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Il peggior Natale della mia vita

 

di Chiara Manicone

 

Lo spunto per questa riflessione è stata una frase pronunciata da una mia amica pochi giorni fa: “sarà’, il peggior Natale della mia vita!” sarà, il suo primo Natale da mamma separata, per i suoi figli il primo Natale da figli di genitori separati e poiché’ questo Natale lo trascorreranno con il papà sarà il primo Natale che non saranno insieme.

Ora, ok che trascorrono un fine settimana con la mamma e uno con il papà ma …
Natale è sempre Natale! Il Natale acuisce, enfatizza, esaspera certi sentimenti da quelli positivi a quelli negativi per cui ovviamente per una mamma (sarebbe stato uguale anche per il papà) Natale senza i propri bambini è tristissimo.

Blateravo tra le tante cose da fare, la gestione dei classici preparativi tra discussioni
solite … panettone con i canditi o con il cioccolato? Natale con i miei o con i suoceri? E … bla bla bla … ma la sua frase “sarà il peggior Natale della mia vita” mi ha pietrificato e fatto riflettere su quante sfaccettature abbia la solitudine e in quante forme la si possa sperimentare.

Solitudine non è soltanto un barbone che trascorrerà il Natale solo su una panchina o un anziano abbandonato, ma è anche un genitore che lo trascorrerà senza i suoi figli, che non vedrà la meraviglia e lo stupore nei loro occhi quando scarteranno i regali che gli ha portato Babbo Natale.

Ci sono persone che amano il Natale e persone che lo  detestano, una cosa è certa, se da una parte c’è la felicità di trascorrere del tempo in famiglia, dall’altra aumenta il vuoto e la solitudine per qualcuno.

Natale sta per arrivare e a quanto pare oltre a chi inizia ad essere stressato per lavoro, preparativi, regali da fare, parenti serpenti da sopportare c’è chi vede emergere in
maniera prepotente la mancanza di qualcuno che avrebbe voluto vicino a sé a Natale, in questo giorno speciale.

Ecco il mio pensiero per questo Natale va a tutti coloro che si sentiranno soli nonostante le luci e l’aria di festa, a chi trascorrerà le feste senza i suoi figli o lontano dai suoi cari! Natale, il giorno in cui si celebra la nascita di Cristo, nonostante si stia trasformando in una corsa al regalo più bello, al pranzo più succulento, all’abito più elegante mantiene comunque una magia inspiegabile.

A coloro che avranno questo vuoto nel cuore, questa mancanza che toglie il fiato, che sia un genitore separato o qualcuno che ha perso una persona cara, auguro di essere coinvolto comunque dalla magia del Natale! Che la Stella Cometa illumini i loro volti in un sorriso colmo di ricordi che li faccia sentire vicini a chi gli mancherà tanto!

Stringerò forte a me i miei figli, mio marito e tutte le persone che amo pensando che il solo averli accanto è il miglior regalo che possa mai ricevere!
A tutti noi un Buon Natale!

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Family day. Ma che davero?

Oh io lo dico eh. Col rischio di prendermi fischi e iasteme. Ma esiste una cosa più triste e medievale e bigotta del family day? È quasi più triste delle sentinelle in piedi, sicuramente più triste delle catene whatsapp contro il fantomatico insegnamento gender a scuola.

Ci provo, mi sforzo, mi concentro ma proprio non capisco il senso di riunirsi per difendere la famiglia tradizionale. E da chi la dobbiamo difendere scusate? Cioè, qual è il nemico da combattere? Perché rosichiamo se due persone dello stesso sesso che si vogliono bene potranno finalmente unirsi civilmente e adottare un bambino o decidere di rivolgersi ad una terza persona per avere un figlio? Cioè in cosa ledono e urtano la nostra sensibilità cristiana?

Quand’è che davvero diventeremo civili e ci batteremo affinché tutti riescano in questo maledetto paese ad avere uguali diritti a prescindere dal proprio orientamento sessuale? Quand’è che cominceremo a scandalizzarci per le cose serie? Ogni giorno decine di bambini muoiono nei mari del Mediterraneo tentando di raggiungere la libertà e mi pare che nessuno più batta ciglio o posi la forchetta per un secondo sentendo la notizia al telegiornale.

Invece due persone dello stesso sesso che si amano e vogliono giustamente mettere su famiglia NOOOO.  Questo ci fa saltare giù dalla sedia. Questo Dio non può permetterlo. (Mi piace immaginare Dio sconfortato ogni volta che in nome suo vengono fatte e dette le cose più assurde, cose che forse lui non avrebbe mai nemmeno pensato).

La questione è certamente delicata e questo forse non è lo spazio giusto per parlarne ma da mamma, come ho sempre detto, insegnerò alle mie figlie ad amare.  Non un uomo. Ma chi cavolo vogliono. Insegnerò loro che il mondo può essere dannatamente ingiusto quando si parla di “diversità”, qualunque essa sia. E davanti a queste ingiustizie io, loro, tutti, dobbiamo imparare a non tacere e ad alzare la voce perché in tema di diritti civili nessuno deve rimanere indietro, nessuno deve avere meno degli altri, nessuno deve essere discriminato.

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Gli slogan che oggi la piazza del family day sta lanciando mi inquietano e mi preoccupano ma soprattutto li trovo terribilmente ipocriti perché in cuor mio penso che la famiglia non la fanno la mamma e il papà, ma la fa quella cosa spesso dimenticata chiamata amore (che non ha sesso e non età).

A supporto della mia tesi non porterò gli esempi di quelle famiglie “normali e naturali” formate da un padre, una madre, figli, niente amore, tante botte e/o tante altre cose brutte, né enumererò gli scempi commessi ai danni dei tanto citati bambini da molti di quelli che oggi sono in piazza o riempiono di cavolate finto-perbeniste Facebook o Twitter.

Diventiamo umani porca miseria, non nascondiamoci dietro slogan vuoti e fasulli, amiamoci e rispettiamoci se vogliamo veramente che il mondo diventi un posto migliore per noi ma soprattutto per i nostri figli che saranno i primi a pagare il prezzo di tutte le lotte sbagliate che noi, ciecamente, stiamo portando avanti.

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Life is now

La vita è strana. Così, proprio quando l’anima era ormai in pace e i progetti ruotavano tutti intorno al perfetto numero 3, è successo qualcosa.

Ho pianto ascoltando una canzone di Tiziano Ferro. Sono svenuta alla festa della Bruna. Guardandomi nuda allo specchio ho avuto un brivido. Mi è improvvisamente passata la voglia d’estate, di mare, di vacanze e di svago e ho avuto voglia di fresco, di Tricarico, di Natale.

Non avevo nemmeno bisogno di fare il test, me ne ho fatti 4. Da sola, emozionata e incredula, ho guardato e riguardato i risultati.

E si, perché ci sono cose possibili e facili e cose impossibili e difficili, almeno a detta dei medici. La mia seconda gravidanza era una di queste.

Fisicamente sto male come mai in vita mia, ma nel cuore ho la felicità di chi si sente un po’ miracolato e un po’ giustamente premiato per tutte le paranoie dell’ultimo anno.

Qualunque sia il motivo per cui questo bambino mi ha scelto come la sua mamma, mi sento comunque onorata e straordinariamente felice di vivere questa esperienza insieme a lui, al mio fantastico marito e alla mia guida spirituale, la mia life coach e motivatrice personale, babyb.

Il percorso è lungo e il 2016 è lontano. Ma la vita è già adesso.

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Uno studio matto, matto da legare

Domenica scorsa ho rinunciato ad un pranzo di famiglia di quelli fighi perché dovevo studiare.  L’esame dopo 3 giorni incombeva sulla mia coscienza.

Nonostante nella mia mente la frase “machimelafafare” abbia sempre regnato sovrana, una forza oscura che con un nome di fantasia chiamerò forza di volontà, si è sempre imposta prepotente e ha sempre scelto le priorità al posto mio, lasciandomi poche manovre di cazzeggio.

studio

Stavolta, avendo raggiunto anagraficamente l’età adulta, le bestemmie che ho buttato sull’esame erano diverse di quelle che buttavo da giovane. Se possibile erano ancora più immature e scurrili di quelle del passato.

In più, ho pensato molto a mia figlia. Da quando è nata ho sempre detto che le impedirò di studiare in questo modo leopardiano matto e disperatissimo, per evitare poi che il mondo, guidato da politici scellerati che se ne fregano dei giovani, la tratti come o peggio ha trattato noi laureati masterizzati super acculturati ecc.ecc..

Vivendo (la vita vera, lontana dai libri) ho capito che studiare è importante, ma studiare troppo non lo è. Ed è questo concetto che spero di insegnare a mia figlia. Insisterò perché lasci i libri ad un certo punto e vada a fare sport, a respirare aria fresca, ad incontrare gli amici. D’estate la porterò a conoscere il mondo e le insegnerò che sono gli altri, i “diversi” da noi, ad insegnarci la gran parte delle cose che ci sono utili per diventare grandi e tolleranti e poi, solo poi, i libri.

A Bianca, quando sarà  una ragazza, le farò fare un’esperienza di studio all’estero, magari facendole prendere un anno sabbatico dopo il diploma per andare a vivere da un’altra parte e capire quant’è e grande e vario e sorprendente il mondo. Perché vorrò sì che ad un certo punto prenda 30 e lode all’esame come la mamma, ma non vorrò mai vederla diventare una secchiona che non è mai uscita dal paese e che ha fatto la muffa sulla scrivania e che magari pronunci quelle frasi idiote di chi crede che il mondo inizia e finisce qui, nella ridente Matera (nome di città a caso).

Vabbè io i progetti ce li ho, e sono pure belli impegnativi. Chissà lei poi che persona sceglierà di essere. E  voi mamme, cosa ne pensate in merito?

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Quello che le donne non dicono

Sarà che marzo  si è presentato col il suo miglior sorriso, ma oggi è stata una giornata di sole primaverile semplicemente fantastica. Come dovrebbero essere tutte le prime domeniche del mese.

Attività svolte: nessuna. A parte mangiare, passeggiare, bere vino, fare un aperitivo in mezzo alla strada al sole e vedere Bianca che dopo essersi rotolata per terra, con quelle mani luride viene a prendersi una polpetta (di  zucca – lo dico per le mie amiche ecovegan!) dal piatto. Me ne fotto io dei germi. Oggi più che mai.

Un’ondata di inattesa positività mi ha fortunatamente investito. Sono giorni pieni di manifestazioni di stima, di affetto, di mail, di parole, di incontri con persone piene che hanno qualcosa da dire, tantissimo da raccontare. Inutile dirlo, quasi tutte donne.

Non so bene come ci sono finita nel bel mezzo di certi discorsi, e non so nemmeno perché semi-sconosciute abbiano deciso di raccontarmi i loro segreti più intimi, ma le storie che ho sentito ultimamente mi hanno scosso ed emozionato.

E mentre io e tantissime altre (per fortuna), diamo per scontato che la maternità sia la cosa più naturale del mondo, esistono donne e ovviamente anche uomini, che per avere un figlio combattono quotidianamente battaglie dolorose ed estenuanti fatte di iniezioni e laboratori ma anche di tribunali e colloqui.

Donne, se nessuno ve l’aveva mai detto oggi ve lo dico io: siete, siamo (dai mi metto in mezzo al momento dei complimenti) veramente troppo forti. Stoiche come guerriere e fragili come cristallo, pazienti e tenaci come piccoli Buddha, in grado di smuovere le montagne soprattutto se si parla di figli.

Come faccio a non sentirmi fortunata ad avere la fiducia di chi mi racconta queste storie? Come posso non dirmi felice se in un giorno come questo mia figlia è accanto a me ed è più bella del sole di marzo? Come faccio a non pensare che alla fine il mondo è un bel posto nonostante facciano di tutto per negarci il futuro perché il futuro siamo noi e le nostre storie bellissime e struggenti che parlano sempre e comunque d’amore?

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5 cose che.

5 cose che mi piacciono di Milano:

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1. i parchi – alla fine il luogo comune di Milano senza verde lo smentiamo col fatto che, per esempio, esclusa la villa io Argentina a Matera non so dove portarla. forse i posti non li vedo io, o forse la città è cambiata negli anni e io sono rimasta a quando ero piccola e ignoro i nostri spazi destinati ai bimbi. Milano ha oltre 54 parchi, aree verdi manco le conto perchè non è tanto il verde, è che ci sono scivoli fra un po’ anche nell’aiuola. Un sacco di soldi vanno via su trenini e giostrine correlati (altro che lo scivolo) ma in parchi come Sempione o Montanelli c’è veramente da passarci le giornate. 

2. i locali – ammetto che non ci vado mai, ma sapere di vivere in un posto dove il “cemmaffà staseeer” non esiste mi conforta non poco. quando hai un po’ di tempo (e qualche soldo) la città offre di tutto, e anche di più: naturalmente, come diceva Ennio Morricone “è importante i soldi”.

3. la spesa al supermercato
Col cambio casa il superstore dell’Esselunga mi ha svoltato la vita. spesa automatica, che vuol dire che dopo che hai fatto la spesa (senza incontrare vicini, nonni, parenti di cugini di zii che ti chiedono come staaaaaai, e ccheffaaai, tua madre? tuo padre? ah, Madò mi dispiace) non devi neanche salutare la cassiera. poggi il cestello e la cassiera sei tu! passi i prodotti, sacchetto taaaaac!, ritiri lo scontrino taaac, passi il codice a barre dello scontrino davanti all’uscita taaac il cancelletto si apre e Argentina dice “magia”!
Se poi hai le varie fidaty card manco quello: segni i prodotti sul telecomando (che recita: mausica montemauro, ndr), passi il telecomando con su il conto della spesa direttamente  ad un monitor, il quale rileva che tutto sia ok e ti dà lo scontrino. curioso: in questo caso la “busta” te la prendi dalla cassiera, che ti interpellerà nel milanese appropriato con “vuole dire un saccheeeeeetto?”

4 – le unghie dai cinesi.
sull’argomento vi rimando qui dove mi potrete trovare nella tipologia numero 5.
http://ilmilaneseimbruttito.com/2014/12/19/limbruttita-dalle-estetiste-cinesi-ovvero-richiamo-irresistibile-manicure-15e/

5 – il sole
io penso che il sole lo apprezzi quando vivi in una città che te lo fa desiderare. quando c’è il sole a Milano, come oggi, le fashion blogger escono in infradito perché sono normcore, la gente è più serena,  i palazzi di vetro di Gae Aulenti brillano, la linea 4 avanza e quando vai a ritirare Argentina ti chiede subito: “andiamo al parcoshioooochi?” (vedi punto 1).

5 cose che mi mancano di Matera 

Schermata 2015-02-11 alle 23.49.07

1.  la mia famiglia

2. le relazioni 

3. i Sassi 

4. andare con la macchina fino “dentro al supermercato” (per intenderci)

5. dormire il pomeriggio (senza sentirsi in colpa).

l’accento non l’ho elencato perché anche se vivo qui dal 2003, quello è sempre con me.
#iosonodimaté

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#notriv

 

Quando l’associazione MOM è stata contattata per affrontare insieme il tema dello sblocca Italia e capire come e in che misura potevamo dare il nostro contributo, non abbiamo esitato a lungo a farci coinvolgere in questa “battaglia”.

Quello che ci ha maggiormente preoccupato è stato ovviamente l’articolo 38 di questa (ormai – ahinoi) legge che tocca la nostra Regione e il nostro mare in modo talmente invasivo da non poter restare indifferenti – eppure di indifferenza ce n’è ancora tantissima  in giro…

Quindi ieri abbiamo voluto dare il nostro segnale, seppur piccolo, e far sentire la nostra voce, seppur piccola.

Ho imparato da quando ero una scout a lasciare il mondo migliore di come l’ho trovato. In pratica se arrivo in un posto, quando vado via mi piace che sia più pulito, più bello, più accogliente di quando sono arrivata. La regola è semplice e si applica nelle piccole come nelle grandi situazioni.

Il ragionamento che ho fatto quindi da mamma e da persona che semplicemente si interessa alle cose è: questa nuova legge contribuirà a lasciare a mia figlia e a tutte le nuove generazioni una terra migliore, più fertile, più pulita, più verde e sostenibile di quella che io ho trovato? E un mare più ricco di pesci, più cristallino, meno inquinato? La risposta a tutte le domande è sempre NO. (e chi dice SI è molto probabile che semplicemente non si è informato bene).

La politica non c’entra, il simbolo politico di chi aveva organizzato la manifestazione era per noi totalmente irrilevante perché accanto a noi c’erano tante associazioni libere di esprimere il proprio pensiero e manifestare alla propria maniera. Quello che mi ha molto dato da pensare è stata la gente che a Scanzano ieri riempiva il mercato mentre noi ci radunavamo e ci guardava come se la cosa non la riguardasse. Io mi chiedo come può non interessarti  ciò che accade a 10 metri da te? Come puoi pensare che “tanto a me non mi succederà niente” se in Basilicata è record di crescita di malattie tumorali (soprattutto infantili)? Come puoi fidarti di un politico qualsiasi che ha detto “state tranquilli, è solo allarmismo infondato” senza essere andato a verificare personalmente? Io la risposta come sempre non ce l’ho, ma di domande ne ho tante.

Presto si organizzerà qualche altra manifestazione o evento o non so che nella nostra città. Mi piacerebbe che il nostro gruppo, che conta ormai 1543 membri, partecipasse non dico tutto, ma almeno in parte (la metà pure basterebbe!) per dare una scossa forte a chi pensa che siamo solo delle babbione tutte casa e bimbi-bimby e  che l’unica cosa che ci interessa è che prenda canale 43, senò-come-faccio-a-fare-i-servizi.

meh, buona settimana a tutti!

piccola nota:

L’associazione MOM ha indubbiamente suscitato parecchio interesse e la nostra portavoce ha dovuto rispondere alle domande di parecchi giornalisti. Ad ogni microfono stava lei!

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