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Il mio Natale da quesiti matematici

 

di Nadia Zangone

 

Esattamente a NATALE di cinque anni fa, scoprii di essere in attesa del mio primo bimbo, Paolo.
I segni erano inequivocabili: apparente ritardo, nausea, rifiuto di cibo e quella sigaretta fumata all’aeroporto (l’ultima) al rientro da Milano che sapeva di novità.

Il mio percorso da neo mamma è sempre stato meraviglioso; disturbi fisici a parte, ho sempre creduto che il momento in cui avrei tenuto in braccio il mio bambino sarebbe stato speciale e sarei stata pronta ad affrontare qualsiasi prova la vita mi avesse messo
davanti.

In realtà non è sempre vero l’assunto “quando nasce un bambino , nasce una mamma”.
Quando nasce un bambino nascono tante cose: emozioni, paure, gioie, dolori; nessun libro è mai così preciso sulle spiegazioni di come comportarsi e mai nessuna persona che incontri darà mai la soluzione e le risposte a ciò che chiedi. Si cresce pian piano insieme, ci si conosce, ci si comprende , ci si unisce sempre di più in un legame speciale, unico.

Per me questo Natale avrà il sapore della novità, nell’attesa del mio secondo piccolo dono che nascerà a Marzo.

Il mio personale avvento non sarà solo attesa e avrà il significato del divenire: sarà il legame speciale di due fratelli e della mia ulteriore crescita come mamma.
Magari una mamma imperfetta ma più consapevole, forse ancora inesperta ma con un po’ più di corazza per far fronte alle circostanze avverse (anche se poi lo ammetto basta un lamento strano di mio figlio per farmi tremare le gambe); forse meno spaventata del momento del parto in sé ma più preoccupata nella prospettiva di gestione di due bambini insieme.
Questo Natale sarà quello del divenire come personale trasformazione di una famiglia che si allargherà e sarà pronta ad accogliere il miracolo della vita.

Una sola domanda mi tormenta dal primo giorno; come riuscirò a “dividere” il mio amore? Sarò in grado naturalmente di dedicarmi ad entrambi i miei figli senza far pesare la mia assenza o presenza? Non sono particolarmente brillante in matematica, quindi prendo per buono quanto mi hanno riferito altri genitori con più figli ovvero che l’amore si moltiplica.
A questo interrogativo io ancora non so rispondere; sicuramente la naturalezza dei sentimenti permetterà di avere le risposte che cerco e di giostrarmi perfettamente nel mio ruolo di mamma Bis.

Una cosa è certa: per tutti gli altri interrogativi, dall’allattamento al cambio pannolino, dal tema vaccini alla scelta scuola, non ho dubbi, basta chiedere alle Mom, a questo fantastico gruppo a cui appartengo proprio da quattro anni.

Buon Natale a tutto il gruppo!

Ps. Vado un po’ fuori tema Natalizio: visto che anche Chiara Ferragni e la principessa Kate partoriranno presumibilmente nei miei
stessi giorni, mi raccomando cercherò il vostro supporto social per il mio grande evento.

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Il mio Avvento è diventato Natale

 

di Ilenia Amati

 

Il mio Avvento quest’anno ha un sapore diverso, forse per la prima volta ne comprendo il vero significato. Avvento.. Attesa.. attesa di un mistero grande.

Il mio “attendere” comincia senza saperlo alla fine di un gennaio freddo. Freddo non solo per via della neve; da due mesi avevo perso un bambino a sole sei settimane di gestazione, eravamo in attesa del ricovero di mia mamma per un intervento.. insomma…una attesa inattesa.

Alla vigilia del mio compleanno, l’11 di febbraio, comincio a non sentirmi bene. Forte nausea e senso di vomito. Questo malessere non mi lascia nemmeno per un minuto. Penso dapprima mi abbia fatto male qualcosa, poi che mi sia beccata un virus gastrointestinale.. d’altronde si sa: lavorando con i bimbi è facile che ciò avvenga. Passano i giorni: il malessere non passa. Non mi sfiora neppure l’idea che qualcuno dentro di me comincia farsi sentire e che voglia farmi gli auguri di compleanno. Dopo due settimane ancora, sotto consiglio del mio medico di famiglia, con diffidenza e distrazione faccio un test. Era sera. Lo lascio sul lavandino e vado a fare delle telefonate di lavoro. Torno e……sul test c’era la magica scritta “incinta 3+”. Urlo a mio marito che ignaro di tutto mi raggiunge di corsa. Lacrime, abbracci, paura.

Quello è stato l’inizio del mio attendere. Del nostro attendere. Aspettavamo un bambino. Si ad aspettarlo non ero solo io ma insieme. Eravamo ubriachi di emozioni miste a incredulità.

La prima visita: ansia. Ansia che solo una madre può comprendere. Cuore a mille. Pressione alta. Tremolio alla voce che era stata sempre ferma, decisa. E lì, in quello schermo, una piccola nocciolina meravigliosa: Tu!

Da quel momento, il dottore, il migliore che potesse capitarmi, e che ti ha fatto venire al mondo, comincia a raccontarmi di te. Mi racconta di quanto c’è in quei “miseri” 3 millimetri, mi dice cosa succede dentro di me, me lo fa vedere. Quei tre millimetri presto diventano centimetri e grammi. Il dottore continua a farmi conoscere come sei, mi fa contare addirittura le dita dei piedini e delle manine. Ancora oggi mi commuove il ricordo di quel momento quando, con soddisfazione, dico essere dieci. Sento il tuo cuore. Suono forte che mi ha accompagnata ad ogni visita, fino a qualche minuto prima della tua nascita. Vedo i tuoi occhietti, il profilo del tuo naso e quella bocca meravigliosa: è proprio identica a quella del tuo papà. La manina in viso. Scopriamo essere un maschietto. Dentro di me lo sapevo già.

La pancia cresce, i tuoi movimenti da ali di farfalla diventano più netti: piccoli calcetti che percepisco solo io. Che meraviglia! I movimenti piano piano diventano palesi a tutti. Ti piace la musica: balli. E ti piace quando ti racconto le cose. Mi fai compagnia durante il giorno e durante la notte. Vieni a lavoro con me e non ti stanchi mai. Sei paziente. Nove mesi volano.

Arriva il momento del parto: la cosa più bella della mia vita. Un momento magico che ricorderò per sempre. Accolgo il dolore del travaglio. Ho dolore ma non sto “male”. Incasso i colpi delle contrazioni con fermezza. Finalmente vederti venire al mondo. Ero lucida e invasa da una sensazione bellissima: eri li. Con un braccino alzato in segno di vittoria. Volevi me. Volevi risentire il mio cuore. L’abbraccio. Un momento in cui il mondo si è fermato. Silenzio. C’eravamo solo io e te. Incrocio lo sguardo del tuo papà: che meraviglia che avevamo fatto!

Alle 19,45 del 16 ottobre la mia vita è cambiata: è nato un bambino.  È nata una mamma, è nato un papà. Ma sono nati anche dei nonni e degli zii. Gli equilibri, da quel preciso momento cambiano, diventano perfetti. Nell’arco di poco sono passata dall’essere solo figlia al diventare mamma, si, perché madre lo si diventa già nel momento in cui si comincia a desiderare un figlio. Il mio Avvento è diventato Natale!

Oggi sono trascorsi 50 giorni circa. I 50 giorni più belli della mia vita. Ho iniziato a conservare le tue prime tutine, quelle che hai messo appena nato e che ti erano larghe. Ho già nostalgia di questo tempo passato troppo in fretta. Spero di non dimenticare mai quegli istanti, quando ti muovevi a scatti o quando osservavi il vuoto; oppure ora, quando mi guardi con la bocca a U come l’angioletto della Thun, quando mi aliti aprendo la bocca. Quando mi sei in braccio a koala e posizioni la tua testa esattamente sotto il mio collo facendomi rendere conto che quello spazio sembra fatto apposta per te. Non voglio dimenticarmi il tuo “profumo di bambino”, le manine che afferrano il mio dito, il tuo affidarti completamente a me. Non voglio dimenticarmi di quando pesavi tre chili e quattrocento grammi e sembrava quasi mi potessi sfuggire dalle mani. Non voglio dimenticare il tuo sguardo il tuo primo giorno di vita. Non voglio dimenticare la difficoltà di metterti il body i primi giorni o la paura di tagliarti le unghiette. Non voglio dimenticare l’amore che vedo intorno.

Ed ora che cominci a regalarmi sorrisi, vorrei custodirli uno per uno, perché sono sicura figlio mio, che i bambini salvano i sentimenti. E tu mi hai salvata. Anzi, hai salvato tutti coloro che ruotano attorno a te. È Natale. Sei stato il mio Avvento e sei il mio Natale. La mia nascita. Saranno giorni speciali. Sei il mio regalo per sempre. E, come dice il tuo papà.. ora siamo infinito.

Con tutto l’amore del mondo, buon Natale, tesoro mio!

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è maschio. sicuro al 100% (prrrrr)

Mi ricordo che ero ad un funerale con il mio micropancino e una signora mi fermò. “Sai già se è maschio o femmina?” “No, signora, non ancora”. “Allora te lo dico io: è maschio al 100%. Non ci conosciamo e ti sembrerà strano, ma quando mi incontrerai per strada, fermami e dimmi: avevi ragione!”. “ ok, signora, vedremo”. E nacque Bianca (e la signora non l’ho mai più incontrata!).

Il giorno del parto una mia zia guardò la luna e dichiarò che il mio prossimo figlio sarebbe stato senz’altro un maschio: “è inutile pure che vai a fare l’ecografia, quando sarà, sarà maschio!”.

sesso-nascituro

Così stavolta, forte di questa profezia di ben 3 anni prima, aspettavo Giulio con una certa convinzione e con un tale malessere che mi faceva credere che “se sto così male è maschio sicuro”.

Stavolta, più dell’altra volta, ognuno ha detto la sua. Il toto – sesso è stato scatenatissimo, i bookmakers impazziti. E pensare che ci sono solo 2 possibilità! Ma nello schieramento “è maschio, è femmina”, il livello di convinzione raggiunto è stato quasi accademico-scientifico.

“Guarda, io non ho mai sbagliato in queste cose: a te è sicuramente un maschio, basta guardarti d’altronde”.

“Guarda, stai talmente male che non può che essere un maschio rompipalle”.

“Guarda, la luna calante (o crescente? Boh!) il giorno del concepimento vuol dire solo maschio (che poi che ne sapevano loro del giorno del concepimento???).

“Guarda, è inutile che pensi a nomi da femmina, sta arrivando Giulio”.

“Guarda, quella tizia ha la data presunta del parto uguale e identica alla tua e a lei hanno detto che è maschio. Sarà maschio anche a te”. E bla bla bla bla bla.

Niente da fare wagliù, è femmina.

Lune, stelle, previsioni, veggenza, pendoli, affascini e magie non ci hanno preso manco stavolta e il piccolo Giulio dovrà cercarsi un’altra mamma per venire al mondo.

A noi ora non resta  che iniziare a litigare per il nome, aspettare con ansia l’arrivo di febbraio e ovviamente incrociare le dita affinché tutto vada bene.

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Life is now

La vita è strana. Così, proprio quando l’anima era ormai in pace e i progetti ruotavano tutti intorno al perfetto numero 3, è successo qualcosa.

Ho pianto ascoltando una canzone di Tiziano Ferro. Sono svenuta alla festa della Bruna. Guardandomi nuda allo specchio ho avuto un brivido. Mi è improvvisamente passata la voglia d’estate, di mare, di vacanze e di svago e ho avuto voglia di fresco, di Tricarico, di Natale.

Non avevo nemmeno bisogno di fare il test, me ne ho fatti 4. Da sola, emozionata e incredula, ho guardato e riguardato i risultati.

E si, perché ci sono cose possibili e facili e cose impossibili e difficili, almeno a detta dei medici. La mia seconda gravidanza era una di queste.

Fisicamente sto male come mai in vita mia, ma nel cuore ho la felicità di chi si sente un po’ miracolato e un po’ giustamente premiato per tutte le paranoie dell’ultimo anno.

Qualunque sia il motivo per cui questo bambino mi ha scelto come la sua mamma, mi sento comunque onorata e straordinariamente felice di vivere questa esperienza insieme a lui, al mio fantastico marito e alla mia guida spirituale, la mia life coach e motivatrice personale, babyb.

Il percorso è lungo e il 2016 è lontano. Ma la vita è già adesso.

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E’ il secondo?

‘…ce l’ho fatta anche stamattina: lunedì d’autunno, cielo piangente, pupa duenne portata a scuola in un fiume di lacrime arrestatosi non appena giunta in aula, giusto in tempo per sferrare l’ultimo colpo al cuore di mamma, pila di bollette da pagare, pancia ad un’imprecisata settimana di gravidanza. Inoltrata.
Ma a quante settimane sono? Boh…chiederò al dottore, ho la visita il…il…ma quand’era???’

Seconda gravidanza.

Il regno delle sfumature grigie. Il trionfo dell’ormone impazzito. L’apocalisse del senso di colpa.

Prendo il numerino alle Poste Centrali, attesa prevista circa 120 minuti…riuscirò a sedermi? Cazz’, l’unico posto libero è giusto là…affianco a quell’altra appanzata!Faccia beata da prima gravidanza, già immagino le pezze che mi attaccherà…

-‘Ciaoanchetuuuu! Chebelpancione! Achesettimanasei? Io sono alla 20esima settimana, 3 giorni e 57 minuti! Che gioia! Stamattina ho fatto la morfo dal gine che mi ha fatto anche la 4D. Chemozionemammamia! Stasera vengono i nonni a cena e proietteremo il video sul megaschermo! Sonocosìultramegastrafelicissima!
Ah, oggi pomeriggio con mio maritopaparino andremo a comprare il trio: sai, c’è un megastore di Bari dove puoi provare i passeggini su diversi terreni, con ammortizzatore, ABS e servosterzo. Non vedo l’ora, ooomiodddddioo! Ihihihihi!
….Ah ma allora? Tu a che settimana sei? È il secondo?’

– ‘Ehm…io sono al…al settimo mese…suppergiù…ho già una bimba di due anni che ancora non dorme la notte, stavolta aspetto un maschio che già so mi farà schiattare, non ho ancora comprato neanche una tutina e se mi chiedi del parto ti faccio piangere, fidati. Ah, il trio non ricordo neanche di che colore sia. Ciao, è arrivato il mio turno, vado!’

Ecco. Mi aveva beccato in una giornata no. Quante ce ne sono, nella seconda gravidanza? Perché poi? Dov’è l’ascolto estatico del pancione? I massaggi, le danze catartiche, la beatitudine che ricordavo della prima gravidanza?

Sono già mamma di un altro piccolo cucciolo che reclama tutto anche se sono un pachiderma, e intanto la pancia cresce e una vita, una nuova persona, palpita, senza chiedere.

So di aver fortemente voluto quest’altro figlio: l’ho sognato nella penombra dei pomeriggi trascorsi accanto a mia figlia addormentata, sentivo che alla nostra tavola c’era già il suo posto. Eppure ora il suo arrivo è così carico di ansie, è il pensiero della gestione di entrambi mi atterrisce.

8 gennaio: la gravidanza è finita. La seconda gravidanza. La tremenda seconda gravidanza. L’attesa si è fatta febbrile e pacata insieme, la paura si mescola alla tenerezza struggente della piccolezza che sta per invaderci.

Cosa può aver compiuto la magia di scacciare i pensieri neri dell’autunno? Nulla. Tutto.
Avrò due figli. E la mia terribile meravigliosa ‘maggiore’ aspetta il fratello. Lo vuole. Lo vede attraverso la mia pelle e sogna di raccontargli i suoi segreti. Solo a lui,’a papà no’.

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Non solo di carne si fanno le polpette…

Polpette, polpettine, polpettoni… Carne, uova, parmigiano. Magari anche il prosciutto e le sottilette come il ripieno dei superpolpettoni. Polpette fritte, cotte nel sugo di pomodoro o aggiunte alla famigerata “Pasta al forno”.

La mia mamma faceva anche le polpette chiamate “Cotolette olandesi”… Ingredienti: pancetta (!) di maiale tritata, formaggio svizzero, uova. Rigorosamente fritte. Insomma, un elogio dei grassi saturi e un attacco terroristico alla salute. Ehm, ma erano buone, ve lo dico in tutta sincerità, succose e gustosissime… Acqua passata!

Io invece, al posto della carne, per fare le polpette vi propongo il miglio! Un cereale molto antico, che oggi stiamo riscoprendo e che non fa bene solo ai canarini. Un alimento da introdurre assolutamente nella nostra dieta quotidiana, può apportare tanti benefici per il nostro organismo. Perfetto per i bambini in crescita, le donne in gravidanza (Clara, Serena, Arianna…!) e gli anziani, poichè energizzante e particolarmente digeribile, molto ricco di sali minerali, tra cui spiccano ferro, magnesio e fosforo nonché di vitamine A e B1. Perfetto per chi ha bisogno di rinforzare unghie e capelli in quanto ricco di acido salicilico. In più essendo privo di glutine è adatto anche ai celiaci. Possiamo aggiungerlo alle nostre minestre, creare varie insalate. Al posto dei risotti facciamo i “migliotti”, invece della classica pastina possiamo proporre il miglio in brodo! Infine un dato d’importanza non trascurabile: unendolo ai legumi otteniamo una miscela proteica di valore biologico paragonabile a quello della carne… Vi ho convinto?

Miglio immagine

Diamo quindi il via alle danze. Ecco a voi le polpette di miglio e broccoli tanto apprezzate dai miei due folletti e dal marito.

150 gr di miglio
1 broccolo di media grandezza
1/2 cipolla rossa
1 spicchio di aglio
1/2 cucchiaino di paprika dolce
1/2 cucchiaino di curcuma
prezzemolo fresco
2 cucchiai di parmigiano grattugiato (facoltativo) oppure 2 cucchiai di stracchino di riso (facoltativo)
sale
pane (meglio se integrale) frullato assieme al prezzemolo e semi di sesamo per impanatura q.b.

Cuocete in acqua il miglio con la curcuma e un pizzico di sale, l’acqua deve essere pari almeno a due volte e mezzo il volume del miglio, per circa 20 minuti. Cuocete a vapore il broccolo.

In una terrina unite miglio, broccolo, cipolla e prezzemolo sminuzzati, aglio schiacciato con lo spremiaglio, paprika, formaggio o stracchino (se scelto), eventualmente salate e frullate tutto con il minipimer.

Formate le polpette leggermente schiacciate, passatele nella panatura e disponetele su una teglia rivestita con la carta forno. Passate un filo d’olio evo e infornate in forno preriscaldato a 200°C per circa 25-30 minuti.

foto (1)

P.S. Se vogliamo il piatto completamente senza glutine, possiamo impanare le nostre polpette nella farina di mais (fioretto).

P.S.1 E se vogliamo un perfetto piatto unico, allora agli altri ingredienti possiamo aggiungere una tazza di fagioli cannellini già cotti da frullare assieme a miglio e broccoli…

P.S.2 E se vogliamo ancora, possiamo sostituire i broccoli con gli spinaci (ottimi).

Basta con i P.S….

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veditela tu e il mese di marzo

Da quando sono disoccupata dormo molto,  ma molto più di quando ero un’impiegata. non dormivo così tanto dalle scuole elementari. Addirittura riposini pomeridiani che oscillano dalla mezz’oretta alle 2 ore intere. Mangio tanto e sto ingrassando. Sono molto felice, mi sento molto bene.

In tutto questo svaccamento senza ritegno guardo anche la TV. Il mio programma pomeridiano preferito è un reality che si chiama TEEN MOM. Ve lo riassumo in breve: ci sono delle ragazzine 16enni che rimangono incinte del fidanzatino del liceo di turno e si disperano. Le loro famiglie, soprattutto le madri delle 16enni in questione, anziché avere un dialogo normale ed essere di supporto in una situazione oggettivamente complicata dicono sempre: “se vuoi tenerti il bambino te la dovrai vedere da sola. Noi non  ti aiuteremo!” oppure ancora “questo bambino devi darlo in adozione. Tu sei piccola, devi fare la tua vita senza questo impiccio” oppure “se decidi di far nascere e di tenerti il bambino, puoi restare qui da noi ma pagando l’affitto e tutte le spese che vi riguardano ma il tuo fidanzato deve vivere da un’altra parte”.  e le povere 16enni a piangere sconsolate.

Ormai è tanto che vedo ‘sto programma, ma ogni volta mi scandalizzo come se fosse la prima volta. E mi chiedo sempre e vi chiedo ora, ma secondo voi è normale che una madre possa veramente dire e pensare cose del genere? Ci metto in mezzo tutte le attenuanti del caso: certamente 16 anni non è l’età giusta per diventare madri, certamente per un genitore è una delusione grande, certamente crollano le certezze ecc. ecc. però porca misera è tua figlia che è in difficoltà, è tua figlia che ha bisogno più che mai di un sostegno, di una guida, di una parola d’affetto. Le paranoie dei genitori ci stanno tutte, però dopo le paranoie non ho mai sentito un : puoi contare su di noi. Stai tranquilla, andrà tutto bene. MAI!

Penso sempre: e se mi trovassi io in questa situazione tra 14 anni? Che farei? Che direi? che madre sarei? Riuscirei a mettere da parte l’indignazione personale per stare vicina a mia figlia? Sono onesta e dico SPERIAMO CHE NON MI CAPITI MAI però il mondo va così. vedo i ragazzini sotto casa mia di notte fino a tardi in giro anche nei periodi scolastici, vedo ragazzine travestite da donne e ragazzini che parlano come scaricatori di porto (non si offenda la categoria) perciò onestamente penso che ad un certo punto della vita un genitore si debba aspettare una qualche delusione, di qualsiasi tipo.

Credo che un dialogo aperto e sincero senza nascondere la testa sotto la sabbia sia quello che possa salvare le famiglie da future sorprese shockanti. Ma non è detto.

Intanto mentre cerco le risposte alle mie domande e mentre aspetto il mio momento di essere madre di una teenager (che grazie a Dio è lontano), mi godo il mio tempo libero, l’infanzia felice di mia figlia e quest’altro autunno che sta per cominciare. E ovviamente oggi pomeriggio guarderò teen mom!

Buona settimana a tutti!

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