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Family day. Ma che davero?

Oh io lo dico eh. Col rischio di prendermi fischi e iasteme. Ma esiste una cosa più triste e medievale e bigotta del family day? È quasi più triste delle sentinelle in piedi, sicuramente più triste delle catene whatsapp contro il fantomatico insegnamento gender a scuola.

Ci provo, mi sforzo, mi concentro ma proprio non capisco il senso di riunirsi per difendere la famiglia tradizionale. E da chi la dobbiamo difendere scusate? Cioè, qual è il nemico da combattere? Perché rosichiamo se due persone dello stesso sesso che si vogliono bene potranno finalmente unirsi civilmente e adottare un bambino o decidere di rivolgersi ad una terza persona per avere un figlio? Cioè in cosa ledono e urtano la nostra sensibilità cristiana?

Quand’è che davvero diventeremo civili e ci batteremo affinché tutti riescano in questo maledetto paese ad avere uguali diritti a prescindere dal proprio orientamento sessuale? Quand’è che cominceremo a scandalizzarci per le cose serie? Ogni giorno decine di bambini muoiono nei mari del Mediterraneo tentando di raggiungere la libertà e mi pare che nessuno più batta ciglio o posi la forchetta per un secondo sentendo la notizia al telegiornale.

Invece due persone dello stesso sesso che si amano e vogliono giustamente mettere su famiglia NOOOO.  Questo ci fa saltare giù dalla sedia. Questo Dio non può permetterlo. (Mi piace immaginare Dio sconfortato ogni volta che in nome suo vengono fatte e dette le cose più assurde, cose che forse lui non avrebbe mai nemmeno pensato).

La questione è certamente delicata e questo forse non è lo spazio giusto per parlarne ma da mamma, come ho sempre detto, insegnerò alle mie figlie ad amare.  Non un uomo. Ma chi cavolo vogliono. Insegnerò loro che il mondo può essere dannatamente ingiusto quando si parla di “diversità”, qualunque essa sia. E davanti a queste ingiustizie io, loro, tutti, dobbiamo imparare a non tacere e ad alzare la voce perché in tema di diritti civili nessuno deve rimanere indietro, nessuno deve avere meno degli altri, nessuno deve essere discriminato.

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Gli slogan che oggi la piazza del family day sta lanciando mi inquietano e mi preoccupano ma soprattutto li trovo terribilmente ipocriti perché in cuor mio penso che la famiglia non la fanno la mamma e il papà, ma la fa quella cosa spesso dimenticata chiamata amore (che non ha sesso e non età).

A supporto della mia tesi non porterò gli esempi di quelle famiglie “normali e naturali” formate da un padre, una madre, figli, niente amore, tante botte e/o tante altre cose brutte, né enumererò gli scempi commessi ai danni dei tanto citati bambini da molti di quelli che oggi sono in piazza o riempiono di cavolate finto-perbeniste Facebook o Twitter.

Diventiamo umani porca miseria, non nascondiamoci dietro slogan vuoti e fasulli, amiamoci e rispettiamoci se vogliamo veramente che il mondo diventi un posto migliore per noi ma soprattutto per i nostri figli che saranno i primi a pagare il prezzo di tutte le lotte sbagliate che noi, ciecamente, stiamo portando avanti.

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Calendario dell’avvento …. last minute!

Che avete da fare oggi? Na na na….non cercate scuse, andate subito a comprare il COSA OCCORRE e realizzate questo calendario dell’avvento natalizio: il count down inizia domani!

COSA OCCORRE

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  • Un paio di forbici
  • Un pacco di palloncini di piccola/media grandezza (ne occorrono 25)
  • Degli ovetti di cioccolato
  • Un cartoncino verde
  • Nastro adesivo
  • Gomma e matita
  • Un foglio di cartone (ricavato da una scatola più semplicemente)
  • Un pennarello indelebile nero

COME SI REALIZZA
Occorre inserire gli ovetti nei palloncini e poi gonfiarli, io ne ho inseriti due, voi potete fare le vostre scelte e potete anche cambiare genere di dono.

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Cercate di dare una forma di pallina di Natale ai vostri palloncini, cercate soprattutto di fare meglio di me!

Una volta completata questa operazione (ci ho messo un po’ per trovare la tecnica migliore di inserimento degli ovetti, puff paff), si passa a disegnare sul cartoncino verde la sagoma di un abete che va quindi poi ritagliato.

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A questo punto, con il nastro adesivo, ho attaccato l’alberello al foglio di cartone e poi tutti i palloncini su di esso.

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Il lavoro va ultimato scrivendo con il pennarello i numeri dall’1 al 25 uno per ciascun palloncino.

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A partire da domani 1° dicembre i miei bimbi scoppieranno con l’aiuto di uno spillo ciascun palloncino, uno per giorno, fino al 25 dicembre e riceveranno in dono un ovetto di cioccolato che scandirà la loro e la mia attesa di questo giorno così speciale. BUON CALENDARIO DELL’AVVENTO A TUTTI!

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Pure io voglio fare il mercatino!

Il brivido della vendita ci attraversa tutti prima o poi. Anzi, più prima che poi, perché ai bambini è sempre piaciuto improvvisare un mercatino, ovunque. Sulla spiaggia, al parco, sul marciapiede sotto casa.

Sabato scorso ho incoraggiato i miei bambini a farlo sfruttando l’occasione del mercatino dell’usato dell’associazione MOM, iniziativa che ha avuto una programmazione spot ma che mira a strutturarsi in maniera più metodica.

Abbiamo cominciato dal giorno prima: ho dato loro una scatola e ho detto loro che potevano riempirla dei giochi che volevano vendere, la stessa scatola, una volta svuotata e richiusa, avrebbe funzionato da bancarella. Hanno anche ritagliato le etichette e attaccato i prezzi agli oggetti in vendita. Entusiasmo a mille!

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Per non parlare delle iniziative di altri bambini. Questi ad esempio hanno venduto braccialetti realizzati in loco con tale successo che ora anche i miei figli hanno imparato a farli e comprerò loro tutto il kit.

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Intanto….le mamme hanno pensato ai loro affari. Io ad esempio sono andata via con n. 3 pantaloni, n. 3 felpe, n. 1 cardigan a fronte di una spesa di 30 euro.Immagine   IMG-20150928-WA0010

Per conoscere i prossimi appuntamenti potete consultare il gruppo fb di MOM o proseguire con le vendite on line del gruppo mercatino al seguente link.

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Life is now

La vita è strana. Così, proprio quando l’anima era ormai in pace e i progetti ruotavano tutti intorno al perfetto numero 3, è successo qualcosa.

Ho pianto ascoltando una canzone di Tiziano Ferro. Sono svenuta alla festa della Bruna. Guardandomi nuda allo specchio ho avuto un brivido. Mi è improvvisamente passata la voglia d’estate, di mare, di vacanze e di svago e ho avuto voglia di fresco, di Tricarico, di Natale.

Non avevo nemmeno bisogno di fare il test, me ne ho fatti 4. Da sola, emozionata e incredula, ho guardato e riguardato i risultati.

E si, perché ci sono cose possibili e facili e cose impossibili e difficili, almeno a detta dei medici. La mia seconda gravidanza era una di queste.

Fisicamente sto male come mai in vita mia, ma nel cuore ho la felicità di chi si sente un po’ miracolato e un po’ giustamente premiato per tutte le paranoie dell’ultimo anno.

Qualunque sia il motivo per cui questo bambino mi ha scelto come la sua mamma, mi sento comunque onorata e straordinariamente felice di vivere questa esperienza insieme a lui, al mio fantastico marito e alla mia guida spirituale, la mia life coach e motivatrice personale, babyb.

Il percorso è lungo e il 2016 è lontano. Ma la vita è già adesso.

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Il numero centrotavola per il compleanno del tuo bambino

In un prossimo post ho intenzione di farvi un intero reportage del 5° compleanno festeggiato da mia figlia (accattatvill!). In questo post vi racconto come ho realizzato il numero 5 decorato e adatto come centro tavola o a completamento degli addobbi.

COSA OCCORRE
– Un cartone
– Una matita
– Un righello
– Fogli di carta velina
– Forbici
– Un nastrino
– Colla

COSA FARE
Per prima cosa occorre ritagliare il cartone, avendo tracciato prima con una matita il numero con l’aiuto del righello.

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Ricavate dei fogli di carta velina della dimensione di un foglio A4 e ripiegateli a strisce alte un paio di centimentri dal lato corto del foglio (c.d. “a ventaglio), così:

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quindi legate al centro il ventaglio così ricavato con un nastrino e aprite le strisce modellandole delicatamente per poi fissare i fiocchi di carta sul cartone con un punto di colla vinilica

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Procedete alternando a piacere i colori scelti della carta velina fino a riempire tutto il cartone

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Il numero così decorato può essere appoggiato ai piedi del tavolo, vicino un muro, oppure è possibile realizzare un’asta di cartone per sorreggerlo dietro

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5 cose che.

5 cose che mi piacciono di Milano:

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1. i parchi – alla fine il luogo comune di Milano senza verde lo smentiamo col fatto che, per esempio, esclusa la villa io Argentina a Matera non so dove portarla. forse i posti non li vedo io, o forse la città è cambiata negli anni e io sono rimasta a quando ero piccola e ignoro i nostri spazi destinati ai bimbi. Milano ha oltre 54 parchi, aree verdi manco le conto perchè non è tanto il verde, è che ci sono scivoli fra un po’ anche nell’aiuola. Un sacco di soldi vanno via su trenini e giostrine correlati (altro che lo scivolo) ma in parchi come Sempione o Montanelli c’è veramente da passarci le giornate. 

2. i locali – ammetto che non ci vado mai, ma sapere di vivere in un posto dove il “cemmaffà staseeer” non esiste mi conforta non poco. quando hai un po’ di tempo (e qualche soldo) la città offre di tutto, e anche di più: naturalmente, come diceva Ennio Morricone “è importante i soldi”.

3. la spesa al supermercato
Col cambio casa il superstore dell’Esselunga mi ha svoltato la vita. spesa automatica, che vuol dire che dopo che hai fatto la spesa (senza incontrare vicini, nonni, parenti di cugini di zii che ti chiedono come staaaaaai, e ccheffaaai, tua madre? tuo padre? ah, Madò mi dispiace) non devi neanche salutare la cassiera. poggi il cestello e la cassiera sei tu! passi i prodotti, sacchetto taaaaac!, ritiri lo scontrino taaac, passi il codice a barre dello scontrino davanti all’uscita taaac il cancelletto si apre e Argentina dice “magia”!
Se poi hai le varie fidaty card manco quello: segni i prodotti sul telecomando (che recita: mausica montemauro, ndr), passi il telecomando con su il conto della spesa direttamente  ad un monitor, il quale rileva che tutto sia ok e ti dà lo scontrino. curioso: in questo caso la “busta” te la prendi dalla cassiera, che ti interpellerà nel milanese appropriato con “vuole dire un saccheeeeeetto?”

4 – le unghie dai cinesi.
sull’argomento vi rimando qui dove mi potrete trovare nella tipologia numero 5.
http://ilmilaneseimbruttito.com/2014/12/19/limbruttita-dalle-estetiste-cinesi-ovvero-richiamo-irresistibile-manicure-15e/

5 – il sole
io penso che il sole lo apprezzi quando vivi in una città che te lo fa desiderare. quando c’è il sole a Milano, come oggi, le fashion blogger escono in infradito perché sono normcore, la gente è più serena,  i palazzi di vetro di Gae Aulenti brillano, la linea 4 avanza e quando vai a ritirare Argentina ti chiede subito: “andiamo al parcoshioooochi?” (vedi punto 1).

5 cose che mi mancano di Matera 

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1.  la mia famiglia

2. le relazioni 

3. i Sassi 

4. andare con la macchina fino “dentro al supermercato” (per intenderci)

5. dormire il pomeriggio (senza sentirsi in colpa).

l’accento non l’ho elencato perché anche se vivo qui dal 2003, quello è sempre con me.
#iosonodimaté

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Calze e cucito!

Quest’anno la maestra di Chiara ha proposto a noi genitori una novità per Natale: un mercatino con prodotti realizzati dai nostri bambini dalla cui vendita saranno rimpinguate le esigue casse di sezione. Ha chiesto anche a noi genitori di contribuire con nostre realizzazioni e io ho pensato a queste calze della befana, realizzate con materiale da riciclo che ho trovato aprendo i cassetti e le ante dei miei armadi.

COSA OCCORRE

  • Tovaglioli di un servizio vecchio, meglio se dal decoro natalizio
  • Cotone doppio per il ricamo
  • Ago con cruna grossa
  • Forbici
  • Pennarello
  • Caramelle

COSA FARE

Per prima cosa occorre ritagliare la forma di una calza dal tovagliolo.

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La mia tecnica è stata quella di far in modo che un lato della calza sia già unito e ho fatto in modo che dal quadrato del tovagliolo potessi ricavare 4 calze, quindi a voi starà dare le giuste proporzioni alla vostra calza. E’ chiaro che se la dimensione del vostro tovagliolo fosse piccola, potreste ricavarne solo due. Sta al vostro gusto.

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Ho poi scritto con un pennarello il nome di un bambino e mi sono data al ricamo.

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In passato, una delle tante passioni che hanno attraversato la mia vita è stata proprio il ricamo: ho comprato una di quelle raccolte che si trovano in edicola e mi sono fatta l’intero abbonamento quindi quando si parla di punto erba, punto catenella, punto margherita, ecc., so perfettamente di cosa si sta parlando!

In questo blog ho trovato delle immagini esplicative del punto erba:

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Ho ricamato i nomi dei 17 bambini della classe di mia figlia su altrettante calze usando il punto erba, il più semplice.

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Quindi ho passato a macchina i lati aperti della calza e rifinito il bordo superiore all’uncinetto.

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Magari sono cose che non sono propriamente alla portata di tutte, ma se vi va di cimentarvi potreste sempre farvi aiutare da una mamma o una nonna. I miei sono solo spunti creativi. Molte di voi saprebbero fare di gran lunga meglio!

Buon avvento a tutte.

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