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Caro Babbo Natale

 

di Liliana Palma

 

Caro Babbo Natale,

chi ti scrive non è più una bambina da molto tempo.

Sono una nonna da poco di uno splendido nipotino di nome Michele. Penso che il Natale sia una festa bellissima, la festa di tutti gli uomini, di qualsiasi ceto e nazionalità. Il Natale dovrebbe essere gioia per tutti, ma non è così ed è per questo che ti scrivo.

Per me non voglio nulla, la vita mi ha dato gioia e dolori, sono ancora qui ,ho tanti amici e un poco di salute e per me va bene così.

Vorrei pregarti di non caricare sulla slitta giocattoli e dolci ma doni più preziosi.

Carica la tua slitta con sacchi pieni di: Amore, Pace, Lavoro, Pazienza, Sopportazione, Sacrificio e poi tanta Serenità.

Spargila a manciate su tutte le persone , spargi Speranza per i ragazzi che non hanno futuro, porta lavoro a chi non lo ha più. Porta Amore a tutti quelli che hanno dimenticato ad amare, porta la Pace a chi non sa cos’è.

Vorrei tornare a vedere la spensieratezza di quando i miei figli scartavamo i doni. Riporta la Speranza in tutti i cuori , ne sono certa, sarà allora un bel Natale.

Grazie per avermi ascoltata, io aspetto, nonna Lilly.

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Family day. Ma che davero?

Oh io lo dico eh. Col rischio di prendermi fischi e iasteme. Ma esiste una cosa più triste e medievale e bigotta del family day? È quasi più triste delle sentinelle in piedi, sicuramente più triste delle catene whatsapp contro il fantomatico insegnamento gender a scuola.

Ci provo, mi sforzo, mi concentro ma proprio non capisco il senso di riunirsi per difendere la famiglia tradizionale. E da chi la dobbiamo difendere scusate? Cioè, qual è il nemico da combattere? Perché rosichiamo se due persone dello stesso sesso che si vogliono bene potranno finalmente unirsi civilmente e adottare un bambino o decidere di rivolgersi ad una terza persona per avere un figlio? Cioè in cosa ledono e urtano la nostra sensibilità cristiana?

Quand’è che davvero diventeremo civili e ci batteremo affinché tutti riescano in questo maledetto paese ad avere uguali diritti a prescindere dal proprio orientamento sessuale? Quand’è che cominceremo a scandalizzarci per le cose serie? Ogni giorno decine di bambini muoiono nei mari del Mediterraneo tentando di raggiungere la libertà e mi pare che nessuno più batta ciglio o posi la forchetta per un secondo sentendo la notizia al telegiornale.

Invece due persone dello stesso sesso che si amano e vogliono giustamente mettere su famiglia NOOOO.  Questo ci fa saltare giù dalla sedia. Questo Dio non può permetterlo. (Mi piace immaginare Dio sconfortato ogni volta che in nome suo vengono fatte e dette le cose più assurde, cose che forse lui non avrebbe mai nemmeno pensato).

La questione è certamente delicata e questo forse non è lo spazio giusto per parlarne ma da mamma, come ho sempre detto, insegnerò alle mie figlie ad amare.  Non un uomo. Ma chi cavolo vogliono. Insegnerò loro che il mondo può essere dannatamente ingiusto quando si parla di “diversità”, qualunque essa sia. E davanti a queste ingiustizie io, loro, tutti, dobbiamo imparare a non tacere e ad alzare la voce perché in tema di diritti civili nessuno deve rimanere indietro, nessuno deve avere meno degli altri, nessuno deve essere discriminato.

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Gli slogan che oggi la piazza del family day sta lanciando mi inquietano e mi preoccupano ma soprattutto li trovo terribilmente ipocriti perché in cuor mio penso che la famiglia non la fanno la mamma e il papà, ma la fa quella cosa spesso dimenticata chiamata amore (che non ha sesso e non età).

A supporto della mia tesi non porterò gli esempi di quelle famiglie “normali e naturali” formate da un padre, una madre, figli, niente amore, tante botte e/o tante altre cose brutte, né enumererò gli scempi commessi ai danni dei tanto citati bambini da molti di quelli che oggi sono in piazza o riempiono di cavolate finto-perbeniste Facebook o Twitter.

Diventiamo umani porca miseria, non nascondiamoci dietro slogan vuoti e fasulli, amiamoci e rispettiamoci se vogliamo veramente che il mondo diventi un posto migliore per noi ma soprattutto per i nostri figli che saranno i primi a pagare il prezzo di tutte le lotte sbagliate che noi, ciecamente, stiamo portando avanti.

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Life is now

La vita è strana. Così, proprio quando l’anima era ormai in pace e i progetti ruotavano tutti intorno al perfetto numero 3, è successo qualcosa.

Ho pianto ascoltando una canzone di Tiziano Ferro. Sono svenuta alla festa della Bruna. Guardandomi nuda allo specchio ho avuto un brivido. Mi è improvvisamente passata la voglia d’estate, di mare, di vacanze e di svago e ho avuto voglia di fresco, di Tricarico, di Natale.

Non avevo nemmeno bisogno di fare il test, me ne ho fatti 4. Da sola, emozionata e incredula, ho guardato e riguardato i risultati.

E si, perché ci sono cose possibili e facili e cose impossibili e difficili, almeno a detta dei medici. La mia seconda gravidanza era una di queste.

Fisicamente sto male come mai in vita mia, ma nel cuore ho la felicità di chi si sente un po’ miracolato e un po’ giustamente premiato per tutte le paranoie dell’ultimo anno.

Qualunque sia il motivo per cui questo bambino mi ha scelto come la sua mamma, mi sento comunque onorata e straordinariamente felice di vivere questa esperienza insieme a lui, al mio fantastico marito e alla mia guida spirituale, la mia life coach e motivatrice personale, babyb.

Il percorso è lungo e il 2016 è lontano. Ma la vita è già adesso.

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It’s beginning to look a lot like Christmas

Sono lì che spingo a fatica il passeggino e penso al mio anno faticosissimo, ai mesi senza stipendio, alle suppliche per avere ciò che mi spetta (ancora), al licenziamento, al matrimonio, a tutti quei kg persi, alla ricerca spasmodica di un senso da dare all’autunno, penso a come si stanno mettendo le cose adesso, alle persone speciali che sempre esistono e che mi regalano stima, penso ai kg che sto riguadagnando alla velocità di un dolce ogni due giorni, penso ai miei studenti extra comunitari che vogliono imparare a dire minigonna e sognano di guadagnare tanti soldi per riscattarsi e cambiare vita e penso che dopotutto perdere quel lavoro a 35 anni suonati è stata la miglior cosa che potesse accadermi… sono lì che spingo questo benedetto passeggino dicevo, nel bel mezzo della tempesta mentale del secolo, quando all’improvviso lo vedo.  Cioè prima lo sento. E capisco tutto. Dalla metà di via delle Beccherie arriva la musica di Jingle Bells e intravedo già da lontano un capannello di bambini davanti ad una grande teca. E dento lui: il Babbo Natale di “Michelastoppa” che balla a ritmo di musica. E mi accorgo in un attimo che tra tutte queste elucubrazioni mentali mi sono persa. Domani è dicembre, tra 25 giorni è Natale, tra 1 mese è finito un altro anno e io che ho fatto a settembre? E a ottobre? E a novembre? Non lo so e non me ne importa più niente perché ormai sento già addosso quella strana sensazione di felicità..

Non so spiegare cosa mi accade quando entro nel Christmas mood senza averlo preventivato, però è qualcosa che ha il sapore di una cioccolata calda davanti ad un camino con le amiche del cuore quando fuori si chiatra, ha l’odore della cannella, fa il rumore della legna che scoppietta nel fuoco e ha il calore della mia coperta arancione da divano.

A dicembre io cambio. E il mio finto cinismo muore nelle migliaia di film natalizi che mi sparo senza contegno ad ogni ora del giorno.  A dicembre io cambio: e  l’amore che ho dentro viene fuori sotto strane forme gigidalessiane, neomelodiche, inspiegabilmente melense. Odio il freddo ma amo guardare le storie d’amore e d’amicizia sotto la neve di new work o di qualche altro posto freddissimo del mondo.  Chi mi conosce lo sa. Non resisto all’ultima notte di Carrie Bradshaw a New York con Big e le sue amiche, né a Mark che va a bussare a casa di Juliet la vigilia di Natale con i suoi cartelloni di frasi d’amore per dirle che lei è perfetta. Non resisto a Bridget Jones che corre in mutande per Londra per rincorrere il suo bel Mark non resisto nemmeno alla mamma in volo per Parigi che all’improvviso urla: “KEVIIIIIN!”

Ogni anno lo dico, ma questo sarò un Natale speciale. Resterò a casa con le persone importanti, guarderemo quei film rigorosamente in inglese e faremo sempre le stesse battute secolari, mangeremo fino a sfondarci gli stomaci e giureremo di non farlo mai più, prenderemo dei maalox, berremo tutto il bevibile, ci scambieremo dei regali al buio super trash con la regola di non superare i 5€ di spesa e io certamente pescherò il più inutile e brutto, ci accasceremo satolli su qualche divano e dormiremo poco. Però saremo felici. felici di esserci semplicemente e di vedere i nostri figli giocare sotto l’albero. E scusate se è poco.

A voi tutti auguro un felicissimo mese di dicembre mangiando pettole e cartellate e baccalà e pasta al forno come se non ci fosse un domani, vi auguro un vicino di sedia che non abbia il cucù proprio quando voi avete l’asso e volete cambiare, vi auguro di non prendervi un virus gastrointestinale la vigilia di Natale (come invece è successo a me l’anno scorso), di realizzare un vostro desiderio nascosto e di realizzarne uno dei vostri figli  dandogli la certezza che Babbo Natale esiste davvero.

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#notriv

 

Quando l’associazione MOM è stata contattata per affrontare insieme il tema dello sblocca Italia e capire come e in che misura potevamo dare il nostro contributo, non abbiamo esitato a lungo a farci coinvolgere in questa “battaglia”.

Quello che ci ha maggiormente preoccupato è stato ovviamente l’articolo 38 di questa (ormai – ahinoi) legge che tocca la nostra Regione e il nostro mare in modo talmente invasivo da non poter restare indifferenti – eppure di indifferenza ce n’è ancora tantissima  in giro…

Quindi ieri abbiamo voluto dare il nostro segnale, seppur piccolo, e far sentire la nostra voce, seppur piccola.

Ho imparato da quando ero una scout a lasciare il mondo migliore di come l’ho trovato. In pratica se arrivo in un posto, quando vado via mi piace che sia più pulito, più bello, più accogliente di quando sono arrivata. La regola è semplice e si applica nelle piccole come nelle grandi situazioni.

Il ragionamento che ho fatto quindi da mamma e da persona che semplicemente si interessa alle cose è: questa nuova legge contribuirà a lasciare a mia figlia e a tutte le nuove generazioni una terra migliore, più fertile, più pulita, più verde e sostenibile di quella che io ho trovato? E un mare più ricco di pesci, più cristallino, meno inquinato? La risposta a tutte le domande è sempre NO. (e chi dice SI è molto probabile che semplicemente non si è informato bene).

La politica non c’entra, il simbolo politico di chi aveva organizzato la manifestazione era per noi totalmente irrilevante perché accanto a noi c’erano tante associazioni libere di esprimere il proprio pensiero e manifestare alla propria maniera. Quello che mi ha molto dato da pensare è stata la gente che a Scanzano ieri riempiva il mercato mentre noi ci radunavamo e ci guardava come se la cosa non la riguardasse. Io mi chiedo come può non interessarti  ciò che accade a 10 metri da te? Come puoi pensare che “tanto a me non mi succederà niente” se in Basilicata è record di crescita di malattie tumorali (soprattutto infantili)? Come puoi fidarti di un politico qualsiasi che ha detto “state tranquilli, è solo allarmismo infondato” senza essere andato a verificare personalmente? Io la risposta come sempre non ce l’ho, ma di domande ne ho tante.

Presto si organizzerà qualche altra manifestazione o evento o non so che nella nostra città. Mi piacerebbe che il nostro gruppo, che conta ormai 1543 membri, partecipasse non dico tutto, ma almeno in parte (la metà pure basterebbe!) per dare una scossa forte a chi pensa che siamo solo delle babbione tutte casa e bimbi-bimby e  che l’unica cosa che ci interessa è che prenda canale 43, senò-come-faccio-a-fare-i-servizi.

meh, buona settimana a tutti!

piccola nota:

L’associazione MOM ha indubbiamente suscitato parecchio interesse e la nostra portavoce ha dovuto rispondere alle domande di parecchi giornalisti. Ad ogni microfono stava lei!

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D’amore e di libri

Qualcuno insegnerà ai nostri figli a leggere e loro leggeranno bene, con intensità espressiva magari. E i più chic utilizzeranno anche una buona dizione.

Ma sta sicuramente a noi renderli dei buoni lettori.

Come fare?

Di certo non basta regalare loro dei libri o, quel che è peggio, in età scolare, costringerli alla lettura. Credo che i nostri figli saranno dei buoni lettori se stringeranno sin dalla primissima infanzia un rapporto con i libri, vedendo noi leggere e familiarizzando con i libri quanto prima.

Fortunatamente, anche grazie al mio lavoro, i miei figli mi hanno sempre visto in compagnia di libri, a volte sovraccarica di libri. Ergo da subito hanno preso confidenza con loro e non solo con i libri per bambini.

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Il Leone, che ha già un’invidiabile biblioteca, è cresciuto giocando anche con i libri. Per lunghissimi periodi, pasteggiava accompagnandosi con ogni sorta di libro: dal libro adatto alla sua età, al libro indebitamente trafugato dal mio comodino o sgraffignato dalla libreria, al fumetto fino al libro di ricette…. Quando pranzava o cenava a casa dei miei, amava sfogliare –lo ricordo benissimo- un particolare numero de La Cucina Italiana, naturalmente attratto dalle fotografie delle pietanze e dai loro accattivanti colori. Ha sempre amato sfogliare libri e giornali e se mi chiede in regalo un libro, non riesco proprio a dirgli di no.

Pur essendo gelosa di particolari libri, anche in quanto oggetti, ho lasciato che i miei figli li maneggiassero proprio in quanto oggetti, come dei giocattoli. E infatti molto spesso i libri o i giornaletti fanno parte della scenografia dei giochi del Leone: libri che diventano case, capanne, scenari, nascondigli, mari…

Anche il Comandante sta creando il suo personale rapporto con la carta stampata: da “divoratore” – nel senso letterale del termine – di libri, adesso sta diventando un vero e proprio estimatore e dai gusti abbastanza raffinati…quando svuota il ripiano più basso della libreria che si trova in corridoio, mastica la Yoshimoto, allontana Bettelheim e dimostra di apprezzare le saporite pagine di Niccolò De Ruggieri e di Tacito.

Indirizzare i nostri figli alla lettura credo sia per loro un dono d’amore, un’opportunità. Perché leggere è una questione di umiltà: leggere è fidarsi di chi scrive –pur criticandolo, eventualmente -, leggere è affidarsi alla storia, all’esperienza, al vissuto di qualcuno che non conosceremo mai, ma di cui apprezzeremo le scelte o la fantasia. Leggere è saper tacere con rispetto. E’ saper ascoltare. Cosa rara e preziosa ai giorni nostri.

Ogni libro letto è il piolo di una scala che ci porterà in alto ma non in eterei e asettici salotti di dotti dove si parla l’intellettualese o dove la citazione dotta fa figo. Ogni libro porterà a un livello più alto della conoscenza e della consapevolezza di sé e dell’altro, del passato del mondo, del suo presente e del suo futuro.

Naturalmente non ci sogneremmo mai di leggere ai nostri piccoli libri “da grandi”. Ma perché non incuriosirli? Allora potremmo parlar loro di Cosimo di Rondò, il barone che visse sugli alberi, di un uomo bruttissimo e intelligentissimo vissuto in Grecia che, malgrado la sua insopportabile moglie, riusciva a trovare il tempo e la serenità di pensare alla libertà, alla conoscenza, al modo migliore di vivere con gli altri…o ancora potremmo raccontar loro del Signor Poirot, basso e tarchiatello, con il suo cappello nero calzato sempre sul capo che riusciva sempre a scoprire le macchinazioni dei cattivi…

E cerchiamo di non prendercela troppo se, nei loro giochi, i nostri pargoli ci rovinano un bel testo, perché un buon libro è un libro vissuto, con qualche pagina sgualcita o strappata, con note scritte con la penna verde e sottolineature, con macchie di birra o di cioccolata, di tisana o di lacrime.

E magari i nostri figli impareranno anche questo: potrà succedere che alcuni dei loro libri preferiti non saranno più riposti sulla loro libreria…li presteranno a un vecchio amore o a un caro amico senza mai più riaverli…ma poco male…

I libri migliori, quelli li portiamo dentro al cuore.

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Veglie

Qualcuno un giorno ha detto che “amore è restare tutta la notte svegli con un bimbo ammalato o con un adulto molto in salute”. Oggi commenterei la prima, ricordando gli ultimi episodi di influenza dei miei pargoli.

Quando il Leone ha la febbre, accorgersene è facilissimo non solo dall’occhione languido ma anche perché parla con insolita velocità…ed ecco che dopo una lunga assenza, puntuale come una visita non gradita, la febbre si presenta in un torrido venerdì d’estate.

Una febbre intensa, alta, con il suo carico di sudore e pallore sul viso paffuto del Leone, ridotto a micino gnaulante ma comunque logorroico…comincia così la lotta per le medicine e lui preferisce addirittura la supposta allo sciroppo…

Antipiretico somministrato ma la temperatura non accenna a scendere…chiedo consigli alla nonna, ad altre mamme, mi inoltro nel mare magnum di internet… altro antipiretico, le ore passano, è ormai notte fonda e la temperatura non scende…chiamo in Pediatria. La voce giovane e decisa della pediatra di turno mi illumina sull’errore da pivellina…e sì, il Leone è cresciuto, ormai viaggia verso i 25 Kg…ci vuole l’antipiretico per bimbi grandi, ormai…

E fu così, che in una torrida notte d’estate, il papi s’incamminò verso la parte opposta della città per comperare l’antipiretico per bimbi grandi, mentre nel frattempo, per far scendere la temperatura, la mamma si dà alle spugnature: fazzoletti bagnati sulla fronte, polsi, ginocchia e caviglie: “Vedi…sono qui con te…” “Sì ma sei cattiva perché mi fai fastidio con questi stracci freddi”…

Verso le quattro del mattino il pupo dorme. Ci prova anche la mamma..pur essendo sicura che…ecco la culletta che dondola… e il piccolo Comandante è pronto per la sua dose di coccole e per la sua poppata dell’alba…

Il Comandante invece ha avuto la sua prima febbre a tre mesi, a gennaio…è passato indenne alla bufera natalizia, quando la casa dei nonni brulicava di bambini e di adulti raffreddati e febbricitanti e accanto al televisore facevano bella mostra sciroppi, antibiotici, cortisonici, antipiretici mentre a intervalli regolari, si udiva costante il ronzio dell’apparecchio per l’aerosol… Ma una notte –naturalmente!- di metà gennaio, mi accorsi che il Comandante era particolarmente giù di tono…e caldo… Abbiamo passato tutta la notte sul divano..mamma seduta, piedi sul tavolino, bebè accoccolato al seno, cercando calore e conforto tra le mie braccia. Ricordo di non aver dormito un attimo ma in compenso ho guardato una bellissima commedia francese, qualche televendita, ho scoperto che i cartoni animati non vanno mai a nanna ma soprattutto ho dato al mio piccolo tutti gli abbracci e i bacetti di cui aveva bisogno.

Amore è restare tutta la notte svegli con un bimbo ammalato o con un adulto molto in salute…della seconda ne parleremo un’altra volta…

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