Archivio dell'autore: tiziana.paradiso

Operazione spannolinamento, ovvero come divertirsi ad agosto.

Dopo tanto o troppo tempo riprendo la penna (tastiera) per raccontarvi simpaticamente la nostra operazione spannolinamento…

Allora,

metti un bambino di due anni nato a luglio, che sa conversare molto bene, metti una mamma con il desiderio di dire basta ai pannetti, metti un papà titubante ma convincibile, metti la comodità di togliere il pannetto in estate, metti una nonna che ti ripete “mo lo dobbiamo fare, altrimenti passa un altro anno!”, metti che a casa tua hai il parquet e non puoi permetterti di impregnarlo di pipì (perchè anche se santa, il parquet è più santo della pipì di tuo figlio!);

risultato: quest’anno ci riposiamo in campagna dai nonni e proviamo a togliere il pannetto!

“GIULIO, ADESSO TOGLIAMO IL PANNETTO E TU DEVI DIRE -MAMMA MI SCAPPA LA PIPI’- COSI’ LA FACCIAMO NEL VASINO.”

La prima conquista è farlo sedere sul vasino che odia, manco fosse una sedia elettrica… In casa siamo in sei intorno al baby piscione (mamma, papà, nonna, nonno, zio e zia), si creano due linee d’azione: le INTERVENTISTE (io e mia madre) che ogni tre secondi, vedendo che si tocca il pisellino, o anche non toccandoselo, incalziamo “Giulio, ti scappa la pipì?!”. E Giulio è bravissimo, risponde sempre “noooooooooooooo”, come se fosse già in grado di prenderci in giro. Noi ci facciamo una risata, lui continua a giocare e non si capisce mai quando gli scappa davvero. Ci sono poi i “NEUTRALISTI” che credono che il bambino sia stressato dalle interventiste e che forse è un po’ presto per lo spannolinamento, però tentar non nuoce. Ed eccoci qui che raccogliamo pipì, laviamo a terra, laviamo mutandina e scarpine, laviamo bambino per poi rivestirlo circa 5 volte al giorno… In tre giorni, devo ammetterlo, nessun successo! Sembra che il momento migliore per fare la pipì a terra sia proprio mentre noi siamo a tavola! All’ennesima mi lascio andare verso la collega interventista “quando dovremo considerare fallito il tentativo? Che dobbiamo fare?” Risponde mio padre neutralista “no, devi insistere!”; risponde mia madre interventista convinta “no! Devi insistere!” Risponde zio Nico, simpatico neutralista “si, devi insistere, poi a diciotto anni decide lui…” Ecco la nostra operazione spannolinamento, ovvero come divertirsi ad agosto!

Ringraziamenti speciali a spettatori e attivisti raccoglitori di pipì libere…

1,219 Visite totali, nessuna visita odierna

San Valentino nella vita delle donne.

San Valentino, la festa più sweet del calendario, che importa solo alle donne, solo a quelle romantiche, o forse a tutte le donne, solo che molte si nascondono dietro un dito. Ma come cambia questo giorno nel corso della vita?

FASE 1: La bimba e la rosa

Per le bimbe il 14/2 è il giorno in cui i negozi si riempiono di Baci Perugina ed i papà regalano fiori alle mamme. Non so quando ho imparato cosa celebrassero le rose che mio padre, a volte, donava a mia madre, ma so che quel giorno rendeva felici tutte le donne di casa, perchè anche io e mia sorella le ricevevamo, forse per non destare le nostre gelosie o forse perchè il papà ci ama. Crescendo la ragazzina capisce che a San Valentino gli innamorati si scambiano fiori e ragalini per dimostrarsi affetto.

FASE 2: L’età del Cioè e l’immaginazione

Quando frequentavo le scuole medie era in gran voga il Cioè, ma oggi sarà stato sostituito da qualche altra testata, ma son sicura che a febbraio si raccontano storie più dolci dei marshmallow, ti spiegano cosa regalare al fidanzatino e come festeggiare: la fedina è d’obbligo! A 12 anni l’immaginazione supera di gran lunga la realtà, forse per questo sognavo che arrivando a scuola mi venisse recapitato un fiore da un fantomatico ammiratore…

FASE 3: L’ETERNO AMORE E LA CENA ROMANTICA

E’ il periodo più bello, quella del sogno vissuto, quella che dovrebbe durare tutta la vita. Quando trovi l’amore vero San Valentino diventa davvero un giorno emozionante. Cominci la giornata col pensiero: parrucchiere, estetista, shopping per trovare un pensiero per lui, la scelta del vestito, il trucco e l’attesa. Mentre attendi te lo immagini arrivare come Richard Gere in Pretty Woman, bello, elegante e con i fiori tra le mani. E se l’amore è quello giusto, quando lo vedi arrivare non ti delude mai, ti sembra sempre impeccabile! Segue la cena romantica al ristorante, tu ti senti incantevole, amata e il dopo cena è d’obbligo…

FASE 4: GLI SPOSI A CENA

La donna si sposa e comincia anche lei a credere che San Valentino è ogni giorno dell’anno, perchè il suo amore è accanto a lei al risveglio e alla sera e dimostra amore in ogni gesto. Ma come non negare che le rose non le ricevi più? Ma la cena romantica non manca e lui ha l’opportunità di cavarsela con la simpatia, porgendoti il centro tavola floreale che offre il ristorante… Gli sguardi si parlano e si raccontano storie d’eterno amore…

FASE 5: LA CENA A 3

La famiglia cresce, ed i grattacapi anche. Gli impegni sono una marea, le responsabilità aumentano e non si ha il tempo di ricordarsi che giorno è. Fino al 13 febbraio ti ricordi che è quasi San Valentino ma, misteriosamente, il 14 te lo dimentichi, assorbita in 3000 faccende. Quando te lo ricordi è già tardi per prepararti dignitosamente, ma sei donna, romantica fin in fondo e speri che sia lui a ricordarsene… Alle 20.00 ancora nessun segnale, prendi in mano la situazione, prenoti il primo ristorante ancora disponibile. Hai frettolosamente preparato il bambino, ti sei cambiata. Speri ancora che lui arrivi con uno straccio di fiore, lo vedi entrare, capisci che non ricorda nulla, fai finta di non essere delusa, ingoi il rospo e irompi: “Amore, che giorno è oggi?” Ovviamente lui non ha il tempo di rispondere, non puoi permettergli di salvarsi in extremis. “14 febbraio, San Valentino!!!! Tu non ti sei ricordato, ma io si! Ci stanno aspettando per la cena, andiamo!” La cena in tre non ha nulla di romantico, e anche il dopo cena, ma tu hai fatto il tuo dovere di donna, hai sostenuto il tuo amore!

1,691 Visite totali, nessuna visita odierna

E poi vorresti essere Babbo Natale…

Questa mattina entro all’Ipercoop e TATAAAN

Foto 15-11-14 11 16 04

Una miriade di giochi esposti! Erano tutti lì, scatole grandi e piccole, coloratissime! Erano così tanti che ho avuto difficoltà a distinguere ogni singolo gioco. Ce ne erano per tutte le età, 0-X anni… Improvvisamente mi è venuta voglia di essere Babbo Natale! C’era l’imbarazzo della scelta! Per la prima volta ho pensato al Natale di mio figlio, all’albero con sotto tanti bei regali. E’ stato inevitabile ricordare le emozioni della mia infanzia, la magica attesa della notte di Natale, l’ancor più magica comparsa dei doni, dei pacchi grandi e infiocchettati. Ho fatto la riflessione, per me del tutto insospettabile, che il Natale è bello anche per i genitori, anche per quelli che come me hanno sempre detto di non voler viziare i figli con mille regali. Si perchè davanti ad ogni gioco immaginavo l’approccio curioso di Giulio, lo sguardo sorpreso, il sorriso, il balletto per la musichetta di Peppa o la corsa dietro una palla colorata e parlante, l’imitazione della mamma in cucina, quella in formato tascabile. Volevo fare un regalo al mio piccolo e, imbarazzata ed indecisa, me ne sono caricati due nel carrello… Con un po’ di violenza su me stessa ho superato l’area giochi e ho cominciato a fare la spesa, quella vera, quella per mangiare! Man mano che mi allontanavo dalla zona X pensavo che sarebbe stato bello essere lì con il resto della famiglia, papà e Giulio, vedere su cosa si fiondava. Certo che se tutta quell’esposizione ha provocato questo effetto compulsivo su di me, su un bambino cosa può suscitare?!? Sono arrivata alla cassa e avevo già rimesso i piedi a terra, il telefono di Peppa Pig è rimasto sul nastro della cassa spenta, io ho continuato a sbirciare i giocattoli scelti da un altro papà, aveva riempito un bel carrello di doni! Insomma oggi ho portato a casa il primo scatolo da mettere nel sacco di Babbo Natale, una bella Folletto! Mio figlio ne è appassionato!

Il Natale non dovrebbe essere solo l’attesa dei regali, ma oggi davvero avrei voluto essere Babbo Natale, caricare tutti i giochi e vedere felici tutti i bimbi, anche il mio.

1,428 Visite totali, nessuna visita odierna

Il mio smartphone lo sa.

Provate a pensare: chi conosce la risposta a questi quesiti che vi propongo di seguito? Vedrete che inizialmente la cerchia è ampia, ma pian piano si restringe, poi ne traiamo le opportune riflessioni.

Come mi chiamo?

Come si chiamano i miei familiari?

Come si chiamano i miei amici?

Dove vivo?

Quanti anni ho?

Quanti anni ha mio figlio?

Che auto guido?

Che lavoro faccio?

Che scuola frequenta mio figlio?

Cosa farò oggi?

Dove mi trovo in questo istante?

Cosa farò domani?

A queste ne potrebbero seguire davvero tante, personalmente ho scoperto che ciascuna domanda trova risposta nel mio smartphone. LG G Flex review

Trovate i miei dati principali, dai contatti conoscete i miei familiari e miei amici, dall’agenda il mio lavoro, i miei impegni, e se sapete cercare scoprite pure che c’è la riunione alla scuola tal dei tali per mio figlio. E tra le cose più antipatiche, quella che mi sconcerta di più, c’è la possibilità di sapere dove mi trovo in questo preciso istante, ma soprattutto, con la localizzazione attiva lo faccio sapere a tutto il mondo. Si, magari a volte mi fa piacere far sapere a tutti che ho partecipato ad una certa manifestazione o che sono stata in un certo locale, ma per il resto della giornata non trovo piacevole sapere che qualcuno mi può localizzare.

È inevitabile pensare al pericolo che corriamo con l’uso di questi cellulari! Ovviamente penso che se lo perdessi e finisse nelle mani sbagliate saprebbero di me vita, morte e miracoli! Dalle mie ricerche su internet (basta scorrere la cronologia) alle mie conversazioni private. E questo è il minimo, perchè se le mani sono davvero cattive, e magari esperte, si rischia molto di più. Per esempio se affidi codici segreti e password al cellulare qualcuno si può intrufolare nella tua mail o nel tuo internet banking.

Immagine

E poi ci sono le riflessioni sulla privacy di immagini e video che conserviamo sul cellulare. Quanto sono private? Quanto ne siamo gelosi? Se metti una foto su facebook, sai che sarà vista da tutti, oppure imposti la privacy in modo che sia visibile da pochi prescelti, ma se perdi il telefono tutte le tue foto diventano improvvisamente private, chi lo trova vedrà tutti i tuoi momenti personali.

Al rischio accidentale, che può essere la perdita dello smartphone o anche il furto dello stesso, aggiungerei un rischio a cui spesso non pensiamo, legato all’uso della messaggeria gratuita di whatsapp o simili: quanto siamo davvero consapevoli che le nostre conversazioni sono tutte memorizzate dal server? Sappiamo che sono oggetto di studi di mercato? E se un giorno fossero usate per fini fraudolenti.

Personalmente mi fa più comodo non pensare a tutti questi pericoli, non sarei in grado di fare a meno della tecnologia di uno smartphone, ma evito di affidargli informazioni troppo personali e cerco di seguire alcune precauzioni che sono ben illustrate in questa pagina del “garante della privacy”:http://www.garanteprivacy.it/fattismart . E per tranquillizzarvi un pochino vi racconto la mia bella e fortunatissima esperienza: un paio di anni fa, torno a casa dopo aver fatto la spesa all’ipermercato; scese tutte le buste mi rendo conto di non avere la borsa, ovviamente dentro c’era anche il cellulare. Potete immaginare il panico! Telefono al centro commerciale, racconto il fatto e: “signora non si preoccupi, la sua borsa è al sicuro nel punto informazioni, una famiglia l’ha ritrovata nel parcheggio su un carrello e ce l’ha consegnata”. Io farei un mausoleo a queste persone! Questa storia mi aiuta a credere che le mani non sono sempre cattive, specie a Matera!

1,101 Visite totali, nessuna visita odierna

La mia vita!

E’ da quando sono diventata mamma, o forse anche un po’ quando ero in attesa, che penso di non essere più un individuo, ma di valere doppio, o di valere solo in funzione di qualcun altro… Quando avevo la panza, dovevo stare attenta a mille situazioni, come se la mia coscienza non fosse sufficiente a capire cosa potessi fare e cosa no. Poi sono diventata mamma e non ho più avuto il tempo e la forza per continuare a essere anche Tiziana, ingegnera, ragazza curata, amante delle uscite, delle cenette preparate per gli amici, appassionata praticante di cake design ecc… In un anno ho dovuto archiviare gran parte del mio essere, e se da un lato lo rifarei altre 1000 volte, dall’altro non vedevo l’ora di tornare in me! O forse dovrei dire di tornare a essere ANCHE quella che ero prima.

Ne è trascorso di tempo ma ora sento corretto riprendere il mio lavoro e le mie passioni; far risalire la mia autostima… e allora ecco il mio diario di inizio settembre…

Mio figlio comincia il nido, il distacco è duro, ma vedo che si sta abituando bene, ora quando torno a prenderlo è sereno, quasi esita a ritornare tra le mie braccia, ed io sono rincuorata.

In studio mi riorganizzo, fino a giugno avevo adibito la mia stanza a ludoteca, nel disperato tentativo di intrattenere il baby mentre io tentavo piccoli lavoretti. Ormai la scrivania è al suo posto, resta un bel pacco di giochi in attesa di collocazione migliore, proprio sotto la mia pergamena di laurea, non si sa mai, dovessi scordarmi il mio duplice ruolo. Devo ancora sistemare il materiale accantonato per un anno, carte varie in una perenne e languida attesa. Fatto tutto questo posso ricominciare… E da dove se non da un progetto che mi riguarda da vicino? Non so se rimarrà un sogno nel cassetto ma per ora io ci provo!

E tra una soluzione progettuale e l’altra eccomi a coltivare il mio nuovo hobby… scrivo!

Ho anche la facoltà di organizzarmi un’andata al parrucchiere… quasi mi sento bella!

E come succede sempre nella mia vita, il capitolo ricomincia con una bella dieta, sento che ho la forza e determinazione per riuscirci!

Il pomeriggio Giulio è di nuovo con me, un po’ giochiamo, un po’ lo strapazzo, un po’ andiamo in campagna dai nonni, un po’ passeggiamo e ritroviamo gli altri nonni… e poi c’è l’ultimo sforzo che si protrae anche fin dopo le 23.00 per farlo addormentare. E poi è così tardi e sono così stanca, e di sicuro anche mio marito lo è, che ci dedichiamo troppo poco tempo.

Una vita piena ma sono contenta di avere aggiunto MIO FIGLIO nella MIA VITA!!!

Credo che al giorno d’oggi la donna avverta un duplice bisogno, quello di lavorare per necessità primara e di emancipazione, e quello più istintivo e naturale che riguarda la famiglia. E’ proprio difficile conciliare le due cose ma la donna moderna è davvero un congegno multitasking, è in grado di svolgere tutte gli impegni che si crea… essì perchè non sappiamo mai tirarci indietro.

 

1,607 Visite totali, nessuna visita odierna