Archivio dell'autore: Nausica Montemurro

La moda oltre la moda. Tre campagne “very inspiring” per genitori di tutti i generi

“Come fai a sapere cosa succede fra qualche anno senza inventarti nulla?” mi chiedono le persone quando gli dico che la mia società si occupa di “Ricerca di tendenze”. Le risposte sono due. La prima è avere in squadra una persona che fa questo lavoro da 15 anni e che lo insegna da 5. La seconda è “guardare i bambini”: non sono forse loro i consumatori del futuro? E, a differenza di come eravamo noi (devo dire un po’ più ingenui e creduloni, parlo per me), queste nuove generazioni sanno esattamente cosa vogliono e come lo vogliono, con tutti i pro e i contro del caso. Nel mio “guardare i bambini” – che detta così fa pure brutto – ho ultimamente dovuto analizzare una cinquantina di campagne pubblicitarie “bambini”, nel segmento moda. So che nel cibo ce ne sono di strabilianti, per non parlare dei giocattoli o delle ONG, ma devo dire che anche la moda sta andando “oltre la moda”.. tra tutte quelle che ho visto, mi sembrava carino condividervi pertanto 3 iniziative che possono ispirare, far sognare o semplicemente “dilettare” mamme (e papà) di tutti tipi (anche se a me piacciono tutte e 3)!

OEUF NYC – A TUTTO “BIO”
I genitori con tendenza al vegano e all’organico apprezzeranno la nuova campagna  (e la collezione ad essa abbinata) per l’inverno 2015 di OEUF NYC , un marchio per cui le parole “organico” e “bio” sono all’ordine del giorno. Quest’anno si sono ispirati nientemeno che al Park Slope Food Coop, cooperativa newyorkese con tanto di supermercato bio, che è passata da 4 fricchettoni iniziali a 16 mila membri, i quali possono fare la spesa (bio) gratis a cambio di ore di lavoro prestate all’interno del supermercato stesso.  Oltre ai capi stupendi, devo dire che il codice di comunicazione è semplice e preciso, e parla chiaro: il vegano sarà il must dei prossimi anni. Del resto, non ho mai visto dei bambini mangiare ravanelli e insalate con tanto piacere (anche se saranno stati strapagati per farlo! 😀 )

 

BABY DIOR – PER TUTTI I “SURREALISTI” (anche nel portafogli)
Nella mia ignoranza in fatto di cinema e new media, ho due punti fermi: Pasolini e David Lynch. La campagna di Dior di quest’ anno sembra fatta proprio da quest’ultimo. Enigmi e surrealismi accompagnano il film dell’autunno, mentre fortunatamente quello dell’inverno è senz’altro più caldo e meno “terrorifico”. L’ispirazione è in ogni caso il Ballet Francese e anche se ho fatto 4 miseri anni di danza classica vedere queste bamboline (e bambolini) così leggiadri è così piacevole che si perde persino di vista cosa si ha davanti (cappottini e scarpe acquistabili solo dopo almeno 3 ricerche come quella che mi hanno appena pagato, e che è durata 50 giorni di lavoro con una panza di 7 e 8 mesi). Guardate il film, e ditemi se non è meraviglioso! [Naturalmente non posso linkarvelo perché se no che Dior sarebbe. Dovete cliccare proprio su “THE FILM”]

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GAP KIDS x ED – PER QUELLI CHE… “GIRL POWER” 
Questa è la mia campagna preferita, e anche se dico “Girl Power”, la campagna GAP KIDS per ED è tutt’altro che sessista, e mira ad ispirare tutte le bimbe di oggi (e le loro madri) ad essere esattamente “quello che sono”. Quindi basta con “devi fare le cose da femmina” e su con “devi fare le cose che ti piacciono”. Al grido di “Be what you want”, la campagna punta alla rivendicazione globale del mantra “be your own hero”, senza dover imitare nessun altro e senza dover scegliere per “cose da femmine e cose da maschi”, specialmente quando si vuole giocare ai robot e non alle barbie. E così troviamo 5 talentuose storie di bambine dai 7 ai 12 anni che fanno tutt’altro che “pettinare le bambole”.
Partiamo con le 12enni Alexey, batterista che vince la prima competizione internazionale dopo soli 6 mesi di lezione, oppure Asia, imprenditrice di Detroit a soli 5 anni (da quando ne ha 7 insegna ai bambini come diventare imprenditori di sé stessi), e finiamo con Torrae, che a 9 anni costruisce e stampa in 3D protesi per bambini in difficoltà, oppure il trio di età 7 e 8 delle Pink Helmet Posse, per le quali skateboarding non vuol dire “roba da maschi”.

C’è sempre tempo per diventare femmine (e poi, cosa vuol dire essere “femmina”?), e a dirlo poi è una che ce le ha tutte: donna, lesbica e pure attrice comica, Ellen Degeneres è il testimonial perfetto per comunicare un nuovo concetto identitario, di cui le nuove generazioni sono ben consapevoli, specialmente la Z, quella dei nati dal 1995 in poi. Pensate che da una ricerca pubblicata da JWT è risultato che l’80% dei bambini ammette di fregarsene del proprio sesso, affermando che concetti come “maschio” o “femmina” per loro non sono “niente” e non è un caso che ieri al parco abbia sentito un bimbo dire  “Mamma, io sono FROZEN!” con la mamma che “beh…forse volevi dire HANS?” 

p.s. per la cronaca visto lo spirito del tempo il mio bambino è ancora Genderless, nel senso che ho deciso di sapere chi è solo dopo l’ultima spinta, prevista per ora il 23 Dicembre. A chi mi dice “come fai a resistere???” potrei rispondere come i bambini della ricerca JWT: “Perché per me maschio o femmina non vuol dire….NIENTE” 😀 – Tuttavia, fino a qualche mese fa per una questione di risparmio economico e mentale devo ammettere che dicevo/speravo….femmina. Ma se poi mi nasce imprenditrice a 5 anni chi gliela paga l’SRL?

Alla prossima (o al prossimo), MOMS! 🙂

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Bambini alla moda, bambini di moda

Sono sempre più convinta che il 2015 si stia ufficialmente posizionando come l’anno del Bambino, non per un interesse particolare dell’Unicef, ma delle passerelle, del web e delle persone in generale. Complice una serie di fattori, i mercati che invecchiano e i millennials che avanzano, per dirne una, il bisogno di anticipare la domanda del mercato (anche se farlo con 25 anni di anticipo è un po’ buffo) per dirne un’altra, sta di fatto che il mondo KIDS è diventato un argomento talmente di moda che non si capisce più se i bambini sono adulti o gli adulti sono bambini. Gli unici che sembrano non accorgersi di tutto questo trambusto sembrano per altro proprio loro, i nostri piccoli eroi.

The-Beckhams

Come rimanere impassibili davanti ad Anna Wintour che reclina la testa all’indietro mostrando la sua disapprovazione per gli accompagnatori di papà Beckham nel parterre delle sfilate più glamourose di Londra? Ammirazione e anche un po’ di tenerezza per la piccola Harper, che invece non si sarà neanche resa conto di avere accanto la Signora Vogue e si è goduta l’effimero mondo della moda (e dei vestiti della mamma hihi) in braccio a quel gran belloccio del padre. Bimbi battono Fashion System 1 a 0, anzi di più, se consideriamo che i figli di Beckham erano la punta dell’iceberg.

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Ecco Alia Wang con la mamma, e North West, figlia di Kim Kardashian e papà Kanye (gli americani sui nomi hanno sempre un grande senso dell’umorismo) che invece era la più insofferente essendo anche la più piccolina. Ma poi com’era bardata? Doveva fare un caldo là dentro!

Oltre alle prime apparizioni consistenti di bimbi in sfilate da adulti, prosegue incontrastato il trend del mini-me, di cui avevamo parlato la scorsa estate quando era un po’ più in erba e qualcuno aveva anche avuto giustamente da ridire.

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Eccolo rilanciato e ormai consacrato da Dolce & Gabbana con la sfilata “Viva La Mamma”, che seguendo il leit motiv di Bennato onora la grande figura di noi madri (ancorché donne, e ancora auguri a tutte :D) omaggiando al tempo stesso il ruolo dei bambini, che dettano ispirazione quanto a stampe e grafiche per il prossimo Autunno Inverno, con slogan alquanto naive, illustrazioni pre-scolari in stile lavagna e stampe in serie che vengono tagliate su misura per mamma e bimba, per un effetto da “separate alla nascita” .

Se quanto appena detto non giustifica la mia affermazione, sappiate che la moda non è l’unica a prendere la direzione bambino. Due piattaforme di videosharing tra le più importanti del momento hanno annunciato da pochissimo l’apertura di un’app dedicata interamente all’enterimgrestainment dei nostri piccoli. La prima è Vine, che potremmo definire il figlio di un incesto fra youtube  twitter e, ovvero un social network basato sui video, che però hanno una durata massima di 6 secondi e mezzo. Vine, che già è stato accolto favorevolmente dai nati nel 1990equalcosa, ha annunciato a gennaio l’apertura di un’app i cui contenuti sono selezionati apposta per il piccolo pubblico. Abbastanza appealing soprattutto per gli aperitivi dei genitori in vista dell’estate, la trovate per ora su ITunes. La mossa non è sfuggita a Youtube, che naturalmente ha annunciato la stessa identica cosa, in versione “long form”. Loro l’hanno definita  il primo prodotto Google pensato dai grandi ma con in mente i “little ones” e in effetti l’app, disponibile in IOS e Android, ha un design accattivante e tutta la ricerca possibile di Youtube, possibile se lo vogliamo naturalmente altrimenti potete disattivarla. Pare che l’app disponga anche di vari parental control che permettono per esempio, di moderare il contenuto di ciò che vedono i nostri figli, di limitare i tempi di visualizzazione, e persino eliminare alcuni effetti sonori quando lo vogliamo noi. Addio “Bom-bim-bum/
Bim-bom-bim/
Bimbibombibimbibombibuuu!”

Qui trovate la presentazione ufficiale dell’app! Alla prossima MOMs, e benvenuti nell’era BAMBINOCENTRICA 😀

 

 

 

 

 

 

 

 

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5 cose che.

5 cose che mi piacciono di Milano:

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1. i parchi – alla fine il luogo comune di Milano senza verde lo smentiamo col fatto che, per esempio, esclusa la villa io Argentina a Matera non so dove portarla. forse i posti non li vedo io, o forse la città è cambiata negli anni e io sono rimasta a quando ero piccola e ignoro i nostri spazi destinati ai bimbi. Milano ha oltre 54 parchi, aree verdi manco le conto perchè non è tanto il verde, è che ci sono scivoli fra un po’ anche nell’aiuola. Un sacco di soldi vanno via su trenini e giostrine correlati (altro che lo scivolo) ma in parchi come Sempione o Montanelli c’è veramente da passarci le giornate. 

2. i locali – ammetto che non ci vado mai, ma sapere di vivere in un posto dove il “cemmaffà staseeer” non esiste mi conforta non poco. quando hai un po’ di tempo (e qualche soldo) la città offre di tutto, e anche di più: naturalmente, come diceva Ennio Morricone “è importante i soldi”.

3. la spesa al supermercato
Col cambio casa il superstore dell’Esselunga mi ha svoltato la vita. spesa automatica, che vuol dire che dopo che hai fatto la spesa (senza incontrare vicini, nonni, parenti di cugini di zii che ti chiedono come staaaaaai, e ccheffaaai, tua madre? tuo padre? ah, Madò mi dispiace) non devi neanche salutare la cassiera. poggi il cestello e la cassiera sei tu! passi i prodotti, sacchetto taaaaac!, ritiri lo scontrino taaac, passi il codice a barre dello scontrino davanti all’uscita taaac il cancelletto si apre e Argentina dice “magia”!
Se poi hai le varie fidaty card manco quello: segni i prodotti sul telecomando (che recita: mausica montemauro, ndr), passi il telecomando con su il conto della spesa direttamente  ad un monitor, il quale rileva che tutto sia ok e ti dà lo scontrino. curioso: in questo caso la “busta” te la prendi dalla cassiera, che ti interpellerà nel milanese appropriato con “vuole dire un saccheeeeeetto?”

4 – le unghie dai cinesi.
sull’argomento vi rimando qui dove mi potrete trovare nella tipologia numero 5.
http://ilmilaneseimbruttito.com/2014/12/19/limbruttita-dalle-estetiste-cinesi-ovvero-richiamo-irresistibile-manicure-15e/

5 – il sole
io penso che il sole lo apprezzi quando vivi in una città che te lo fa desiderare. quando c’è il sole a Milano, come oggi, le fashion blogger escono in infradito perché sono normcore, la gente è più serena,  i palazzi di vetro di Gae Aulenti brillano, la linea 4 avanza e quando vai a ritirare Argentina ti chiede subito: “andiamo al parcoshioooochi?” (vedi punto 1).

5 cose che mi mancano di Matera 

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1.  la mia famiglia

2. le relazioni 

3. i Sassi 

4. andare con la macchina fino “dentro al supermercato” (per intenderci)

5. dormire il pomeriggio (senza sentirsi in colpa).

l’accento non l’ho elencato perché anche se vivo qui dal 2003, quello è sempre con me.
#iosonodimaté

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Il cambio è la costante

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Ci sono quelle famiglie che quando si formano hanno già pianificato tutto: data del matrimonio, prima ovulazione utile, più o meno l’età dei figli in successione e sicuramente tutti i mobili da inserire in lista nozze. Ci sono poi quelle famiglie come la nostra le cui vicissitudini si riassumono in questa frase di Albert Einstein: “Vivere è come pedalare in bicicletta: per mantenerti in equilibrio, devi muoverti costantemente.”
Ho sempre pensato che la stasi e l’accumulo di energie negative sono condizionate spesso dal posto in cui viviamo (oltre che dalle persone), quindi non potendo cambiare città a piacimento per via delle scelte della vita, da quando è nata Argentina ho cercato, insieme a Simone, di cambiare il micromondo in cui viviamo: cambiare i mobili, rifare interamente alcune stanze, buttare giù dei muri, rialzarli un anno dopo, persino cambiare ufficio, o mezzo di trasporto per andare a lavoro.
A un certo punto abbiamo cambiato così tanto tutto che ci rimaneva solo una cosa da fare: cambiare casa (il lavoro meglio tenerselo di ‘sti tempi..).
-Comprare una casa? Sei impazzito.
-No, parlo di affitto.
-Affittttooooohhh? Torniamo studenti? E poi, ce lo possiamo permettere?

Nel 2013 dicevo di no, ma il destino ha molta più fantasia di noi, e per dimostrarmi che avevo torto ci ha fatto duplicare le entrate sì da non avere scuse. E allora inizia con la ricerca, gli appuntamenti, le immobiliari che ti chiamano all’ora di cena e ti tengono due ore per nulla (un momento…avevamo chiesto attico con terrazzo non piano terra con giardino!). Poi, un giorno di Novembre in cui dici “ok, dai, ci pensiamo l’estate prossima e prenotiamo il Natale in Sardegna”.. ti arriva la telefonata di un conoscente che “al piano di sotto si libera un appartamento con terrazzo dal 27 dicembre, non volevate quello?”
Guardi la casa, te ne innamori, pensi che l’affitto più alto giustifica le mancate spese delle agenzie che puoi finalmente silurare con un “cancellatemi dal database, grazie”, e ti ritrovi già nuovo. La scelta del nido? Anche quella dettata dall’Universo, o dalla legge di Murphy a cui ho smesso di credere. Dopo aver visto 6 diverse scuole dalla retta mensile di oltre 700 euro per una giornata completa (aka uscita alle 16,30), mi si rompe lo schermo dell’iphone proprio davanti a un cancello. Alzo lo sguardo e “Nido xy, promozione ultimo posto retta scontata del 50%” (sì, il vaff** etc l’ho tirato lo stesso, ma dopo aver letto il cartello sono entrata al nido e in meno di 15 minuti Argentina era iscritta alla cifra di mezzo rene al posto di due).
Del trasloco neanche parlarne, con la piccola sempre più perplessa dalla chiusura degli scatoloni, il pensiero che la stessimo per abbandonare, le millemila polpettine dell’ikea con la paura che si strozzi come quella notizia che circolava tempo fa, i pianti, la stanchezza, la polvere, la scelta dei mobili, le litigate sui mobili, le riappacificazioni che implicano l’acquisto dei mobili che hai scelto tu. Tutto da fare prima del primo giorno lavorativo, naturalmente, quindi in circa 5 giorni, e con auto a noleggio, quindi il prima possibile e senza nemmeno un graffio.
Adesso finalmente siamo qui, con Simone che posiziona la televisione, ancora senza comodini e cassettiera e con il terrazzo che….per due settimane è invaso da operai perché va rifatto. La me di anni fa direbbe “E vabbè, te pareva, appena arriviamo non possiamo usare l’unico angolo della casa che ha motivato la scelta, che sfiga”. La mia nuova me dice “Che fortuna, ce lo rifà il condominio! Potremmo scegliere il pavimento nuovo? Come dice? Sì? Ma è perfetto!”
Per questo, quando Argentina mi ha chiesto, giustamente imbronciata, “Ma dov’è casa mia, mamma?” Io le ho risposto “Casa tua è ovunque tu possa essere con mamma e papà, perché a noi di sicuro non ci potrai mai cambiare”.

E ci hai già cambiato, immensamente.

Life is like riding a bicycle quote

Buon Cambio a tutti, MoMs e PoMs! Com’è iniziato il vostro 2015? 

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“E mò che ti regalo?” volume 2. Wishlist dell’ultimo minuto da Amazon e Google.

Come al solito arrivo al Natale in ritardo e a corto di idee, motivo per cui ho trascorso il weekend a farmi una cultura di giocattoli e altre diavolerie tra i best seller di Amazon. Se, come me, brancolate ancora nel buio.. provate a pensare a uno di questi 10 oggetti del desiderio, scelti per voi tra i più amati dalle mamme e i papà di tutto il mondo (o almeno quello che acquistano su Amazon..che guardando i numeri…sono quasi la stessa percentuale!) e raccolti secondo i tre “main trends” del momento (in parole povere: tecnologia come se piovesse, attenzione al sistema solare e sci-fiction, e naturalmente il nostro amato vintage!!)

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A TUTTO TECH_Oltre ai droni, indicati per figli con un minimo di senso della cura e del movimento (non si possono pilotare in casa, pena disastri), e agli iPad e tablet, che cerchiamo invano di tenere lontani dalla portata dei nostri bimbi tranne al ristorante, ecco apparire tra i bestsellers dell’anno alcuni fantastici gadet, a metà tra robotica e design. Tra tutti vi segnalo i seguenti:
– SMART ROBOT_ Con circa 60 dollari potete acquistare ai vostri ragazzi il più piccolo robot intelligente a disposizione, capace di muoversi e interagire su percorsi di carta stampata o su screen digitali. Pare che possa insegnare le basi del coding e della programmazione, che poi a me sembrano la stessa cosa, mentre ai vostri figli sembrerà solamente di “giocare”. Provare per credere.
Schermata 2014-12-14 alle 15.58.10– ZOOMER DINO– Se il vostro bambino porta George nel cuore, la risposta è Zoomer Dino. Salta, balla, si muove per la casa e riconosce ogni tuo movimento. Un perfetto compagno di giochi, è anche la star del momento: compare infatti tra i 10 giocattoli più cercati su google nell’ultimo mese (e se lo dicono loro..).
– RAINBOW IN MY ROOM  se per questioni di tempo o di luce (vedi milano) non potete ricorrere al buon vecchio prisma, questo proiettore di arcobaleni porterà via la pioggia in camera di vostro figlio con un solo clic!
– PASSWORD JOURNAL con questo diario 3.0 i  segreti della vostra bambina saranno protetti da un comando vocale.. per cui scordatevi le forzature dei lucchetti.. il parental control evidentemente esiste anche per loro! Bella idea di Mattel.
– SHOWCAM  A meno di 80 euro potete portarvi a casa questa splendida reflex digitale e proiettore di foto tutto in uno! L’affare, consigliato per bimbi dai 5 ai 7 anni, consente dopo ogni l’aggiunta di filtri simil-instagram e crea persino instant movie dinamici che si proiettano a muro. Non male!

TERRA E COSMO_Se non basta la pubblicità della Twingo che svirgola tra i pianeti, la nail art effetto “galaxy” e i leggings con le comete a farci pensare al rinnovato trend del “cosmo” e della scienza galattica, ci pensano le prossime uscite di film. Dal 2015 al 2017 sono infatti in arrivo ( o in riedizione) alcuni superbi colossal della sci-fiction come il Nuovo Episodio di Star Wars, Avatar II ed altri, ed ecco perché  parecchi genitori hanno inserito in wish-list i seguenti articoli:
Schermata 2014-12-14 alle 15.55.50– BREAK YOUR OWN GEODE  Che la sottoscritta sia ultimamente in fissa con i cristalli è vero, ma questo gioco retrò unisce magia e apprendimento in un colpo. A proposito, cosa rispondono i vostri figli se gli chiedete cos’è un geode?
– SPIROGRAPH KIT Se nessuno si era accorto del ritorno degli anni ‘70 ci pensa Spirograph Kit. Un autentico kit per disegnare spirali di ogni tipo, che ho deciso di regalare a… ME! (Certo lo userà anche Argentina!). Go Sacred Geometry, go!
– STOMP ROCKET  Tra i primi 100 gadget compaiono anche questi missili spaziali, che si illuminano al buio e possono arrivare a 400 piedi di altezza. Una valida alternativa ai bengala di Capodanno, specialmente se avete in casa dei fifoni.

VINTAGE REBOOT_Il filone del vintage prosegue in piena (tra eco-sostenibile e portafogli sempre più a secco) per cui con una quindicina d’euro vi potete salvare con dei set per la frutta in legno o spazzolini primi passi dalle forme più amorevoli (guardate queste foto!)


Ecco invece i due regali più ricercati in questo momento tra le girls, di cui potete naturalmente trovare, nel secondo caso, la versione economica in qualsiasi negozio di giocattoli suppongo:

– BARBIE DREAM’S HOUSE Segnalata anche tra i 10 giocattoli più googlati di novembre, al pari di Peppa Pig, ritroviamo la casa di barbie che tutte avevamo (o abbiamo sognato). 3 piani d’amore per meno 150 euro (e almeno alttettanti metri quadri in casa a disposizione.. )-

Schermata 2014-12-14 alle 16.07.04– MY FIRST PURSE Quando le v-logger come Zoella  hanno inventato il see trough facendo 3 milioni di visite a video, pensavano al gioco dello zainetto di Ambra a Non è La Rai oppure forse a noi mamme? Depredate da fazzoletti, pettini e specchi, finalmente possiamo trovare una sana via d’uscita regalando alle nostre pupe una replica intatta di ciò che andrebbe contenuto nella borsa della mamma.

Io personalmente ho scelto l’ultimo per la mia principessa.. Non vedo l’ora di filmarla che mostra la sua credit card rosa shocking al popolo della rete al grido di (ultima sua moda verbale) “Con questa vado in Califormiii” (=riuscite a indovinare dove?). 

Buon Natale MOMS e POMS!! 

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Prendi e parti.

Quando sei mamma, spesso il fatto che tu lavori è una colpa, che pensi di lavare cucinando per tutti e passando l’aspirapolvere alle 21,30.  A volte funziona, ma le cose scricchiolano se il tuo capo sei tu e l’80% dei tuoi clienti sono del sesso opposto e almeno 10 anni più grandi di te. E peggiorano drasticamente se la misura del tuo reggiseno non regge gli standard per i quali ti puoi permettere l’elemento distrazione e spillare qualche centinaio d’euro in più in sede di preventivo.

Prendere dunque una decisione  quando ti arriva un lavoro per gli Stati Uniti che dura 48 ore, albergo pagato, viaggio pagato, sembrava accettabile e sensato, sempre che fossi stata uno di quelli che il Duca descrive come “padri con la valigia”, sempre che non ci fossero stati di mezzo 2 giorni interi di viaggio e un ponte, e sempre che non avessi pensato lucidamente “E perché non allungarmi e passare il ponte là? in fondo quando mi ricapita?” spostando la data del rientro dal 31 ottobre al 4 novembre. Il tutto per passare 26 giorni pre-partenza divorata dall’inadeguatezza e da un senso di colpa che non aveva perché, sognando quelle che sembravano le puntate mai viste di Survivors, dove aerei cadevano, persone si facevano esplodere proprio nel punto dove avrei dovuto tenere una lezione di food trends, indigeni mi rapivano arrivata a Tijuana e via dicendo.

Esiste il manuale della mamma perfetta? Se c’è, io ho capito che non lo conosco affatto, forse perché faccio parte di un nuovo modello di mamma: quella che cerca di bastare a sé stessa, senza pregiudicare nessuno. Quella che ha imparato a dire “sono in riunione ti richiamo” mentre cambia un pannolino o è al parco ma che allo stesso tempo non riesce ancora a dire del tutto”adesso ho bisogno di me, e quindi scusate tutti ma io vorrei vedere un pezzetto di mondo con voi, e se per adesso non si può farlo insieme lo vedo da sola perché ne ho bisogno, grazie”.

10712736_10204952790168434_883381572299212051_nDevo dire senza alcuna ombra di insoddisfazione né di vergogna che quella che sembrava la scelta avventata è stata la mia più grande fortuna.  Mi sono riscoperta quella che non avevo mai smesso di essere: tutto sommato una 29enne zaino in spalla che il giorno stesso in cui finisce di lavorare invece di restare negli States afferra la trilogia di Castaneda e se ne va in Messico a piedi, perché per l’hamburger c’è sempre tempo. Ma anche e soprattutto una donna, che si sente moglie e mamma anche senza traccia di anelli d’oro e figli al seguito. Che si forma conoscendo persone incredibili, dallo spessore unico. Una donna che parla quella lingua, una lingua che mi trasforma. Che recita un padre nostro per qualcuno lontano in un cimitero naturale, dove i sassi parlano e le piante grasse sono ferme nell’atto di pregare. Che guarda l’oceano e sente gli occhi di sua figlia,  e ne sente – forse per la prima volta –  la mancanza, cosa che non è scontata in un rapporto d’amore che dura tutta la vita e che l’isteria del quotidiano e della città possono minare molto più che 9 ore di fuso orario. Pensavo a quegli occhi che si formavano mentre guardavo lo stesso oceano diversi chilometri più sotto, due anni prima, a Puerto Natales, durante un viaggio che ha permesso la vita, – perchè la vita arriva quando te la senti addosso, ed è un po’ più difficile sentirsela addosso in Piazza San Babila- pensavo mentre camminavo, sola, tra i ciottoli de La Bufadora con in mano un sombrero per la mia regina, e una pipa per suo padre. 

E’ stato allora che ho scritto sul mio iphone questi pensieri:

Ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai papà, cose come: sai, a te non è che sia poi cambiata troppo la vita da quel giorno. Cioè, sì, però non hai cambiato 4 taglie, hai dormito quasi tutte le notti, e ti sei sentito solo più bello e affascinante che mai. Io ho scritto i file, uno per uno, i codici genetici, i mitocondri, le dita delle mani e dei piedi mentre il mio sedere cadeva, le mie cosce si riempivano di buchi e il mio seno era diventato un chupa chups per gengivette taglienti. 
Non ho ancora 30 anni ma ho le occhiaie consolidate e probabilmente le mie coetanee sono in moto col “tipo” che mi guardano come un extraterrestre appena parlo di  consistenza della cacca o canticchio Peppa Pig. E tutto sommato ho scoperto che è quello che voglio fare per il resto della vita, e con te, perché mi “permetti”, – se così vuole la consuetudine – di esistere, per amore o semplicemente perché in fondo sai che il posto in cui viviamo adesso..non è forse quello più giusto per me.

E ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai propri figli, e sono 4 parole banali ma eterne, che arrivano dritte dalle Hawaii ed hanno in sé i fondamenti dell’amore universale:
“Mi dispiace,
Perdonami,
Grazie,
Ti AMO” 

a cui sento di aggiungere: qui ci torneremo insieme.

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Dedico questo post a tutte le donne e le mamme che sanno bastare a sé stesse, e che non smettono di coltivarsi: è questa forse la ricetta per una vita felice e relazioni durature?

Buona notte da una Mom..molto fuori sede!

 

 

 

 

 

 

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Matera, 1200 kilometri dopo

Fuori sede è sinonimo di assenza, ma anche di non equilibrio. Un po’ tutte e due le cose succedono a una ragazzetta quando si convince che vuole fare la MOM a tutti i costi e inizia a “mettere in cantiere” un bambino in una città a prova di broncopolmonite e nevrosi, il cui nome indoviniamo qual è? Fuori sede non si sputa nel piatto dove si mangia, anche se da buona materana, ho imparato che parte del nostro carattere è anche un po’ questo. O forse io ho conosciuto le persone sbagliate… questo i posteri me lo diranno, e un po’ anche i poster di Matera 2019 ormai capitale della cultura quando qua a Milano di cul-tura ce ne dovrebbe essere a bizzeffe, e di storia anche, ma tutto è cancellato dagli strati di smalto semipermanente messo dai cinesi per 12 euro e dal passaggio della famigerata linea 90, aka circolare destra!
Ho ritrovato l’amore per la mia città dopo anni di ribellione senza senso e forzato esilio, forse anche per dimenticare le facce che non vedrò mai, un po’ perché me le ha tolte la vita e un po’ perché ci ho pensato direttamente io. E’ successo quest’estate, era Luglio ed era la settimana successiva alla Festa della BBrn’, una manifestazione che, se gliela fai vedere ai milanesi, ti esclamano subito “Figaaaaa!” senza poi capire molto del perché ci si azzuffi per due statue di cartapesta con dei santi, quando qui una rissa può scattare per molto meno, per esempio il posto vicino al finestrino sull’autobus o perché respiri e appanni il vetro in inverno.

Quando sono tornata mi sono resa conto che erano quasi 2 anni che non rimettevo piede a casa mia. 2 anni!! Poi ho portato per la prima volta una deambulante Argentina in centro, e quando ho visto i suoi piedini scendere gli scalini degli ipogei, mi sono ripromessa che non sarebbe mai accaduto un’altra volta di stare così lontana da tutto questo: Sassi, murgia, città antica e città nuova, e quegli angoli che ognuno ti racconta una storia diversa, e sempre bella da qualsiasi lato la guardi.

Una materana a Milano resta sempre “di maté”, anche se gioca a fare gli accenti e la s è sibilante come quella del nano di Arcore. Sono trucchi che durano il tempo di una telefonata di servizio. Quando la lacca è cancellata dai colpi di spazzola, il tuo compagno lo chiami comunque “amò”, tua figlia la chiami “Argentì”, e se qualcuno osa dire che ha mangiato del pane buono salti su con la solita storia che il pane migliore è solo quello nostro. (Ma tu non sei celiaca scusa?).

Poi succede che ti trovi a piangere al telefono con tua madre un venerdì 17, e in un momento ti senti parte del tutto: collegata a tutte quelle persone riunite in piazza che dicono “perché, non ce lo meritavamo noi questo titolo?”. E la soddisfazione di chiamare il fidanzato sardo e dirgli: mi dispiace per Cagliari ma questo non è il Poetto. E’ stata una di quelle poche volte in cui succede qualcosa di realmente interessante lì e non qui, dove l’Expo la pagano i milanesi, e non c’è alcun senso di appartenenza a nulla. A Matera è successo qualcosa di magico. Qualcosa di bello. Qualcosa che, se vuoi, oltre al pane ha anche il profumo dei soldi, della creatività, delle idee.  Se ci metteranno prima o poi un treno diretto per celebrare questo traguardo, non lo so. Ma so che verrò a riprendermela più spesso, questa mia città, lei con la sua gente e la sua lingua a cui sono rimasta fedele, lei con i suoi tramonti che da casa mia cadono sempre dietro al provveditorato agli studi, e quella luce incredibile e quel senso di poderoso che se per un attimo ti ci connetti lo sai anche tu, è ineguagliabile. Sono milanese anche sulla carta d’identità e questa città, tutto sommato, mi permette di stare in piedi da sola, il che a meno di 30 anni, una bimba a carico e la nonna materna a 1200 chilometri non è poco. Ma quando la mia allegria non basta più, o quando il grigio è tono-su-tono (360 giorni all’anno circa), allora santo Facebook mi riporta alle mie origini, e confesso a me stessa che, tutto sommato, di non vivere più nella mia città un po’ mi spiace.

Matera, portami con te nel 2019!!

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