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C’era una volta…Babbo Natale

 

di Angela Calia

 

C’era una volta, in un villaggio tra le montagne, un Babbo Natale un po’ malinconico, perché dimenticato.

Da quasi una decina d’anni non riceveva più letterine dai bimbi, perché ormai tutti usavano le e-mails, ma lui non si era ancora adeguato, volontariamente, a tutta questa globalizzazione e modernità. A lui piacevano le letterine scritte a mano, anche un po’ sgrammaticate e con quelle grafie non proprio perfette. Malinconicamente guardava i disegni dei bimbi degli anni passati, in cui lo rappresentavano con la sua meravigliosa divisa rossa e gli stivaloni neri.

La sua malinconia si trasformava in vera e propria tristezza, non appena sul calendario compariva il mese “DICEMBRE”.

Una mattina, era esattamente il 10 dicembre, svogliatamente si alzò, fece colazione, si lavò e si vestì. Ad un certo punto uno dei suoi Elfi entrò correndo nella cucina, travolgendo ed inciampando in uno degli sgabelli che era stato lasciato lì, al centro della stanza…

“Babbooooo Babbooooo” urlò l’Elfo

“Ehiiii,” con il suo vocione, sorpreso, disse Babbo Natale, aiutando l’Elfo a rialzarsi da terra “cosa sarà mai successo di così importante ed urgente da farti correre così tanto?!?”

“Grazie Babbo…” si affrettò a ringraziare l’Elfo riacquistando la forma eretta, “ehmmmm, non saprei da dove cominciare… ehmm…”

“Dall’inizio… si comincia sempre dall’inizio” sorrise Babbo Natale

“Eh sì… dall’inizio… e l’inizio è che…” titubante e confuso balbettò l’Elfo.

“OOOHHHH su forzaaaa… Mi stai facendo venire l’ansia…”

“Ok… E’ arrivata una letterina!!! Ecco! L’ho detto! UFFFFFF…” sospirò l’Elfo come se avesse detto una delle notizie più importanti della sua vita.

Babbo Natale corrugò la fronte e guardò intensamente l’Elfo. “Mi stai prendendo in giro?” chiese con un’espressione alquanto incredula.

“No, Babbo! Lo giuro! Tutti gli altri Elfi sono davanti alla cassetta della posta, guarda…” ed indicò la finestra.

Babbo Natale si scosse, andò alla finestra e guardò fuori. C’era un gruppetto di increduli Elfi che non staccavano lo sguardo dalla sua cassetta della posta.

“Ok, calma e sangue freddo” pensò tra sé e sé Babbo Natale. Andò verso la porta, prese le chiavi della cassetta e si diresse verso l’incredulo gruppetto, che appena lo vide aprì un varco per permettergli di avvicinarsi.

Mise la chiave nella cassetta, aprì lo sportello e lesse:

MITT: Angela

Per: BABBO NATALE

 

Con il cuore in gola, continuando a fissare la lettera, rientrò in casa, con la scia di Elfi che lo seguivano in religioso silenzio.

Si sedette, l’aprì lentamente e lesse ad alta voce:

<<Caro Babbo Natale,

Sono un’insegnante di 42 anni e, non sapendo a chi rivolgermi, ho pensato che tu fossi l’unico che avrebbe potuto aiutarmi.

Non so se è la mia impressione, ma tanti bimbi non ricevono più gli “abbracci”. Alcuni di loro non sanno neanche darli… non so come spiegarti, ma sai, a volte quando li abbraccio, loro rimangono con le braccia fisse lungo il corpo e non sanno come fare per ricambiare! Perdona la domanda indiscreta, so che per deontologia professionale non potresti rivelare i desideri e regali altrui, ma la mia è pura curiosità: nelle loro letterine te lo scrivono ancora che vorrebbero gli abbracci???

Vabbè, visto che questo è il periodo giusto (spero che la mia lettera arrivi in tempo), posso chiedere un regalo di Natale particolare? Ecco, IO VORREI REGALARE UN ABBRACCIO A TUTTI I BAMBINI DEL MONDO E A CHI NON SA COSA SIA, UNA DOPPIA CONFEZIONE PER IMPARARE A DONARLI!

Grazie di cuore Babbo Natale, e… UN ABBRACCIO A TE!

Con affetto, Angela>>

Babbo Natale rimase qualche secondo in silenzio. Fissava la lettera appena letta. Senza muovere un solo muscolo, schiarì la voce e disse.

“Cari Elfi, abbiamo solo 14 giorni, ma noi ce la faremo! Elfo Gimpy, riattiva la macchina degli abbracci! Elfo Gully Imp, metti in azione la macchina dell’impacchettamento! E tutti gli altri con me, dalle renne!!!”

La Casa di Babbo Natale, in soli pochi minuti, fu viva e frenetica come non lo era più da troppo tempo. Tutti correvano e scappavano. Ognuno con il proprio compito.

Per 14 giorni si lavorò così intensamente che malinconie e tristezze sembravano vecchi ricordi.

Il 24 dicembre i pacchi e le doppie confezioni erano tutti pronti e perfetti per essere consegnati.

Babbo Natale e i suoi Elfi salirono sulla slitta pronti a consegnare i loro “pacchi-abbracci” e le renne, pimpanti come non mai, aspettavano solo il via, che arrivò puntuale e con una elettrizzante felicità nella voce del loro condottiero:

“VIAAAAA, andiamo a consegnare gli abbracci più belli che siano mai stati donati a tutti i bambini del mondo!”

E tutti gli elfi urlarono. “SIIIIIIIII, andiamooooo!”

La mattina di Natale, tutti i bimbi del mondo trovarono sotto l’albero il loro “pacco-abbraccio” e lì vicino, un piccolo pacchettino con la scritta “omaggio”, che scartato, conteneva un piccolo abbraccio anche per i loro papà e per le loro mamme.

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