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Riprendiamoci il tempo

 

di Anna Longo

 

Ci sono ricordi ed emozioni che fanno dei giri strani. Non si sa dove nascano ma certamente si sa dove arrivano: direttamente al cuore.

Sono sicura che ognuno di noi ha un ricordo di amore e di gioia legato al Natale, un ricordo caldo che ci porta indietro … intorno ad una grande tavolata con nonni, zii e cugini. Io sì ricordo proprio quelle lunghe tavolate, con tovaglie non sempre uguali, con sedie che si spostavano da una stanza all’altra della casa, risate e chiacchierate a voce alta e giocosa…

Poi il tempo trasforma un po’ tutto… ci porta via gli affetti delle persone care, le tavolate si fanno più corte, le sedie cominciano a bastare.. ma resta inalterato il “senso” del Natale per come te lo hanno insegnato.

Eh sì, odio la corsa frenetica per i regali, odio la scortesia generata dalla fretta del comprare, odio il “consumismo” del Natale.

Chi di voi ricorda il presepe o l’albero addobbati con mandarini…(il profumo riempiva la casa) e le caramelle a fischietto o i cioccolatini? Alcuni ci mettevano anche salami o caciottine.

Io sì… ero piccola davvero, ma li ricordo bene. Si aspettava il 6 gennaio per fare scorpacciate di caramelle … e si scopriva che i bimbi più scaltri erano riusciti comunque a mangiarne qualcuna anzitempo.

Mi hanno chiesto di scrivere di Natale e l’ambiente … La cosa più saggia che potremmo fare oggi sarebbe proprio quella di fare un passo indietro, a quando il consumismo non aveva preso il sopravvento… a quando non era tutto un “usa e getta” … Addobbiamo l’albero del giardino, regaliamo prodotti biologici, a Km Zero, oggetti di arte del riciclo, impacchettiamo i regali con carta riciclata, non usiamo i monouso, differenziamo, non sprechiamo cibo e soprattutto scambiamoci gli auguri abbracciandoci.

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La leggenda delle pettole

 

di Francesca Giannatelli

 

Se dovessi associare la vigilia dell’Immacolata a qualcosa , la assocerei alla preparazione del presepe e all’allestimento dell’albero di Natale e alle pettole.

Sì sì, proprio alle pettole!

Da quando ho memoria , non ricordo una vigilia dell’Immacolata senza le pettole e , anche oggi, anche quest’anno, non mancheranno …

Avendo due nonne bravissime a cucinare , non importava dove si trascorreva la vigilia dell’Immacolata per me, perché tanto le pettole non sarebbero mancate.

Per me le pettole sono “sacre” e il motivo , oltre alla loro bontà, e anche perché mi ricordano giorni felici dell’infanzia.

Durante la preparazione o mentre venivano mangiate, ricordo che mio padre ci raccontava sempre una leggenda.

Si narra che , tanto tantissimo tempo fa, una donna molto povera si recò da una vicina , di passaggio nel villaggio , alla quale chiese un pugnetto di farina e del lievito per fare il pane.

La vicina , generosamente , le offrì quanto le fu chiesto e cosi la povera donna , appena arrivata a casa , unì la farina al lievito ed impastò.

Incredibilmente l’impasto crebbe a dismisura e così la donna oltre a fare del pane e delle focacce , si ritrovò con tanta pasta lievitata in più.

Così decise di utilizzare quell’impasto soffice e candido friggendolo.

Con enorme stupore preparò tante pettole, e più friggeva e più riusciva a prepararne , tanto da riuscire a sfamare altra gente povera del villaggio , dopo essere riuscita a sfamare la sua famiglia e se stessa .

Solo parecchi giorni dopo si seppe che il lievito e la farina utilizzati dalla donna tanto povera erano quelli che le erano stati offerti da quella signora , di passaggio nel villaggio , dal nome Maria Immacolata.

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