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LETTERA A MIO FIGLIO

Bambino mio adorato,

non passa un solo giorno senza che tu mi faccia battere forte il cuore. Ogni giorno mi insegni cose nuove: io sto crescendo insieme a te. Il tuo sorriso è contagioso e le tue risate dispettose mi riempiono l’anima di gioia! Non sapevo cosa fosse davvero la felicità prima di averti nella mia vita … e sento di amarti con ogni singola cellula del mio essere.

Sono talmente tanti i momenti di dolcezza che mi regali ogni giorno, che faccio quasi fatica a contarli: quando sei impegnato con i tuoi giochi ma senti il bisogno di gettarti tra le mie braccia per avere un po’ di coccole, quando mi riempi di baci e mi chiami “MAMMA MIA”, quando cammini e all’improvviso ti fermi a guardare indietro per assicurarti che io sia ancora lì con te … ecco, questi sono solo alcuni dei nostri momenti magici in cui mi fai sciogliere il cuore. E che dire, poi, di quando sei lì, con gli occhietti assonnati, un attimo prima di andare a dormire, e mi abbracci fortissimo appoggiando la testolina sulla mia spalla? O di quando cerchi le mie carezze rassicuranti dopo un brutto sogno? Con gesti come questi, innocenti e pieni di speranza, ricambi ogni giorno l’amore che provo per te.

A volte, però, mi fermo a riflettere e la consapevolezza che, prima o poi, tutto questo potrebbe finire mi fa precipitare nella tristezza e nell’angoscia. Só benissimo che arriverà presto il momento in cui non interromperai più i tuoi giochi per me e non mi chiamerai più “MAMMA MIA” con quei grandissimi e sorridenti occhi marroni. Lo so! Arriverà il giorno in cui non fermerai più le tue camminate incerte per cercarmi dietro di te e non appoggerai più la tua testa su di me prima di addormentarti.

Mi rattrista l’idea che un giorno, prima di quanto io stessa possa immaginare, ti sveglierai e sarai già cresciuto. E quel giorno non avrai più bisogno di me o, almeno, non in questo modo. Non sarò più io la persona a cui rivolgerai quegli abbracci pieni di amore, perché ti sentirai già troppo grande per farlo. E mi rattrista pensare che, probabilmente, non conoscerai mai fino in fondo l’amore che provo per te, perché l’amore di una madre non si può quantificare, né descrivere.

Ma devi ricordare una cosa, bambino mio. Devi ricordare che sarò io ad aver bisogno di sentirti dire “MAMMA MIA”, qualche volta; che sarò io a fermarmi all’improvviso e a guardarmi indietro per assicurarmi che tu ci sia e che sarò sempre io che vorrò sentire la tua testa sulla mia spalla prima di andare a dormire. Non dimenticarlo mai, amore mio. Perché tu sei il mio sole quando è buio, il mio calore quando fuori si gela, sei l’aria nei miei polmoni e il battito del mio cuore. Tu sei la mia vita.

Per sempre.

MAMMA TUA.

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SuperMamma

SUPERMAMMA

Credo che oggi quasi tutte le mamme soffrano della sindrome della SuperMamma e … sì … io sono una di loro! Non solo abbiamo mille cose da fare ogni giorno per le nostre piccole scimmiette dispettose, ma il mostro più temibile che incombe è il lavoro domestico: lava, stira, pulisci, riordina, cucina!

Lo só, sono io la peggior nemica di me stessa, ma avere un milione di cose da fare contemporaneamente è diventata una specie di sfida. Avere un bambino pieno di energie a cui badare dovrebbe essere più che sufficiente, visto che mi tiene super impegnata a tutte le ore, e invece no, io ci aggiungo impegni su impegni, progetti su progetti: corsi di nuoto, passeggiate al parco (Marco adora dare da mangiare alle anatre!), poi creo candele, ho un blog di cucina e … ah, dimenticavo … sto facendo il trasloco, ho rinunciato ad un lavoro ben retribuito per realizzare il mio sogno di avviare un’attività tutta mia (due, in realtà!) e cerco tutti i giorni di ricordarmi di essere una buona moglie, figlia, sorella, amica, insomma … un essere umano!

Ok, probabilmente ho qualcosa che non va nella mia testa, ma sono sicura di non essere da sola (almeno spero!) a barcamenarmi tra mille cose da fare, come un giocoliere che lancia in aria decine di palline colorate nella speranza di non farne cadere a terra neanche una.

A volte, però, mi rendo conto che nessuno può fare tutte queste cose senza pagarne le conseguenze, ritrovandosi addosso una quantità esagerata di stress fisico e psicologico. Molte mamme ci provano e ci riescono, certo, ma tante altre non ce la fanno. In questo gioco al massacro per avere successo come SuperMamma, gioca un ruolo fondamentale la personalità di ognuna di noi.

Anche tu soffri della sindrome della SuperMamma? Vuoi essere anche tu un supereroe fantascientifico? Se è così, eccoti alcuni piccoli segreti per la sopravvivenza: sto cercando di seguirli anch’io, almeno per cercare di superare questi primi anni di maternità, aspettando che la mia vita si assesti un po’.

1. EQUILIBRIO. Dai priorità solo alle cose davvero importanti, vale a dire ai tuoi figli. Prima che ce ne accorgiamo, saranno già cresciuti e ripenseremo con malinconia alla loro infanzia. Non farti ossessionare dalle pulizie e dalla perfezione: la casa delle favole può aspettare, va bene così.

2. SALUTE. Mantieni uno stile di vita sano e non dimenticare mai di dedicare del tempo a te stessa. Prova a parlare con chi la salute l’ha persa: darebbe qualunque cosa pur di tornare indietro e prendersene cura.

3. ISTANTI. Tieni accanto i tuoi amici, ama la tua famiglia e non preoccuparti del domani: cerca di vivere il più possibile nel presente, goditi le piccole cose della vita, momento per momento. E, soprattutto, goditi i tuoi figli mentre sono piccoli.

Allora…chi di voi è con me? Lo só, capiteranno molte giornate in cui non sarà facile seguire queste regole, ma … c’è sempre un domani!

E ricorda, cara SuperMamma: tu sei il cuore della tua famiglia e non è necessario essere perfetta … devi solo essere TE STESSA!

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5 cose che.

5 cose che mi piacciono di Milano:

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1. i parchi – alla fine il luogo comune di Milano senza verde lo smentiamo col fatto che, per esempio, esclusa la villa io Argentina a Matera non so dove portarla. forse i posti non li vedo io, o forse la città è cambiata negli anni e io sono rimasta a quando ero piccola e ignoro i nostri spazi destinati ai bimbi. Milano ha oltre 54 parchi, aree verdi manco le conto perchè non è tanto il verde, è che ci sono scivoli fra un po’ anche nell’aiuola. Un sacco di soldi vanno via su trenini e giostrine correlati (altro che lo scivolo) ma in parchi come Sempione o Montanelli c’è veramente da passarci le giornate. 

2. i locali – ammetto che non ci vado mai, ma sapere di vivere in un posto dove il “cemmaffà staseeer” non esiste mi conforta non poco. quando hai un po’ di tempo (e qualche soldo) la città offre di tutto, e anche di più: naturalmente, come diceva Ennio Morricone “è importante i soldi”.

3. la spesa al supermercato
Col cambio casa il superstore dell’Esselunga mi ha svoltato la vita. spesa automatica, che vuol dire che dopo che hai fatto la spesa (senza incontrare vicini, nonni, parenti di cugini di zii che ti chiedono come staaaaaai, e ccheffaaai, tua madre? tuo padre? ah, Madò mi dispiace) non devi neanche salutare la cassiera. poggi il cestello e la cassiera sei tu! passi i prodotti, sacchetto taaaaac!, ritiri lo scontrino taaac, passi il codice a barre dello scontrino davanti all’uscita taaac il cancelletto si apre e Argentina dice “magia”!
Se poi hai le varie fidaty card manco quello: segni i prodotti sul telecomando (che recita: mausica montemauro, ndr), passi il telecomando con su il conto della spesa direttamente  ad un monitor, il quale rileva che tutto sia ok e ti dà lo scontrino. curioso: in questo caso la “busta” te la prendi dalla cassiera, che ti interpellerà nel milanese appropriato con “vuole dire un saccheeeeeetto?”

4 – le unghie dai cinesi.
sull’argomento vi rimando qui dove mi potrete trovare nella tipologia numero 5.
http://ilmilaneseimbruttito.com/2014/12/19/limbruttita-dalle-estetiste-cinesi-ovvero-richiamo-irresistibile-manicure-15e/

5 – il sole
io penso che il sole lo apprezzi quando vivi in una città che te lo fa desiderare. quando c’è il sole a Milano, come oggi, le fashion blogger escono in infradito perché sono normcore, la gente è più serena,  i palazzi di vetro di Gae Aulenti brillano, la linea 4 avanza e quando vai a ritirare Argentina ti chiede subito: “andiamo al parcoshioooochi?” (vedi punto 1).

5 cose che mi mancano di Matera 

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1.  la mia famiglia

2. le relazioni 

3. i Sassi 

4. andare con la macchina fino “dentro al supermercato” (per intenderci)

5. dormire il pomeriggio (senza sentirsi in colpa).

l’accento non l’ho elencato perché anche se vivo qui dal 2003, quello è sempre con me.
#iosonodimaté

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HAPPY BIRTHDAY- Riflessioni sul primo anno di maternità.

La settimana scorsa abbiamo festeggiato il primo compleanno di Marco: è stata una tappa importantissima che ha scandito non solo la crescita di mio figlio, ma anche la mia nel ruolo di madre. In quella giornata così speciale, ho pensato tante volte “ce l’ho fatta!!!” e ho ripensato ai momenti più difficili, ormai alle spalle! Non si ha la minima idea di quanto sia difficile essere madre finché non lo si diventa. I consigli delle altre mamme, le parole, i racconti sono inutili: l’unica cosa che conta è vivere quella meravigliosa esperienza in prima persona. Viverla e respirarla. E per quanto possa sembrare banale la teoria secondo la quale “non c’è mestiere più difficile al mondo”, beh…non esiste nulla di più vero! Da quando sono mamma, mi sono resa conto che tutto ciò che un tempo mi sembrava complicato, adesso è una passeggiata…e, ora più che mai, il rispetto che ho per la mia è smisurato! Ho avuto bisogno di diventare madre anch’io per capire i sacrifici che lei ha fatto per me. Li ha fatti da sempre e continua a farne, anche ora che c’è Marco e che la mia vita è diventata una specie di emozionante giro quotidiano sulle montagne russe.

Ricordo il giorno in cui Marco è nato: una minuscola creatura indifesa, completamente disarmata e dipendente da me in tutto e per tutto. E poi lo guardo adesso: quanto è cresciuto! Diventa ogni giorno più indipendente e ribelle! Le prime settimane della mia vita da mamma sono state intense ed euforiche. Io e mio marito eravamo quasi increduli: la magia di essere diventati genitori, la voglia di conoscere meglio quel dono meraviglioso che ci era arrivato, le difficoltà e le notti in bianco quando abbiamo capito che Marco preferiva dormire di giorno piuttosto che di notte! Non mi sorprende che in alcuni paesi del mondo la privazione del sonno sia stata una vera e propria forma di tortura: non riuscire a dormire e dover comunque trovare la lucidità per accudire nostro figlio ha reso tutto difficilissimo ma, per quanto fossero profonde le mie occhiaie, dovevo necessariamente andare avanti. Non c’erano altre soluzioni!

Capisco quelle donne, molte delle quali mie amiche, che, non avendo accanto l’aiuto fisico della famiglia, decidono di fermarsi ad un solo figlio. Già così è fin troppo dura da affrontare. E mentre parlo di questa mia grande fortuna, io e mio marito riflettiamo sull’idea di allargare la famiglia. Dare un fratellino o una sorellina al nostro Marco vorrebbe dire dargli un compagno di giochi, qualcuno con cui ridere, piangere e affrontare la vita. Un compagno di viaggio, insomma!

Non ce l’avrei mai fatta in questi 12 mesi senza la vicinanza della mia famiglia: con gli orari di lavoro massacranti di mio marito, avere i miei genitori a 2 Km da me mi ha salvata. Sarò sempre grata a loro…e voglio cominciare così, con questo post: GRAZIE per tutto ciò che avete fatto per noi, quotidianamente, con pazienza ed affetto infiniti. GRAZIE per esserci stati accanto nel cambiamento più grande che un essere umano possa affrontare. GRAZIE per quello che ancora farete per me, per noi e per questa nuova famiglia che, speriamo, possa presto allargarsi con un altro terremoto!!!

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Il cambio è la costante

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Ci sono quelle famiglie che quando si formano hanno già pianificato tutto: data del matrimonio, prima ovulazione utile, più o meno l’età dei figli in successione e sicuramente tutti i mobili da inserire in lista nozze. Ci sono poi quelle famiglie come la nostra le cui vicissitudini si riassumono in questa frase di Albert Einstein: “Vivere è come pedalare in bicicletta: per mantenerti in equilibrio, devi muoverti costantemente.”
Ho sempre pensato che la stasi e l’accumulo di energie negative sono condizionate spesso dal posto in cui viviamo (oltre che dalle persone), quindi non potendo cambiare città a piacimento per via delle scelte della vita, da quando è nata Argentina ho cercato, insieme a Simone, di cambiare il micromondo in cui viviamo: cambiare i mobili, rifare interamente alcune stanze, buttare giù dei muri, rialzarli un anno dopo, persino cambiare ufficio, o mezzo di trasporto per andare a lavoro.
A un certo punto abbiamo cambiato così tanto tutto che ci rimaneva solo una cosa da fare: cambiare casa (il lavoro meglio tenerselo di ‘sti tempi..).
-Comprare una casa? Sei impazzito.
-No, parlo di affitto.
-Affittttooooohhh? Torniamo studenti? E poi, ce lo possiamo permettere?

Nel 2013 dicevo di no, ma il destino ha molta più fantasia di noi, e per dimostrarmi che avevo torto ci ha fatto duplicare le entrate sì da non avere scuse. E allora inizia con la ricerca, gli appuntamenti, le immobiliari che ti chiamano all’ora di cena e ti tengono due ore per nulla (un momento…avevamo chiesto attico con terrazzo non piano terra con giardino!). Poi, un giorno di Novembre in cui dici “ok, dai, ci pensiamo l’estate prossima e prenotiamo il Natale in Sardegna”.. ti arriva la telefonata di un conoscente che “al piano di sotto si libera un appartamento con terrazzo dal 27 dicembre, non volevate quello?”
Guardi la casa, te ne innamori, pensi che l’affitto più alto giustifica le mancate spese delle agenzie che puoi finalmente silurare con un “cancellatemi dal database, grazie”, e ti ritrovi già nuovo. La scelta del nido? Anche quella dettata dall’Universo, o dalla legge di Murphy a cui ho smesso di credere. Dopo aver visto 6 diverse scuole dalla retta mensile di oltre 700 euro per una giornata completa (aka uscita alle 16,30), mi si rompe lo schermo dell’iphone proprio davanti a un cancello. Alzo lo sguardo e “Nido xy, promozione ultimo posto retta scontata del 50%” (sì, il vaff** etc l’ho tirato lo stesso, ma dopo aver letto il cartello sono entrata al nido e in meno di 15 minuti Argentina era iscritta alla cifra di mezzo rene al posto di due).
Del trasloco neanche parlarne, con la piccola sempre più perplessa dalla chiusura degli scatoloni, il pensiero che la stessimo per abbandonare, le millemila polpettine dell’ikea con la paura che si strozzi come quella notizia che circolava tempo fa, i pianti, la stanchezza, la polvere, la scelta dei mobili, le litigate sui mobili, le riappacificazioni che implicano l’acquisto dei mobili che hai scelto tu. Tutto da fare prima del primo giorno lavorativo, naturalmente, quindi in circa 5 giorni, e con auto a noleggio, quindi il prima possibile e senza nemmeno un graffio.
Adesso finalmente siamo qui, con Simone che posiziona la televisione, ancora senza comodini e cassettiera e con il terrazzo che….per due settimane è invaso da operai perché va rifatto. La me di anni fa direbbe “E vabbè, te pareva, appena arriviamo non possiamo usare l’unico angolo della casa che ha motivato la scelta, che sfiga”. La mia nuova me dice “Che fortuna, ce lo rifà il condominio! Potremmo scegliere il pavimento nuovo? Come dice? Sì? Ma è perfetto!”
Per questo, quando Argentina mi ha chiesto, giustamente imbronciata, “Ma dov’è casa mia, mamma?” Io le ho risposto “Casa tua è ovunque tu possa essere con mamma e papà, perché a noi di sicuro non ci potrai mai cambiare”.

E ci hai già cambiato, immensamente.

Life is like riding a bicycle quote

Buon Cambio a tutti, MoMs e PoMs! Com’è iniziato il vostro 2015? 

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“Breast is Best…”

I primi mesi di maternitá possono essere molto faticosi per una donna. La questione dell’allattamento al seno come modo ideale (ed esclusivo) per nutrire il neonato puó diventare molto stressante: la pressione messa addosso ad una mamma da chi le consiglia di “fare la cosa giusta”, infatti, può diventare davvero difficile da sopportare.

Io, personalmente, ho amato moltissimo allattare mio figlio. Sapevo che gli stavo dando tutto il necessario per vivere e questo mi riempiva di orgoglio. Tuttavia, detestavo farlo in pubblico! Per quanto cercassi di essere discreta, mi sentivo sempre osservata. E cosí finivo per ritrovarmi puntualmente ad allattare in macchina o, al massimo, nelle stanzette riservate alle mamme nei negozi per bambini. Lo so….vi starete chiedendo il perchè, ma purtroppo esiste ancora gente che non vede di buon occhio un momento cosí tenero e speciale come quello di un neonato che si nutre dalla mamma.

Vi racconto un paio di esempi davvero squallidi: recentemente, una mamma è stata fotografata a sua insaputa (da un completo idiota!) mentre allattava lungo una strada del Regno Unito. Il suddetto idiota, non contento, ha pensato bene di condividere la foto sui social media e di scrivere terribili insulti contro la mamma. Per fortuna, in molti si sono schierati dalla parte della signora, che nel frattempo era stata paragonata dal sedicente fotografo, indignato perchè certe cose 《vanno fatte in casa e da nessun’altra parte》, ad una barbona. Non vi dico la rabbia che ho provato nel sentire questa storia! Altro episodio, vissuto direttamente da mia sorella: sulla metro di Londra, un neonato piangeva disperatamente. L’ora della pappa era arrivata e lui sembrava proprio non voler aspettare. La madre iniziò ad allattare ed un uomo, seduto accanto a lei, si alzó e andó in cerca di un altro posto dicendo che quello che stava facendo era disgustoso. Si! Proprio così! Ora capite perchè mi sentivo tanto a disagio ad allattare in pubblico? Anche se, devo ammetterlo, quando mi capitava di farlo a Matera ero non solo a mio agio, ma anche felice.

Certo, sappiamo tutti che “Breast is Best” (il seno é la cosa migliore), e forse è proprio per questo motivo che in molti giudicano negativamente il passaggio al latte artificiale, soprattutto prima dei sei mesi. Che il bimbo abbia preso uno, due o tre biberon al giorno da integrare al latte materno, o che sia passato interamente al latte artificiale, ecco che arriva l’importante traguardo dei sei mesi: comincia lo svezzamento e il bambino riceve i principali elementi nutritivi da cibi solidi, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanitá.

Quando mio figlio ha compiuto 3 mesi, ho scelto di introdurre il latte artificiale una volta al giorno. Ho deciso di usarlo come ultimo pasto della giornata, per farlo dormire meglio. Devo dire che il metodo è stato assolutamente efficace, sia per me che per mio figlio Marco: ha imparato ad associare il riposo notturno al biberon, ed il suo sonno (e il mio!) è diventato molto piú regolare.

L’allattamento al seno è fondamentale. Ha tanti vantaggi evidenti, sia per la mamma che per il bambino. E dopo tutte le raccomandazioni fatte da parenti, amici e conoscenti, non meravigliatevi se vi dico che quando ho dato a Marco il suo primo biberon sono stata assalita da un terribile senso di colpa. Mi sono sentita una pessima madre, come se stessi avvelenando mio figlio. Ma adesso me ne rendo conto: che cosa ridicola!!! Ognuno ha diritto alla propria opinione, è vero, ma se una donna decide di introdurre molto presto il latte artificiale o, addirittura, di non allattare affatto…chi siamo noi per giudicare?

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Prendi e parti.

Quando sei mamma, spesso il fatto che tu lavori è una colpa, che pensi di lavare cucinando per tutti e passando l’aspirapolvere alle 21,30.  A volte funziona, ma le cose scricchiolano se il tuo capo sei tu e l’80% dei tuoi clienti sono del sesso opposto e almeno 10 anni più grandi di te. E peggiorano drasticamente se la misura del tuo reggiseno non regge gli standard per i quali ti puoi permettere l’elemento distrazione e spillare qualche centinaio d’euro in più in sede di preventivo.

Prendere dunque una decisione  quando ti arriva un lavoro per gli Stati Uniti che dura 48 ore, albergo pagato, viaggio pagato, sembrava accettabile e sensato, sempre che fossi stata uno di quelli che il Duca descrive come “padri con la valigia”, sempre che non ci fossero stati di mezzo 2 giorni interi di viaggio e un ponte, e sempre che non avessi pensato lucidamente “E perché non allungarmi e passare il ponte là? in fondo quando mi ricapita?” spostando la data del rientro dal 31 ottobre al 4 novembre. Il tutto per passare 26 giorni pre-partenza divorata dall’inadeguatezza e da un senso di colpa che non aveva perché, sognando quelle che sembravano le puntate mai viste di Survivors, dove aerei cadevano, persone si facevano esplodere proprio nel punto dove avrei dovuto tenere una lezione di food trends, indigeni mi rapivano arrivata a Tijuana e via dicendo.

Esiste il manuale della mamma perfetta? Se c’è, io ho capito che non lo conosco affatto, forse perché faccio parte di un nuovo modello di mamma: quella che cerca di bastare a sé stessa, senza pregiudicare nessuno. Quella che ha imparato a dire “sono in riunione ti richiamo” mentre cambia un pannolino o è al parco ma che allo stesso tempo non riesce ancora a dire del tutto”adesso ho bisogno di me, e quindi scusate tutti ma io vorrei vedere un pezzetto di mondo con voi, e se per adesso non si può farlo insieme lo vedo da sola perché ne ho bisogno, grazie”.

10712736_10204952790168434_883381572299212051_nDevo dire senza alcuna ombra di insoddisfazione né di vergogna che quella che sembrava la scelta avventata è stata la mia più grande fortuna.  Mi sono riscoperta quella che non avevo mai smesso di essere: tutto sommato una 29enne zaino in spalla che il giorno stesso in cui finisce di lavorare invece di restare negli States afferra la trilogia di Castaneda e se ne va in Messico a piedi, perché per l’hamburger c’è sempre tempo. Ma anche e soprattutto una donna, che si sente moglie e mamma anche senza traccia di anelli d’oro e figli al seguito. Che si forma conoscendo persone incredibili, dallo spessore unico. Una donna che parla quella lingua, una lingua che mi trasforma. Che recita un padre nostro per qualcuno lontano in un cimitero naturale, dove i sassi parlano e le piante grasse sono ferme nell’atto di pregare. Che guarda l’oceano e sente gli occhi di sua figlia,  e ne sente – forse per la prima volta –  la mancanza, cosa che non è scontata in un rapporto d’amore che dura tutta la vita e che l’isteria del quotidiano e della città possono minare molto più che 9 ore di fuso orario. Pensavo a quegli occhi che si formavano mentre guardavo lo stesso oceano diversi chilometri più sotto, due anni prima, a Puerto Natales, durante un viaggio che ha permesso la vita, – perchè la vita arriva quando te la senti addosso, ed è un po’ più difficile sentirsela addosso in Piazza San Babila- pensavo mentre camminavo, sola, tra i ciottoli de La Bufadora con in mano un sombrero per la mia regina, e una pipa per suo padre. 

E’ stato allora che ho scritto sul mio iphone questi pensieri:

Ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai papà, cose come: sai, a te non è che sia poi cambiata troppo la vita da quel giorno. Cioè, sì, però non hai cambiato 4 taglie, hai dormito quasi tutte le notti, e ti sei sentito solo più bello e affascinante che mai. Io ho scritto i file, uno per uno, i codici genetici, i mitocondri, le dita delle mani e dei piedi mentre il mio sedere cadeva, le mie cosce si riempivano di buchi e il mio seno era diventato un chupa chups per gengivette taglienti. 
Non ho ancora 30 anni ma ho le occhiaie consolidate e probabilmente le mie coetanee sono in moto col “tipo” che mi guardano come un extraterrestre appena parlo di  consistenza della cacca o canticchio Peppa Pig. E tutto sommato ho scoperto che è quello che voglio fare per il resto della vita, e con te, perché mi “permetti”, – se così vuole la consuetudine – di esistere, per amore o semplicemente perché in fondo sai che il posto in cui viviamo adesso..non è forse quello più giusto per me.

E ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai propri figli, e sono 4 parole banali ma eterne, che arrivano dritte dalle Hawaii ed hanno in sé i fondamenti dell’amore universale:
“Mi dispiace,
Perdonami,
Grazie,
Ti AMO” 

a cui sento di aggiungere: qui ci torneremo insieme.

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Dedico questo post a tutte le donne e le mamme che sanno bastare a sé stesse, e che non smettono di coltivarsi: è questa forse la ricetta per una vita felice e relazioni durature?

Buona notte da una Mom..molto fuori sede!

 

 

 

 

 

 

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