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LA MIA MERAVIGLIOSA FAMIGLIA

Quando scopri di aspettare un figlio, fantastichi ed immagini per 9 mesi come sarà la sua vita, come cambieranno le tue nottate, le tue giornate, come le tue abitudini familiari prenderanno una piega diversa. Immagini già la sua festa del 1° compleanno con mamma e papà…il suo primo giorno d’asilo con mamma e papà emozionati…la scelta del vestito di carnevale con mamma che vorrà Minnie e papà Biancaneve…il saggio di danza con mamma entusiasta e papà orgoglioso che in macchina provano a dare consigli…il suo primo giorno di scuola elementare con mamma e papà a scattare foto…

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Poi la vita, che è un appuntamento al buio, prende una piega diversa da quello che pensavi, che ti aspettavi, che sognavi… E ti ritrovi quasi improvvisamente e quasi inconsapevolmente a dover fare i conti con te stessa, a dover riorganizzare le tue giornate e i tuoi ritmi in una famiglia non più a tre…ma a DUE. Allora capisci, e poco alla volta impari, che anche per poterti fare una doccia non devi aspettare che papà rientri dal lavoro e si metta a giocare con la piccola ma devi aspettare che si addormenti…sperando di non addormentarti prima di lei!!!

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Il tempo e gli anni passano velocemente e non c’è mai un solo giorno che si concluda senza il pensiero di riuscire a dare a mia figlia tutto l’amore, le attenzioni, la cura, le regole, la forza che in una famiglia “normale” provengono quotidianamente da due adulti e che, nella mia, sono concentrati in me!

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Il dubbio di non riuscire ad essere un buon esempio per lei e il timore di sbagliare tutto potrebbero essere fondati dalla consapevolezza di essere il genitore prevalente nella sua vita quotidiana…se non fosse che sempre Lei, la VITA, quella che ti riserva delle sorprese incredibili, ti fa conoscere delle “persone”…

Ma non persone qualunque, di quelle che ti ascoltano e poi continuano per la loro strada!!

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Sono mamme, e non solo, come me…sono i miei angeli sulla terra che anche se non vedi per giorni e settimane intere SAI che ci sono…sono Amiche che sarebbero disposte a stare sveglie tutta la notte per risolvere insieme un mio problema…sono “zie” (e “cuginetti” a seguito) di fatto che amano mia figlia incondizionatamente esattamente quanto noi amiamo loro e che hanno sempre un consiglio per noi o la parola giusta al momento giusto.

Ebbene si, ragazzi, le famiglie allargate esistono!! E sono una preziosa risorsa, fonte di forza e condivisione quotidiana!! E altro che “siete rimaste in due”!! …la nostra è una MERAVIGLIOSA FAMIGLIA ALLARGATA di cui noi siamo fiere ed orgogliose!

Pisciotta Maria Bruna

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La forza delle mamme

Esiste un mondo parallelo vicino casa mia, e io non lo sapevo e non lo sospettavo neppure.

Un mondo che sembra un limbo, dove c’è attesa, speranza, gioia, dolore ma soprattutto vita. Ecco, questa è la parola chiave : vita!

Questo mondo l’ho conosciuto per caso, inaspettatamente e sicuramente contro la mia volontà, ma ci ho vissuto per dieci giorni, dieci lunghi interminabili giorni e ha lasciato un segno nella mia anima.

Parlo del mondo della UTIN (unità di terapia intensiva neonatale) dell’ospedale di Potenza.

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Sembra un mondo surreale eppure lì vivono la loro vita-non-vita non meno di 6-7 famiglie provenienti da diverse zone della Basilicata.

Io le ho conosciute,quelle famiglie, e ognuna di loro porta con sé un’esperienza bella e dolorosa insieme, in cui si mescolano la speranza, le aspettative per il futuro, l’attesa, l’interminabile attesa che rende interminabili le giornate…

La giornata inizia all’alba per queste mamme-guerriere che si svegliano presto perché devono prepararsi e tirarsi il latte perché alle 8 in punto si aprono le porte del reparto e possono dare il latte per i loro bimbi alle infermiere, oppure, se sono fortunate, possono darlo loro stesse ai loro bambini ricoverati.

Ma se va male e c’è un’emergenza o un qualunque altro problema, allora questo appuntamento tanto agognato salta e bisogna aspettare il prossimo appuntamento che è alle 11. E quindi le infermiere ritirano i piccoli biberon pieni di latte e di amore e lo conservano. E le mamme se ne vanno nell’alloggio loro assegnato a tirare l’altro latte per l’altro appuntamento. E si, perché il latte deve essere sempre fresco e solo le mamme che vanno e vengono lo fanno congelare. Quello di tirarsi il latte è l’unico atto concreto di amore che queste mamme possono fare per i loro piccoli bambini ricoverati..perchè non possono fare altro… Non possono abbracciarli, stringerli, prenderli in braccio…non possono godere ancora appieno delle gioie della maternità, e nell’atto di tirarsi il latte riversano tutto quell’amore che non possono dimostrare in altro modo. Mamme che non possono vivere più la quotidianità con i loro compagni e padri dei loro bambini perché l’alloggio non è riservato anche ai papà e quindi molti di loro stanno lontani tutta la settimana dalla loro famiglia, in attesa di poterla riabbracciare il sabato e la domenica.

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Poi c’è l’appuntamento delle 14, delle 17 e delle 20 e questo è l’ultimo e le mamme salutano i loro pargoletti chiusi in quelle incubatrici e vanno a dormire perché la giornata è stata estenuante, chiuse tra quattro mura, in un ospedale, a tirarsi il latte in attesa di poter rivedere per qualche minuto i propri figli. Donne-mamme che solidarizzano perché vivono insieme e mettono in comune tutti i loro sentimenti e ciò che si portano nel cuore, le ansie, le preoccupazioni… e quando nell’alloggio squilla il telefono, si guardano con sguardo agghiacciato l’un l’altra, sperando che quella telefonata non sia dal reparto e non sia per una di loro che viene chiamata a colloquio. Perché quando si è chiamati dal reparto, spesso non sono buone notizie quelle che arrivano e la paura regna sovrana. Ogni piccolo progresso, ogni grammo preso dal bambino è una vittoria, ogni esame che dà un esito migliore rispetto al precedente viene festeggiato… è la vita che vuole affermarsi e che alla fine vince perché quando un bambino raggiunge il peso giusto viene dimesso e può tornare a casa ed è una grande festa perché una famiglia può finalmente iniziare a viversi.

Maria Ruggieri

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