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September rain

Non chiedetemi più quando faccio il secondo, vi prego. Se mi volete bene, lassat’m sta’. Soprattutto a mio marito (wow ho scritto marito per la prima volta!).

Le aspettative della gente sembrano essere concentrate tutte su di noi (perché ovviamente subito dopo il “quando ti sposi?” e “quando fai un figlio?” viene “quando fai l’altro?”) e l’ansia da prestazione è dietro l’angolo..

Quando noi e i pianeti e Dio e il destino decideremo che è il momento, questo famoso secondo arriverà. Non prima, non dopo.

Intanto la nostra famiglia mono-figlio può ritenersi felice. Certo, eravamo felici già prima del #cinqueluglio2014, ma ora lo siamo di più.

Da quando quel giorno don Angelo ha sollevato Bianca come segno tangibile del nostro amore, da quando ho visto il mio impassibile compagno di una vita piangere emozionato guardandoci camminare verso di lui, da quando ci siamo tenuti per mano promettendoci di amarci per sempre, beh si, ci sentiamo più completi e anche più felici.

Non cambia nulla praticamente, ma cambia tutto psicologicamente ed emotivamente. L’anello che portiamo al dito non ci salverà da future eventuali crisi o liti o separazioni, ma ci rende e ci renderà più consapevoli e responsabili nei confronti della nostra famiglia e della promessa che ci siamo fatti davanti a tutti quelli che ci vogliono bene a tal punto da essersi commossi con noi.

Per me questo è un po’ il senso del matrimonio, che altrimenti sarebbe solo una festa folle sconsigliata ai deboli di cuore e a quelli con i nervi poco saldi.

E poi voglio fare un uso privato del mezzo pubblico ringraziando tutti per l’affetto che mi dimostrate ogni volta che scrivo anche solo una cacchiata. Ne scriverò ancora tante, perciò stay tuned.

P.s. non mi dite niente sulla canzone. è troppo adorabilmente matrimoniale.

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venite già mangiati

foto matrimonio

Quando ero più giovane dicevo sempre che se mai mi fossi sposata avrei scritto sull’invito: venite già mangiati. Perché avrei offerto solo da bere e da ballare. Forse i dolci, ma non ne ero sicura.

Non era per tirchieria, ma per il senso di spreco assoluto che osservavo attorno all’evento matrimonio in generale. Considerando che nella mia vita sono andata a tantissimi matrimoni (ricordo il 2009 ho ricevuto 11 inviti tra cugini e amici), sono una che per vocazione ed esperienza può dire la sua.

In ogni caso non sono una che ha mai schifato i matrimoni, anzi. Mi piace essere invitata, mi dispiace quando qualcuno che conosco non mi invita, a volte ho sofferto nel dire di no (per esempio nel 2009 ho detto a malincuore qualche no).

Fondamentalmente mi piace tutta la recita: la sposa che nasconde per mesi il vestito allo sposo, lo sposo che la aspetta trepidante all’altare, vedere l’ingresso di lei il suo vestito e il suo bouquet, le damigelle che perdono sempre gli anelli, mi piace sfogliare e conservare i libretti della messa (ne ho tantissimi!!), portare via un fiore dal banco, mi piace uscire e buttare bombe di riso sugli sposi, gridare A-GURI. BA-CIO BA-CIO e altre scemità, mi piace andare in sala e vedere come gli sposi hanno pensato a tutto e buttarmi sull’aperitivo come se non ci fosse domani, come se il pasto finisse là.

Ecco, sarà perché ho sempre sbagliato questo passaggio, ma io alle 15 più o meno, sono sempre già pronta a lasciare la festa: ho assistito alla cerimonia, mi sono commossa, ho tirato il riso, ho fatto gli auguri, sono andata in sala, mi sono fatta qualche foto vestita da figa, ho bevuto 700 bicchieri di prosecco, ho mangiato qualunque cosa (pesce spada, frittura di pesce, carne, panino con la mortadella, focaccia, formaggi, salumi, rustici di ogni genere, mozzarelle e via dicendo), perché dovrei restare?  Invece non si può andare via e quindi resto. E da quel momento in poi il mio umore cambia. Ogni portata è un di più, ogni bicchiere acuisce la mia voglia di andare a dormire, ogni ballo è solo un modo per tenermi sveglia. Dopo almeno 4 ore di questa tarantella mi sento ormai prigioniera, ostaggio degli sposi e ho voglia di chiamare il 113 per farmi venire a liberare. E mi rendo conto di non essere l’unica.

I piedi di chiunque sono ormai salsicce di vitello, le scarpe tacco-munite hanno lasciato il posto a staffelle che non azzeccano manco col colore del vestito ma chissenefrega, dell’atteggiamento da figa assunto da qualunque donna quando entra in sala resta meno di zero ma chissenefrega e quindi tutte accasciate da qualche parte, qualcuna col vestito pezzato di qualche macchia di olio, una profusione di sbadigli che genera di riflesso altri sbadigli e un mare di vaschette nascoste sotto i tavoli anche di quelli che dicono che le vaschette non le fanno perché è cafona come cosa.

Comunque tra 7 giorni tocca a me. Sull’invito non ho scritto venite già mangiati ma ho spostato tutto al pomeriggio per fare uno sconto di pena agli invitati, ho scelto e poi modificato e poi creato un vestito che ho nascosto al mio sposo, mi sono raccomandata con la mia damigella d’onore di non perdere gli anelli, sulla base dei miei tanti libretti conservati dal passato ho creato il mio libretto della messa, proverò a non buttarmi sull’aperitivo come se non ci fosse domani, proverò a non mettere le staffelle appena uscita dalla chiesa, a restare in piedi, sveglia, lucida e presente ogni istante. Anche quando mi sentirò ostaggio del mio stesso matrimonio. Proverò a godermi tutto, anche gli sbadigli della gente, perché se anche tra qualche anno dovesse finire questo matrimonio, non credo che lo rifarò mai più.

Organizzare un matrimonio è come prepararsi per gli esami di Stato. Una volta basta e avanza.

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settesettimane

Non sono incinta di settesettimane. Però tra settesettimane mi sposo. Dopo 35 anni di onorata carriera da zitella e 19 con quest’uomo e tanti in lite con lo stesso e tanti separati da lui e tanti appresso a lui, alla fine i cerchi, se sono tali, si chiudono sempre.

A coronare il sogno d’amore di due finti cinici come noi ci sarà Bianca, la nostra ribelle principessa duenne, la ragione per cui tutto ha preso forma, anche le cose che sembravano deformi assai. Prima di lei eravamo sempre noi ma la brutta copia di quelli che siamo ora. E le nostre vite erano uguali ma decisamente più noiose. E i nostri sonni più lunghi, più intensi, più continuativi ma certamente più vuoti di sogni e di speranze. E le nostre rughe meno segnate ma meno vissute.

Lei ci ha insegnato tante cose, inutile dire che ci ha cambiato in meglio dandoci all’improvviso la spinta verso questo passo che prima ritenevamo inutile ( e che un po’ riteniamo ancora formale e forse ancora un filino inutile) ma che abbiamo deciso di intraprendere e ora siamo qui. Cioè sono qui. Perché alla fine tutto bello tutto bellissimo ma me lo sto smazzando tutto io l’ambaradam.

Il futuro sposo si limita nottetempo a fare il censore sui miei infiniti file excel tipo: “troppi invitati, ne ho cancellati una decina a caso tra i tuoi”…”ma CAAAARMINEEEEE quelli che hai cancellato erano mia madre mio padre e i miei fratelliiiiiiii!”….“ah veramente? Vabbù  dai riaggiungi loro e togline altri”.

L’altra sera,  dopo che io avevo nell’ordine fatto le seguenti attività per tutto il giorno: lavare la casa, lavare la bambina, farle fare colazione, vestirla, portarla a scuola, andare in piscina, andare a lavorare, andare a cercare dei cerchietti per le damigelle, parlare al telefono con il prete, leggermi tutti Vangeli del mondo, la Bibbia, il cantico dei Cantici e quindi poi scrivere il libretto della Messa, uscire, andare a consegnare cinque sei inviti (che non fa mai male), nel frattempo giocare con Bianca, leggerle 1 milione di storie, farla cenare ed infine sedermi sul divano, ecco dicevo quella sera lui trovandomi sul divano ha pronunciato la seguente frase: “ho l’impressione che per questo matrimonio non stiamo facendo niente.”

Credo che quando l’ho guardato con odio profondissimo avessi del sangue negli occhi, o comunque qualcosa che gli ha fatto dire “ma è solo una mia impressione però…”

In ogni caso situazioni che già fanno mettere la firma sul foglio del divorzio, ancor prima che su quello del matrimonio.

Ciononostante  non ci arrendiamo. Vogliamo andare fino in fondo a questa nuova esperienza, vedere dove ci porterà questa scialuppa di fortuna sulla quale siamo saliti e provare a dire, alla fine di quella giornata ma in generale di ogni giorno insieme, ne è valsa la pena.

Mi piacerebbe inoltre che lui mi dicesse brava. Semplicemente. ma forse mo sto chiedendo troppo.

 

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Question time!

“Così piccola già fidanzata? Lo sai che le storie che iniziano così presto poi non durano nel tempo? Ah! Lui è più piccolo di te? Lo sai che i ragazzi maturano più tardi delle ragazze, se sono più piccoli poi…

Quindi non vivete nella stessa città? Sarà impossibile restare insieme, la lontananza mette a dura prova anche i rapporti più solidi, non ce la farete.

Quindi te ne vai in Cina? Ma che vai a fare? Chir ven’n ddò e tu te na ggì ddà! (trad. quelli vengono qua e tu te ne devi andare là). Lo sai che i cinesi puzzano, sputano, mangiano i cani, uccidono i bambini, non usano la carta igienica, lavorano 24h al giorno ecc. ecc.

Ah, quindi sei tornata? Ma che sei andata a fare là? E che ci hai guadagnato? Hai fatto tutto il giro del mondo per trovarti un lavoro a Matera…mah!

E perché non vi sposate ora che avete un lavoro? Che state aspettando?  Ancora per caso fate un figlio prima di sposarvi, mai sia!

COSAAAA? Sei incinta??? Quindi mo vi sposate? Fatelo prima che si veda la pancia dai, senò sta male.

COSAAAA? Non vi volete sposare per ora? Ma sentite a me…sposatevi! Fatelo per la bambina, per la vostra famiglia, per la società, per la religione, per non sovvertire l’ordine naturale delle cose.

Comunque dalla forma della pancia è maschio sicuro. Poi mi darai ragione. Ah! È femmina??? Strano…hai una pancia strana… troppo piccola, ma la bambina cresce? C’ha spazio là dentro??

E dove partorirai? A Materaaaa? Morirai, vedrai! Nooooo! Non dirmi che non vuoi fare l’epidurale! Morirai, vedrai!

Ma cosa dici queste sciocchezze che partorirai prima del tempo!! la pancia è altissima tu manco tra un mese partorirai, addirittura ti senti che partorirai domani! Ma smettila là!

Ah! Quindi è nata il giorno dopo che ci siamo parlate.. a 36+6… strano però!.. la pancia era alta, non sembrava proprio che stavi per partorire.

La bambina è nata prematura, chissà se ce la farai ad allattare. Senti a me, passa al latte artificiale senza che ti stai a sbattere…

Ma perché insisti ad allattare al seno? Guarda come soffri, guarda le ragadi, guarda quante notti in bianco, guarda che estate torrida. La bambina sta sempre attaccata, forse non si sazia, forse il tuo latte non è buono, forse ce n’hai poco, forse non dorme perché ha fame, anzi: sicuramente ha fame. Dalle l’aggiunta send a tua sorella. O almeno dalle l’acqua, la camomilla, la tisana, qualcos’altro oltre la tetta.

E un fratellino quando glielo regalate a questa bambina? Siete già in ritardo… dai dai dai!

Oh, ancora per caso fate un fratellino prima di sposarvi!! Va bene uno, ma due no, eh! Non sta bene!”

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Avete letto il sunto (molto sunto) di una storia vera…. la mia!

Ma so che è anche un po’ la vostra.  😉

 

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