Archivio della categoria: MOM Fuorisede

WHAT’S A PEDIATRA?

Vivo a Londra, una delle cittá più famose al mondo, conosciuta per la monarchia, “fish & chips”, il cielo grigio e le immense opportunitá lavorative che offre. Proprio per questa ragione, tutti si meravigliano quando dico che mio figlio non ha un pediatra.

In questo posto, quando hai bisogno di un consiglio, non puoi pensare di prendere il telefono e chiamare una persona che si dedichi completamente al tuo bambino in ogni momento della giornata…a meno che tu non decida di farlo privatamente!
Se il mio bambino si ammala, chiamo il GP (il medico di famiglia) per prenotare un appuntamento, ma non è detto che la volta successiva io riveda lo stesso medico. Perció, ognuno di loro, sará costretto a leggere le note che riguardano mio figlio fingendo, puntualmente, di ricordarsi di lui.

Ogni mese, quando ho bisogno di consigli sullo svezzamento o voglio pesarlo, mi rivolgo alla “drop-in clinic” (ambulatorio senza prenotazione) del centro per bambini locale, aperto il giovedi mattina dalle 9:30 alle 11. All’arrivo, la speranza è che la coda non sia troppo lunga perchè, funzionando senza appuntamento, vige la regola secondo la quale chi prima arriva meglio alloggia.

Se si é fortunati, ci si puó imbattere in un assistente sanitario che, in teoria, dovrebbe saper fare il suo lavoro. Molto spesso, peró, la realtá è ben diversa: una di loro, una volta, mi ha detto che avrei dovuto ridurre la quantitá del latte artificiale che davo a mio figlio nell’unico biberon quotidiano (da 150 ml a 90 ml) perchè, secondo lei, il suo stomaco si sarebbe ‘allungato troppo’! Sì….avete capito bene!!!
Avrei voluto prendere a schiaffi quella donna da una parte all’altra della stanza. Tutto ciò che so in materia di routine (il sonno, lo svezzamento, i momenti migliori della giornata in cui mangiare, gli alimenti da introdurre, ecc.) l’ho appreso dai…….LIBRI! Immagino perfettamente il disappunto di molti dopo quello che ho appena detto, ma ero davvero stanca di sentirmi fare tutte quelle raccomandazioni sul mio bambino ancor prima che nascesse. Ma perchè, quando arriva un figlio, si sentono tutti in diritto di dirti cosa fare e cosa non fare? Non é forse vero che tutti i bambini sono diversi?
Per quanto mi riguarda, gli unici consigli che continueró ad accettare sono quelli dei miei libri.

Marco, mio figlio, è un bimbo di 9 mesi sereno e sempre sorridente. Mangia tre volte al giorno, va pazzo per ogni tipo di “finger food” (dal pane tostato alle gallette di riso, dalle carote bollite a mango e papaya). Beve la sua acqua (dal bicchiere!) a pranzo e a cena e dorme, senza interruzioni, dalle 20 alle 7.
Fino ad ora, quindi, non mi sembra che sia andata poi cosí male. In fondo….a noi, il pediatra, proprio non serve!!!

what's a pediatra

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Matera, 1200 kilometri dopo

Fuori sede è sinonimo di assenza, ma anche di non equilibrio. Un po’ tutte e due le cose succedono a una ragazzetta quando si convince che vuole fare la MOM a tutti i costi e inizia a “mettere in cantiere” un bambino in una città a prova di broncopolmonite e nevrosi, il cui nome indoviniamo qual è? Fuori sede non si sputa nel piatto dove si mangia, anche se da buona materana, ho imparato che parte del nostro carattere è anche un po’ questo. O forse io ho conosciuto le persone sbagliate… questo i posteri me lo diranno, e un po’ anche i poster di Matera 2019 ormai capitale della cultura quando qua a Milano di cul-tura ce ne dovrebbe essere a bizzeffe, e di storia anche, ma tutto è cancellato dagli strati di smalto semipermanente messo dai cinesi per 12 euro e dal passaggio della famigerata linea 90, aka circolare destra!
Ho ritrovato l’amore per la mia città dopo anni di ribellione senza senso e forzato esilio, forse anche per dimenticare le facce che non vedrò mai, un po’ perché me le ha tolte la vita e un po’ perché ci ho pensato direttamente io. E’ successo quest’estate, era Luglio ed era la settimana successiva alla Festa della BBrn’, una manifestazione che, se gliela fai vedere ai milanesi, ti esclamano subito “Figaaaaa!” senza poi capire molto del perché ci si azzuffi per due statue di cartapesta con dei santi, quando qui una rissa può scattare per molto meno, per esempio il posto vicino al finestrino sull’autobus o perché respiri e appanni il vetro in inverno.

Quando sono tornata mi sono resa conto che erano quasi 2 anni che non rimettevo piede a casa mia. 2 anni!! Poi ho portato per la prima volta una deambulante Argentina in centro, e quando ho visto i suoi piedini scendere gli scalini degli ipogei, mi sono ripromessa che non sarebbe mai accaduto un’altra volta di stare così lontana da tutto questo: Sassi, murgia, città antica e città nuova, e quegli angoli che ognuno ti racconta una storia diversa, e sempre bella da qualsiasi lato la guardi.

Una materana a Milano resta sempre “di maté”, anche se gioca a fare gli accenti e la s è sibilante come quella del nano di Arcore. Sono trucchi che durano il tempo di una telefonata di servizio. Quando la lacca è cancellata dai colpi di spazzola, il tuo compagno lo chiami comunque “amò”, tua figlia la chiami “Argentì”, e se qualcuno osa dire che ha mangiato del pane buono salti su con la solita storia che il pane migliore è solo quello nostro. (Ma tu non sei celiaca scusa?).

Poi succede che ti trovi a piangere al telefono con tua madre un venerdì 17, e in un momento ti senti parte del tutto: collegata a tutte quelle persone riunite in piazza che dicono “perché, non ce lo meritavamo noi questo titolo?”. E la soddisfazione di chiamare il fidanzato sardo e dirgli: mi dispiace per Cagliari ma questo non è il Poetto. E’ stata una di quelle poche volte in cui succede qualcosa di realmente interessante lì e non qui, dove l’Expo la pagano i milanesi, e non c’è alcun senso di appartenenza a nulla. A Matera è successo qualcosa di magico. Qualcosa di bello. Qualcosa che, se vuoi, oltre al pane ha anche il profumo dei soldi, della creatività, delle idee.  Se ci metteranno prima o poi un treno diretto per celebrare questo traguardo, non lo so. Ma so che verrò a riprendermela più spesso, questa mia città, lei con la sua gente e la sua lingua a cui sono rimasta fedele, lei con i suoi tramonti che da casa mia cadono sempre dietro al provveditorato agli studi, e quella luce incredibile e quel senso di poderoso che se per un attimo ti ci connetti lo sai anche tu, è ineguagliabile. Sono milanese anche sulla carta d’identità e questa città, tutto sommato, mi permette di stare in piedi da sola, il che a meno di 30 anni, una bimba a carico e la nonna materna a 1200 chilometri non è poco. Ma quando la mia allegria non basta più, o quando il grigio è tono-su-tono (360 giorni all’anno circa), allora santo Facebook mi riporta alle mie origini, e confesso a me stessa che, tutto sommato, di non vivere più nella mia città un po’ mi spiace.

Matera, portami con te nel 2019!!

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Il potere dell’Hypnobirthing…

Negli ultimi giorni ho faticato molto a trovare il tema giusto per il mio post, ma poi sono giunta alla conclusione che sarebbe stato meglio cominciare dall’inizio, allora….eccoci qua!

Prima di restare incinta, l’idea di partorire mi terrorizzava: avevo sempre pensato che il cesareo e tutti gli antidolorifici del mondo sarebbero stati la soluzione più adatta a me, ma appena ho visto il risultato positivo su quel test di gravidanza, la mia idea di “parto facile” è completamente cambiata. Ho iniziato a pensare di volere un’esperienza rilassante e positiva. Ma esisteva davvero una cosa del genere? Il parto in acqua mi sembrava la soluzione perfetta!

Ho frequentato un corso di yoga dalla 20esima settimana fino a due giorni prima del parto. Ogni martedì sera dedicavo del tempo a me stessa: chiudevo il mondo fuori, dimenticavo il mio lavoro e mi concentravo solo su di me e sul piccolo miracolo che stava crescendo nel mio corpo. Ed è stato meraviglioso! Fare yoga mi piaceva molto, ma sentivo il bisogno di fare qualcosa di più per prepararmi al fatidico momento del parto, che sapevo sarebbe arrivato in fretta.

Sempre in quel periodo, mi sono imbattuta per caso in un articolo sulle varie tecniche di parto ed una, in particolare, mi aveva colpito: l’ Hypnobirthing. La descrizione fatta nell’articolo mi era parsa interessante e così ho deciso di fare un pò di ricerche in più…ed ecco cosa ho scoperto:

l’Hypnobirthing è un metodo del tutto logico ed estremamente efficace che permette di scoprire la gioia e la magia della nascita, ma è molto più di una semplice autoipnosi o ipnoterapia.
1. Con l’Hypnobirthing si sperimenta il parto nel modo più calmo e naturale possibile;
2. è facile che non ci sia bisogno di alcun aiuto farmacologico;
3. spesso la lunghezza del travaglio si accorcia notevolmente;
4. aumentano attenzione e autocontrollo;
5. riduce l’impatto fisico del parto;
6. il padre viene coinvolto attivamente;
7. egli comprende l’importanza del suo ruolo nella nascita del figlio;
8. permette al bambino di venire al mondo senza farmaci e in un’atmosfera di calma e di dolcezza.

Il parto può davvero essere un’esperienza positiva e regalare un forte senso di potere. Con l’Hypnobirthing si imparano molte cose:
1. i metodi di allontanamento delle paure per sentirsi più rilassata e fiduciosa al pensiero del parto;
2. l’autoipnosi per raggiungere un rilassamento profondo;
3. le tecniche di massaggio per stimolare l’endorfina, anestetico naturale del corpo;
4. vari esercizi di visualizzazione per restare positiva;
5. il modo per permettere a corpo e mente di lavorare insieme in modo efficiente.

A quel punto, ho deciso di prenotare delle lezioni private da fare insieme a mio marito. Quando ho spiegato a parenti ed amici quali fossero i miei piani per il parto, ho sentito fare i commenti più strani:
– Sei proprio sicura di non volere l’epidurale?
– Hypno…cosa?
– Povero piccolo! Hai davvero intenzione di farlo nascere in acqua?
Inutile dire che avrei fatto meglio a ringraziarli per il supporto e chiudere subito la conversazione…e invece fingevo di ascoltarli e riuscivo solo ad innervosirmi.

Molti, purtroppo, sono ancora convinti che il parto sia soltanto una ‘procedura medica’. Ma come si può pensare che l’evento più importante nella vita di una donna sia una ‘procedura’? Per quanto mi riguarda, tutto questo mi ha portato una serie di domande, dubbi e contraddizioni: forse mi stavo comportando come una specie di hippy inglese anni ’70 che credeva ingenuamente che sarebbe stato tutto facile? O magari ero davvero sorprendentemente rilassata? Si! Perchè? Facevo forse qualcosa di sbagliato?

Per fortuna, all’ospedale di St. Mary (nel quartiere di Paddington, al centro di Londra) praticavano l’Hypnobirthing. Per dare una maggiore sensazione di serenitá alle pazienti alle soglie del parto, le camere messe a disposizione erano così accoglienti che non sembrava neppure di essere in un ospedale. In più, per i mariti o compagni, c’era la possibilità di fermarsi per tutta la notte. Per farla breve, sembrava quasi di essere in un albergo e…no…non era a pagamento!

E così, dopo mesi di preparazione mentale, il momento della nascita di mio figlio era finalmente arrivato. Ed è stato davvero incredibile! Tutto ciò che avevo atteso e sognato, si stava realizzando: nessun dramma, grande autocontrollo, immersa in acqua e con mio marito al mio fianco. Il mantra che continavo a ripetere nella mia testa era “Quick & Easy”…ed è stato davvero così. Marco è arrivato molto velocemente per essere un primo figlio. Anche l’ostetrica era sorpresa.

É stato doloroso? No! Certo, la pressione era tanta, ma usando tutte le tecniche che avevo imparato, devo ammetere che l’esperienza del mio parto è stata sopportabile e, che ci crediate o no, a tratti quasi piacevole. Mi auguro soltanto che, quando decideremo di avere un secondo figlio, io possa rivivere la stessa intensa esperienza che vi ho appena raccontato.

Hypnobirthing

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