Archivio tag: calendario dell’avvento

Il calendario della gentilezza

 

di Antonella Contartese

 

A Natale puoi… fare quello che non puoi fare mai.
A Natale…. fate i buoni, ecc. ecc.
Le pubblicità di questo magico periodo dell’anno ci invitano a essere più gentili, ci ricordano di fare i buoni.
L’incantesimo funziona, non credete?!
Non vi sembra di respirare un’aria più pari a di ottimismo?
Già dal primo giorno di dicembre le strade si accendono di lucine colorate, gli alberi si vestono a festa, dalle finestra delle case il profumo di buono riempie le città.
Sono tutti questi stimoli a farci sentire come in un mondo incantato?!
La risposta è SÌ! Lo conferma la scienza, lo si studia nella disciplina olistica PNEI (sistema
psico-neuro endocrino immunitario), tutto ciò che ci circonda influenza il nostro stato psico-fisico.
La proposta è… prolunghiamo l’avvento?!
Rendiamo il Natale infinito?!
Facciamo un calendario dell’avvento della gentilezza, che ci ricordi ogni giorno di essere ottimisti, gentili, equilibrati.
Può capitare a ognuno di noi di sentirsi meno ottimisti in alcuni giorni dell’anno, ecco che una frase, un gesto, una canzone, una prelibatezza condivisa…. può farci sentire ancora bene!

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Dei genitori erranti e delle loro paturnie

 

di Viola Gaudiano

 

[Interno sera. Un paesino sperduto nella pedemontana veneta abbarbicato (sì, come Heidi) sulle pendici del massiccio del Monte Grappa.]

Per quelli come me che sono spaventati dalla stabilità che l’acquisto di un divano ti impone (un divano non puoi metterlo in valigia, non puoi decidere di portarlo con te nel tuo peregrinare per il mondo, …) pensate che trauma possa essere l’acquisto di una macchina!

Vero è che la macchina ha le ruote: puoi riempirla delle tue carabattole e partire alla volta di più congeniali lidi; eppure io – zingara di professione – mi ansio al pensiero di aver acquistato un oggetto tanto grande da non poterlo infilare in un bagaglio (imbarcato) e partire.

[Era un acquisto imprescindibile in questo angolo sperduto del nord est dove ogni paesello abbonda solo di bar e manca di servizi]

Che dire? Come spiegare al mondo questa mia debolezza? E come renderla compatibile con il mio essere madre?

Da una mamma ci si aspetta saggezza, equilibrio e io invece partirei domani per una nuova avventura non paga degli anni già trascorsi a girovagare per il mondo.

Per un figlio – figuriamoci per due! – “l’opinione pubblica” vuole che io rinunci agli stravolgimenti di vita e mi sistemi serena in un luogo adatto al prosperare della famiglia.

Eppure mi dimeno in queste vesti che non mi calzano affatto, so che non sono mie e indossarle troppo a lungo mi farebbe venire un’orticaria. Come potrei essere una buona madre, un esempio positivo di donna per le mie figlie, se non cercassi sempre e comunque di essere serena, felice?

E allora, alle mie figlie – Amalia e Caterina – quest’anno vorrei fare un regalo speciale. Sono pronta a donar loro un pezzetto del mio spirito errante. Perché io possa cominciare ad apprezzare la tranquillità che ti regala il non dover traslocare ogni 15 mesi. Perché loro possano sentirsi a casa in ogni angolo di mondo, perché sappiano affrontare con curiosità ogni viaggio, perché, giocando al gioco della vita, imparino che è importante capire quand’è il momento giusto per saltare alla casella successiva.

Buon Natale bimbe mie. A voi e a tutti i figli di genitori disgraziati come me che vi trascinano nella loro danza: siate clementi con noi, apprezzate il buono e perdonate il peggio.

 [Fortuna – !? – ha voluto che io abbia trovato e sposato un matto più errante di me. Quindi la nostra sventurata prole non ha speranze…]

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Riprendiamoci il tempo

 

di Anna Longo

 

Ci sono ricordi ed emozioni che fanno dei giri strani. Non si sa dove nascano ma certamente si sa dove arrivano: direttamente al cuore.

Sono sicura che ognuno di noi ha un ricordo di amore e di gioia legato al Natale, un ricordo caldo che ci porta indietro … intorno ad una grande tavolata con nonni, zii e cugini. Io sì ricordo proprio quelle lunghe tavolate, con tovaglie non sempre uguali, con sedie che si spostavano da una stanza all’altra della casa, risate e chiacchierate a voce alta e giocosa…

Poi il tempo trasforma un po’ tutto… ci porta via gli affetti delle persone care, le tavolate si fanno più corte, le sedie cominciano a bastare.. ma resta inalterato il “senso” del Natale per come te lo hanno insegnato.

Eh sì, odio la corsa frenetica per i regali, odio la scortesia generata dalla fretta del comprare, odio il “consumismo” del Natale.

Chi di voi ricorda il presepe o l’albero addobbati con mandarini…(il profumo riempiva la casa) e le caramelle a fischietto o i cioccolatini? Alcuni ci mettevano anche salami o caciottine.

Io sì… ero piccola davvero, ma li ricordo bene. Si aspettava il 6 gennaio per fare scorpacciate di caramelle … e si scopriva che i bimbi più scaltri erano riusciti comunque a mangiarne qualcuna anzitempo.

Mi hanno chiesto di scrivere di Natale e l’ambiente … La cosa più saggia che potremmo fare oggi sarebbe proprio quella di fare un passo indietro, a quando il consumismo non aveva preso il sopravvento… a quando non era tutto un “usa e getta” … Addobbiamo l’albero del giardino, regaliamo prodotti biologici, a Km Zero, oggetti di arte del riciclo, impacchettiamo i regali con carta riciclata, non usiamo i monouso, differenziamo, non sprechiamo cibo e soprattutto scambiamoci gli auguri abbracciandoci.

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A tutti i bambini del mondo…

 

di Valeria Cosola

 

A tutti i bambini del mondo,

con l’augurio che divengano, un domani, costruttori di sentieri silenziosi.

Ricordo ancora il mio stupore e il mio imbarazzo e le risatine silenziose e taglienti di alcuni compagni. Eppure, cosa mai avevo detto di strano? Avevo solo raccontato che quella sera avremmo lasciato sul tavolo la letterina per Babbo Natale e che gli elfi l’avrebbero presa in cambio di qualche biscotto..

“Sì, l’elfo mamma…” bisbigliava qualcuno, “Con l’elfo papà e magari con l’elfo nonno…” sghignazzava un altro. Anche la maestra sembrava divertita ma appena si accorse del mio  sguardo buio, batté le mani e gli occhi di venti bambini ritornarono sul libro di lettura. Il mio sguardo restò buio tutto il giorno fino a sera…Quindi non era vero? Non sarebbe venuto nessun elfo a prendere la letterina scritta a fatica da me e da mio fratello? Non ci sarebbe stato, né mai c’era stato, nessun Babbo Natale a portarci i regali? Mi sentivo triste e anche tremendamente solo.

Ciondolai tutto il pomeriggio per la casa, chiedendomi il perché di quelle menzogne…davvero mia madre e mio padre avrebbero preso la nostra  letterina e ci avrebbero comprato i doni? Ero deciso: avrei indagato, non li avrei persi d’occhio, li avrei smascherati e avrei raccontato tutto al mio fratellino, facendogli capire quanto fossero bugiardi mamma e papà! La mamma il giorno seguente non sarebbe andata a lavoro e prima di accompagnarci a letto ci invitò a preparare lo spuntino che avremmo dovuto lasciare agli elfi, accanto alla letterina per Babbo Natale. Non risposi al suo invito, seguivo i suoi preparativi con aria annoiata, mentre mio fratello stava già riempiendo un vassoio di biscotti e mandarini e osservava una superba arancia, lucida e soda, indeciso se sbucciarla o donarla agli elfi.

“Allora caro, cosa vorresti lasciare agli elfi?”. “Boh? Fai tu!”  risposi fingendomi assolutamente disinteressato a quella commedia. “Lasciamo dei taralli o i biscottini al cioccolato?” continuava a incalzarmi mia madre. “Taralli”, risposi cupo. “E che ne dici, mettiamo anche questo cioccolatino?” “Quel cioccolatino è schifoso, è amaro: piace a te e non agli elfi! Anzi, visto che ci sei, mettici anche i biscotti alle mandorle che non mi piacciono per niente!” e detto ciò, me ne andai a letto, sentendomi addosso lo sguardo sbalordito e interrogativo di mio fratello. Le coperte e le lenzuola che fino alla notte precedente sentivo morbide e profumate mi sembravano fredde e ruvide…non dovevo addormentarmi, dovevo venire a capo di quel mistero. Ripetevo nella mia mente queste parole mentre il sonno mi appesantiva sempre di più gli occhi…sempre di più…

Cookies and milk for Santa.

Mi risvegliai in piena notte, la casa era silenziosa e addormentata. Scorsi nel buio mio fratello che dormiva con il braccino che penzolava fuori dal letto e quel respiro regolare e ritmato che solo un sonno profondo e sereno regala. Anche i miei genitori dormivano, mia madre aveva ancora un libro e i suoi occhiali posati sul petto;  di mio padre si avvertiva il ronfare. Tutto era silenzioso, si sentiva solo il rumore sottile dei miei piedini nudi sul pavimento gelato.

Entrai nella sala e il mio naso fu subito colpito da un odore pungente di agrumi; mi avvicinai all’albero: della letterina non v’era traccia. Il tavolino era visibilmente disordinato, pieno di bucce di mandarino, c’era un’arancia lasciata a metà, i bicchierini dove mia madre e mio fratello avevano versato il latte per gli elfi erano mezzi vuoti, uno era addirittura rotolato sul tappeto che era pieno di briciole di biscotti…un sentiero di briciole profumate si dipanava dal tavolino fino al davanzale della finestra che era leggermente aperta. Tirai un sospiro di sollievo, certo e sicuro che gli elfi avevano visitato la mia casa e che ora erano in volo verso il Polo Nord.

“Le briciole! Le briciole!” gridavo in cuor mio; mia madre odiava le briciole sul pavimento, quindi non poteva essere stata lei a mangiare i biscotti e a riempire il pavimento di briciole! A mia madre piaceva l’ordine e non sarebbe mai andata a dormire lasciando la sala in quelle condizioni! Non c’era dubbio, erano stati gli elfi! Riappacificato con il mondo, mi addormentai, pensando o sognando le grosse mani di Babbo Natale che aprivano la mia letterina.

Anni dopo, ho imparato anche io a costruire, per i miei bambini, silenziosi sentieri di briciole che, con zigzagare incerto, partivano dall’albero di Natale fino al davanzale della finestra. Adesso, costruisco silenziosi sentieri di briciole per i miei nipotini, ma raccomando loro di lasciare agli elfi anche un cioccolatino al rum o un bicchierino di amaro che possa aiutarli a sopportare il rigore del gelo notturno. Anche ora che le mie mani non sono più quelle di un bambino ma sono grandi, grosse e rugose come quelle di Babbo Natale, continuo ogni anno a costruire i miei silenziosi sentieri di briciole, ma non solo a Natale.

In primavera i miei sentieri di briciole guidano silenziosi le formiche verso un grosso bottino, in estate costruisco sentieri di briciole instabili, sulle acque del laghetto, per sfamare i pesciolini; i sentieri di briciole dell’autunno sono dedicati invece ai passerotti intimoriti dal primo freddo. Da quel lontano dicembre ho imparato a lasciare vivi i sogni e nelle mie briciole, in milioni di piccole briciole, ho trovato la felicità e ho imparato a donarla.

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Un calendario dell’avvento alternativo

 

di Magda Braia

 

Quest’anno nel mio calendario dell’avvento non ci sono i cioccolatini ma ci sono piccole buste da lettera al cui interno è racchiuso un bigliettino che, ogni giorno, svela un’azione da compiere, un evento divertente a cui prendere parte o un compito più o meno arduo da svolgere.

Uhm… Già vi immagino con il sopracciglio sollevato incuriositi di capire che caspita sono mo’ queste azioni da compiere, questi compiti da assolvere… Qualcuno si potrebbe domandare: “Ma il calendario dell’avvento non dovrebbe contenere un cioccolatino, un regalino o una roba del genere?”. Sì, il calendario dell’avvento potrebbe contenere anche un cioccolatino, un regalino o una roba del genere e non si esclude che contenga un bigliettino, una letterina, o entrambi o quello che ritenete insomma. Dopotutto il calendario dell’avvento ha lo scopo di scandire l’attesa e di confermare la bellezza e l’importanza del saper attendere. Ognuno se la organizza come desidera questa attesa.

Il bigliettino che, a mio parere, custodisce l’incarico più delicato per i miei figli di 4 anni e ½ e 19 mesi è nato nella mia testa per caso così come l’idea di concepire il calendario dell’avvento in questo modo un po’ inusuale…

Il mese scorso, leggendo un articolo su un blog per le mamme in cui si parlava dell’importanza di possedere pochi giochi e tutti a portata di occhio e di mano del bambino, ho pensato: effettivamente i miei bimbi hanno una valanga di giochi, non ci giocano con tutti, anzi, molti sono coperti da una montagna di altri. Per giunta di quelli seppelliti neanche si sa l’esistenza. Perché non fare una valutazione di quelli più graditi e destinare quelli desueti a una famiglia, una parrocchia, una comunità, una scuola di qualsiasi ordine e/o grado? E’ una buona idea! E se quest’azione la condividessi con i miei figli facendo insieme a loro la cernita? Per la piccolina di 19 mesi decidiamo noi altri con una buona dose di buonsenso.

Ok, propongo a mio marito. Che ve lo dico a fare! Promuove a pienissimi voti l’iniziativa poiché in questa casa tra un po’ non ci sarà più spazio per noi perché i giocattoli ci butteranno fuori! Non mi resta che proporlo a mio figlio maggiore Rocco. Alt! Un momento, a breve è Natale. E se la inserissi come azione nel calendario dell’avvento? Dai, quest’anno Rocco è più grande, rendiamolo partecipe! Un calendario dell’avvento con un compito così speciale? Dai, quasi quasi a questo compito così impegnativo ne associamo un altro più divertente… E se lo facessi tutto così, cioè alternando responsabilità e divertimento? Vai, andata! E così è nato il nostro specialissimo calendario dell’avvento.

 

 

Sveliamo qualcosa…

Naturalmente le buste dal giorno 1 al giorno 12 sono già state aperte e, al loro posto, per non lasciare il vuoto, ho inserito delle tessere che non fossero buste da lettera che richiamassero la forma dell’albero.

Qualche giorno fa, nella bustina c’era quest’azione da compiere: selezionare i giochi non più in uso e donarli. Mi piaceva l’idea che i miei figli pensassero che Natale è gioire e far gioire, ricevere e donare. Inoltre con questo atto i miei figli sono sulla giusta strada per imparare queste tre cose:

  • fare delle scelte,
  • liberarsi di ciò che ritengono non indispensabile per fare spazio al nuovo
  • il valore della generosità, del donare

La scelta non è stata né semplice, né veloce, ma ce l’abbiamo fatta!

Sono un’accanita sostenitrice della teoria secondo la quale per insegnare ai nostri bimbi i valori bisogna renderli protagonisti di comportamenti in cui si stimola quel valore. Ovvio è che non è che i miei figli lo imparano dal gesto compiuto in questa occasione e basta. C’è bisogno di allenare l’attuazione di questo valore, quotidianamente, regolarmente nel tempo, nei mesi, negli anni, finché, si spera lo acquisiscano.

Nel mio calendario dell’avvento alternativo non tutti i giorni ci sono azioni così toste, che sia chiaro. Sennò il calendario dell’avvento potrebbe essere vissuto come un impegno gravoso con conseguente perdita di interesse. Tra i bigliettini altri ci sono anche…

Per Rocco: andare dal barbiere in compagnia del papà e poi mangiare un pezzo di pizza al volo. E’ di particolare gradimento per lui vivere un momento esclusivo e intimo con il suo grande uomo;

per il papà: occuparsi dei bimbi per concedere alla mamma un pomeriggio libero;

per la piccolina: raccogliere i giochi insieme al fratellino e apparecchiare la tavola.

Il giorno 15 c’è un bigliettino speciale che spiegherà che, poiché alla piccolina di casa sarà rimosso il gesso dal braccino (parte dalle dita della manina e finisce sopra il gomito), ogni volta che la mamma o il papà pronunceranno 1-2-3 APPLAUSO! Partirà un battimano generale per festeggiare la libertà dalla prigionia del gesso e per ricordare a Emanuela che è ritornata la manina sinistra.

Qualcuno si è chiesto come mai non ci fossero bigliettini strettamente diretti a me? Diciamo che per me ogni giorno ci sono faccende e incombenze più o meno faticose: rassetto, pulisco, lavo, stiro, cucino e bla bla bla. Oh, vi state annoiando? Avete perfettamente ragione, la vita di una mamma a tempo pieno a volte è piatta, per questo non ho ritenuto di inserire un ulteriore bigliettino per scriverci qualcosa che già faccio. Sono stata convincente? Naaaaaaaaaaaaa.  Bravi, in effetti una letterina per me c’è… Nei pressi del 24. Si tratta di questo: pensare a due qualità o due caratteristiche che apprezzo di me. Partire da questi due aspetti per incoraggiarmi, prendere la giusta forza per lavorare su ciò che vorrei invece limare, arrotondare, smussare, cambiare.

Detto ciò, buon calendario dell’avvento sui generis a tutti e, dal momento che con i bigliettini si possono sempre aggiungere o modificare le frasi, sono graditi suggerimenti!

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