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Il mio Avvento è diventato Natale

 

di Ilenia Amati

 

Il mio Avvento quest’anno ha un sapore diverso, forse per la prima volta ne comprendo il vero significato. Avvento.. Attesa.. attesa di un mistero grande.

Il mio “attendere” comincia senza saperlo alla fine di un gennaio freddo. Freddo non solo per via della neve; da due mesi avevo perso un bambino a sole sei settimane di gestazione, eravamo in attesa del ricovero di mia mamma per un intervento.. insomma…una attesa inattesa.

Alla vigilia del mio compleanno, l’11 di febbraio, comincio a non sentirmi bene. Forte nausea e senso di vomito. Questo malessere non mi lascia nemmeno per un minuto. Penso dapprima mi abbia fatto male qualcosa, poi che mi sia beccata un virus gastrointestinale.. d’altronde si sa: lavorando con i bimbi è facile che ciò avvenga. Passano i giorni: il malessere non passa. Non mi sfiora neppure l’idea che qualcuno dentro di me comincia farsi sentire e che voglia farmi gli auguri di compleanno. Dopo due settimane ancora, sotto consiglio del mio medico di famiglia, con diffidenza e distrazione faccio un test. Era sera. Lo lascio sul lavandino e vado a fare delle telefonate di lavoro. Torno e……sul test c’era la magica scritta “incinta 3+”. Urlo a mio marito che ignaro di tutto mi raggiunge di corsa. Lacrime, abbracci, paura.

Quello è stato l’inizio del mio attendere. Del nostro attendere. Aspettavamo un bambino. Si ad aspettarlo non ero solo io ma insieme. Eravamo ubriachi di emozioni miste a incredulità.

La prima visita: ansia. Ansia che solo una madre può comprendere. Cuore a mille. Pressione alta. Tremolio alla voce che era stata sempre ferma, decisa. E lì, in quello schermo, una piccola nocciolina meravigliosa: Tu!

Da quel momento, il dottore, il migliore che potesse capitarmi, e che ti ha fatto venire al mondo, comincia a raccontarmi di te. Mi racconta di quanto c’è in quei “miseri” 3 millimetri, mi dice cosa succede dentro di me, me lo fa vedere. Quei tre millimetri presto diventano centimetri e grammi. Il dottore continua a farmi conoscere come sei, mi fa contare addirittura le dita dei piedini e delle manine. Ancora oggi mi commuove il ricordo di quel momento quando, con soddisfazione, dico essere dieci. Sento il tuo cuore. Suono forte che mi ha accompagnata ad ogni visita, fino a qualche minuto prima della tua nascita. Vedo i tuoi occhietti, il profilo del tuo naso e quella bocca meravigliosa: è proprio identica a quella del tuo papà. La manina in viso. Scopriamo essere un maschietto. Dentro di me lo sapevo già.

La pancia cresce, i tuoi movimenti da ali di farfalla diventano più netti: piccoli calcetti che percepisco solo io. Che meraviglia! I movimenti piano piano diventano palesi a tutti. Ti piace la musica: balli. E ti piace quando ti racconto le cose. Mi fai compagnia durante il giorno e durante la notte. Vieni a lavoro con me e non ti stanchi mai. Sei paziente. Nove mesi volano.

Arriva il momento del parto: la cosa più bella della mia vita. Un momento magico che ricorderò per sempre. Accolgo il dolore del travaglio. Ho dolore ma non sto “male”. Incasso i colpi delle contrazioni con fermezza. Finalmente vederti venire al mondo. Ero lucida e invasa da una sensazione bellissima: eri li. Con un braccino alzato in segno di vittoria. Volevi me. Volevi risentire il mio cuore. L’abbraccio. Un momento in cui il mondo si è fermato. Silenzio. C’eravamo solo io e te. Incrocio lo sguardo del tuo papà: che meraviglia che avevamo fatto!

Alle 19,45 del 16 ottobre la mia vita è cambiata: è nato un bambino.  È nata una mamma, è nato un papà. Ma sono nati anche dei nonni e degli zii. Gli equilibri, da quel preciso momento cambiano, diventano perfetti. Nell’arco di poco sono passata dall’essere solo figlia al diventare mamma, si, perché madre lo si diventa già nel momento in cui si comincia a desiderare un figlio. Il mio Avvento è diventato Natale!

Oggi sono trascorsi 50 giorni circa. I 50 giorni più belli della mia vita. Ho iniziato a conservare le tue prime tutine, quelle che hai messo appena nato e che ti erano larghe. Ho già nostalgia di questo tempo passato troppo in fretta. Spero di non dimenticare mai quegli istanti, quando ti muovevi a scatti o quando osservavi il vuoto; oppure ora, quando mi guardi con la bocca a U come l’angioletto della Thun, quando mi aliti aprendo la bocca. Quando mi sei in braccio a koala e posizioni la tua testa esattamente sotto il mio collo facendomi rendere conto che quello spazio sembra fatto apposta per te. Non voglio dimenticarmi il tuo “profumo di bambino”, le manine che afferrano il mio dito, il tuo affidarti completamente a me. Non voglio dimenticarmi di quando pesavi tre chili e quattrocento grammi e sembrava quasi mi potessi sfuggire dalle mani. Non voglio dimenticare il tuo sguardo il tuo primo giorno di vita. Non voglio dimenticare la difficoltà di metterti il body i primi giorni o la paura di tagliarti le unghiette. Non voglio dimenticare l’amore che vedo intorno.

Ed ora che cominci a regalarmi sorrisi, vorrei custodirli uno per uno, perché sono sicura figlio mio, che i bambini salvano i sentimenti. E tu mi hai salvata. Anzi, hai salvato tutti coloro che ruotano attorno a te. È Natale. Sei stato il mio Avvento e sei il mio Natale. La mia nascita. Saranno giorni speciali. Sei il mio regalo per sempre. E, come dice il tuo papà.. ora siamo infinito.

Con tutto l’amore del mondo, buon Natale, tesoro mio!

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La leggenda delle pettole

 

di Francesca Giannatelli

 

Se dovessi associare la vigilia dell’Immacolata a qualcosa , la assocerei alla preparazione del presepe e all’allestimento dell’albero di Natale e alle pettole.

Sì sì, proprio alle pettole!

Da quando ho memoria , non ricordo una vigilia dell’Immacolata senza le pettole e , anche oggi, anche quest’anno, non mancheranno …

Avendo due nonne bravissime a cucinare , non importava dove si trascorreva la vigilia dell’Immacolata per me, perché tanto le pettole non sarebbero mancate.

Per me le pettole sono “sacre” e il motivo , oltre alla loro bontà, e anche perché mi ricordano giorni felici dell’infanzia.

Durante la preparazione o mentre venivano mangiate, ricordo che mio padre ci raccontava sempre una leggenda.

Si narra che , tanto tantissimo tempo fa, una donna molto povera si recò da una vicina , di passaggio nel villaggio , alla quale chiese un pugnetto di farina e del lievito per fare il pane.

La vicina , generosamente , le offrì quanto le fu chiesto e cosi la povera donna , appena arrivata a casa , unì la farina al lievito ed impastò.

Incredibilmente l’impasto crebbe a dismisura e così la donna oltre a fare del pane e delle focacce , si ritrovò con tanta pasta lievitata in più.

Così decise di utilizzare quell’impasto soffice e candido friggendolo.

Con enorme stupore preparò tante pettole, e più friggeva e più riusciva a prepararne , tanto da riuscire a sfamare altra gente povera del villaggio , dopo essere riuscita a sfamare la sua famiglia e se stessa .

Solo parecchi giorni dopo si seppe che il lievito e la farina utilizzati dalla donna tanto povera erano quelli che le erano stati offerti da quella signora , di passaggio nel villaggio , dal nome Maria Immacolata.

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I RICORDI DEL NATALE DI UN’INFANZIA FELICE

 

di Milena Ciaurro

 

Questo sarà il primo Natale senza mio padre, io primo Natale in cui, dopo tanti anni, mi sentirò più figlia che mamma, il primo Natale in cui al suo posto a tavola ci sarà solo un biglietto con il suo nome … fatalità scritto da lui😍.

Ma non sarà un Natale triste, perché la bambina che è in me ha il cuore colmo di pensieri felici, ricordi stupendi, di meravigliosi Natali trascorsi insieme, arricchito da splendide colonne sonore…. momenti trascorsi con lui, con mia madre, mia sorella e la mia graaaaaaande fantastica famiglia.

È per questo che oggi vorrei invitarvi ad unirvi al mio impegno….impegno nei confronti dei nostri figli …dei nostri cari: impegno a costruire RICORDI FELICI💕.
Perché ogni bambino, compreso quello che è dentro ognuno di noi, possa sempre gioire, in ogni istante, dei Nostri Caldi Natali trascorsi assieme😍.

Buona giornata dell’avvento a tutti ..
La piccola Milena

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La leggenda del melograno

 

Di Laura Giannatelli

 

Il melograno è una pianta conosciuta e coltivata dall’uomo fin dall’antichità ed ha assunto nei  tempi una forte valenza simbolica.

Simbolo di invincibilità, di produttività, di ricchezza e abbondanza per la sua natura composta da circa 600 semi per frutto.

È anche simbolo del legame coniugale, di fertilità e longevità per le sue innumerevoli proprietà benefiche.

La melagrana non è facile da sbucciare, ricavarne i semi è una operazione che richiede pazienza, occorre del tempo per sbucciarla e consumarla.

Durante questo rito di sbucciatura della melagrana, per ricavarne tante “piccole creste di gallo”, mio padre, grande affabulatore era solito raccontare a tutti i commensali la leggenda che narra la nascita della melagrana.

La leggenda racconta che mentre Gesù saliva faticosamente la via del Calvario, portando sulle spalle la pesante croce, dalla sua fronte, trafitta dalla corona di spine, cadevano gocce di sangue.

Un uomo seguiva Gesù ed il triste corteo e raccoglieva i sassolini arrossati dal sangue benedetto e li metteva in un sacchetto.

A sera l’uomo rincasato, prese il sacchetto per mostrare alla famiglia le reliquie del sangue di Gesù, ma nel sacchetto non trovò  i sassolini bensì un frutto dalla buccia spessa nella quale c’erano tanti chicchi, rossi proprio come il sangue di Gesù.

E’ così che nacque il melograno.

Ho deciso di raccontare questa storia in memoria di mio padre che quest’anno non sarà con noi a Natale.

Sicuramente qualcuno a tavola, mentre sbucceremo la melagrana benaugurante, con gli occhi gonfi di lacrime e la voce rotta inizierà a raccontare la leggenda del melograno…

 

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Calendario dell’avvento …. last minute!

Che avete da fare oggi? Na na na….non cercate scuse, andate subito a comprare il COSA OCCORRE e realizzate questo calendario dell’avvento natalizio: il count down inizia domani!

COSA OCCORRE

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  • Un paio di forbici
  • Un pacco di palloncini di piccola/media grandezza (ne occorrono 25)
  • Degli ovetti di cioccolato
  • Un cartoncino verde
  • Nastro adesivo
  • Gomma e matita
  • Un foglio di cartone (ricavato da una scatola più semplicemente)
  • Un pennarello indelebile nero

COME SI REALIZZA
Occorre inserire gli ovetti nei palloncini e poi gonfiarli, io ne ho inseriti due, voi potete fare le vostre scelte e potete anche cambiare genere di dono.

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Cercate di dare una forma di pallina di Natale ai vostri palloncini, cercate soprattutto di fare meglio di me!

Una volta completata questa operazione (ci ho messo un po’ per trovare la tecnica migliore di inserimento degli ovetti, puff paff), si passa a disegnare sul cartoncino verde la sagoma di un abete che va quindi poi ritagliato.

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A questo punto, con il nastro adesivo, ho attaccato l’alberello al foglio di cartone e poi tutti i palloncini su di esso.

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Il lavoro va ultimato scrivendo con il pennarello i numeri dall’1 al 25 uno per ciascun palloncino.

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A partire da domani 1° dicembre i miei bimbi scoppieranno con l’aiuto di uno spillo ciascun palloncino, uno per giorno, fino al 25 dicembre e riceveranno in dono un ovetto di cioccolato che scandirà la loro e la mia attesa di questo giorno così speciale. BUON CALENDARIO DELL’AVVENTO A TUTTI!

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