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Prendi e parti.

Quando sei mamma, spesso il fatto che tu lavori è una colpa, che pensi di lavare cucinando per tutti e passando l’aspirapolvere alle 21,30.  A volte funziona, ma le cose scricchiolano se il tuo capo sei tu e l’80% dei tuoi clienti sono del sesso opposto e almeno 10 anni più grandi di te. E peggiorano drasticamente se la misura del tuo reggiseno non regge gli standard per i quali ti puoi permettere l’elemento distrazione e spillare qualche centinaio d’euro in più in sede di preventivo.

Prendere dunque una decisione  quando ti arriva un lavoro per gli Stati Uniti che dura 48 ore, albergo pagato, viaggio pagato, sembrava accettabile e sensato, sempre che fossi stata uno di quelli che il Duca descrive come “padri con la valigia”, sempre che non ci fossero stati di mezzo 2 giorni interi di viaggio e un ponte, e sempre che non avessi pensato lucidamente “E perché non allungarmi e passare il ponte là? in fondo quando mi ricapita?” spostando la data del rientro dal 31 ottobre al 4 novembre. Il tutto per passare 26 giorni pre-partenza divorata dall’inadeguatezza e da un senso di colpa che non aveva perché, sognando quelle che sembravano le puntate mai viste di Survivors, dove aerei cadevano, persone si facevano esplodere proprio nel punto dove avrei dovuto tenere una lezione di food trends, indigeni mi rapivano arrivata a Tijuana e via dicendo.

Esiste il manuale della mamma perfetta? Se c’è, io ho capito che non lo conosco affatto, forse perché faccio parte di un nuovo modello di mamma: quella che cerca di bastare a sé stessa, senza pregiudicare nessuno. Quella che ha imparato a dire “sono in riunione ti richiamo” mentre cambia un pannolino o è al parco ma che allo stesso tempo non riesce ancora a dire del tutto”adesso ho bisogno di me, e quindi scusate tutti ma io vorrei vedere un pezzetto di mondo con voi, e se per adesso non si può farlo insieme lo vedo da sola perché ne ho bisogno, grazie”.

10712736_10204952790168434_883381572299212051_nDevo dire senza alcuna ombra di insoddisfazione né di vergogna che quella che sembrava la scelta avventata è stata la mia più grande fortuna.  Mi sono riscoperta quella che non avevo mai smesso di essere: tutto sommato una 29enne zaino in spalla che il giorno stesso in cui finisce di lavorare invece di restare negli States afferra la trilogia di Castaneda e se ne va in Messico a piedi, perché per l’hamburger c’è sempre tempo. Ma anche e soprattutto una donna, che si sente moglie e mamma anche senza traccia di anelli d’oro e figli al seguito. Che si forma conoscendo persone incredibili, dallo spessore unico. Una donna che parla quella lingua, una lingua che mi trasforma. Che recita un padre nostro per qualcuno lontano in un cimitero naturale, dove i sassi parlano e le piante grasse sono ferme nell’atto di pregare. Che guarda l’oceano e sente gli occhi di sua figlia,  e ne sente – forse per la prima volta –  la mancanza, cosa che non è scontata in un rapporto d’amore che dura tutta la vita e che l’isteria del quotidiano e della città possono minare molto più che 9 ore di fuso orario. Pensavo a quegli occhi che si formavano mentre guardavo lo stesso oceano diversi chilometri più sotto, due anni prima, a Puerto Natales, durante un viaggio che ha permesso la vita, – perchè la vita arriva quando te la senti addosso, ed è un po’ più difficile sentirsela addosso in Piazza San Babila- pensavo mentre camminavo, sola, tra i ciottoli de La Bufadora con in mano un sombrero per la mia regina, e una pipa per suo padre. 

E’ stato allora che ho scritto sul mio iphone questi pensieri:

Ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai papà, cose come: sai, a te non è che sia poi cambiata troppo la vita da quel giorno. Cioè, sì, però non hai cambiato 4 taglie, hai dormito quasi tutte le notti, e ti sei sentito solo più bello e affascinante che mai. Io ho scritto i file, uno per uno, i codici genetici, i mitocondri, le dita delle mani e dei piedi mentre il mio sedere cadeva, le mie cosce si riempivano di buchi e il mio seno era diventato un chupa chups per gengivette taglienti. 
Non ho ancora 30 anni ma ho le occhiaie consolidate e probabilmente le mie coetanee sono in moto col “tipo” che mi guardano come un extraterrestre appena parlo di  consistenza della cacca o canticchio Peppa Pig. E tutto sommato ho scoperto che è quello che voglio fare per il resto della vita, e con te, perché mi “permetti”, – se così vuole la consuetudine – di esistere, per amore o semplicemente perché in fondo sai che il posto in cui viviamo adesso..non è forse quello più giusto per me.

E ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai propri figli, e sono 4 parole banali ma eterne, che arrivano dritte dalle Hawaii ed hanno in sé i fondamenti dell’amore universale:
“Mi dispiace,
Perdonami,
Grazie,
Ti AMO” 

a cui sento di aggiungere: qui ci torneremo insieme.

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Dedico questo post a tutte le donne e le mamme che sanno bastare a sé stesse, e che non smettono di coltivarsi: è questa forse la ricetta per una vita felice e relazioni durature?

Buona notte da una Mom..molto fuori sede!

 

 

 

 

 

 

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La mia vita!

E’ da quando sono diventata mamma, o forse anche un po’ quando ero in attesa, che penso di non essere più un individuo, ma di valere doppio, o di valere solo in funzione di qualcun altro… Quando avevo la panza, dovevo stare attenta a mille situazioni, come se la mia coscienza non fosse sufficiente a capire cosa potessi fare e cosa no. Poi sono diventata mamma e non ho più avuto il tempo e la forza per continuare a essere anche Tiziana, ingegnera, ragazza curata, amante delle uscite, delle cenette preparate per gli amici, appassionata praticante di cake design ecc… In un anno ho dovuto archiviare gran parte del mio essere, e se da un lato lo rifarei altre 1000 volte, dall’altro non vedevo l’ora di tornare in me! O forse dovrei dire di tornare a essere ANCHE quella che ero prima.

Ne è trascorso di tempo ma ora sento corretto riprendere il mio lavoro e le mie passioni; far risalire la mia autostima… e allora ecco il mio diario di inizio settembre…

Mio figlio comincia il nido, il distacco è duro, ma vedo che si sta abituando bene, ora quando torno a prenderlo è sereno, quasi esita a ritornare tra le mie braccia, ed io sono rincuorata.

In studio mi riorganizzo, fino a giugno avevo adibito la mia stanza a ludoteca, nel disperato tentativo di intrattenere il baby mentre io tentavo piccoli lavoretti. Ormai la scrivania è al suo posto, resta un bel pacco di giochi in attesa di collocazione migliore, proprio sotto la mia pergamena di laurea, non si sa mai, dovessi scordarmi il mio duplice ruolo. Devo ancora sistemare il materiale accantonato per un anno, carte varie in una perenne e languida attesa. Fatto tutto questo posso ricominciare… E da dove se non da un progetto che mi riguarda da vicino? Non so se rimarrà un sogno nel cassetto ma per ora io ci provo!

E tra una soluzione progettuale e l’altra eccomi a coltivare il mio nuovo hobby… scrivo!

Ho anche la facoltà di organizzarmi un’andata al parrucchiere… quasi mi sento bella!

E come succede sempre nella mia vita, il capitolo ricomincia con una bella dieta, sento che ho la forza e determinazione per riuscirci!

Il pomeriggio Giulio è di nuovo con me, un po’ giochiamo, un po’ lo strapazzo, un po’ andiamo in campagna dai nonni, un po’ passeggiamo e ritroviamo gli altri nonni… e poi c’è l’ultimo sforzo che si protrae anche fin dopo le 23.00 per farlo addormentare. E poi è così tardi e sono così stanca, e di sicuro anche mio marito lo è, che ci dedichiamo troppo poco tempo.

Una vita piena ma sono contenta di avere aggiunto MIO FIGLIO nella MIA VITA!!!

Credo che al giorno d’oggi la donna avverta un duplice bisogno, quello di lavorare per necessità primara e di emancipazione, e quello più istintivo e naturale che riguarda la famiglia. E’ proprio difficile conciliare le due cose ma la donna moderna è davvero un congegno multitasking, è in grado di svolgere tutte gli impegni che si crea… essì perchè non sappiamo mai tirarci indietro.

 

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le leggi della fisica, queste sconosciute

E mentre tu, donna, ti affancendi tra mille e mille cose da fare eccolo lì, il maschio: spesso osservatore critico di situazioni in bilico. Pronto a criticare ma quasi mai a dare una mano.

Tua figlia detesta la doccia e tu per non farla gridare come un maiale al macello preferisci lavarla nel lavandino in piedi (perché non si vuole sedere né mettere in ginocchio)? E nel frattempo la tieni per un braccio (perché senò sciovola e la perdi), e con l’altra mano la insaponi e intanto le racconti una storia per non farla gridare? Prova in questo momento a chiedere l’aiuto di tuo marito.

Io, stupidamente, l’ho fatto. E lui è pure venuto e guardandomi ha detto: “cosa devo fare?” come se non fosse chiaro. Comunque assodato che non era cosa sua fare niente di tutto quello, ha cominciato a criticarmi perché non conoscevo le leggi della fisica. “ma se il gomito lo metti così vedi, a 90°, ti scivolerà sempre l’acqua e bagnerai tutto a terra. Invece dovresti abbassare il braccio mentre tieni tua figlia e fai tutto il resto così non farai il lago. Certo che a te la fisica è proprio materia sconosciuta”. Pentirsi di averlo chiamato è stato un attimo. iastimare lui e tutta la settima generazione pure.

Gli chiedi per pietà se ti accompagna al supermercato e lui miracolosamente acconsente? Appena entrati dice sbuffando: “preso tutto, finito, usciamo?” e tu ancora stai al banco frigo decidendo che latte prendere (se finire i punti rugiada o parmalat).

Torni dal mare strapiena di borse e lavatrici di fare? Lui prontamente si butta sul divano dicendo che è molto molto stanco e mentre ti vede passare con cesti di roba bagnata e poi asciutta e poi ti vede piegare, mettere a posto, conservare, spazzare, riordinare dice sempre la stessa inutile frase: “ ma perché non ti riposi un po’? che la casa già è perfetta così.” E poi alla fine di questa guerra, quando tu vuoi solo andartene nel letto lui dice la sua fatidica frase: “usciamo?”

Siete in aeroporto pronti per partire e lui  fa fare tutto a te (biglietti, check-in, deposito bagagli ecc.) e ora c’è anche da chiudere il passeggino ma lui è in giro con la figlia a giocare e quindi tocca a te che però hai in mano parecchie cose quindi per chiudere il passeggino devi per forza poggiare qualcosa per terra. E lui da lontano ti osserva e poi ti dice: “certo che a volte sei veramente imbranata!”

Ecco, se avete un uomo così accanto, avete la mia solidarietà. E se volete in prestito insulti per ogni occasione, io ne ho coniati anche di nuovi.

Buone vacanze a tutte!

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Il lavoro nobilita l’uomo.. sicuro?

Ieri mi è stato detto da alcuni veneti che a noi qui al sud ci piace così: non lavorare e prendere l’assegno di disoccupazione. Quando sento queste frasi qualunquiste, superficiali e con un leggero ghigno razzista mi scatta una specie di istinto manesco che riesco a domare solo con l’ironia.

È difficile far capire a queste persone che lavorare senza percepire uno stipendio non è facile, cioè ad un certo punto è pressoché impossibile. È difficile far capire loro che pagare un nido e un mutuo e le bollette e fare sacrifici per coprire turni a lavoro senza ricevere il giusto compenso mensile è frustrante e demotivante, è impossibile mettere nella testa di uno che crede che qui a sud siamo solo “butroni” senza speranza, che la voglia di lavorare non è mai mancata ma quello che manca sono le condizioni tali per cui il posto che vai a coprire sia degno di essere chiamato lavoro.

Quand’è che si è smesso di regalare dignità ai lavoratori? Quand’è che la fantomatica “crisi” è diventata l’unica ragione in virtù della quale tutto si muove o non si muove? Quand’è che abbiamo cominciato ad accettare qualsiasi condizione lavorativa perché “tanto fuori da qui non c’è niente?” quand’è che chi ci offre un lavoro ha pensato bene di offrircelo quasi sempre gratis o molto vicino alla miseria perché “megghj cuss d nudd”?

Mi facevano rabbia quelle che restavano incinte e si mettevano in maternità dal primo giorno di gravidanza  fino all’anno del bambino usufruendo di tutto l’usufruibile per non tornare a lavoro.

Mi facevano rabbia finché non è capitato a me. Che sono mancata dal lavoro solo per 6 mesi , 3 per gravidanza a rischio e 3 obbligatori post partum.

Sono tornata a lavoro che mia figlia era uno scricciolo. La mattina mentre la allattavo mi tiravo il latte. Se quel biberon non bastava (non bastava quasi mai!) mio padre ad un certo punto mi portava Bianca in ufficio per allattarla.

Oggi, col senno di poi, quando penso al fatto che mi sono separata da lei così presto e per tornare a lavoro dico: “ma chi me l’ha fatta fare???”.  Non è che qualcuno mi abbia detto grazie o mi abbia mai chiesto: “ma tua figlia dov’è? con chi sta? dove sta?”. Era semplicemente scontato che andasse così. Io l’ho potuto fare perché ad aiutarmi c’erano 4 nonni in salute e in pensione. Ma come fanno quelli che non hanno nessuno??

Non voglio rovinarmi la domenica di sole con questi loschi pensieri ma il lavoro è ovviamente una parte centrale nella vita delle persone, sia che lo si abbia sia che lo si stia cercando. E questa storia, non totalmente autobiografica, ci ricorda che forse è finita l’epoca del “megghj cuss d nudd”. Almeno  per me.

p.s. se vi va sentitevi ‘sta canzone. io l’adoro. ciao mamme!!

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Question time!

“Così piccola già fidanzata? Lo sai che le storie che iniziano così presto poi non durano nel tempo? Ah! Lui è più piccolo di te? Lo sai che i ragazzi maturano più tardi delle ragazze, se sono più piccoli poi…

Quindi non vivete nella stessa città? Sarà impossibile restare insieme, la lontananza mette a dura prova anche i rapporti più solidi, non ce la farete.

Quindi te ne vai in Cina? Ma che vai a fare? Chir ven’n ddò e tu te na ggì ddà! (trad. quelli vengono qua e tu te ne devi andare là). Lo sai che i cinesi puzzano, sputano, mangiano i cani, uccidono i bambini, non usano la carta igienica, lavorano 24h al giorno ecc. ecc.

Ah, quindi sei tornata? Ma che sei andata a fare là? E che ci hai guadagnato? Hai fatto tutto il giro del mondo per trovarti un lavoro a Matera…mah!

E perché non vi sposate ora che avete un lavoro? Che state aspettando?  Ancora per caso fate un figlio prima di sposarvi, mai sia!

COSAAAA? Sei incinta??? Quindi mo vi sposate? Fatelo prima che si veda la pancia dai, senò sta male.

COSAAAA? Non vi volete sposare per ora? Ma sentite a me…sposatevi! Fatelo per la bambina, per la vostra famiglia, per la società, per la religione, per non sovvertire l’ordine naturale delle cose.

Comunque dalla forma della pancia è maschio sicuro. Poi mi darai ragione. Ah! È femmina??? Strano…hai una pancia strana… troppo piccola, ma la bambina cresce? C’ha spazio là dentro??

E dove partorirai? A Materaaaa? Morirai, vedrai! Nooooo! Non dirmi che non vuoi fare l’epidurale! Morirai, vedrai!

Ma cosa dici queste sciocchezze che partorirai prima del tempo!! la pancia è altissima tu manco tra un mese partorirai, addirittura ti senti che partorirai domani! Ma smettila là!

Ah! Quindi è nata il giorno dopo che ci siamo parlate.. a 36+6… strano però!.. la pancia era alta, non sembrava proprio che stavi per partorire.

La bambina è nata prematura, chissà se ce la farai ad allattare. Senti a me, passa al latte artificiale senza che ti stai a sbattere…

Ma perché insisti ad allattare al seno? Guarda come soffri, guarda le ragadi, guarda quante notti in bianco, guarda che estate torrida. La bambina sta sempre attaccata, forse non si sazia, forse il tuo latte non è buono, forse ce n’hai poco, forse non dorme perché ha fame, anzi: sicuramente ha fame. Dalle l’aggiunta send a tua sorella. O almeno dalle l’acqua, la camomilla, la tisana, qualcos’altro oltre la tetta.

E un fratellino quando glielo regalate a questa bambina? Siete già in ritardo… dai dai dai!

Oh, ancora per caso fate un fratellino prima di sposarvi!! Va bene uno, ma due no, eh! Non sta bene!”

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Avete letto il sunto (molto sunto) di una storia vera…. la mia!

Ma so che è anche un po’ la vostra.  😉

 

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