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Uno studio matto, matto da legare

Domenica scorsa ho rinunciato ad un pranzo di famiglia di quelli fighi perché dovevo studiare.  L’esame dopo 3 giorni incombeva sulla mia coscienza.

Nonostante nella mia mente la frase “machimelafafare” abbia sempre regnato sovrana, una forza oscura che con un nome di fantasia chiamerò forza di volontà, si è sempre imposta prepotente e ha sempre scelto le priorità al posto mio, lasciandomi poche manovre di cazzeggio.

studio

Stavolta, avendo raggiunto anagraficamente l’età adulta, le bestemmie che ho buttato sull’esame erano diverse di quelle che buttavo da giovane. Se possibile erano ancora più immature e scurrili di quelle del passato.

In più, ho pensato molto a mia figlia. Da quando è nata ho sempre detto che le impedirò di studiare in questo modo leopardiano matto e disperatissimo, per evitare poi che il mondo, guidato da politici scellerati che se ne fregano dei giovani, la tratti come o peggio ha trattato noi laureati masterizzati super acculturati ecc.ecc..

Vivendo (la vita vera, lontana dai libri) ho capito che studiare è importante, ma studiare troppo non lo è. Ed è questo concetto che spero di insegnare a mia figlia. Insisterò perché lasci i libri ad un certo punto e vada a fare sport, a respirare aria fresca, ad incontrare gli amici. D’estate la porterò a conoscere il mondo e le insegnerò che sono gli altri, i “diversi” da noi, ad insegnarci la gran parte delle cose che ci sono utili per diventare grandi e tolleranti e poi, solo poi, i libri.

A Bianca, quando sarà  una ragazza, le farò fare un’esperienza di studio all’estero, magari facendole prendere un anno sabbatico dopo il diploma per andare a vivere da un’altra parte e capire quant’è e grande e vario e sorprendente il mondo. Perché vorrò sì che ad un certo punto prenda 30 e lode all’esame come la mamma, ma non vorrò mai vederla diventare una secchiona che non è mai uscita dal paese e che ha fatto la muffa sulla scrivania e che magari pronunci quelle frasi idiote di chi crede che il mondo inizia e finisce qui, nella ridente Matera (nome di città a caso).

Vabbè io i progetti ce li ho, e sono pure belli impegnativi. Chissà lei poi che persona sceglierà di essere. E  voi mamme, cosa ne pensate in merito?

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son tutte belle le mamme del mondo

mamma&figlio

Io conosco un sacco di gente. E un sacco di mamme. Di ogni genere, tipo e orientamento politico/religioso.

Alcune di queste sono isteriche, alcune insicure, altre annoiate.

Ma quelle che senza dubbio mi urtano di più i nervi sono quelle saccenti. Quelle che “come faccio io la madre nessun altro”, quelle che “poveretto il figlio di quella, è una pessima madre”.

Quelle che se ti permetti di dire che tuo figlio ha visto la tv per 1 ora mentre tu lavavi i vetri e facevi i letti e lavavi il bagno e rimettevi a posto i giocattoli, stanno già componendo il numero dell’assistente sociale mentre parli. Quelle che se dici che tuo figlio ha mangiato pane e nutella ti dicono “ma sei pazza? Ti rendi conto delle schifezze che fai mangiare a tuo figlio?”, quelle che proibiscono ai figli di mangiare patatine perché non sono sane ma poi gli fumano davanti.

Conosco mamme che non hanno in casa la tv e credono che solo così salveranno i figli dai mali del mondo, ne conosco altre che se dici che hai fatto a tuo figlio il vaccino MPR ti danno dell’assassina e altre che se dici che stai pensando di eliminare il latte vaccino dalla tua vita pensano che non sei sana di mente.

Copri tuo figlio e ti dicono di scoprirlo perché seno’ si ammala, non lo copri e ti dicono di coprirlo perché seno’ si ammala. Anzi peggio. Ti dicono “il bambino si ammala per colpa tua, sei tu che non sai vestirlo adeguatamente!”.

Ecco.. io davanti a queste madri rabbrividisco. Non sarò una madre perfetta ma amo mia figlia a tal punto da mettermi ogni giorno in discussione per lei. Sono certa che non ci sia un metodo scientifico per crescere i figli pertanto ognuno si cresca il proprio a modo suo possibilmente senza rompere l’anima alle altre madri.

Ogni giorno cerco di dare del mio meglio per fare in modo che mia figlia mi riconosca ora e sempre come il suo punto di riferimento. E mi faccio tante domande perché il problema non è oggi che non ha nemmeno 2 anni, ma tra 12 anni quando vorrà assaporare la vita e uscire e conoscere gente e frequentare amici, io che madre sarò? Isterica, totalitarista, proibizionista oppure semplicemente una che sa di aver seminato bene e non ha mai avuto paura del mondo e del prossimo?  Vorrei essere per lei quello che mia madre è per me, vorrei poterle spiegare quello che secondo me è il bene e il male e provare orgoglio nel vederla scegliere la strada giusta da sola. Vorrei insegnarle a camminare a testa alta e a sorridere delle persone che sono così sicure di sé da non mettersi mai in discussione. Ci riuscirò? Ai posteri l’ardua sentenza.

(Che poi tutte queste domande le madri “so tutto io” se le fanno? )

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