Archivio dell'autore: Patrizia Galeota

LETTERA A MIO FIGLIO

Bambino mio adorato,

non passa un solo giorno senza che tu mi faccia battere forte il cuore. Ogni giorno mi insegni cose nuove: io sto crescendo insieme a te. Il tuo sorriso è contagioso e le tue risate dispettose mi riempiono l’anima di gioia! Non sapevo cosa fosse davvero la felicità prima di averti nella mia vita … e sento di amarti con ogni singola cellula del mio essere.

Sono talmente tanti i momenti di dolcezza che mi regali ogni giorno, che faccio quasi fatica a contarli: quando sei impegnato con i tuoi giochi ma senti il bisogno di gettarti tra le mie braccia per avere un po’ di coccole, quando mi riempi di baci e mi chiami “MAMMA MIA”, quando cammini e all’improvviso ti fermi a guardare indietro per assicurarti che io sia ancora lì con te … ecco, questi sono solo alcuni dei nostri momenti magici in cui mi fai sciogliere il cuore. E che dire, poi, di quando sei lì, con gli occhietti assonnati, un attimo prima di andare a dormire, e mi abbracci fortissimo appoggiando la testolina sulla mia spalla? O di quando cerchi le mie carezze rassicuranti dopo un brutto sogno? Con gesti come questi, innocenti e pieni di speranza, ricambi ogni giorno l’amore che provo per te.

A volte, però, mi fermo a riflettere e la consapevolezza che, prima o poi, tutto questo potrebbe finire mi fa precipitare nella tristezza e nell’angoscia. Só benissimo che arriverà presto il momento in cui non interromperai più i tuoi giochi per me e non mi chiamerai più “MAMMA MIA” con quei grandissimi e sorridenti occhi marroni. Lo so! Arriverà il giorno in cui non fermerai più le tue camminate incerte per cercarmi dietro di te e non appoggerai più la tua testa su di me prima di addormentarti.

Mi rattrista l’idea che un giorno, prima di quanto io stessa possa immaginare, ti sveglierai e sarai già cresciuto. E quel giorno non avrai più bisogno di me o, almeno, non in questo modo. Non sarò più io la persona a cui rivolgerai quegli abbracci pieni di amore, perché ti sentirai già troppo grande per farlo. E mi rattrista pensare che, probabilmente, non conoscerai mai fino in fondo l’amore che provo per te, perché l’amore di una madre non si può quantificare, né descrivere.

Ma devi ricordare una cosa, bambino mio. Devi ricordare che sarò io ad aver bisogno di sentirti dire “MAMMA MIA”, qualche volta; che sarò io a fermarmi all’improvviso e a guardarmi indietro per assicurarmi che tu ci sia e che sarò sempre io che vorrò sentire la tua testa sulla mia spalla prima di andare a dormire. Non dimenticarlo mai, amore mio. Perché tu sei il mio sole quando è buio, il mio calore quando fuori si gela, sei l’aria nei miei polmoni e il battito del mio cuore. Tu sei la mia vita.

Per sempre.

MAMMA TUA.

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SuperMamma

SUPERMAMMA

Credo che oggi quasi tutte le mamme soffrano della sindrome della SuperMamma e … sì … io sono una di loro! Non solo abbiamo mille cose da fare ogni giorno per le nostre piccole scimmiette dispettose, ma il mostro più temibile che incombe è il lavoro domestico: lava, stira, pulisci, riordina, cucina!

Lo só, sono io la peggior nemica di me stessa, ma avere un milione di cose da fare contemporaneamente è diventata una specie di sfida. Avere un bambino pieno di energie a cui badare dovrebbe essere più che sufficiente, visto che mi tiene super impegnata a tutte le ore, e invece no, io ci aggiungo impegni su impegni, progetti su progetti: corsi di nuoto, passeggiate al parco (Marco adora dare da mangiare alle anatre!), poi creo candele, ho un blog di cucina e … ah, dimenticavo … sto facendo il trasloco, ho rinunciato ad un lavoro ben retribuito per realizzare il mio sogno di avviare un’attività tutta mia (due, in realtà!) e cerco tutti i giorni di ricordarmi di essere una buona moglie, figlia, sorella, amica, insomma … un essere umano!

Ok, probabilmente ho qualcosa che non va nella mia testa, ma sono sicura di non essere da sola (almeno spero!) a barcamenarmi tra mille cose da fare, come un giocoliere che lancia in aria decine di palline colorate nella speranza di non farne cadere a terra neanche una.

A volte, però, mi rendo conto che nessuno può fare tutte queste cose senza pagarne le conseguenze, ritrovandosi addosso una quantità esagerata di stress fisico e psicologico. Molte mamme ci provano e ci riescono, certo, ma tante altre non ce la fanno. In questo gioco al massacro per avere successo come SuperMamma, gioca un ruolo fondamentale la personalità di ognuna di noi.

Anche tu soffri della sindrome della SuperMamma? Vuoi essere anche tu un supereroe fantascientifico? Se è così, eccoti alcuni piccoli segreti per la sopravvivenza: sto cercando di seguirli anch’io, almeno per cercare di superare questi primi anni di maternità, aspettando che la mia vita si assesti un po’.

1. EQUILIBRIO. Dai priorità solo alle cose davvero importanti, vale a dire ai tuoi figli. Prima che ce ne accorgiamo, saranno già cresciuti e ripenseremo con malinconia alla loro infanzia. Non farti ossessionare dalle pulizie e dalla perfezione: la casa delle favole può aspettare, va bene così.

2. SALUTE. Mantieni uno stile di vita sano e non dimenticare mai di dedicare del tempo a te stessa. Prova a parlare con chi la salute l’ha persa: darebbe qualunque cosa pur di tornare indietro e prendersene cura.

3. ISTANTI. Tieni accanto i tuoi amici, ama la tua famiglia e non preoccuparti del domani: cerca di vivere il più possibile nel presente, goditi le piccole cose della vita, momento per momento. E, soprattutto, goditi i tuoi figli mentre sono piccoli.

Allora…chi di voi è con me? Lo só, capiteranno molte giornate in cui non sarà facile seguire queste regole, ma … c’è sempre un domani!

E ricorda, cara SuperMamma: tu sei il cuore della tua famiglia e non è necessario essere perfetta … devi solo essere TE STESSA!

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HAPPY BIRTHDAY- Riflessioni sul primo anno di maternità.

La settimana scorsa abbiamo festeggiato il primo compleanno di Marco: è stata una tappa importantissima che ha scandito non solo la crescita di mio figlio, ma anche la mia nel ruolo di madre. In quella giornata così speciale, ho pensato tante volte “ce l’ho fatta!!!” e ho ripensato ai momenti più difficili, ormai alle spalle! Non si ha la minima idea di quanto sia difficile essere madre finché non lo si diventa. I consigli delle altre mamme, le parole, i racconti sono inutili: l’unica cosa che conta è vivere quella meravigliosa esperienza in prima persona. Viverla e respirarla. E per quanto possa sembrare banale la teoria secondo la quale “non c’è mestiere più difficile al mondo”, beh…non esiste nulla di più vero! Da quando sono mamma, mi sono resa conto che tutto ciò che un tempo mi sembrava complicato, adesso è una passeggiata…e, ora più che mai, il rispetto che ho per la mia è smisurato! Ho avuto bisogno di diventare madre anch’io per capire i sacrifici che lei ha fatto per me. Li ha fatti da sempre e continua a farne, anche ora che c’è Marco e che la mia vita è diventata una specie di emozionante giro quotidiano sulle montagne russe.

Ricordo il giorno in cui Marco è nato: una minuscola creatura indifesa, completamente disarmata e dipendente da me in tutto e per tutto. E poi lo guardo adesso: quanto è cresciuto! Diventa ogni giorno più indipendente e ribelle! Le prime settimane della mia vita da mamma sono state intense ed euforiche. Io e mio marito eravamo quasi increduli: la magia di essere diventati genitori, la voglia di conoscere meglio quel dono meraviglioso che ci era arrivato, le difficoltà e le notti in bianco quando abbiamo capito che Marco preferiva dormire di giorno piuttosto che di notte! Non mi sorprende che in alcuni paesi del mondo la privazione del sonno sia stata una vera e propria forma di tortura: non riuscire a dormire e dover comunque trovare la lucidità per accudire nostro figlio ha reso tutto difficilissimo ma, per quanto fossero profonde le mie occhiaie, dovevo necessariamente andare avanti. Non c’erano altre soluzioni!

Capisco quelle donne, molte delle quali mie amiche, che, non avendo accanto l’aiuto fisico della famiglia, decidono di fermarsi ad un solo figlio. Già così è fin troppo dura da affrontare. E mentre parlo di questa mia grande fortuna, io e mio marito riflettiamo sull’idea di allargare la famiglia. Dare un fratellino o una sorellina al nostro Marco vorrebbe dire dargli un compagno di giochi, qualcuno con cui ridere, piangere e affrontare la vita. Un compagno di viaggio, insomma!

Non ce l’avrei mai fatta in questi 12 mesi senza la vicinanza della mia famiglia: con gli orari di lavoro massacranti di mio marito, avere i miei genitori a 2 Km da me mi ha salvata. Sarò sempre grata a loro…e voglio cominciare così, con questo post: GRAZIE per tutto ciò che avete fatto per noi, quotidianamente, con pazienza ed affetto infiniti. GRAZIE per esserci stati accanto nel cambiamento più grande che un essere umano possa affrontare. GRAZIE per quello che ancora farete per me, per noi e per questa nuova famiglia che, speriamo, possa presto allargarsi con un altro terremoto!!!

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NATALE A LONDRA: TOP 5

Lo scorso anno, nel periodo di festa, ero in dolce attesa del nostro piccolo Marco e così, per la prima volta dopo 10 anni, mi sono ritrovata a trascorrere il giorno di Natale a Londra. Dopo tante festività passate a Matera, divisa tra la famiglia di mio marito e la parte italiana della mia, ho potuto passare il Natale con i miei genitori … ed è stato meraviglioso. Tuttavia, la lontananza da casa in tutti quegli anni, non ha mai significato per me dover rinunciare al Natale ‘British’: ormai, infatti, ci eravamo abituati ad anticipare i festeggiamenti natalizi in perfetto stile inglese e a mettere in pratica tutti i riti e le tradizioni più tipiche prima della mia partenza per la bella Italia. E quest’anno non sarà diverso!

A Londra, non è Natale senza:
1. Christmas Pudding (con salsa al Brandy & Ice – Cream )
2. Mince Pies
3. Mulled Wine
4. Christmas Crackers
5. Tacchino Ripieno (con salsa ai mirtilli)

Partiamo dall’inizio:

1. Christmas Pudding
Si tratta di un budino della tradizione britannica, conosciuto anche come budino di prugne, tipico delle cenuntitled (2)e natalizie. Le sue origini risalgono al Medioevo. A dispetto del suo nome….non contiene prugne! È composto, infatti, da tanti tipi di frutta secca, legati tra loro dall’uovo e dalla sugna, viene inumidito dalla melassa e aromatizzato con cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero e altre spezie, senza dimenticare la grande quantità di alcol che ne permette la conservazione anche per un anno. La cottura dura molte ore ma, prima di servirlo, basterà scaldarlo al vapore e flambarlo col brandy caldo. Lo si può mangiare in molti modi, accompagnandolo con una salsa consistente, tipo il burro al brandy o al rum oppure, più semplicemente, con panna, crema pasticcera, crema al limone o gelato.

2. Mince-pie
untitled (3) Si tratta di una crostata a base di frutta tritata, tipica della tradizione natalizia. La sua origine si fa risalire addirittura al XIII secolo, quando i crociati europei portarono, al loro ritorno, le ricette mediorientali a base di carne, frutta e spezie che avevano conosciuto.

 

3. Mulled wine
È una untitled (4)bevanda a base di vino rosso, con l’aggiunta di spezie e uvetta. Viene servita calda o tiepida, e può essere alcolica o analcolica. È una bevanda tipicamente invernale, consumata soprattutto nei periodi di Natale e Halloween. Si tratta del vin brulé, tanto per intenderci. La base, in alternativa al vino rosso, può essere costituita dal Porto, oppure dalla combinazione di entrambi.

4. Christmas Crackers
Non lasciatevi ingannare dal nome: i Christmas Crackers non si mangiano! Sono dei cilindri di cartone avvolti in cauntitled (5)rta colorata, tipo caramellona, e contengono una sorpresa. Secondo la tradizione originale, la carta dei crackers va tirata alle estremità da due persone: la persona che si ritrova con in mano la porzione di carta maggiore, vince la sorpresa. Si tratta quasi sempre di piccoli regali: un gingillo di plastica, un motto o una barzelletta scritta su un pezzo di carta, un giocattolo o un enigma da risolvere. Secondo un’altra versione, invece, ognuno ha il suo cracker e, quindi, la sua sorpresa. Solitamente è un cappellino di carta colorata a forma di corona, un richiamo alle celebrazioni di epoca romana, da indossare durante la cena di Natale.

5. Il Tacchino Ripieno con Cranberry Sauce
Come accuntitled (6)ade negli Stati Uniti per il Giorno del Ringraziamento, anche in Gran Bretagna è molto diffusa la tradizione di mettere al centro della tavola un enorme tacchino ripieno (intero!). Il ripieno, almeno nella versione più tradizionale, è composto da pane secco o crostini con cipolla, sedano, sale, pepe e tante erbe e spezie profumatissime. Il tutto condito da una salsa dolce ai mirtilli. GNAM!!!

Ok, ho provato a riassumere il Natale inglese in 5 punti, ma….non bastano! E così ne aggiungo altri 5 alla lista:
6. Gingerbread: immancabili biscotti allo zenzero a forma di omino;
7. le luci di Oxford Street: un tripudio di colori!
8. Winter Wonderland, a Hyde Park: mercatino a cielo aperto, giostre e mille golosità da mangiare;
9. Christmas Jumper: quei maglioni di lana a tema natalizio che vedete nei film!
10. il Discorso della Regina. Beh…poteva mancare?!

Quest’anno, in ogni caso, il nostro Natale sarà magico e indimenticabile: il primo da genitori, con un pupazzetto nuovo di zecca a dividere la tavola con noi!

BUONE FESTE A TUTTI!!!!!!
MERRY CHRISTMAS!!!!!!!!

 

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“Breast is Best…”

I primi mesi di maternitá possono essere molto faticosi per una donna. La questione dell’allattamento al seno come modo ideale (ed esclusivo) per nutrire il neonato puó diventare molto stressante: la pressione messa addosso ad una mamma da chi le consiglia di “fare la cosa giusta”, infatti, può diventare davvero difficile da sopportare.

Io, personalmente, ho amato moltissimo allattare mio figlio. Sapevo che gli stavo dando tutto il necessario per vivere e questo mi riempiva di orgoglio. Tuttavia, detestavo farlo in pubblico! Per quanto cercassi di essere discreta, mi sentivo sempre osservata. E cosí finivo per ritrovarmi puntualmente ad allattare in macchina o, al massimo, nelle stanzette riservate alle mamme nei negozi per bambini. Lo so….vi starete chiedendo il perchè, ma purtroppo esiste ancora gente che non vede di buon occhio un momento cosí tenero e speciale come quello di un neonato che si nutre dalla mamma.

Vi racconto un paio di esempi davvero squallidi: recentemente, una mamma è stata fotografata a sua insaputa (da un completo idiota!) mentre allattava lungo una strada del Regno Unito. Il suddetto idiota, non contento, ha pensato bene di condividere la foto sui social media e di scrivere terribili insulti contro la mamma. Per fortuna, in molti si sono schierati dalla parte della signora, che nel frattempo era stata paragonata dal sedicente fotografo, indignato perchè certe cose 《vanno fatte in casa e da nessun’altra parte》, ad una barbona. Non vi dico la rabbia che ho provato nel sentire questa storia! Altro episodio, vissuto direttamente da mia sorella: sulla metro di Londra, un neonato piangeva disperatamente. L’ora della pappa era arrivata e lui sembrava proprio non voler aspettare. La madre iniziò ad allattare ed un uomo, seduto accanto a lei, si alzó e andó in cerca di un altro posto dicendo che quello che stava facendo era disgustoso. Si! Proprio così! Ora capite perchè mi sentivo tanto a disagio ad allattare in pubblico? Anche se, devo ammetterlo, quando mi capitava di farlo a Matera ero non solo a mio agio, ma anche felice.

Certo, sappiamo tutti che “Breast is Best” (il seno é la cosa migliore), e forse è proprio per questo motivo che in molti giudicano negativamente il passaggio al latte artificiale, soprattutto prima dei sei mesi. Che il bimbo abbia preso uno, due o tre biberon al giorno da integrare al latte materno, o che sia passato interamente al latte artificiale, ecco che arriva l’importante traguardo dei sei mesi: comincia lo svezzamento e il bambino riceve i principali elementi nutritivi da cibi solidi, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanitá.

Quando mio figlio ha compiuto 3 mesi, ho scelto di introdurre il latte artificiale una volta al giorno. Ho deciso di usarlo come ultimo pasto della giornata, per farlo dormire meglio. Devo dire che il metodo è stato assolutamente efficace, sia per me che per mio figlio Marco: ha imparato ad associare il riposo notturno al biberon, ed il suo sonno (e il mio!) è diventato molto piú regolare.

L’allattamento al seno è fondamentale. Ha tanti vantaggi evidenti, sia per la mamma che per il bambino. E dopo tutte le raccomandazioni fatte da parenti, amici e conoscenti, non meravigliatevi se vi dico che quando ho dato a Marco il suo primo biberon sono stata assalita da un terribile senso di colpa. Mi sono sentita una pessima madre, come se stessi avvelenando mio figlio. Ma adesso me ne rendo conto: che cosa ridicola!!! Ognuno ha diritto alla propria opinione, è vero, ma se una donna decide di introdurre molto presto il latte artificiale o, addirittura, di non allattare affatto…chi siamo noi per giudicare?

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WHAT’S A PEDIATRA?

Vivo a Londra, una delle cittá più famose al mondo, conosciuta per la monarchia, “fish & chips”, il cielo grigio e le immense opportunitá lavorative che offre. Proprio per questa ragione, tutti si meravigliano quando dico che mio figlio non ha un pediatra.

In questo posto, quando hai bisogno di un consiglio, non puoi pensare di prendere il telefono e chiamare una persona che si dedichi completamente al tuo bambino in ogni momento della giornata…a meno che tu non decida di farlo privatamente!
Se il mio bambino si ammala, chiamo il GP (il medico di famiglia) per prenotare un appuntamento, ma non è detto che la volta successiva io riveda lo stesso medico. Perció, ognuno di loro, sará costretto a leggere le note che riguardano mio figlio fingendo, puntualmente, di ricordarsi di lui.

Ogni mese, quando ho bisogno di consigli sullo svezzamento o voglio pesarlo, mi rivolgo alla “drop-in clinic” (ambulatorio senza prenotazione) del centro per bambini locale, aperto il giovedi mattina dalle 9:30 alle 11. All’arrivo, la speranza è che la coda non sia troppo lunga perchè, funzionando senza appuntamento, vige la regola secondo la quale chi prima arriva meglio alloggia.

Se si é fortunati, ci si puó imbattere in un assistente sanitario che, in teoria, dovrebbe saper fare il suo lavoro. Molto spesso, peró, la realtá è ben diversa: una di loro, una volta, mi ha detto che avrei dovuto ridurre la quantitá del latte artificiale che davo a mio figlio nell’unico biberon quotidiano (da 150 ml a 90 ml) perchè, secondo lei, il suo stomaco si sarebbe ‘allungato troppo’! Sì….avete capito bene!!!
Avrei voluto prendere a schiaffi quella donna da una parte all’altra della stanza. Tutto ciò che so in materia di routine (il sonno, lo svezzamento, i momenti migliori della giornata in cui mangiare, gli alimenti da introdurre, ecc.) l’ho appreso dai…….LIBRI! Immagino perfettamente il disappunto di molti dopo quello che ho appena detto, ma ero davvero stanca di sentirmi fare tutte quelle raccomandazioni sul mio bambino ancor prima che nascesse. Ma perchè, quando arriva un figlio, si sentono tutti in diritto di dirti cosa fare e cosa non fare? Non é forse vero che tutti i bambini sono diversi?
Per quanto mi riguarda, gli unici consigli che continueró ad accettare sono quelli dei miei libri.

Marco, mio figlio, è un bimbo di 9 mesi sereno e sempre sorridente. Mangia tre volte al giorno, va pazzo per ogni tipo di “finger food” (dal pane tostato alle gallette di riso, dalle carote bollite a mango e papaya). Beve la sua acqua (dal bicchiere!) a pranzo e a cena e dorme, senza interruzioni, dalle 20 alle 7.
Fino ad ora, quindi, non mi sembra che sia andata poi cosí male. In fondo….a noi, il pediatra, proprio non serve!!!

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Il potere dell’Hypnobirthing…

Negli ultimi giorni ho faticato molto a trovare il tema giusto per il mio post, ma poi sono giunta alla conclusione che sarebbe stato meglio cominciare dall’inizio, allora….eccoci qua!

Prima di restare incinta, l’idea di partorire mi terrorizzava: avevo sempre pensato che il cesareo e tutti gli antidolorifici del mondo sarebbero stati la soluzione più adatta a me, ma appena ho visto il risultato positivo su quel test di gravidanza, la mia idea di “parto facile” è completamente cambiata. Ho iniziato a pensare di volere un’esperienza rilassante e positiva. Ma esisteva davvero una cosa del genere? Il parto in acqua mi sembrava la soluzione perfetta!

Ho frequentato un corso di yoga dalla 20esima settimana fino a due giorni prima del parto. Ogni martedì sera dedicavo del tempo a me stessa: chiudevo il mondo fuori, dimenticavo il mio lavoro e mi concentravo solo su di me e sul piccolo miracolo che stava crescendo nel mio corpo. Ed è stato meraviglioso! Fare yoga mi piaceva molto, ma sentivo il bisogno di fare qualcosa di più per prepararmi al fatidico momento del parto, che sapevo sarebbe arrivato in fretta.

Sempre in quel periodo, mi sono imbattuta per caso in un articolo sulle varie tecniche di parto ed una, in particolare, mi aveva colpito: l’ Hypnobirthing. La descrizione fatta nell’articolo mi era parsa interessante e così ho deciso di fare un pò di ricerche in più…ed ecco cosa ho scoperto:

l’Hypnobirthing è un metodo del tutto logico ed estremamente efficace che permette di scoprire la gioia e la magia della nascita, ma è molto più di una semplice autoipnosi o ipnoterapia.
1. Con l’Hypnobirthing si sperimenta il parto nel modo più calmo e naturale possibile;
2. è facile che non ci sia bisogno di alcun aiuto farmacologico;
3. spesso la lunghezza del travaglio si accorcia notevolmente;
4. aumentano attenzione e autocontrollo;
5. riduce l’impatto fisico del parto;
6. il padre viene coinvolto attivamente;
7. egli comprende l’importanza del suo ruolo nella nascita del figlio;
8. permette al bambino di venire al mondo senza farmaci e in un’atmosfera di calma e di dolcezza.

Il parto può davvero essere un’esperienza positiva e regalare un forte senso di potere. Con l’Hypnobirthing si imparano molte cose:
1. i metodi di allontanamento delle paure per sentirsi più rilassata e fiduciosa al pensiero del parto;
2. l’autoipnosi per raggiungere un rilassamento profondo;
3. le tecniche di massaggio per stimolare l’endorfina, anestetico naturale del corpo;
4. vari esercizi di visualizzazione per restare positiva;
5. il modo per permettere a corpo e mente di lavorare insieme in modo efficiente.

A quel punto, ho deciso di prenotare delle lezioni private da fare insieme a mio marito. Quando ho spiegato a parenti ed amici quali fossero i miei piani per il parto, ho sentito fare i commenti più strani:
– Sei proprio sicura di non volere l’epidurale?
– Hypno…cosa?
– Povero piccolo! Hai davvero intenzione di farlo nascere in acqua?
Inutile dire che avrei fatto meglio a ringraziarli per il supporto e chiudere subito la conversazione…e invece fingevo di ascoltarli e riuscivo solo ad innervosirmi.

Molti, purtroppo, sono ancora convinti che il parto sia soltanto una ‘procedura medica’. Ma come si può pensare che l’evento più importante nella vita di una donna sia una ‘procedura’? Per quanto mi riguarda, tutto questo mi ha portato una serie di domande, dubbi e contraddizioni: forse mi stavo comportando come una specie di hippy inglese anni ’70 che credeva ingenuamente che sarebbe stato tutto facile? O magari ero davvero sorprendentemente rilassata? Si! Perchè? Facevo forse qualcosa di sbagliato?

Per fortuna, all’ospedale di St. Mary (nel quartiere di Paddington, al centro di Londra) praticavano l’Hypnobirthing. Per dare una maggiore sensazione di serenitá alle pazienti alle soglie del parto, le camere messe a disposizione erano così accoglienti che non sembrava neppure di essere in un ospedale. In più, per i mariti o compagni, c’era la possibilità di fermarsi per tutta la notte. Per farla breve, sembrava quasi di essere in un albergo e…no…non era a pagamento!

E così, dopo mesi di preparazione mentale, il momento della nascita di mio figlio era finalmente arrivato. Ed è stato davvero incredibile! Tutto ciò che avevo atteso e sognato, si stava realizzando: nessun dramma, grande autocontrollo, immersa in acqua e con mio marito al mio fianco. Il mantra che continavo a ripetere nella mia testa era “Quick & Easy”…ed è stato davvero così. Marco è arrivato molto velocemente per essere un primo figlio. Anche l’ostetrica era sorpresa.

É stato doloroso? No! Certo, la pressione era tanta, ma usando tutte le tecniche che avevo imparato, devo ammetere che l’esperienza del mio parto è stata sopportabile e, che ci crediate o no, a tratti quasi piacevole. Mi auguro soltanto che, quando decideremo di avere un secondo figlio, io possa rivivere la stessa intensa esperienza che vi ho appena raccontato.

Hypnobirthing

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