un’autentica novità ed ha attecchito in fretta, se in Inghilterra per 65 dollari è già possibile richiedere un gioiello/ricordo che al suo interno contiene del vero latte materno. Ho guardato un paio di siti chiedendomi di tutto, specialmente cosa ne pensano le Moms di una delle più grandi community d’America e tra tutte le curiosità del caso vi anticipo che pare che no, il nostro latte non diventa rancido quindi il gioiello rimane intatto nel tempo. Una sorta di Graal da passare di generazione in generazione, che finalmente ricordi – soprattutto ai NON allattanti ehm ehm – che dietro la nostra misura in più di reggiseno ci sono anche occhiaie, momenti difficili ma incredibilmente preziosi, e per molti versi inenarrabili? Eccone alcuni esempi, mi sembra incredibile che la parte “customizzata” che vedete siano le nostre gocce di latte, ma a quanto pare hanno inventato anche questo!

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Sulla falsariga dei Breast Milk Jewels – ma sicuramente più utile a detta di chi scrive- l’ancora più recente “contagio” del baby teeth jewelery. La moda nasce dalla frontiera del fai-da-te di Etsy, dove la proprietaria dell’attività Rock My World afferma di aver realizzato su commissione di una Mom americana la realizzazione di alcuni gioielli in cui al posto di pietre preziose c’erano dei veri e propri dentini da latte!! Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro, Jackie Kaufman di San Pietroburgo ha ricevuto in un solo giorno 100 ordini per gioielli simili, e così il meme è diventato presto chiacchierato, tanto da far parlare di nuovo trend per le mamme d’America.

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In effetti il dentino è una cosa di cui spesso non si sa cosa farsene ed anche se io non ci ho ancora pensato (il primo dentino di Argentina dovrebbe cadere almeno dopo che le sono spuntati tutti gli altri, per cui ce ne vuole), sicuramente non comprerei uno di quei “sarcofagi” d’argento che ho visto regalare in un paio di battesimi (questione di gusto personale, naturalmente!) Alla fine, invece che avvolgerlo in fazzoletti di seta o buttarlo nel dimenticatoio (o semplicemente nella spazzatura a cambio di 20.000 lire, come è rimasto nei miei ricordi) perché non trasformare questo ricordo che segna un’epoca in un vero gioiello e regalare un “dodo” tutto personale (più che personale!) alla mia principessa? Credo di poterci pensare almeno altri 4 anni, fino ad allora magari i dentini da latte verranno digitalizzati e basterà una radiografia sull’iphone a ricordarci com’era.

Se pensate che la moda si fermi qui, vi anticipo solo che c’è anche chi crea anelli esclusivi con la prima e più importante ciocca del proprio piccolo, come Whispadornment, e che la stessa moda dei gioielli a base di denti  non risparmia neanche quelli..del proprio cane (l’esempio è nella foto) !!il_570xN.342713264

A me questo nuovo artigianato ricorda tantissimo – farà ridere lo so-  il museo Ridola o giù di lì: in pratica mi sembra proprio che, se da un lato la tecnologia avanza, dall’altro si stia ritornando a una nuova visione tribale del rapporto con i propri cari, al punto da indossarne una parte per portarla sempre con sé. Voi cosa ne dite care Moms? Indossereste dei gioielli realizzati con i dentini dei vostri bimbi?

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Festa del papà 2014 : 10 idee last minute per tutte le tasche

Schermata 2014-03-11 alle 10.27.53Sfido la fantasia di noi donne a trovare qualcosa di speciale per sorprendere un uomo. A detta mia, gli uomini non sono “animali da regalo”, nel senso che spesso non sanno cosa farne di ciò che gli si regala, glielo devi tirare fuori tu e nell’indecisione ripieghi sui calzettoni di spugna (che quelli servono sempre!). Quando gli uomini vi dicono che avrebbero bisogno di qualcosa, che ci hanno pensato e gli servirebbe l’oggetto x o y,  occorre far passare del tempo: ho visto hobby irrinunciabili durare meno di una pillola del giorno dopo. E così per assurdo, fare un regalo ad un uomo, o meglio ad un papà, è talmente facile da diventare un’impresa, specialmente quando a doverci pensare siamo noi mamme/donne, che se ci chiedessero cosa desideriamo per la festa tal dei tali avremmo già una lista dei desideri o una bacheca pinterest pronta all’uso, in cui il malcapitato di turno non ha che da  scegliere! Evitato l’ennesimo grembiule, bypassati i pocket coffee e archiviate le pantofole, le cravatte e i portatabacco, quest’anno ho sbirciato nelle bacheche fai da te o fai-per-te (cioè fatto a mano da qualcuno e comprato online) scorrendo Etsy e Pinterest alla ricerca di qualcosa di diverso. Eccovi qualche idea che può tornare utile per complementare qualsiasi regalo “tradizionale” ( e con questo, viva i calzini!): potete provare a rifare queste creazioni da zero, realizzarne di simili anche con l’aiuto dei vostri bambini, oppure decidere di comprarle con un click da qualche artigiano ispirato (e dire che l’avete fatto voi con le vostre manine, strada che mi giocherò senza colpo ferire)!

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1- DADDY SINCE 2014  Un papà è un marchio di fabbrica, no? Tshirt simili sono acquistabili su Etsy e disponibili anche nella versione “annuncio” per i futuri papà.

2. COUPON PERSONALIZZATI una serie di coupon di accesso a privilegi da vero papà. Io sto già predisponendo i buoni per la visione di 4 partite del Cagliari completamente da solo (così può gridare senza che nessuno si svegli)!

3. CAR PLAY SHIRT ottenere un massaggio non sarà più così difficile. Basta far camminare le automobiline sulla propria schiena!

4. STICKERS PERSONALIZZATI Se il regalo è tradizionale, la confezione può essere personale e l’etichetta diventare un pretesto per lasciare un messaggio carino, come nell’esempio della birra. Se l’idea vi alletta ma non siete dei geni della grafica, potrete trovare un sacco di prestampati carucci come questi su internet: anche il solito paio di calzini di spugna può diventare cool!

5. FAMILY TREE  Semplice da realizzare (su internet trovate già stampabili dei tronchi di diversi design se non avete voglia di disegnarlo) e coinvolgente anche per i più piccolini.

6.  IPAD CASE PERSONALIZZATO Personalizzare il suo ipad con la copertina di uno dei suoi libri preferiti può essere una grande idea, così quando lo vedrete sul divano a giocare a Candy Crush vi sembrerà sempre un letterato incallito!

7. SEGNALIBRO FOTO  Se invece il papà in questione legge davvero, liberate la vostra fantasia con dei segnalibri  home-made, magari ricavati da vostre foto, come quello nell’esempio.

8. PHOTOPUZZLE Un tuffo nel passato. All’asilo con gli stecchi dei ghiaccioli ci ho costruito non più di un portapenne, mentre queste versioni possono risultare anche molto eleganti. Qui un mini tutorial che riprende quello nell’esempio!

9. PORTACHIAVI D’AUTORE Idea geniale dell’ultimo momento: un gadget evergreen come il portachiavi che riproduce fedelmente il disegno del vostro bambino! 

10. CROSSWORD TOILET ROLL Ecco invece come un messaggio chiaro ed esplicito può diventare un regalo inaspettato. Della serie c’è modo e modo di mandare più di un papà…a farsi due parole crociate!

In ultimo vi segnalo questo post davvero ben fatto con 20 idee fai da te più o meno su questo stile (qui però trovate tanto di tutorial  per ogni idea, se avete tempo vale davvero la pena!)

E voi? Che cosa regalerete al vostro insostituibile compagno di avventure?

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Diventare mamma in 5 App

Vi dirò che lo shock del primo figlio è stato doppio: non solo la notizia mi è arrivata a una settimana dall’apertura ufficiale della mia società, ma non avevo nessuna idea di cosa fare né un vero medico (tutto quello che so della mia dottoressa è che si chiama Marcella e riceve il martedì). Mi sono quindi rivolta al consultorio milanese numero vattelappesca, dove mi hanno accolto con un utero di vetro: strumento con cui l’ostetrica cercava di spiegarmi cosa/come/perchè fosse successo, e il metodo migliore pareva essere quello di “ravanare” con una bic all’interno della struttura parlando di “impianti” ed “embrioni”. L’emozione è durata un paio di settimane, il tempo di iniziare ad asfaltare ogni angolo di Milano con i miei succhi gastrici, diciamo così. Allora è subentrata la paura “morirò soffocata dalle mie nausee? moriremo entrambe? se facciamo l’amore abortirò? se bevo caffè mi diventa schizofrenico (chiaramente il primo figlio è sempre maschio)? Come faccio a lavorare se ho terribilmente sonno?”. Non conoscendo il gruppo delle MOMS all’epoca – che ne sanno una più del diavolo – il mio istinto mi ha suggerito di consultare il re dell’autodiagnosi, Google!

Il primo articolo l’ho letto da neofita subito dopo il test, recitava qualcosa come morti uterine associate al fumo di sigaretta: il tempo di spegnere la Camel con un brivido e passare dalle 15 sigarette giornaliere consumate nella polverosa Ruta 40 alle meno zero, con la decisione di non leggere mai più nulla che potesse influenzarmi negativamente sulla cosa. E’ a quel punto che il mio fidanzato mi ha proposto di scaricare alcune app: più pratiche più di un post-it, mi avrebbero evitato di curiosare nei forum sbagliati dove l’80% dei commenti era superansiogeno (una mi aveva addirittura detto che se portavo i tacchi facilitavo l’aborto!!!).

Ecco quindi 5 utili applicazioni che possono aiutare una futura mamma dalla prima settimana fino almeno allo svezzamento!

1. WOMAN PREGNANCY CALENDAR Sono sfuggita all’incubo “rotellina” grazie a un calendario aggiornabile in diversi modi (nella versione pro ci sono anche gli appuntamenti dal medico, i movimenti del bambino etc), che segue il passo passo delle settimane di gravidanza. Io dentro ci segnavo sempre il peso, i centimetri della vita, guardavo la crescita fetale e mi rendevo conto dei giorni che mancavano al parto. E’ possibile segnare anche stati d’animo e note per ogni giorno, come appetito, nausea, voglie etc, tutte info utili che è bene commentare all’ostetrica del caso durante le visite di controllo.

1. Pregnancy Calendar

2. NOMI PER BAMBINI Il caro fidanzato, per sviarmi dalla follia dei probabili Cassandra, Cloe, Zoe, etc ha scaricato un’app di nomi, che sfogliava nel tragitto in ufficio. Nomi per bambini è gratuita ed è molto semplice, permette di cercare nomi nella lingua selezionata tra tutte quelle esistenti (c’è persino Azerbaijan!!) e compararli per lunghezza o per altre caratteristiche. Tra tutti era saltato fuori “Nina” che abbiamo adorato, ma che poi si è naturalmente evoluto in Argentina – non presente in nessun’app! 😀 . Un nome che fino ad ora mi ha dato grandi soddisfazioni (vedremo come va alle elementari!).

2 Nomi Bambini

3. CONTRACTION TIMER Le contrazioni, una gestione non facile. Per evitare di contare dentro di me pensando che quei secondi non sarebbero passati più, ho preferito cantarmi in testa dei ritornelli di canzoni che durassero esattamente quei 20-60 di difficoltà. La misurazione l’ho invece affidata a Contraction Timer, app grazie alla quale ho sfruttato il papà per massaggiarmi i reni più che per guardare l’orologio o per fare il coach americano “10—9—8—-”! Bastava cliccare all’avvio della contrazione e alla fine, per capire la durata e lo storico e in ultimo per comprendere quando è il momento di andare in ospedale!  (come vedete dallo screenshot se la vostra faccia non bastasse a convincere l’uomo a “prendere la valigia”…mostrategli lo storico e schizzerete in ospedale! )

3. Contraction Timer

4. EASY BABY BREAST FEED Non convinta che il mio seno producesse latte a sufficienza, ignorando per scelta la doppia pesata e allattando su richiesta (cosa che poi è diventata su proposta, della serie Pianto=tetta) ho passato le prime due settimane post partum in totale panico da neofita, recuperando alla meglio con riviste, telefonate ad altre mamme e due appuntamenti a La Leche League. Per tenere sotto controllo il tutto ho scoperto Breastfeed della Easy Baby, una vera e propria agenda per la mamma che allatta: attivavo con un clic l’avvio della poppata, indicando il seno che avevo dato per evitare di ridarle lo stesso ogni volta (e chi si ricordava se era la destra o la sinistra?) e così mi facevo due conti sulla durata e sull’assunzione. Nella stessa app c’è anche un piccolo diario del bebé, dove si può segnare pipì, pupù ed eventuali medicine (tra Dietrevit Forte, Vitamina K etc e le ore di sonno perse non ce l’avrei fatta), il peso e l’altezza per vederne la proiezione in relazione a quanto si è allattato e persino una sezione svezzamento per tenere traccia degli ingredienti che man mano il bimbo sperimenta. Davvero ottima!

4. Breast Feed

5. LIFESUM  Per tornare in forma dopo il parto ci ho messo esattamente 10 mesi!! Quindi – almeno per quel che mi riguarda- non credete a chi vi dice che dopo tornate subito in forma! Anzi, io in allattamento sono ulteriormente ingrassata… A un certo punto ho scaricato quest’app per controllare quante calorie stessi assumendo – sbracavo che era un piacere! – Lifesum è un’app facile da usare e fantastica: si setta l’obiettivo da raggiungere (es -10 kg) e il tempo (es. 60 gg) e poi lui calcola automaticamente le calorie che devi assumere giornalmente. Per tenerne traccia, basta fotografare il codice a barre del prodotto che state per mangiare (sì lo scannerizza tipo supermercato) e i grammi e lui vi dirà quanto state ingerendo, splittato anche per proteine, carboidrati e grassi (anche le ricette home-made: voi inserite la ricetta e lui calcola  le calorie della porzione!).  Se pensate che è sempre bene non sapere quante calorie si assumono vi dico che non è vero: a volte io avevo ancora calorie disponibili rispetto all’obiettivo di dimagrimento che mi ero posta, per cui via al biscottino after-dinner! Per completare il tutto ho fatto un mese di Wii e ho buttato giù l’ultima ciccetta. 8 chili in meno in quaranta giorni. Assolutamente da provare!

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Nel tempo ho poi scaricato Diventare Genitori, un’app che misura quante ne sanno lui e lei rispetto a 20 tematiche (gravidanza, parto, capricci, nanna, pappa e altri) e che permette di consultare uno psicologo su questioni più approfondite per ottenere consigli e spunti, e poi per i menù di Argentina guardo spesso Mellin App 1000 giorni, che genera in funzione dellle specifiche del bimbo un programma personalizzato di svezzamento con ricette giornaliere (ovviamente non compro più omogeneizzati ma almeno riesco a regolarmi per quando darle la carne, il pesce, le uova e anche variare i menu).  E voi? Quali altre app conoscete per la gravidanza? Le avete usate o le usereste? Aggiorniamoci!

 

(Nota fuori post:  per onorare questo articolo.. due settimane fa, il mio caro Iphone è stato buttato irrimediabilmente nel wc!!)

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InstaTree: l’albero di Natale più “trendy” del 2013!

Oggetto totemico che affonda le sue radici ovviamente nei Paesi più a Nord di noi, tra miti germanici e rielaborazioni nostrane, più pratico e meno costoso di un presepe,l’albero di Natale trova spazio praticamente in tutte le case e la sua messa in opera coincide spesso con l’inizio del periodo natalizio, qui il 7 Dicembre, da noi solitamente l’8.

Nel farneticare lavorativo (forse non tutti sanno che, quando non faccio la mamma, mi occupo di indagini sul web e ricerche di varia natura, su cose utili o meno, ma che in qualche modo riescono fortunatamente a pagarmi almeno la retta del nido e due spese a settimana senza ricorrere alla pensione di mia mamma – almeno per ora!) abbiamo quest’anno indagato quali fossero le tendenze moda per l’albero “in”, analizzando – giudicate voi se si tratta di impegno o pazzia – circa 1500 foto di Instagram per parole chiave come “Christmas tree” “Xmas tree” e simili, alla scoperta degli elementi più “nuovi” di quest’antica arte allestitiva, in cui tutti siamo un po’ scenografi e un po’ stylist, bimbi compresi!

Vi condivido pertanto le nostre osservazioni, affinché possano servire da spunto allestitivo per i ritardatari del 24 (di cui abbiamo una diapositiva…ho l’albero ancora incellofanato che grida “aprimi!”) o come inusuale argomento di conversazione “leggera” nei vostri ritrovi familiari (potete usarla come scusa per interrompere le eventuali e più accese discussioni sulla crisi, la politica e come si sta male nel nostro Paese, le diatribe generazionali per opposte vedute e i luoghi comuni sulla mezza stagione eccetera, cose che vengono spesso fuori quando ci si ritrova a tavola il 25 in più di 4 persone e dopo il terzo bicchiere di vino).

XMAS MAMME

CHRISTMAS TREE_ Cominciamo dalla base: l’albero. Come vedete dall’infografica, il driver della crisi la fa da padrone: se la dimensione “medio-grande” continua ad essere il mainstream, nuove ed importanti evidenze fanno presagire che, per questioni di tasche, tempo e spazio, gli alberi si stiano “ridimensionando” verso una misura che non supera i 90 centimetri (un 15% del campione analizzato aveva addirittura dimensioni minori di 50!). Alcuni utenti addirittura hanno postato alberi-non-alberi, ricreando cioè la silhouette con le sole lucine, oppure inventando alberi/soprammobile con i materiali più disparati.

L’albero è verde? Non sempre, o meglio, il verde sta diventando “sempreverde”, per cui iniziano a spopolare foto di “caccia all’albero vero”, percepito come un lusso in un caso, e come un risparmio dall’altro (guardate per esempio gli inglesi sull’argomento) . In questo IKEA ovviamente ci ha visto lungo, proponendo già da tempo alberi veri in “leasing”, ovvero che se li riconsegnate a loro tra il 4 e il 12 gennaio insieme allo scontrino ricevete un buono spendibile in IKEA fino a febbraio. Sono già stati restituiti 152.000 alberi, trasformati in fertilizzanti o utilizzati per la produzione di truciolati. Al Sud è un po’ difficile, ma al Nord (e non parlo di Milano ma di Finlandia, Estonia e quant’altro) si sta diffondendo la caccia “fai da te”al vero albero, discutibilissima a livello ambientale ma a livello di tasca forse no. Date un’occhiata a questo tag per vedere cosa succede!

Se il sempreverde è 100% nature, era naturale che il buon vecchio plasticone si rinnovasse nel colore. Ecco quindi spuntare, in un ritorno anni ‘80 oserei dire, alberi di colori diversi, tra i quali il bianco guadagna sempre più terreno: fanno capolino, a corollario di ciò, declinazioni rosse, dorate, blu o persino fucsia shocking, in percentuale minima (diventeranno poi una tendenza? Lo scopriremo nei prossimi Natali)!

tumblr_inline_mw5qyjj1Sm1qgz5kaDECORAZIONI_Luci e palline rimangono quelle classiche, nei colori più tradizionali come rosso, blu e dorato. Inizia ad imporsi anche qui il bianco “ottico”, segno che le carnevalate sono sempre meno concesse e l’allestimento più chic è quello minimale (massimo 3 colori consentiti tra lampadine e pallette), e in certi casi tende addirittura a sparire (ovvero solo luci e niente palline o altre decorazioni). Una percentuale piccola ma consistente decora l’albero con chicche “fai da te”, dalle decorazioni in carta al fatto-a-maglia, fino a biscotti pan di zenzero, caramelle e piccoli dolcetti.

Per la parte “Top”, alla classica stella rossa, dorata o argento si sostituiscono fiocchi e fiori, con sempre maggiore evidenza. Elemento veramente “nuovo” per l’allestimento dell’albero 2013 è la comparsa sempre più numerosa di wrap dal taglio chic: detto in italiano, al posto dei classici “fili argentati o dorati” l’albero viene completato (e quasi “impacchettato”) avvolgendogli intorno dell’elegante nastro di chiffon o simile, spesso dorato. Di seguito alcuni esempi.

4 alberi Nau

Per quanto riguarda le luci, il bianco vince su tutte. Non sfoderate il multicolor, a meno che non usiate le sole luci per addobbare l’albero. Palline colorate + luci colorate stanno lentamente diventando “out”.

CARTA REGALO_Per evitare la variante rossa con filo dorato, o il sacchetto del negozio con la stellina sopra (questo proprio NO!)  potete scegliere di adottare una delle tendenze del momento in fatto di carte regalo. Anche qui, per questioni di costo e riciclo, vince l’handmade: decupage di semplici carte da imballo con timbri applicati a mano o pois ritagliati e incollati, oppure ancora effetti 3D. Buone ispirazioni vengono prese dal mondo “nordico” con fantasie raffiguranti cervi, picchi e pettirossi. La tendenza fashion dell’optical (giochi “ottici” come simmetrie o contrasti di colori) arriva anche nelle grafiche dei pacchetti: fantasie specchiate, black & white, righe sono gli ultimi must di questo 2013.

E per finire la nuova moda che fa furore, sottoprodotto della crisi e reinterpretazione di un codice stavolta non Ammeregano ma direttamente dal Giappone: il Furoshiki! A discapito del nome originale che significa  “tovaglia da bagno”, potrebbe fare la differenza in fatto di imballi.

kyoto-furoshiki-karakusaya-2Se volete risparmiare carta, basta utilizzare dunque dei drappi per avvolgere i regali: drappi che possano diventare regalo essi stessi, come foulard o coloratissime pashmine. Il produttore di make up biologoci Lush ha adottato la moda Furoshiki per i pacchetti natalizi: in quest’articolo spiegano bene sia alcune forme da realizzare, sia l’eticità che è alla base della scelta.

Per questo Natale quindi, viaggiamocela a tutta velocità con il bio, l’handmade e il riciclo, come testimoniano gli splendidi articoli che ho letto in questi giorni! Giocate con la fantasia senza dimenticare il buon gusto, come direbbe Enzo Miccio, e, per una volta non copiando gli Americani…la cui ultima, folle moda, pare sia ritrarsi davanti all’albero con fucili e pistole! La considerazione ultima è che il Natale si stia progressivamente trasformando in una “data sul calendario”, e che feste più divertenti e “cool” come Halloween potranno finire per intaccare la nostra amata tradizione prendendo il sopravvento.

Non rimane che pregare per gli americani imbecilli e i loro fucili senza senso, armarci sì, ma di pazienza, e fare di tutto perché le nostre tradizioni sopravvivano almeno finché i nostri piccoli possano conoscerle. Saranno loro poi a stravolgerle secondo i tempi che verranno (e che spero di prevedere con un buon grado di precisione:))

A tutti voi un sereno Natale, specie a chi avrà la fortuna di passarlo in quel gioiellino che è la nostra splendida città, e un augurio speciale ai vostri bellissimi bimbi dalla fredda Milàn l’è un gran Milàn!!! Al prossimo anno, MOMs!

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