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Che cos’è un bambino

Ci sono libri per bambini che in realtà sono libri per noi adulti… libri che emozionano, che mentre li leggi a tua figlia senti che invece stanno parlando proprio a te…

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Questo mi è successo leggendo un libro capolavoro che è “Che cos’è un bambino” di Beatrice Alemagna Ed. Topipittori.

Il libro cerca di rispondere alla domanda “Che cos’è un bambino” con alcuni ritratti bellissimi e semplici, a un primo impatto un po’ ostici, ma con alcune grandissime verità che spiegano cos’è un bambino, il bambino che è al tuo fianco, ma soprattutto che adulto sei tu. Con leggerezza e poesia leggerete cosa significa essere bambini e sentirsi bambini, di come i bambini si relazionano ai grandi e al mondo che li circonda.

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“Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole.”

Questo è l’incipit del libro… c’è il desiderio di diventare grandi, ci sono i bambini che vogliono restare piccoli, ci sono bambini alti, bassi, con gli occhiali, sulla sedie a rotelle, buoni, dolci; ma anche cattivi, capricciosi e viziati.

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Restano fermi ad ammirare le cose piccole e piccolissime ma sono circondati da un mondo grande, infinitamente grande.

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Hanno grandi idee e li piace …. Ma hanno sempre bisogno di qualcuno con gli “occhi gentili” che li curi, li consoli e li faccia addormentare. Quel bambino diventerà adulto e magari si arrabbierà per cose futili che ora non può capire, sarà cresciuto o forse no se ancora si emoziona davanti a un fiocco di neve?

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Un grande libro, di quelli che ti restano dentro, con illustrazioni molto affascinanti.

Spero vogliate cogliere il mio consiglio per una lettura per i vostri figli e, soprattutto, per voi.

Alla prossima

Marinella Monte

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9 settimane e 1/2

Seconda maternità, seconda volta in cui ho provato le stesse paure, le stesse ansie…quasi angosce, per la verità: chi mi ha già ‘letta’ sa che avevo descritto la mia seconda gravidanza in termini tragicomico-apocalittici.

Paura. Panico.

Due figli piccoli da gestire insieme: mi sembrava un salto nel vuoto o una corsa in auto a fari spenti.

Poi ho partorito. E, di nuovo, la catarsi da quella ‘me stessa’ così ‘deformata’, nel fisico (non sono una fan del corpo gravido) e nella psiche. Ancora una volta insieme al latte ho ricevuto energia, entusiasmo per la me stessa ‘madre’ e non più solo incinta, gratitudine gioiosa alla Vita.

E ora che sono a 9 settimane e mezzo dal parto forse posso tirare un sospiro di sollievo: anche questa volta niente lacrime, baby blues e depressione post partum. Stavolta ne avevo davvero paura. No, a quanto pare io sono piuttosto un tipo da depressione pre-parto.

E così pare che a 10 settimane sia fatta: non l’hai presa, la depressione ti ha scansata anche stavolta per scegliere un’altra mamma.

Chissà perché: questa volta mi sono soffermata a riflettere molto profondamente. Voglio pensare che possa essere perchè ho un buon livello culturale, leggo e mi informo molto. Oppure perché a dispetto della mia prima misura di reggiseno, in maternità divento un bovino da latteria e l’allattamento magari favorisce il buonumore. Oppure perché mio marito è bravo e affetuoso (devo scriverlo, legge il blog).

No. Niente di tutto questo.

Anche in questo secondo post partum mi sono salvata solo perchè di nuovo ho sentito nella mia mente ripetersi una frase, il mio mantra: ‘puoi farcela, puoi farcela’.

Ho ripensato alle cose che hanno attratto la mia attenzione in questi due anni e mezzo dedicati alla mia doppia mammitudine: passeggini (ne ho pure uno gemellare!!!), fasce, marsupi sono stati la mia voce di spesa più importante.

Perché? Perché il mio più grande terrore, il buco nero da cui scappo è la prigionia della casa, l’immagine di me stessa in pigiama, alla finestra, con un bambino urlante in braccio, la me stessa impotente.

Questo è DAVVERO ciò da cui fuggo e ogni giorno dei miei due post partum mi sono nutrita del piacere di aprire la porta e scappare, spesso da sola con entrambi i piccoli mentre in testa sentivo il mio mantra che poteva realizzarsi ad ogni passo.

Non sono in grado di capire la sconfinata potenza di una male come la depressione e non ho la minima competenza per poter dare consigli.

Ma a 9 settimane e mezzo dal parto, sperando che la tristezza da neomamma bis non mi colga proprio negli ultimi tre giorni rimasti, mi permetto solo di dire alle giovani mamme: cercate di scavare fra le vostre vere paure, individuate quella più grande e trovate il vostro strumento per dire ogni giorno ‘posso farcela’.

 

 

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San Valentino nella vita delle donne.

San Valentino, la festa più sweet del calendario, che importa solo alle donne, solo a quelle romantiche, o forse a tutte le donne, solo che molte si nascondono dietro un dito. Ma come cambia questo giorno nel corso della vita?

FASE 1: La bimba e la rosa

Per le bimbe il 14/2 è il giorno in cui i negozi si riempiono di Baci Perugina ed i papà regalano fiori alle mamme. Non so quando ho imparato cosa celebrassero le rose che mio padre, a volte, donava a mia madre, ma so che quel giorno rendeva felici tutte le donne di casa, perchè anche io e mia sorella le ricevevamo, forse per non destare le nostre gelosie o forse perchè il papà ci ama. Crescendo la ragazzina capisce che a San Valentino gli innamorati si scambiano fiori e ragalini per dimostrarsi affetto.

FASE 2: L’età del Cioè e l’immaginazione

Quando frequentavo le scuole medie era in gran voga il Cioè, ma oggi sarà stato sostituito da qualche altra testata, ma son sicura che a febbraio si raccontano storie più dolci dei marshmallow, ti spiegano cosa regalare al fidanzatino e come festeggiare: la fedina è d’obbligo! A 12 anni l’immaginazione supera di gran lunga la realtà, forse per questo sognavo che arrivando a scuola mi venisse recapitato un fiore da un fantomatico ammiratore…

FASE 3: L’ETERNO AMORE E LA CENA ROMANTICA

E’ il periodo più bello, quella del sogno vissuto, quella che dovrebbe durare tutta la vita. Quando trovi l’amore vero San Valentino diventa davvero un giorno emozionante. Cominci la giornata col pensiero: parrucchiere, estetista, shopping per trovare un pensiero per lui, la scelta del vestito, il trucco e l’attesa. Mentre attendi te lo immagini arrivare come Richard Gere in Pretty Woman, bello, elegante e con i fiori tra le mani. E se l’amore è quello giusto, quando lo vedi arrivare non ti delude mai, ti sembra sempre impeccabile! Segue la cena romantica al ristorante, tu ti senti incantevole, amata e il dopo cena è d’obbligo…

FASE 4: GLI SPOSI A CENA

La donna si sposa e comincia anche lei a credere che San Valentino è ogni giorno dell’anno, perchè il suo amore è accanto a lei al risveglio e alla sera e dimostra amore in ogni gesto. Ma come non negare che le rose non le ricevi più? Ma la cena romantica non manca e lui ha l’opportunità di cavarsela con la simpatia, porgendoti il centro tavola floreale che offre il ristorante… Gli sguardi si parlano e si raccontano storie d’eterno amore…

FASE 5: LA CENA A 3

La famiglia cresce, ed i grattacapi anche. Gli impegni sono una marea, le responsabilità aumentano e non si ha il tempo di ricordarsi che giorno è. Fino al 13 febbraio ti ricordi che è quasi San Valentino ma, misteriosamente, il 14 te lo dimentichi, assorbita in 3000 faccende. Quando te lo ricordi è già tardi per prepararti dignitosamente, ma sei donna, romantica fin in fondo e speri che sia lui a ricordarsene… Alle 20.00 ancora nessun segnale, prendi in mano la situazione, prenoti il primo ristorante ancora disponibile. Hai frettolosamente preparato il bambino, ti sei cambiata. Speri ancora che lui arrivi con uno straccio di fiore, lo vedi entrare, capisci che non ricorda nulla, fai finta di non essere delusa, ingoi il rospo e irompi: “Amore, che giorno è oggi?” Ovviamente lui non ha il tempo di rispondere, non puoi permettergli di salvarsi in extremis. “14 febbraio, San Valentino!!!! Tu non ti sei ricordato, ma io si! Ci stanno aspettando per la cena, andiamo!” La cena in tre non ha nulla di romantico, e anche il dopo cena, ma tu hai fatto il tuo dovere di donna, hai sostenuto il tuo amore!

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GRAZIE PERCHE’………

E’ da poco scattato il 2015, le feste sono terminate. Qualcuno ne sente già nostalgia, qualcun altro non ne vedeva l’ora. Tutti siamo tornati ai nostri posti, alle nostre attività, alle nostre corse contro il tempo. Anche noi del gruppo Autori Mom ci stiamo rimettendo in carreggiata occupando ognuno il proprio giorno e la propria categoria, nella speranza di portare un attimo di riflessione, svago, compagnia nelle giornate di questo nuovo anno con i nostri articoli.

Prima di tornare a questa “normalità”, però, è doveroso ringraziare chi ci ha affiancati in questa ultima parte di percorso: gli autori del Calendario di Avvento. Mom e Pom che, nonostante le corse quotidiane, hanno voluto regalare una perla giornaliera, un augurio, un pensiero, a volte intimo, durante le giornate che ci separavano dal Natale. In maniera casuale ognuno ha “fatto suo” questo percorso.

La parola percorso ha più significati, il primo è correre, il secondo, invece, è attraversare insieme. In questi giorni di Avvento abbiamo affrontato e attraversato  insieme il percorso, non sempre semplice, della vita. Abbiamo contribuito a costruire una “Pedagogia dell’Essenziale” per dare e ri-dare speranza a tante Mom e Pom che magari con i nostri articoli, come antidoto al declino, si sono sentiti meno soli nel tram tram quotidiano. Abbiamo fatto riemergere con  poche righe, principi base come la solidarietà, la sobrietà, l’equilibrio. E’ stato bello scrivere tutti insieme perché così facendo abbiamo capito quello che conta davvero. Ci siamo dati tempo per meditare prima di scrivere; abbiamo ricercato le cose importanti senza darci fretta. Abbiamo aspettato; abbiamo cambiato il nostro punto di vista leggendo quello dell’altro. Nei commenti abbiamo ricercato reciprocità e dialogo. Abbiamo ironizzato, siamo stati leggeri anche se avevamo il cuore pesante. Siamo stati curiosi e abbiamo suscitato curiosità. Abbiamo dialogato con l’incertezza e aspettato l’inatteso esplorando mondi impossibili resi possibili.

Prima di cominciare questo nuovo anno quindi, a nome del gruppo Autori Mom, ringrazio tutti coloro che hanno accolto la sfida di dedicare tempo alla scrittura di un pensiero durante questo Avvento. Grazie ad Agnese dell’Acqua, Angela Amendolagine, a Marisa Duni Plasmati, a Giovanna Corniola, a Valeria Cosola, a Laura Giannatelli, a Massimo Cifarelli , a  Ilenia Amati, a Marienza Montemurro, a Arianna Di Trani, a Stefania Mele, a Monica Filippi, a Margherita Ninni, a Marinella Monte, a Annalisa Galeota , a Nino Stella, a Nausica Montemurro, al Duca d’Auge, a Gabry Montanaro, a Patrizia Galeota, ad Angela Olivieri, a Serena Vigoriti, ad Iva Nemcova.

Infine gli ultimi tre ringraziamenti: a Tina Festa, Presidente e fondatrice dell’Associazione Mom e a Clara Longo, Admin e Referente coordinatrice (anche a nove mesi di gravidanza!!) del gruppo Autori Mom. Per ultimi, ma non meno importanti, grazie a tutti voi che ci avete letto, nelle pause caffè, fra una poppata e un pannetto, in ascensore, dopo aver accompagnato i bambini a scuola, prima di entrare in ufficio o in aula, in treno, dal dottore, alla cassa di un supermercato… grazie perché avete saputo leggere nei cuori e nelle intenzioni di ognuno di noi, alle volte commuovendovi, altre volte emozionandovi, altre ancora facendovi venire la pelle d’oca.

Grazie a tutti per questa con-divisione… che ha reso la preparazione al Natale di ognuno di noi migliore!

Ilenia Amati

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Un libro per principesse alternative

Ciao a tutti

Dopo tanto tempo sono tornata su questo blog in una veste diversa, poiché questa volta non scriverò di attività creative ma di una attività che condivido con mia figlia fin da quando aveva pochi mesi: la lettura.

Premettendo che non sono una esperta, in questo spazio vi parlerò delle letture testate sul campo insieme a mia figlia. Magari troverete qualche suggerimento interessante per un regalo, visto che si avvicina Natale… e i libri non dovrebbero mai mancare sotto l’Albero.

L’albo illustrato che vi presento oggi è “La Principessa Ribelle”, di Anna Kemp e Sara Ogilvie, tradotto da Marinella Barigazzi, Edizioni Nord-Sud. 

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La nostra esperienza con le femminucce ci insegna che, nonostante tutti i nostri sforzi, il fascino di principesse e principessine è irresistibile. Ed è difficile scardinare certi stereotipi quando ci troviamo di fronte al bombardamento mediatico che riempie l’immaginario delle nostre figlie. Ecco: questo libro è una piccola àncora di salvezza, parla di un altro tipo di principessa.

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Carlotta, il suo nome, attende e sogna con ansia che un principe azzurro le cambi la vita; nell’attesa legge tantissimi libri, e già questo ce la rende molto, molto simpatica.

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Poi, finalmente, il principe arriva, le fa battere il cuore… si giurano il vero l’amore… ma quando capisce che il principe le riserva una vita di agi ma isolata in una torre, circondata solo da vestiti, merletti e cappellini, Carlotta si ribella perché non ci sta a fare la principessa rinchiusa nel castello.

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Incontrerà un drago, anche lui prigioniero, che diventerà il suo migliore amico e col quale vivrà fantastiche avventure, ribellandosi al suo destino.

I punti di forza del libro sono sicuramente le illustrazioni, che trovo bellissime e molto accattivanti per i piccoli lettori, con molti dettagli spiritosi. Inoltre, il testo è in rima e questo rappresenta spesso un vantaggio nella lettura ad alta voce, soprattutto con i più piccoli. Il ritmo delle rime riesce a mantenere alta l’attenzione del bimbo, e dopo poco il libro si legge in due (almeno a noi capita così): io leggo la prima frase e mia figlia finisce la strofa a memoria.

Il motivo per cui adoro questo albo è il messaggio di libertà che racchiude: la protagonista si comporta in modo anticonvenzionale e non stereotipato: forse riuscirà ad allontanare per un po’ le nostre figlie da tutte quelle principesse che riempiono le storie e i cartoni animati più famosi e il cui unico sogno è incontrare un principe.

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La scelta di ribellarsi al ruolo imposto mi sembra un bel modo per far capire ai nostri figli quanto sia importante seguire i propri sogni e lottare per essi, in poche parole fa capire quanto sia importante la libertà.

Certamente mia figlia è piccola per recepire un messaggio così articolato, ma ritengo che non sia mai troppo presto per mostrar loro cose, storie e personaggi che rompono gli schemi costituiti.

E credo che sia una lettura adatta anche ai maschietti… futuri uomini della nostra società, che dovranno rapportarsi al mondo femminile rispettandone l’autonomia e l’indipendenza. Tema quanto mai scottante in questi giorni in cui tanto si discute di rispetto per le donne.

Insomma un albo con tanti spunti interessanti.

Sono certa che scatta la domanda: per quale età è adatto? Sul libro non c’è un’età consigliata; in internet troverete indicazioni per i tre anni. Mi è capitato spesso di non ritrovarmi con le indicazioni sull’età riportate sui libri, dipende molto dai bambini, a volte anche dalla nostra capacità di presentarglieli. Io l’ho letto a mia figlia che aveva due anni. Penso che si possa apprezzare in maniera differente anche col passare del tempo.

Spero di avervi incuriosito e vi auguro buona lettura.

Marinella

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WHAT’S A PEDIATRA?

Vivo a Londra, una delle cittá più famose al mondo, conosciuta per la monarchia, “fish & chips”, il cielo grigio e le immense opportunitá lavorative che offre. Proprio per questa ragione, tutti si meravigliano quando dico che mio figlio non ha un pediatra.

In questo posto, quando hai bisogno di un consiglio, non puoi pensare di prendere il telefono e chiamare una persona che si dedichi completamente al tuo bambino in ogni momento della giornata…a meno che tu non decida di farlo privatamente!
Se il mio bambino si ammala, chiamo il GP (il medico di famiglia) per prenotare un appuntamento, ma non è detto che la volta successiva io riveda lo stesso medico. Perció, ognuno di loro, sará costretto a leggere le note che riguardano mio figlio fingendo, puntualmente, di ricordarsi di lui.

Ogni mese, quando ho bisogno di consigli sullo svezzamento o voglio pesarlo, mi rivolgo alla “drop-in clinic” (ambulatorio senza prenotazione) del centro per bambini locale, aperto il giovedi mattina dalle 9:30 alle 11. All’arrivo, la speranza è che la coda non sia troppo lunga perchè, funzionando senza appuntamento, vige la regola secondo la quale chi prima arriva meglio alloggia.

Se si é fortunati, ci si puó imbattere in un assistente sanitario che, in teoria, dovrebbe saper fare il suo lavoro. Molto spesso, peró, la realtá è ben diversa: una di loro, una volta, mi ha detto che avrei dovuto ridurre la quantitá del latte artificiale che davo a mio figlio nell’unico biberon quotidiano (da 150 ml a 90 ml) perchè, secondo lei, il suo stomaco si sarebbe ‘allungato troppo’! Sì….avete capito bene!!!
Avrei voluto prendere a schiaffi quella donna da una parte all’altra della stanza. Tutto ciò che so in materia di routine (il sonno, lo svezzamento, i momenti migliori della giornata in cui mangiare, gli alimenti da introdurre, ecc.) l’ho appreso dai…….LIBRI! Immagino perfettamente il disappunto di molti dopo quello che ho appena detto, ma ero davvero stanca di sentirmi fare tutte quelle raccomandazioni sul mio bambino ancor prima che nascesse. Ma perchè, quando arriva un figlio, si sentono tutti in diritto di dirti cosa fare e cosa non fare? Non é forse vero che tutti i bambini sono diversi?
Per quanto mi riguarda, gli unici consigli che continueró ad accettare sono quelli dei miei libri.

Marco, mio figlio, è un bimbo di 9 mesi sereno e sempre sorridente. Mangia tre volte al giorno, va pazzo per ogni tipo di “finger food” (dal pane tostato alle gallette di riso, dalle carote bollite a mango e papaya). Beve la sua acqua (dal bicchiere!) a pranzo e a cena e dorme, senza interruzioni, dalle 20 alle 7.
Fino ad ora, quindi, non mi sembra che sia andata poi cosí male. In fondo….a noi, il pediatra, proprio non serve!!!

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Il linguaggio segreto dei neonati

Bene, un po’ in ritardo, visto che ho due figli non proprio più neonati (ma meglio tardi che mai), mi è capitato tra le mani il libro di Tracy Hogg: “ Il linguaggio segreto dei neonati”. L’ho letto lentamente perché volevo far mente locale e capire se anche io, inconsapevolmente, avevo messo in atto i suggerimenti dettati nel libro sulla cura dei bambini…
Le parole chiave sono: rispetto, amore, ascolto. E fin qui ci siamo. Credo che queste siano “parole d’ordine” per (quasi) tutte le mamme.
Leggendo questo libro, però, diverse volte mi sono chiesta se sono io la “mamma sbagliata” e se ciò che leggevo era veramente scritto nero su bianco e non lo stessi solo sognando..
Certo, sono d’accordo con molte delle cose che ho letto, ma ci sono molte cose che proprio non sono riuscita a capire e con cui non sono affatto d’accordo, anche facendo un grande sforzo.
Il libro è completo: parla di nascita, di allattamento, di rispetto, di routine, di nanna.. insomma, di tutto ciò che riguarda la cura di un neonato, visto con gli occhi di chi corre in soccorso di neogenitori in panne, cioè l’autrice stessa.
Si parla di rispetto da parte degli adulti nei confronti dei neonati: di solito, soprattutto quando i bambini sono appena nati o piccolissimi, a noi genitori viene istintivo comportarci come se non fossero lì o non potessero capirci. Nulla di più errato! Sin dal momento in cui viene alla luce, un bambino è un essere umano, con sentimenti e bisogni ben precisi e per questo sin da piccolissimo merita rispetto, anche perché, per esempio, è già perfettamente in grado di percepire la differenza tra chi ha una voce rasserenante e chi ha un atteggiamento di comando.
Noi genitori dovremmo osservare di più nostro figlio per conoscerlo meglio, capire le sue abitudini e le sue reazioni ai cambiamenti ed alla routine per poterci adeguare a lui e crescerlo più sereno e felice, cercando di soddisfare i suoi bisogni.
Per fortuna, non mi è mai interessato che mi dicessero che se prendevo i miei figli in braccio poi prendevano il vizio o se li coccolavo troppo poi sarebbero diventati mammoni e in questo libro ho trovato conferma che “i bambini i cui genitori cercano di riconoscerne e rispettarne i bisogni crescono sicuri e paradossalmente necessitano di minor attenzione, inoltre imparano a giocare in autonomia più velocemente di quelli che vengono lasciati piangere; non a caso, se la mamma soddisfa i bisogni del bebè, nota che è più facile farlo addormentare, altrimenti comincia a piangere e ci vuole più tempo per calmarlo”.
Non dobbiamo lasciarci prendere dal panico, ma dobbiamo sempre e comunque osservare il nostro bambino perché è proprio lui che ci insegnerà ad amarlo e a “diventare amici”.
Ma… al fine di amare il nostro bambino e di crescerlo sano e felice, a cosa servono le varie teorie che suddividono i neonati in diverse “tipologie fondamentali”? E’ inutile studiarle e analizzarle e tendono a mettere solo confusione… i miei figli (come tutti i bambini, del resto) sono unici e si possono annoverare in ognuna delle categorie di cui parla questo libro, a seconda delle circostanze, ovviamente.

L’autrice parla anche di nanna e bisogni fisiologici e a tal proposito, ricorre frequentemente la parola ”routine”.
Per i bambini è importante e mette loro tranquillità sapere cosa succederà, chi vedranno, dove andranno ecc. ecc. e che queste cose si susseguano in un certo ritmo e con una certa sequenza, visto che non hanno cognizioni spazio-temporali avanzate.
Però la Hogg parla di un certo schema di sonno/veglia/gioco/pappa (c.d. E.A.S.Y.) abbastanza rigido che non può essere valido per tutti i bambini, perché non è detto che tutti i bambini appena svegli vogliano subito giocare o vogliano subito mangiare… e così si ritorna al “tasto dolente” per il genitore d’oggi, che va sempre di fretta ed è occupato da mille faccende: darsi tempo per studiare il proprio bambino e, soprattutto, dare tempo al nostro bambino di studiarci, di studiare il mondo in cui vive e di imparare a vivere.
Si, perché il bambino non sa vivere (al di là dell’istinto di sopravvivenza, il bambino non è cosciente quasi per nulla di ciò che fa).
Il libro, poi, parla anche di allattamento al seno, ma anche qui, da vera mamma-mucca quale sono, non mi trovo affatto d’accordo con l’autrice, che dice anche un po’ di inesattezze, in contrasto con le evidenze scientifiche e le conseguenti linee-guida mondiali dell’Oms e dell’Unicef.
Ad esempio la Hogg afferma che “nessun bambino normale ha bisogno di mangiare ogni ora” e che le regole vanno rispettate sin dal primo giorno di vita (quali regole per un bambino che non si è ancora reso conto di non essere più nel pancione dove per nove mesi (e dico nove!) è stato cullato e coccolato?); stila tabelle con la durata delle poppate nei primi giorni di vita (invitando però, qualche pagina dopo, a non guardare l’orologio mentre si allatta!).
Insomma, personalmente leggendo il libro io non ho capito cosa sia meglio fare e per fortuna ho seguito sempre il mio istinto, come dovrebbe fare ogni mamma.
L’autrice afferma che il bimbo è meglio rimpinzarlo con un biberon durante il sonno serale così non si sveglia per tutta la notte. Ma il sonno dipende solo dallo stomaco pieno? Ma allora io cosa ho fatto in questi ultimi 4 anni di vita durante i quali non ho fatto altro che allattare e non dormire? E dov’è finita l’attenzione ai segnali di fame? E dov’è in questo caso l’attenzione e l’ascolto del neonato? Domande che mi sono sorte dopo un’attenta e (forse un po’ troppo?) critica lettura..
Poi si parla anche della tanto “famigerata” nanna, l’incubo di tutte le noemamme. Personalmente da quando è nata la mia prima figlia ho sempre avuto timore dell’arrivo della notte perché la immaginavo lunga e agitata per via dei molti risvegli per ciucciare, per le coccole, per le colichette, per gli incubi..insomma ogni scusa era (ed è tuttora) buona per passare una notte insonne.
E solo ora, che ho (quasi) risolto con la grande di 4 anni e sono ancora in alto mare col piccolino di 21 mesi, ho capito che non ci sono ricette magiche e che “è a fortuna” che una notte sia più serena e si dorma di più dell’altra, ma la prendo come viene perché non posso più continuare ad angosciarmi. E certo, non metterò mai in atto il metodo Estivill (che personalmente trovo disumano, nonostante tante mamme lo abbiano usato e abbia sortito gli effetti sperati..ma tant’è..ognuno per fortuna è libero di sperimentare con i propri figli le teorie che più gli aggradano e che trova giuste).

Io, però, mi conosco e conosco il mio animo debole davanti al pianto dei miei figli, quindi so che piuttosto starei in piedi con loro in braccio tutta la notte pur di non sentirli piangere disperati. Come possono i bambini, sin da piccoli, addormentarsi da soli nella propria culla? Non riesco proprio a spiegarmelo… la mia bimba di 4 anni vuole addormentarsi nel suo lettino ma ancora con me affianco che le leggo una storia, quindi figuriamoci un neonato che fino a poco prima è stato al sicuro e al calduccio nel pancione della mamma!
E certamente non si può suggerire alle mamme di indossare le cuffie e ascoltare musica per non sentire il pianto del neonato..ma quale genitore normale farebbe una cosa simile?
Per finire, nel libro si parla anche e ovviamente dei c.d. “vizi”. Io mi chiedo, alla luce della mia piccola esperienza: ma esistono davvero i vizi nei bambini? E’ vero che sono abitudinari e che a loro piace sapere tutto in anticipo per non sentirsi spiazzati, ma i bambini sono in evoluzione continua (e noi genitori con loro). Ci ho fatto caso durante i miei esperimenti culinari (pochini, devo dire per la mancanza di tempo, però mi sono serviti per capire..) Quante volte ho cucinato un piatto consapevole che a mio figlio piacesse particolarmente e invece è capitato non ne abbia voluto mangiare manco un boccone perché non gli piaceva più… e lo stesso vale per i giochi.. come si può pensare, quindi, che se prendono un vizio poi non se lo toglieranno più? Per esempio, per alcuni anche il ciuccio è un vizio, ma all’età giusta, chi prima, chi dopo, tutti i bambini ne fanno a meno volentieri…
I bambini imparano, crescono e maturano e noi li seguiremo in queste fasi cercando (e sperando) di non perderci per strada perché loro sono molto veloci.
Posso dire, quindi, che la lettura di questo libro mi è servita solo a rafforzare ciò che penso riguardo ai bambini e alla loro cura: dobbiamo adeguarci noi a loro affinchè loro imparino a vivere.. sono felice che orami l’età critica in cui i miei figli erano neonati sia passata (anche se un po’ di dispiacere c’è perché è comunque un’età meravigliosa) e sono soddisfatta di come ho trascorso quei momenti insieme a loro perché le fatiche si superano.. mi resta la speranza che tutti i sacrifici che ho fatto per loro almeno servano a qualcosa..
Buona lettura!

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