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La gravidanza è un periodo magggico

Mi ritrovo, con terrore e sgomento, a pensare ad una nuova gravidanza.

L’idea di lasciare mia figlia sola per scelta mi uccide e non mi farebbe morire serena tra tanti tanti anni. Quindi metto da parte l’angoscia e ci penso.

Ci sono donne che dichiarano senza timore che i 9 mesi (diciamo anche 10) in cui sono state incinte è stato il periodo più BELLO della loro vita. ho sentito qualcuna dire qualcosa come “non sono mai stata così in forma come quando ero incinta: pelle stupenda, capelli brillanti, energia a 1000, uno stato di grazia mai raggiunto prima”.

Ecco.. la mia prima gravidanza non è stata così. è stata pesante come un macigno, come un pesckone, come un chiummo. Cioè a dirla tutta non tutta la gravidanza è stata così. i primi 4 mesi non mi sono nemmeno accorta di essere incinta. Zero nausee, zero malesseri, zero kili di troppo, soliti vestiti, solito lavoro, solita me. Appena entrata nel 5° mese e perciò già dichiarato al mondo “la gravidanza è una passeggiata!” TAC! Ecco che tutto cambia.

Ricordo che la prima volta che ho pensato di morire eravamo in treno da Roma per Ferrandina e qualcosa mi bloccava il respiro, Non riuscivo a finire di inspirare perché l’ossigeno si fermava a metà, come se ci fosse qualcosa ad occludermi la fine del polmone (non so se rendo l’idea). Contestualmente un dolore pazzo ai reni. In piedi non era cosa, sdraiarmi in treno con tutti i posti occupati non era cosa (e comunque ci ho provato calpestando il mio dirimpettaio). Sono riuscita ad arrivare a MT accartocciata nel mio sedile dicendo solo ahia. Appena entrata in casa (Carmine la ricorda ancora come una scena memorabile) ho vomitato in corridoio, sul muro di fronte la porta d’ingresso. – Ah, che periodo magggico!

Il resto dei giorni da quel 9 dicembre fino al 2 maggio sono trascorsi così.  Riuscivo ad essere normale per 3 ore: diciamo dalle 9 alle 12. Poi dovevo sdraiarmi perché i dolori alla schiena e il respiro spezzato mi piegavano in due. In tutto questo credevo che almeno in quelle 3 ore al giorno in cui uscivo per prendere aria, procacciarmi del cibo, pulire la casa, fare le lavatrici, stendere e andare da Paoluccio a straforcarmi di focaccia salata e dolce, almeno potevo esibire una pelle stupenda come dicevano le altre donne gravide. Invece per la prima volta in 33 anni ero piena di brufoli! Perdevo capelli a ciocche, le gengive erano così gonfie che solo se avvicinavo lo spazzolino alla bocca, già sanguinavano profusamente. I peli alle gambe mi crescevano alla velocità della luce e tutto quello che mangiavo, fosse anche solo un bicchier d’acqua, la notte mi dava un bruciore di stomaco tale da farmi dormire a 90°, cioè seduta. Ah, scusate! Dimenticavo i crampi! Infiniti e ripetuti alle gambe, nelle chiappe, everywhere.

Ai dottori che incontravo sulla mia strada (fossero anche ortopedici o oculisti) chiedevo in continuazione: “ma tornerò ad essere normale dopo il parto?”. E quelli mi guardavano male.

Il giorno in cui sono entrata in travaglio è stata per me una liberazione grande. È stata dura farla uscire, ma 9 ore non sono niente in confronto a 9 mesi. Appena lei ha pianto e ha respirato a pieni polmoni per la prima volta, ho respirato anch’io con lei pensando che l’aria si sarebbe fermata di nuovo a metà strada. Invece è arrivata fino in fondo, mi ha riempito i polmoni e la pancia dandomi una sensazione di benessere UNICA. In quel momento ho realizzato che era davvero finita, che ero tornata ad essere normale.

 

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