Archivio tag: allattamento

Happy mother’s day!

Da due mesi sono diventata mamma. Non per la seconda volta. Ma di nuovo. Come se fosse la prima volta.

La magia di me stessa che dà alla luce una vita nuova si è ripetuta rendendomi felice come l’altra volta, più dell’altra volta.

Ho messo al mondo una bambina così docile e bella che mi chiedo ogni giorno se siamo stati bravi abbastanza per meritarcela. Non un urlo, non una notte in bianco, non un rigurgito fuori posto, non uno schiamazzo che faccia brontolare i vicini. Lei sta al posto suo. Anzi, se capisce che non è aria fa di più: si mette a dormire finché è necessario.

La sensazione di questa bambina perfetta nelle mie mani imperfette è destabilizzante e inebriante insieme. Mi guarda fisso negli occhi, mi stringe forte con quelle dita minuscole e mi accarezza piano. Ed io, quando incontro i suoi occhi, so chi sono. Lei mi rende ogni istante all’altezza del ruolo che ha scelto per me, mi da le risposte, mi restituisce la forza che perdo nelle giornate forsennate passate a non fare nulla se non occuparmi di lei (ma soprattutto dell’altra).

In questo idillio infatti c’è la primogenita, la sorella maggiore, la mia life coach. Stanotte, tanto per non cambiare mai le insane abitudini, alle 2:09 mi ha urlato dall’altra stanza: “mammaaaaa, vieniiiii”. E io, nel mio primo sonno, quello pesante assai, stavo sognando cose bellissime e posti esotici. Il crudo ritorno alla realtà mi ha fatto iastimare tantissimo. Sono andata di là “Bianca, che c’è??”. “Mamma, voglio stare un po’ vicino a te, sentire il tuo odore”. SBAM. Pugno sul cuore. Come faccio ad essere arrabbiata? Come faccio a trascurarla certe volte? Come faccio ad essere la mamma che ero quando non ero una e trina? E lei mi vorrà sempre bene  così? O ad un certo punto risentirà del fatto che amo anche un’altra?

Mi sono stesa nel suo letto e lei mi ha abbracciato, mi ha  toccato gli occhi e mi ha detto :  “grazie che sei venuta, lo so che Giulia vuole la tetta, ma tanto lei è brava, ora dorme”.

E ho realizzato che l’essenza del mio essere madre è esattamente questa. I passi che faccio nottetempo tra una figlia e l’altra, tra un richiamo e un altro, tra un amore e un altro stando attenta a non disturbare il papà che, quando la mattina si sveglia, mi dice “Beh, è andata bene stanotte, nessuna delle due si  è svegliata”! (si, vabbè, ciaone!)

Auguri a tutte, super mamme!

1,066 Visite totali, 6 visite odierne

“Breast is Best…”

I primi mesi di maternitá possono essere molto faticosi per una donna. La questione dell’allattamento al seno come modo ideale (ed esclusivo) per nutrire il neonato puó diventare molto stressante: la pressione messa addosso ad una mamma da chi le consiglia di “fare la cosa giusta”, infatti, può diventare davvero difficile da sopportare.

Io, personalmente, ho amato moltissimo allattare mio figlio. Sapevo che gli stavo dando tutto il necessario per vivere e questo mi riempiva di orgoglio. Tuttavia, detestavo farlo in pubblico! Per quanto cercassi di essere discreta, mi sentivo sempre osservata. E cosí finivo per ritrovarmi puntualmente ad allattare in macchina o, al massimo, nelle stanzette riservate alle mamme nei negozi per bambini. Lo so….vi starete chiedendo il perchè, ma purtroppo esiste ancora gente che non vede di buon occhio un momento cosí tenero e speciale come quello di un neonato che si nutre dalla mamma.

Vi racconto un paio di esempi davvero squallidi: recentemente, una mamma è stata fotografata a sua insaputa (da un completo idiota!) mentre allattava lungo una strada del Regno Unito. Il suddetto idiota, non contento, ha pensato bene di condividere la foto sui social media e di scrivere terribili insulti contro la mamma. Per fortuna, in molti si sono schierati dalla parte della signora, che nel frattempo era stata paragonata dal sedicente fotografo, indignato perchè certe cose 《vanno fatte in casa e da nessun’altra parte》, ad una barbona. Non vi dico la rabbia che ho provato nel sentire questa storia! Altro episodio, vissuto direttamente da mia sorella: sulla metro di Londra, un neonato piangeva disperatamente. L’ora della pappa era arrivata e lui sembrava proprio non voler aspettare. La madre iniziò ad allattare ed un uomo, seduto accanto a lei, si alzó e andó in cerca di un altro posto dicendo che quello che stava facendo era disgustoso. Si! Proprio così! Ora capite perchè mi sentivo tanto a disagio ad allattare in pubblico? Anche se, devo ammetterlo, quando mi capitava di farlo a Matera ero non solo a mio agio, ma anche felice.

Certo, sappiamo tutti che “Breast is Best” (il seno é la cosa migliore), e forse è proprio per questo motivo che in molti giudicano negativamente il passaggio al latte artificiale, soprattutto prima dei sei mesi. Che il bimbo abbia preso uno, due o tre biberon al giorno da integrare al latte materno, o che sia passato interamente al latte artificiale, ecco che arriva l’importante traguardo dei sei mesi: comincia lo svezzamento e il bambino riceve i principali elementi nutritivi da cibi solidi, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanitá.

Quando mio figlio ha compiuto 3 mesi, ho scelto di introdurre il latte artificiale una volta al giorno. Ho deciso di usarlo come ultimo pasto della giornata, per farlo dormire meglio. Devo dire che il metodo è stato assolutamente efficace, sia per me che per mio figlio Marco: ha imparato ad associare il riposo notturno al biberon, ed il suo sonno (e il mio!) è diventato molto piú regolare.

L’allattamento al seno è fondamentale. Ha tanti vantaggi evidenti, sia per la mamma che per il bambino. E dopo tutte le raccomandazioni fatte da parenti, amici e conoscenti, non meravigliatevi se vi dico che quando ho dato a Marco il suo primo biberon sono stata assalita da un terribile senso di colpa. Mi sono sentita una pessima madre, come se stessi avvelenando mio figlio. Ma adesso me ne rendo conto: che cosa ridicola!!! Ognuno ha diritto alla propria opinione, è vero, ma se una donna decide di introdurre molto presto il latte artificiale o, addirittura, di non allattare affatto…chi siamo noi per giudicare?

IMG_20141127_221513_resized

922 Visite totali, 1 visite odierne

Lullaby

336106__anne-geddes-children_p
Le dinamiche familiari,
immobili come un ossimoro.

La particella impazzita,
cosa ne sarà della sua strada.

Si annega, si asciuga.
E i segni sulla pelle, quelli del tempo
o della vita.

E se le cose fossero semplicemente
così: molli come questa carne.
Come le cosce nello specchio,
come le forme della donnamamma,
nella sostanza ancora infante.

E se riuscissi a contenermi,
a tenermi con me, almeno.
E se finissi domani,
bruciata dal cerchio di fuoco
per un salto estremo, mal calcolato?

Piccole mani spettinano i pensieri,
e tirano i capelli come campane,
per riportarmi a me, a lei,
a noi.

 

[un libero flusso di coscienza da mamma a figlia durante la poppata serale 🙂 Era il 15 aprile 2013. Buone vacanze MOMS!! ]

p.s. I credits dell’immagine sono di Anne Geddes Official

 

1,305 Visite totali, 2 visite odierne

Allattamento? E se fosse un accanimento?

di Tiziana Paradiso

Foto di okylel

E’ il 4 luglio 2013, dopo 23 ore di travaglio, alle 00:40, nasce Giulio, il nostro tesoro!
È stato un parto difficile, stimolato con ossitocina e, sia io che il piccolo, abbiamo sofferto.
Per fortuna stiamo bene entrambi e dopo i controlli di rito ci ritroviamo faccia a faccia nella stanza dell’ospedale che ricorderò per tutta la vita, con quel colore lilla che la caratterizza…

Non l’ho ancora preso in braccio e già ricevo le prime direttive in qualità di “mamma mucca”: ”Signora lo attacchi subito!” “Ma come subito, sono distrutta! Si ma se lo attacco ora, sai quanto latte poi…!” Penso tra me e me.

Per tutta la notte, ogni mezz’ora, ora al massimo, mia madre mi sveglia ed io lo attacco a un lato e all’altro, l’unico momento in cui proprio non riesco a farlo è l’ora delle visite dei parenti.

Con questo ritmo sono passati i due giorni in ospedale. Arrivo a casa e… BOOOOM!!! Montata lattea!!! Peccato che a poco serva, Giulio non ciuccia a dovere, al seno trova la pace sua e si addormenta, ed io non riesco a svegliarlo in alcun modo. Infatti dopo 10 giorni non ha recuperato il calo fisiologico.

Di qui parte il valzer delle mille campane, titolate e non. Per me un solo dilemma: aggiunta si o no? Ma perchè devo far soffrire il piccolo? Piange tutta la notte e si calma solo al seno. Io non riesco a dormire di notte e sto come una disperata! Allora gli do l’aggiunta, l’ha detto pure la pediatra, eppure mi sento in colpa, ma mi massacro regolarmente con il tiralatte per non far andare via il mio latte, oltre a continuare ad attaccare Giulio che continua puntualmente ad addormentarsi alla tetta.

Solo al terzo mese Giulio si attacca bene e rinuncia completamente al biberon. È stata dura ma ce l’ho fatta, contro tutte quelle gufette, che mi dicevano che con l’aggiunta lui non si sarebbe attaccato, ho vinto io, determinata come sempre. Ma questa volta la mia determinazione, la mia imposizione di allattare a tutti i costi, causata dai lavaggi di cervello che ci fanno, non credo abbiano fatto bene a Giulio. Si perchè io non ho mai capito quanto latte lui beva da me, sono convinta di quello che ho imparato:” il vostro latte è sempre sufficiente”.

Ma allora perchè Giulio al quinto mese riprende a piangere la notte? Saranno coliche? Allora milicon… non si risolve. E poi perchè non fa più la cacca? Lui la faceva 4/5 volte al giorno, ora ogni tre giorni sotto tortura cottonfioc! Mia madre dice che potrebbe essere fame, ma io non ci credo e del resto non riesco a dargli il biberon, da me vuole solo il seno.

Arriva il 15 febbraio 2014 ed io sono arrivata ad odiare l’allattamento e tutte le sue promoter, la notte lui piange se non è sotto l’ascella, alla portata di tetta self service. Devo prendere la decisione dello stettamento o mi esaurisco definitivamente! “Che ve lo dico a fare!!”
Magicamente mia madre riesce a dargli il biberon e Giulio riprende a dormire di notte, se pur con due poppate fisse, a fare la cacca ed io a VIVERE!!!

Durante il corso pre-parto la notte sognavo di allattare il pupo, ora mi sento adirata, perchè quando ci hanno raccontano la maternità, non ci hanno mai detto che poteva essere tanto difficile, non ti dicono mai quanti sacrifici farai e non è nemmeno pensabile che possa accadere che il tuo latte sia poco, o poco ciucciato. Non ti dicono mai che l’allattamento potrebbe sfinirti psico-fisicamente e che alla fine ti ritroverai un seno invecchiato.
Non mi ritengo una mamma cattiva, io ho tenuto duro e ho fatto tanti sacrifici per allattarlo, ma, nel mio caso non bastava, Giulio ormai non aveva abbastanza liquidi, tra l’altro non ha mai accettato l’acqua, la cacca era un’impresa, durissima, persino una ragade! Un prossimo figlio, lo allatterei si, ma non mi accanirò se si ripresenteranno le stesse condizioni.

1,403 Visite totali, 3 visite odierne

dai-l-aggiunta!

Da un mio personale studio statistico è emerso che la maggior parte delle depressioni post partum da primo figlio derivano dall’allattamento.
Non mi crocifiggete per piacere. Proverò a raccontarvi la mia.
Prima di partorire tutti a dirci che allattare è la cosa più naturale del mondo. L’importante è insegnare al proprio figlio l’attacco e poi il resto viene da sé. Vabbù.
Allattare è bellissimo. È un’esperienza unica di connessione madre –figlio che nessun biberon potrà mai sostituire. Vabbù.
Allattate più che potete, a richiesta e fino a quando entrambi (madre e figlio) lo vorrete e lo riterrete opportuno per voi. Vabbù.
Forte di questi insegnamenti e dopo aver letto anche un libro illuminante (“Bebè a costo zero” di G.Crozza) ero pronta e certa che avrei allattato. Ad ogni costo.
Due anni e 1 giorno fa, mia figlia è venuta al mondo. Splendida ma prematura: meravigliosamente piccola. Questa sua piccolezza ovviamente ha subito inciso sull’unico obiettivo che mi ero posta: allattare a tutti i costi. Non era pronta alla suzione. Non apriva la bocca, non era forte abbastanza da restare al seno più di 2 secondi. E qui è iniziato il loop delle paranoie. Tetta all’aria forever, mani di tutti addosso “fai così, mettila così, prendi il capezzolo così, tira di qua, tira di là, dammi sta tetta che ti faccio vedere io”.
E poi la voce del diavoletto incarnata sempre in persone diverse “dai l’aggiunta, dai l’aggiunta, dai l’aggiunta”. Ero mamma da 24 ore e non ne potevo già più. Ma chi erano tutte quelle persone? Che volevano da me? Perché mi toccavano? Perché mi facevano sentire così incapace? Guardavo quello scricciolo e speravo tanto che lei imparasse prima che io mi arrendessi.
Il giorno dopo, stanca morta ma ancora decisa, ho stabilito che nessuno apparte mia zia puericultrice mi avrebbe più toccato e dato consigli. Ciò nonostante ogni tanto, random, si affacciava qualcuno nella stanza e lanciava la sua frase preferita “dai l’aggiunta, dai l’aggiunta, dai l’aggiunta”.
Intorno a me vedevo la gente cedere comunque senza il minimo scrupolo. Donne che al secondo giorno davano biberon di latte, ciuccio, acqua e tutto il resto appresso. E io che ancora non ero riuscita a nutrire mia figlia con niente. E le visite e la tetta all’aria e “dai l’aggiunta” e “perché non ti arrendi?”
E perché non ve ne andate affanc….!!!???
È stata dura, lo confesso. Perché nonostante la mia determinazione e la sua voglia di crescere l’allattamento per un mese almeno è stato infernale. Dolori atroci, ragadi, ingorgo e tanti tanti pianti (miei). Ma alla prima visita del mese dalla pediatra ho portato una bambina diversa: piena, cicciotta, con un chilo e mezzo in più solo di latte di mamma. I suoi complimenti, quelli di mia zia e quelli di chi credeva che avrei dato l’aggiunta, alla fine mi sono serviti a capire che avevo fatto bene a non cedere!
La morale di questa favola è: non giudico chi non allatta, anzi capisco benissimo. Però quello che ci dicono prima di partorire (allattare è bellissimo e tutto il resto appresso) è vero. Non esiste un modo più intenso e carnale (dopo il parto) di esprimere la propria maternità. È stata dura, ma lo rifarei altre 10000 volte.

IMG_0469

2,687 Visite totali, 1 visite odierne

Baby Teeth & Breast Milk Jewelery : i ricordi delle mamme diventano gioielli!

Se dovessimo attribuire un valore ai ricordi che l’essere genitori ci permette di collezionare, quanto varrebbero? Il prezzo è difficile da stimare e in molti casi la risposta ci lascerà interdetti. Niente paura: dall’America arrivano due tendenze che promettono di fare dei nostri ricordi dei veri  e propri gioielli. E non parlo di polverose bomboniere nè di portafoto analogici o digitali.

Il trend più in ascesa (in America, da noi naturalmente non sono ancora arrivati nemmeno gli articoli di giornale, anche se Repubblica ha inaspettatamente anticipato qualcosa qui) ci parla di gioielli che al posto delle pietre preziose ruotano intorno alla lavorazione del nostro latte. Sì…proprio quello che produciamo durante l’allattamento! Basta raccoglierne un po’ in un contenitore, sigillare per bene ed inviare all’artigiano di turno o chi per lui: grazie ad un processo particolare che sfrutta resina e altri materiali, il nostro prezioso liquido si plastificherà assumendo la forma che più desideriamo.

1476535_465005160276775_1191325178_n

La cosa può far piacere o far innorridire, ma sta di fatto che è un’autentica novità ed ha attecchito in fretta, se in Inghilterra per 65 dollari è già possibile richiedere un gioiello/ricordo che al suo interno contiene del vero latte materno. Ho guardato un paio di siti chiedendomi di tutto, specialmente cosa ne pensano le Moms di una delle più grandi community d’America e tra tutte le curiosità del caso vi anticipo che pare che no, il nostro latte non diventa rancido quindi il gioiello rimane intatto nel tempo. Una sorta di Graal da passare di generazione in generazione, che finalmente ricordi – soprattutto ai NON allattanti ehm ehm – che dietro la nostra misura in più di reggiseno ci sono anche occhiaie, momenti difficili ma incredibilmente preziosi, e per molti versi inenarrabili? Eccone alcuni esempi, mi sembra incredibile che la parte “customizzata” che vedete siano le nostre gocce di latte, ma a quanto pare hanno inventato anche questo!

milk jewels

Sulla falsariga dei Breast Milk Jewels – ma sicuramente più utile a detta di chi scrive- l’ancora più recente “contagio” del baby teeth jewelery. La moda nasce dalla frontiera del fai-da-te di Etsy, dove la proprietaria dell’attività Rock My World afferma di aver realizzato su commissione di una Mom americana la realizzazione di alcuni gioielli in cui al posto di pietre preziose c’erano dei veri e propri dentini da latte!! Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro, Jackie Kaufman di San Pietroburgo ha ricevuto in un solo giorno 100 ordini per gioielli simili, e così il meme è diventato presto chiacchierato, tanto da far parlare di nuovo trend per le mamme d’America.

baby tooth jewels

In effetti il dentino è una cosa di cui spesso non si sa cosa farsene ed anche se io non ci ho ancora pensato (il primo dentino di Argentina dovrebbe cadere almeno dopo che le sono spuntati tutti gli altri, per cui ce ne vuole), sicuramente non comprerei uno di quei “sarcofagi” d’argento che ho visto regalare in un paio di battesimi (questione di gusto personale, naturalmente!) Alla fine, invece che avvolgerlo in fazzoletti di seta o buttarlo nel dimenticatoio (o semplicemente nella spazzatura a cambio di 20.000 lire, come è rimasto nei miei ricordi) perché non trasformare questo ricordo che segna un’epoca in un vero gioiello e regalare un “dodo” tutto personale (più che personale!) alla mia principessa? Credo di poterci pensare almeno altri 4 anni, fino ad allora magari i dentini da latte verranno digitalizzati e basterà una radiografia sull’iphone a ricordarci com’era.

Se pensate che la moda si fermi qui, vi anticipo solo che c’è anche chi crea anelli esclusivi con la prima e più importante ciocca del proprio piccolo, come Whispadornment, e che la stessa moda dei gioielli a base di denti  non risparmia neanche quelli..del proprio cane (l’esempio è nella foto) !!il_570xN.342713264

A me questo nuovo artigianato ricorda tantissimo – farà ridere lo so-  il museo Ridola o giù di lì: in pratica mi sembra proprio che, se da un lato la tecnologia avanza, dall’altro si stia ritornando a una nuova visione tribale del rapporto con i propri cari, al punto da indossarne una parte per portarla sempre con sé. Voi cosa ne dite care Moms? Indossereste dei gioielli realizzati con i dentini dei vostri bimbi?

4,335 Visite totali, nessuna visita odierna

Diventare mamma in 5 App

Vi dirò che lo shock del primo figlio è stato doppio: non solo la notizia mi è arrivata a una settimana dall’apertura ufficiale della mia società, ma non avevo nessuna idea di cosa fare né un vero medico (tutto quello che so della mia dottoressa è che si chiama Marcella e riceve il martedì). Mi sono quindi rivolta al consultorio milanese numero vattelappesca, dove mi hanno accolto con un utero di vetro: strumento con cui l’ostetrica cercava di spiegarmi cosa/come/perchè fosse successo, e il metodo migliore pareva essere quello di “ravanare” con una bic all’interno della struttura parlando di “impianti” ed “embrioni”. L’emozione è durata un paio di settimane, il tempo di iniziare ad asfaltare ogni angolo di Milano con i miei succhi gastrici, diciamo così. Allora è subentrata la paura “morirò soffocata dalle mie nausee? moriremo entrambe? se facciamo l’amore abortirò? se bevo caffè mi diventa schizofrenico (chiaramente il primo figlio è sempre maschio)? Come faccio a lavorare se ho terribilmente sonno?”. Non conoscendo il gruppo delle MOMS all’epoca – che ne sanno una più del diavolo – il mio istinto mi ha suggerito di consultare il re dell’autodiagnosi, Google!

Il primo articolo l’ho letto da neofita subito dopo il test, recitava qualcosa come morti uterine associate al fumo di sigaretta: il tempo di spegnere la Camel con un brivido e passare dalle 15 sigarette giornaliere consumate nella polverosa Ruta 40 alle meno zero, con la decisione di non leggere mai più nulla che potesse influenzarmi negativamente sulla cosa. E’ a quel punto che il mio fidanzato mi ha proposto di scaricare alcune app: più pratiche più di un post-it, mi avrebbero evitato di curiosare nei forum sbagliati dove l’80% dei commenti era superansiogeno (una mi aveva addirittura detto che se portavo i tacchi facilitavo l’aborto!!!).

Ecco quindi 5 utili applicazioni che possono aiutare una futura mamma dalla prima settimana fino almeno allo svezzamento!

1. WOMAN PREGNANCY CALENDAR Sono sfuggita all’incubo “rotellina” grazie a un calendario aggiornabile in diversi modi (nella versione pro ci sono anche gli appuntamenti dal medico, i movimenti del bambino etc), che segue il passo passo delle settimane di gravidanza. Io dentro ci segnavo sempre il peso, i centimetri della vita, guardavo la crescita fetale e mi rendevo conto dei giorni che mancavano al parto. E’ possibile segnare anche stati d’animo e note per ogni giorno, come appetito, nausea, voglie etc, tutte info utili che è bene commentare all’ostetrica del caso durante le visite di controllo.

1. Pregnancy Calendar

2. NOMI PER BAMBINI Il caro fidanzato, per sviarmi dalla follia dei probabili Cassandra, Cloe, Zoe, etc ha scaricato un’app di nomi, che sfogliava nel tragitto in ufficio. Nomi per bambini è gratuita ed è molto semplice, permette di cercare nomi nella lingua selezionata tra tutte quelle esistenti (c’è persino Azerbaijan!!) e compararli per lunghezza o per altre caratteristiche. Tra tutti era saltato fuori “Nina” che abbiamo adorato, ma che poi si è naturalmente evoluto in Argentina – non presente in nessun’app! 😀 . Un nome che fino ad ora mi ha dato grandi soddisfazioni (vedremo come va alle elementari!).

2 Nomi Bambini

3. CONTRACTION TIMER Le contrazioni, una gestione non facile. Per evitare di contare dentro di me pensando che quei secondi non sarebbero passati più, ho preferito cantarmi in testa dei ritornelli di canzoni che durassero esattamente quei 20-60 di difficoltà. La misurazione l’ho invece affidata a Contraction Timer, app grazie alla quale ho sfruttato il papà per massaggiarmi i reni più che per guardare l’orologio o per fare il coach americano “10—9—8—-”! Bastava cliccare all’avvio della contrazione e alla fine, per capire la durata e lo storico e in ultimo per comprendere quando è il momento di andare in ospedale!  (come vedete dallo screenshot se la vostra faccia non bastasse a convincere l’uomo a “prendere la valigia”…mostrategli lo storico e schizzerete in ospedale! )

3. Contraction Timer

4. EASY BABY BREAST FEED Non convinta che il mio seno producesse latte a sufficienza, ignorando per scelta la doppia pesata e allattando su richiesta (cosa che poi è diventata su proposta, della serie Pianto=tetta) ho passato le prime due settimane post partum in totale panico da neofita, recuperando alla meglio con riviste, telefonate ad altre mamme e due appuntamenti a La Leche League. Per tenere sotto controllo il tutto ho scoperto Breastfeed della Easy Baby, una vera e propria agenda per la mamma che allatta: attivavo con un clic l’avvio della poppata, indicando il seno che avevo dato per evitare di ridarle lo stesso ogni volta (e chi si ricordava se era la destra o la sinistra?) e così mi facevo due conti sulla durata e sull’assunzione. Nella stessa app c’è anche un piccolo diario del bebé, dove si può segnare pipì, pupù ed eventuali medicine (tra Dietrevit Forte, Vitamina K etc e le ore di sonno perse non ce l’avrei fatta), il peso e l’altezza per vederne la proiezione in relazione a quanto si è allattato e persino una sezione svezzamento per tenere traccia degli ingredienti che man mano il bimbo sperimenta. Davvero ottima!

4. Breast Feed

5. LIFESUM  Per tornare in forma dopo il parto ci ho messo esattamente 10 mesi!! Quindi – almeno per quel che mi riguarda- non credete a chi vi dice che dopo tornate subito in forma! Anzi, io in allattamento sono ulteriormente ingrassata… A un certo punto ho scaricato quest’app per controllare quante calorie stessi assumendo – sbracavo che era un piacere! – Lifesum è un’app facile da usare e fantastica: si setta l’obiettivo da raggiungere (es -10 kg) e il tempo (es. 60 gg) e poi lui calcola automaticamente le calorie che devi assumere giornalmente. Per tenerne traccia, basta fotografare il codice a barre del prodotto che state per mangiare (sì lo scannerizza tipo supermercato) e i grammi e lui vi dirà quanto state ingerendo, splittato anche per proteine, carboidrati e grassi (anche le ricette home-made: voi inserite la ricetta e lui calcola  le calorie della porzione!).  Se pensate che è sempre bene non sapere quante calorie si assumono vi dico che non è vero: a volte io avevo ancora calorie disponibili rispetto all’obiettivo di dimagrimento che mi ero posta, per cui via al biscottino after-dinner! Per completare il tutto ho fatto un mese di Wii e ho buttato giù l’ultima ciccetta. 8 chili in meno in quaranta giorni. Assolutamente da provare!

5 Lifesum

Nel tempo ho poi scaricato Diventare Genitori, un’app che misura quante ne sanno lui e lei rispetto a 20 tematiche (gravidanza, parto, capricci, nanna, pappa e altri) e che permette di consultare uno psicologo su questioni più approfondite per ottenere consigli e spunti, e poi per i menù di Argentina guardo spesso Mellin App 1000 giorni, che genera in funzione dellle specifiche del bimbo un programma personalizzato di svezzamento con ricette giornaliere (ovviamente non compro più omogeneizzati ma almeno riesco a regolarmi per quando darle la carne, il pesce, le uova e anche variare i menu).  E voi? Quali altre app conoscete per la gravidanza? Le avete usate o le usereste? Aggiorniamoci!

 

(Nota fuori post:  per onorare questo articolo.. due settimane fa, il mio caro Iphone è stato buttato irrimediabilmente nel wc!!)

2,561 Visite totali, 1 visite odierne