Archivio della categoria: Calendario dell’Avvento 2014

Un semplice racconto natalizio

C’era una volta, tanti anni fa (diciamo trent’anni fa), una bambina. Viveva la sua vita tranquilla con la mamma e la sorella più grande nell’allora Cecoslovacchia. Andava a scuola, giocava con le amiche, leggeva tanti libri, litigava con la sorella. Ed ogni anno con l’arrivo della stagione fredda, non vedeva l’ora che arrivasse il Natale.

Un Natale bianco e magico, con la neve che copriva tutta la città e la faceva diventare tutta ovattata, con i profumi dei dolcetti natalizi preparati dalla mamma, con gli odori dei rami di pino con le pigne argentate messi in un vaso per portare un po’ di odore di bosco (poiché il loro albero di Natale era finto).

Il Natale si cominciava a sentire dall’inizio di dicembre, quando la mamma andava a fare la spesa per comperare tutto il necessario per poter fare i dolcetti natalizi. E non vi parlo di qualche dolcetto ma di fiumi di dolcetti, chilogrammi di dolcetti… È una tradizione ceca, fare delle scorte infinite di dolcetti vari , di pasta frolla semplice oppure ripiena, di pasta frolla arricchita di noci, nocciole o mandorle che poi andavano riempiti di creme al burro di diversi sapori. Dolcetti fatti di cioccolato, di latte condensato, di miele, insomma una bontà infinita (e un lavoro interminabile…)

E poi arrivava il grande giorno in cui si addobbava l’albero: il giorno 24 dicembre, chiamato il “Giorno dell’abbondanza”. Nessuno andava a lavorare, poiché sul calendario era segnato in rosso (oggi non è più cosi, tanti vanno a lavorare quel giorno) assieme con i giorni 25 e 26 ed era festa per tutti quanti. Tutti e tre, mamma e figlie, tiravano fuori dal ripostiglio albero e scatoloni grandi contenenti gli addobbi natalizi, tutti rigorosamente in vetro soffiato, colorati e luccicanti, uno ad uno incartati in carta velina per proteggere questo prezioso contenuto.
La mattina la passavano cosi, addobbando l’albero, ascoltando le canzoni natalizie e fantasticando su cosa avrebbe portato loro il Gesù bambino. E già, i regali li portava (e finora li porta) proprio il Gesù bambino, non il Babbo Natale… La nostra bambina s’immaginava questo Bambinello, piccolino e paffutello, che portava pacchi e pacchetti a tutti. Ah però, che fatica!
Giungeva l’ora di pranzo, a mezzogiorno si mangiava una cosa leggera e semplice perché nel Giorno dell’abbondanza si cenava molto presto. Col sorgere della prima stella, tutti si vestivano a festa, apparecchiavano la tavola e si cominciava cenare.

Dopo la cena arrivava il “Grande Momento”, tanto atteso. Le due sorelle andavano in cucina e con la luce spenta si mettevano a contare quanti alberi natalizi accesi si riuscivano a vedere dietro le finestre del palazzone di fronte. La mamma intanto si chiudeva nel soggiorno e… Dopo un po’ si sentiva il tintinnare d’un campanellino…
Di corsa, tutti nel soggiorno!
Mannaggia, mentre le due sorelle contavano gli alberelli, era passato il Gesù bambino, si era sentito anche il suo campanellino! E anche quest’anno non l’avevano visto! L’importante era che sotto l’albero aveva lasciato i suoi regali per tutti!

Sono passati gli anni, la bambina è cresciuta e anche lei è diventata mamma di due bambini splendidi. Con il freddo arriva Natale, non più bianco (a Matera purtroppo la neve scarseggia), un po’ nostalgico (poiché molto diverso dai ricordi della bambina), ma sempre magico (in presenza dei due bimbi e di un papà meraviglioso). Tutti insieme addobbano l’albero con dei biscotti speciali fatti dalla mamma. Biscotti profumatissimi che sprigionano l’odore di cannella, di chiodi di garofano e di ricordi. E quando la sera del 24 dicembre giunge l’attimo sfuggente del passaggio di Babbo Natale (il Gesù bambino ha passato la staffetta proprio a lui), si sente il tintinnare d’un campanellino… I bambini corrono ma questo Babbo Natale si comporta esattamente come il suo amico che gli ha passato il compito natalizio, non si fa vedere mai, lascia solo i regali! E la bambina sorride…

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Veselé Vànoce
Buon Natale

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Auguri MOMme

di Serena Vigoriti

Auguri MOMme

Guerriere della speranza, armate di un grembo pieno di futuro.
Madri senza tempo capaci di raccontare nel proprio Natale il respiro profondo del mondo.
Auguri a tutte voi, qualsiasi colore abbia il vostro sorriso, qualsiasi lingua accompagni la vostra ninna nanna, qualsiasi profondità raggiunga il vostro sentire.

Non esistono luoghi in cui non abitiate, non esistono tempi in cui non esistiate,
non esistono spazi in cui un bambino non vi cerchi per saziare quel suo candido essere al mondo.

Il presente non riesce mai a colmarvi, perché è verso il futuro che volgono le vostre pance gravide.
Quel vagito che vi accoglie all’improvviso, prima ancora di rendervi mamme vi fa rinascere donne. Io lo sento ogni giorno il tumulto di quel passo antico, sicuro anche sulle strade più dissestate, e lo trovo ovunque quello sguardo così fiero che non attende conferme. 
Non servono troppe luci né miracolosi orpelli per far avvertire la vostra forza. Nel coraggio è riposta ogni vostra consapevolezza.

A voi tutte auguro un Natale pieno di calore e alla vostra preghiera affido il canto straniero di un richiamo d’amore che arriva da lontano, da un luogo sconosciuto in cui ogni cuore ripone il suo silenzioso battito.

A voi tutte auguro di crescere i futuri uomini e donne con quella responsabilità il cui peso piega la schiena e fiacca ogni certezza, perché in quel grembo tutto nasce ma la vita sboccia ben lontano dalle amorevoli rassicurazioni dei vostri abbracci.
Io stessa mi auguro ogni giorno di crescere persone indipendenti, ricche e accoglienti perché sappiano vivere nel mondo con la bellezza dei loro sguardi sereni, la forza delle loro idee e la speranza nei nuovi inizi.

Auguri a tutte

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La leggenda dell’Abete di Natale

di Angela Olivieri

Anche ora che sono adulta, trovo difficile dormire la notte di Natale. L’eccitazione che si avverte è rimasta identica a quella che provavo da bambina. Ho sempre pensato al Natale come ad un bellissimo periodo: giorni piacevoli, gentili, dedicati all’amore per gli altri, giorni in cui anche i cuori più freddi si sciolgono al fuoco di un caminetto acceso e scricchiolante di legna profumata. I miei ricordi più belli dei 34 Natali trascorsi, sono TUTTI legati alla famiglia, allo stare insieme d’avanti ad una noiosa tombola, alla tenerezza per il passato ed alla speranza per il futuro. Ma, uno dei ricordi che conservo più dolcemente nel mio cuore, sono i racconti di Frate Indovino che mio nonno ( ne era un grande “fan”! ) faceva la sera della Vigilia a noi nipoti, dopo averci riuniti e sistemati in cerchio intorno a lui, vicino ad un piatto di pettole fumanti e sotto lo sguardo attento ed amorevole di mia nonna. Spesso, con grande malinconia ed ancor più immensa speranza, mi domando se, fra 30 anni, anche i miei figli ripenseranno al Natale provando la stessa emozione che io sento! Intanto, ora che mio nonno non c’è più, ci penso io a riunire i bambini e raccontare le storie. Quest’anno toccherà alla Leggenda dell’ abete di Natale che condivido anche con voi sperando di fare cosa gradita. BUON NATALE A TUTTE VOI MOM ed alle vostre famiglie!!

Christmas Tree -- Longwood Gardens Conservatory (PA) December 2012

“In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta neve. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare. Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco; l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile. In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato come simbolo del Natale e, da allora, in tutte le case, viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.”

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NATALE A LONDRA: TOP 5

Lo scorso anno, nel periodo di festa, ero in dolce attesa del nostro piccolo Marco e così, per la prima volta dopo 10 anni, mi sono ritrovata a trascorrere il giorno di Natale a Londra. Dopo tante festività passate a Matera, divisa tra la famiglia di mio marito e la parte italiana della mia, ho potuto passare il Natale con i miei genitori … ed è stato meraviglioso. Tuttavia, la lontananza da casa in tutti quegli anni, non ha mai significato per me dover rinunciare al Natale ‘British’: ormai, infatti, ci eravamo abituati ad anticipare i festeggiamenti natalizi in perfetto stile inglese e a mettere in pratica tutti i riti e le tradizioni più tipiche prima della mia partenza per la bella Italia. E quest’anno non sarà diverso!

A Londra, non è Natale senza:
1. Christmas Pudding (con salsa al Brandy & Ice – Cream )
2. Mince Pies
3. Mulled Wine
4. Christmas Crackers
5. Tacchino Ripieno (con salsa ai mirtilli)

Partiamo dall’inizio:

1. Christmas Pudding
Si tratta di un budino della tradizione britannica, conosciuto anche come budino di prugne, tipico delle cenuntitled (2)e natalizie. Le sue origini risalgono al Medioevo. A dispetto del suo nome….non contiene prugne! È composto, infatti, da tanti tipi di frutta secca, legati tra loro dall’uovo e dalla sugna, viene inumidito dalla melassa e aromatizzato con cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero e altre spezie, senza dimenticare la grande quantità di alcol che ne permette la conservazione anche per un anno. La cottura dura molte ore ma, prima di servirlo, basterà scaldarlo al vapore e flambarlo col brandy caldo. Lo si può mangiare in molti modi, accompagnandolo con una salsa consistente, tipo il burro al brandy o al rum oppure, più semplicemente, con panna, crema pasticcera, crema al limone o gelato.

2. Mince-pie
untitled (3) Si tratta di una crostata a base di frutta tritata, tipica della tradizione natalizia. La sua origine si fa risalire addirittura al XIII secolo, quando i crociati europei portarono, al loro ritorno, le ricette mediorientali a base di carne, frutta e spezie che avevano conosciuto.

 

3. Mulled wine
È una untitled (4)bevanda a base di vino rosso, con l’aggiunta di spezie e uvetta. Viene servita calda o tiepida, e può essere alcolica o analcolica. È una bevanda tipicamente invernale, consumata soprattutto nei periodi di Natale e Halloween. Si tratta del vin brulé, tanto per intenderci. La base, in alternativa al vino rosso, può essere costituita dal Porto, oppure dalla combinazione di entrambi.

4. Christmas Crackers
Non lasciatevi ingannare dal nome: i Christmas Crackers non si mangiano! Sono dei cilindri di cartone avvolti in cauntitled (5)rta colorata, tipo caramellona, e contengono una sorpresa. Secondo la tradizione originale, la carta dei crackers va tirata alle estremità da due persone: la persona che si ritrova con in mano la porzione di carta maggiore, vince la sorpresa. Si tratta quasi sempre di piccoli regali: un gingillo di plastica, un motto o una barzelletta scritta su un pezzo di carta, un giocattolo o un enigma da risolvere. Secondo un’altra versione, invece, ognuno ha il suo cracker e, quindi, la sua sorpresa. Solitamente è un cappellino di carta colorata a forma di corona, un richiamo alle celebrazioni di epoca romana, da indossare durante la cena di Natale.

5. Il Tacchino Ripieno con Cranberry Sauce
Come accuntitled (6)ade negli Stati Uniti per il Giorno del Ringraziamento, anche in Gran Bretagna è molto diffusa la tradizione di mettere al centro della tavola un enorme tacchino ripieno (intero!). Il ripieno, almeno nella versione più tradizionale, è composto da pane secco o crostini con cipolla, sedano, sale, pepe e tante erbe e spezie profumatissime. Il tutto condito da una salsa dolce ai mirtilli. GNAM!!!

Ok, ho provato a riassumere il Natale inglese in 5 punti, ma….non bastano! E così ne aggiungo altri 5 alla lista:
6. Gingerbread: immancabili biscotti allo zenzero a forma di omino;
7. le luci di Oxford Street: un tripudio di colori!
8. Winter Wonderland, a Hyde Park: mercatino a cielo aperto, giostre e mille golosità da mangiare;
9. Christmas Jumper: quei maglioni di lana a tema natalizio che vedete nei film!
10. il Discorso della Regina. Beh…poteva mancare?!

Quest’anno, in ogni caso, il nostro Natale sarà magico e indimenticabile: il primo da genitori, con un pupazzetto nuovo di zecca a dividere la tavola con noi!

BUONE FESTE A TUTTI!!!!!!
MERRY CHRISTMAS!!!!!!!!

 

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Natale è… Attesa

di Gabry Montanaro

Il Natale in casa mia si presenta con l’attesa.

Mattia (4anni): attende BABBO NATALE

Io e mio marito: attendiamo di poter leggere lo stupore sul volto di nostro figlio quando puntuale come ogni anno Babbo Natale suona al campanello di casa nostra.

Morgan (8 mesi): attenderà ignaro di tutto la pappa e il sonno che tarda sempre un po

Cugini, zii amici & CO :attendono la cena

E poi c’è lei…..mia madre che inizia la sua attesa già da Ottobre, eh già lei attende suo figlio che arriva da Londra, allora iniziamo già 2 mesi prima a pensare cosa dovrà preparare, e un mese prima lei ha già pianificato tutti i pranzi e le cene che dovrà preparare nei giorni di permanenza del suo primogenito.

Capita spesso in questi giorni di voler preparare qualche ricetta prettamente natalizia, e quendo le propongo di preparare insieme, arriva puntuale la sua risposta: No a mamma aspettiamo che arrivi tuo fratello, quindi menttre lei attende io sono con le mani “legate” nulla e dico nulla deve essere preparato in assenza di mio fratello.

La guardo e sento un nodo in gola, una mamma attende sempre, aspetta sempre i suoi figli, li aspetta ancor prima di concepirli, per poi passare all’attesa dei nove mesi, li aspetta all’uscita di scuola li aspetta sempre e comunque, ecco, per mia madre il Natale è l’attesa allo stato puro.

Quando non ero mamma non potevo comprendere tutto questo fermento, anzi la prendevo anche in giro, oggi invece la guardo e provo tanta tanta tenerezza.

E così, il suo desiderio di ricongiungere la famiglia la trasmette a tutti noi , e quest’anno come tutti gli anni la nostra vigilia inizierà il 23 Dicembre, quando tutta la famiglia si riunisce per accogliere mio fratello, ed ecco che anche per me il Natale diventa doppia attesa perchè vedrò finalmente mia madre che riabbraccia suo figlio.

Buona attesa a tutti

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Amore, allora abbiamo deciso dove facciamo la Vigilia?

Non dovevo accettare.
Un fiume di post che dura quanto l’avvento, per me che non so neanche bene cosa sia l’avvento, doveva essere una trappola pronta a scattare.

Perché ho accettato di contribuire a questo esperimento creativo di gruppo? Sto diventando un pappamolla e vorrei fare un bagno in una soluzione di cinismo e odio.

Potrei suonare arrogante. La realtà è il contrario, è la presa di coscienza del non avere nulla da dire quando invece quasi tutti hanno avuto tanto da dire, e cose bellissime, sul Natale.

Avrei dovuto registrarmi tra i primi. Trovare qualche mezzuccio da scuola media.
Si, tipo andare volontario alla prima interrogazione dell’anno, quando tutti i professori sono ancora clementi. Il glaciale ragionamento di un calcolatore. Ingranaggi, dovevo avere al posto dello stomaco.

A questo punto l’unica maniera per scrivere qualcosa di originale è scrivere qualcosa di personale, Proviamoci.

Svolgimento

Potrei raccontarvi del pallone Azteca ricevuto da Babbo Natale ‘86.

Potrei raccontarvi un viaggio durato una notte da Bari a Matera a Bari sotto una neve pazzesca solo per salutare la mia ragazza, che poi un giorno sarebbe diventata mia moglie.

Potrei raccontarvi il primo Natale di mia figlia Sofia di un mese e mezzo, nel lontano e freddo Piemonte. Potrei dirvi cosa provo nel sedermi alla sinistra di mio padre, a tavola.

Potrei raccontarvi altri ricordi che sono troppo intimi e profondi e preziosi per essere condivisi con chiunque altro che non sia il sottoscritto ed il sottoscritto soltanto.

Invece no, vi parlerò del dramma che molti vivono da quando sono ‘nucleo familiare’.

Amore allora abbiamo deciso dove facciamo la Vigilia? Dai tuoi o dai miei?

Lo stramaledetto concetto meridionale di famiglia che diventa significa appendice fisica, terminale ultimo ed essenziale delle nostre esistenze, radice linfa vitale, freno a mano tirato, modulo imprescindibile di sostegno e frustrazione, compagnia e teatro di tradizioni che altro non sono se non la coperta calda in cui nascondere le nostre paure di solitudine. Premere la pausa dalla vita che scorre tagliente. E trovarsi alla stessa tavola di quando avevo 10 anni. Lo adoro.

Mia moglie, purtroppo, pure.

Questo crea uno scontro insanabile, la frattura scomposta di tibia perone e anima. Fino a quando si era fidanzati si stava bene, il 24 ognuno alle case proprie, poi il 25 da una parte ed il 26 dall’altra.

Ma adesso che ci sono i figli non si può spaccare la famiglia in nome di un polipo crudo.

Allora propongo la soluzione: “facile, facciamo a casa nostra ed invitiamo tutti – lato tuo e lato mio”, così non teniamo scontento nessuno. Il pragmatismo urticante di mia moglie mi fa notare che sarebbero circa 50 persone da invitare, da sistemare e da gestire.
Mò è, le famiglie sono evidentemente una appendice fisica numerosa.

Scusate 50 più bambini.

A quel punto mi appare il diavoletto sulla spalla destra. Mi guarda ammiccante. Quando fa così lo ascolto quasi sempre.
“Dai amore, nessun problema allora facciamo il 24 a Bari dai miei ed il 25 e 26 a Matera dai tuoi!”
(Se ti do un Natale e Santo Stefano, mi dai in cambio una Vigilia. Tipo ti do Franco Baresi e Van Basten e mi dai la figurina di Roberto Baggio).

“No.”

“E se propongo il 24 dai tuoi ed 25 e 26 dai miei accetti?”

“Si (e mica sei scema! Anche tu che non capisci una mazza di calcio sai che Baggio vale almeno Baresi, Van Basten, Vierchowod e lo scudetto dell’Atalanta).”

“A me non va bene. Che facciamo?”

Insomma, qualcuno deve perdere. E qualcuno, ovviamente vincere.

Allora, si farà a turno. Un anno soffro io ed un anno soffri tu. Ma a sto punto facciamo che si soffre o si gode per bene.

Dallo scorso anno abbiamo sperimentato la soluzione “Rubamazzetto”. Vigilia, Natale e Santo Stefano in blocco da una parte un anno, dall’altra parte l’anno dopo.

Quando io e mia moglie ci mettiamo a fare queste cose mi sembra di vedere Klemens von Metternich che si metta a negoziare con Margaret Thatcher davanti ad un piatto di cicorielle selvatiche. Dovevi studiare Scienze Politiche, altro che Farmacia, Paola.

Comunque quest’anno – finalmente – tocca a me il Rubamazzetto e 24 25 e 26 saremo a Bari.

Pregusto la cena alcoolica del 23 da mio cugino, la spesa di pesce con mio padre il 24, poi con altri amici in giro in centro. La cena, Babbo Natale che arriva, Sofia e Mauro che spaccano tutto. Mia nonna che guida le preghiere e che fa ‘segni della croce come elicotteri a gran velocità’. I baci. Il brodo di Natale, la pennica sul divano, la tombola, gli amici, le nocelle. Il 26. Il vino. Le cartellate. Il limoncello della nonna fatto da limoni raccolti dal nonno nel loro giardino (1 metro quadro di terra, 12 quintali di limoni raccolti). Abbiamo mangiato assai. Si si. “L’anno prossimo dobbiamo fare di meno pasta”. “Eeeh che 900 grammi ho messo”.

Se i bambini si ammalano il 23 scriverò un secondo post sul Natale.

Di bestemmie.

Buon Natale.

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