Archivio dell'autore: Marinella Monte

IL “NOSTRO” ORTO MoM

Da piccola amavo andare in campagna con mio nonno quando la scuola era chiusa, adoravo saltare in macchina alle sei ( perché lui mi diceva che i lavori di campagna andavano fatti con l’aria fresca delle prime ore del mattino ) e sentire il suo programma giornaliero sui frutti da raccogliere e gli alberi da innaffiare.

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Arrivati a destinazione, mio nonno mi consegnava cestino e bastone, creato rigorosamente da un ramo secco, per aiutarmi ad avvicinare anche i rami più lontani e cominciavamo a raccogliere: fichi in primis, poi gelsi ( che mangiavo direttamente dall’albero) , susine… Poi passavamo ai pomodori che servivano a mia nonna per preparare un sughetto veloce veloce per il pranzo! Senza dimenticarci di raccogliere due foglie di basilico per dare quell’odore speciale a quella pasta speciale che preparava la nonnina.

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E così anno dopo anno, estate dopo estate, ho avuto un super maestro che mi ha insegnato e raccontato tutti i segreti degli alberi, delle piante, degli ortaggi, quando innaffiare, quando raccogliere… Conservo un ricordo splendido del sorriso di mia madre misti alla mia soddisfazione quando la sera, di ritorno a casa, le portavo il mio “bottino” con tutto il raccolto della giornata!!

Quando si è presentata l’occasione di questo progetto e abbiamo dato vita all’idea dell’orto urbano…non ho potuto fare a meno di immaginare mia figlia lì, in piazza Semeria, con i suoi amichetti, intenta a sentire “la signora del primo piano” che racconta come ha dato gusto e odore al suo pollo al forno con il rosmarino raccolto nel NOSTRO orto MoM!

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Questo non sarà solo un semplice orto…sarà molto di più! Sarà un ritrovo di bimbi, di nonni, di mamme, di papà, sarà un luogo di aggregazione e confronto, sarà il posto giusto per lo scambio di racconti e conoscenze, sarà lo spazio delle amicizie e dei giochi con la frutta e la verdura….e sarà pure la volta buona che mia figlia comincerà a mangiare frutta con entusiasmo!!!

Maria Bruna Pisciotta

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LA MIA MERAVIGLIOSA FAMIGLIA

Quando scopri di aspettare un figlio, fantastichi ed immagini per 9 mesi come sarà la sua vita, come cambieranno le tue nottate, le tue giornate, come le tue abitudini familiari prenderanno una piega diversa. Immagini già la sua festa del 1° compleanno con mamma e papà…il suo primo giorno d’asilo con mamma e papà emozionati…la scelta del vestito di carnevale con mamma che vorrà Minnie e papà Biancaneve…il saggio di danza con mamma entusiasta e papà orgoglioso che in macchina provano a dare consigli…il suo primo giorno di scuola elementare con mamma e papà a scattare foto…

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Poi la vita, che è un appuntamento al buio, prende una piega diversa da quello che pensavi, che ti aspettavi, che sognavi… E ti ritrovi quasi improvvisamente e quasi inconsapevolmente a dover fare i conti con te stessa, a dover riorganizzare le tue giornate e i tuoi ritmi in una famiglia non più a tre…ma a DUE. Allora capisci, e poco alla volta impari, che anche per poterti fare una doccia non devi aspettare che papà rientri dal lavoro e si metta a giocare con la piccola ma devi aspettare che si addormenti…sperando di non addormentarti prima di lei!!!

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Il tempo e gli anni passano velocemente e non c’è mai un solo giorno che si concluda senza il pensiero di riuscire a dare a mia figlia tutto l’amore, le attenzioni, la cura, le regole, la forza che in una famiglia “normale” provengono quotidianamente da due adulti e che, nella mia, sono concentrati in me!

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Il dubbio di non riuscire ad essere un buon esempio per lei e il timore di sbagliare tutto potrebbero essere fondati dalla consapevolezza di essere il genitore prevalente nella sua vita quotidiana…se non fosse che sempre Lei, la VITA, quella che ti riserva delle sorprese incredibili, ti fa conoscere delle “persone”…

Ma non persone qualunque, di quelle che ti ascoltano e poi continuano per la loro strada!!

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Sono mamme, e non solo, come me…sono i miei angeli sulla terra che anche se non vedi per giorni e settimane intere SAI che ci sono…sono Amiche che sarebbero disposte a stare sveglie tutta la notte per risolvere insieme un mio problema…sono “zie” (e “cuginetti” a seguito) di fatto che amano mia figlia incondizionatamente esattamente quanto noi amiamo loro e che hanno sempre un consiglio per noi o la parola giusta al momento giusto.

Ebbene si, ragazzi, le famiglie allargate esistono!! E sono una preziosa risorsa, fonte di forza e condivisione quotidiana!! E altro che “siete rimaste in due”!! …la nostra è una MERAVIGLIOSA FAMIGLIA ALLARGATA di cui noi siamo fiere ed orgogliose!

Pisciotta Maria Bruna

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La forza delle mamme

Esiste un mondo parallelo vicino casa mia, e io non lo sapevo e non lo sospettavo neppure.

Un mondo che sembra un limbo, dove c’è attesa, speranza, gioia, dolore ma soprattutto vita. Ecco, questa è la parola chiave : vita!

Questo mondo l’ho conosciuto per caso, inaspettatamente e sicuramente contro la mia volontà, ma ci ho vissuto per dieci giorni, dieci lunghi interminabili giorni e ha lasciato un segno nella mia anima.

Parlo del mondo della UTIN (unità di terapia intensiva neonatale) dell’ospedale di Potenza.

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Sembra un mondo surreale eppure lì vivono la loro vita-non-vita non meno di 6-7 famiglie provenienti da diverse zone della Basilicata.

Io le ho conosciute,quelle famiglie, e ognuna di loro porta con sé un’esperienza bella e dolorosa insieme, in cui si mescolano la speranza, le aspettative per il futuro, l’attesa, l’interminabile attesa che rende interminabili le giornate…

La giornata inizia all’alba per queste mamme-guerriere che si svegliano presto perché devono prepararsi e tirarsi il latte perché alle 8 in punto si aprono le porte del reparto e possono dare il latte per i loro bimbi alle infermiere, oppure, se sono fortunate, possono darlo loro stesse ai loro bambini ricoverati.

Ma se va male e c’è un’emergenza o un qualunque altro problema, allora questo appuntamento tanto agognato salta e bisogna aspettare il prossimo appuntamento che è alle 11. E quindi le infermiere ritirano i piccoli biberon pieni di latte e di amore e lo conservano. E le mamme se ne vanno nell’alloggio loro assegnato a tirare l’altro latte per l’altro appuntamento. E si, perché il latte deve essere sempre fresco e solo le mamme che vanno e vengono lo fanno congelare. Quello di tirarsi il latte è l’unico atto concreto di amore che queste mamme possono fare per i loro piccoli bambini ricoverati..perchè non possono fare altro… Non possono abbracciarli, stringerli, prenderli in braccio…non possono godere ancora appieno delle gioie della maternità, e nell’atto di tirarsi il latte riversano tutto quell’amore che non possono dimostrare in altro modo. Mamme che non possono vivere più la quotidianità con i loro compagni e padri dei loro bambini perché l’alloggio non è riservato anche ai papà e quindi molti di loro stanno lontani tutta la settimana dalla loro famiglia, in attesa di poterla riabbracciare il sabato e la domenica.

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Poi c’è l’appuntamento delle 14, delle 17 e delle 20 e questo è l’ultimo e le mamme salutano i loro pargoletti chiusi in quelle incubatrici e vanno a dormire perché la giornata è stata estenuante, chiuse tra quattro mura, in un ospedale, a tirarsi il latte in attesa di poter rivedere per qualche minuto i propri figli. Donne-mamme che solidarizzano perché vivono insieme e mettono in comune tutti i loro sentimenti e ciò che si portano nel cuore, le ansie, le preoccupazioni… e quando nell’alloggio squilla il telefono, si guardano con sguardo agghiacciato l’un l’altra, sperando che quella telefonata non sia dal reparto e non sia per una di loro che viene chiamata a colloquio. Perché quando si è chiamati dal reparto, spesso non sono buone notizie quelle che arrivano e la paura regna sovrana. Ogni piccolo progresso, ogni grammo preso dal bambino è una vittoria, ogni esame che dà un esito migliore rispetto al precedente viene festeggiato… è la vita che vuole affermarsi e che alla fine vince perché quando un bambino raggiunge il peso giusto viene dimesso e può tornare a casa ed è una grande festa perché una famiglia può finalmente iniziare a viversi.

Maria Ruggieri

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L’Orto Urbano delle MOM

Fin dagli albori della nostra Associazione , quando nel 2014 si discuteva chiedendosi se da un gruppo Facebook molto attivo potesse nascere qualcosa di può concreto come una associazione di Mamme, uno dei sogni che avevamo e che volevamo realizzare era quello di un orto urbano.

Un orto urbano in cui i bambini potessero imparare a coltivare la terra, in cui i bambini potessero riappropriarsi del contatto con la terra , in cui i bambini potessero rendersi conto che la lattuga ed i pomodori che mangiano in insalata non li “sputa fuori ” il banco frigo del supermercato; o che il minestrone fatto di carote patate zucchine fagioli piselli zucca bietola verza e così via che la mamma prende dal banco dei surgelati non fosse “fabbricato” da chi Sa Quale materiale sconosciuto.

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Ci piaceva l’idea che i bambini potessero vedere il seme nascosto nella terra dal quale spunta la piantina, che imparassero ad averne cura con le annaffiature e le concimazioni, che imparassero a raccoglierle al momento giusto con le tecniche adatte.

Come pure riteniamo sia importantissimo che i bambini, e non solo 😜, imparino a conoscere la stagionalità delle verdure e della frutta che al giorno d’oggi è ormai persa.

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Per trasferire tutto questo avevamo pensato che fosse indispensabile l’esperienza dei NONNI. Sentivamo l’esigenza concreta di valorizzare le competenze delle persone di età matura e di favorire il dialogo tra diverse generazioni.

Per tutti questi motivi quando nella primavera del 2015 abbiamo letto il bando di concorso della Fondazione Matera-Basilicata 2019   “Basilicata fiorita 2015 aree da far fiorire” abbiamo pensato che fosse il caso di partecipare per poter realizzare il nostro sogno.

L’apice della gioia e dell’orgoglio è stato la sera del 10/7/2015 partecipare alla premiazione del concorso e non solo salire sul podio , ma essere proclamate vincitrici del primo posto perché la nostra idea di progetto era enormemente piaciuta alla intera commissione giudicatrice.

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L’area scelta per la realizzazione del progetto è una zona incolta del quartiere Lanera , antistante la scuola Elementare, una area che è abbastanza vasta ( circa 1200-1300 mq) che gode di uno spazio ombroso offerto da un pino e due cipressi, su cui affaccia un condominio, oltre la scuola.

Il traffico automobilistico è ridotto; nei pressi c’è anche un parco giochi molto ben frequentato da famiglie con bambini.

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In seguito alla vittoria del premio, che consiste appunto nella realizzazione concreta dell’idea di progetto La fondazione Matera – Basilicata 2019 ci ha dato l’opportunità di scegliere fra due architetti che hanno moltissima esperienza nell’ ambito degli orti urbani condivisi.

La nostra scelta è stata immediata.

L’architetto Michela Pasquali, con la sua organizzazione no profit Linaria ( www.linariarete.org), a Roma opera in vari ambiti di questo affascinante mondo.

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Sarà lei a progettare insieme a noi il nostro orto.

Nei giorni 21-24/3 prossimi verrà a Matera per lavorare aiutandoci a trasformare le idee in progetto concreto.

Sarà una settimana di intenso lavoro in cui dobbiamo cercare di sfruttare al massimo le sue competenze ed esperienze e condividere con lei le nostre idee che vorremmo realizzare.

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Per questa settimana abbiamo bisogno della massima collaborazione di tutti per sfruttare al meglio questa opportunità.

L’Associazione MOM

 

 

 

 

 

 

 

Nella idea di progetto abbiamo espresso di voler dividere lo spazio in aree con ortaggi e frutta ed alberi da frutto; un’Area per la didattica, immaginando un albero sotto il pino, attorno al quale i NoNNI potranno trasferire il loro sapere raccontando storie e tradizioni di campagna.

Le nonne potranno insegnare a fare conserve e confetture

 

L’orto urbano condiviso può diventare anche uno strumento per sviluppare politiche sociali di aggregazione inclusione e dialogo intergenerazionale oltre che di integrazione sociale di immigrati nella nostra città.

 

Può essere anche occasione di praticare esercizio fisico all’aperto ed in questo potrebbe ere molto utile una Area giochi / attrezzi con materiali di riciclo.

 

Coinvolgendo le scuole l’orto urbano può diventare un’area per lo studio di materie scientifiche o pratiche all’aperto, e per scuole si intendono di ogni ordine e grado.

 

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Carnevale di cartapesta

Pronte per Carnevale? La nostra super mom Claudia Gabrieli ha voluto condividere con noi questo bel tutorial per la realizzazione di una pentolaccia in cartapesta. Dite che è difficile? Se leggete l’articolo vedrete che è fattibilissimo!!! Forza armatevi di colla e carta si parte!

PIGNATTA DI CARNEVALE

La pignatta o pentolaccia è una di quelle cosine handmade che bisogna proprio imparare a fare, è un gioco divertente che si può proporre a grandi e bambini alle feste. Io l’ho realizzata per la festa di Carnevale di classe di mia figlia…
Si tratta di un contenitore creato con cartapesta in cui vi sono inseriti dolciumi e coriandoli. Il gioco consiste nel colpire la pentolaccia per far uscire il ricco contenuto.
La pignatta è facilissima da preparare, anche se in effetti può essere laboriosa, perché viene fatta con la cartapesta. Più che altro occorre un po’ di tempo per farla asciugare (prima deve asciugare la colla e poi l’eventuale pittura). Però ne vale davvero la pena: per i bimbi è divertente!
Ecco come costruire la pignatta.

Prepara una zona di lavoro.
Durante il procedimento c’è il rischio di sporcare, quindi per proteggere il tavolo appoggiare dei giornali o altre protezioni per mantenere pulita la superficie, io per miei i momenti di arte improvvisata ho acquistato una tovaglia in plastica.

Altro occorrente:
• Una ciotola
• Farina
• Acqua
• Palloncino (o struttura base)
• Pennello
• Giornali o volantini offerte
• corda
• colori per dipingere e materiali vari per decorare (tempera, acrilici…io ho applicato cartoncini colorati x creare occhi e bocca, e carta crespa per la base e i capelli)

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La pignatta può essere fatta in forme diverse. Io ho pensato di realizzare il viso di un clown!

PARTIAMO!!!

Gonfiare un palloncino, questa sarà la base alla quale attaccare la carta pesta, spennellalo prima con dell’olio, così quando la cartapesta è asciutta, potrà essere sfilarlo senza problemi.

Preparare la carta pesta, lasciando sciogliere in parti uguali farina e acqua in una ciotola (io per comodità ne ho fatta poca per volta).

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Usiamo un mix di farina e acqua perché una volta asciutta si deve rompere facilmente, altrimenti inserendo anche la colla vinilica risulterebbe troppo dura.

È importante che il composto abbia una consistenza liscia. Se il mix è troppo liquido o denso, sistemalo di conseguenza, aggiungere farina se è liquido, più acqua se è denso.

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Ricavare lunghe strisce dai giornali. La larghezza ideale è 2,5 cm,vanno realizzati almeno 4 strati, quindi strappare molta carta. Non usare le forbici, un bordo irregolare è meglio di uno liscio.

Le strisce non devono essere precise. Non esiste una misura sbagliata. Se si vuole aggiungere volume alla struttura, ne serviranno di misure diverse. Quindi strappare liberamente.

Intingere una striscia di giornale nel composto colloso.

Le dita si sporcheranno! Più sono sporche e meglio verrà il lavoro.

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Togliere l’eccesso di collante. Passare leggermente due dita lungo la striscia di carta, dall’alto verso il basso. Tenerla sulla ciotola per far gocciolare il mix in eccesso.

Sistemare la striscia sulla superficie da rivestire, lasciando libero solo il nodo. Spianare usando le dita o un pennello. Cercare di rimuovere tutte le pieghe e i rigonfiamenti possibili. Bisogna ottenere una superficie liscia per poterla dipingere e decorare.

Se si vuole creare una forma (tipo una faccia), modellare le strisce a piacere, poi appoggiare la forma sulla base e ricoprila con le strisce per farla aderire e lisciarla. Così si creerà del volume e dei dettagli in modo semplice, come io ho fatto con il naso.

Ripetere la stratificazione. Farlo per almeno tre/quattro volte. È importante che la pignatta abbia consistenza, quando verrà rimossa la base, una volta asciutta la cartapesta: per tenere, dovrà essere solida.

Mettere il primo strato in orizzontale, il secondo in verticale e così via. Aiuterà a capire a che punto si è e a rinforzare la struttura.

Sistemare l’oggetto ad asciugare su una superficie ricoperta di giornali. Ci vorrà circa un giorno, a seconda della grandezza del progetto. Non toccarlo fino all’indomani.

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Tagliare con le forbici la parte intorno al nodo del palloncino ed il nodo stesso, in questo modo si otterrà il buco per mettere all’interno le caramelle, i coriandoli e perché no…qualche regalino per i bambini.

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Praticare nelle vicinanze del buco centrale due piccoli fori, che serviranno per passarci la cordicella per legarlo al soffitto o ad un manico di scopa con anello nella parte fiale. Richiudere la parte superiore con altre strisce di giornale, lasciare asciugare bene.

Io ho realizzato anche il cappello con la Cartapesta, per farlo rivestire una scodella con la pellicola trasparente, poi proseguire con il rivestimento di carta pesta. Una volta asciugato e colorato andrà attaccato alla testa con la colla a caldo, naturalmente facendo uscire la corda dall’alto.

Colorare o decorare come si desidera l’oggetto creato. Decorare la pignatta con nastri lunghi colorati, o in qualsiasi modo purché sia allegra e vivace. Con il minimo sforzo e senza spendere soldi, si può rendere felici tutti i bambini ma anche gli adulti con un gioco semplice e divertente, ovvero la rottura della pignatta.

Et voilà!

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Grazie Claudia per la tua condivisione… un pagliaccio bellissimo…peccato che verrà distrutto!!! 🙂

Alla prossima

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Zuppa del re…idee salvacena!

La nostra amica Angelica Bozza ci regala una sua ricetta

“Zuppa del re

Sarò l’unica che a volte non ha idee?? Specie per la cena!!! Allora mi dico …..ci vuole una pietanza sana …. Veloce ……. con ingredienti che abbiamo in casa , oppure si possono reperire con facilità ……… oppure da previdente ho conservato in freezer!! Ecco qua una zuppa facile e veloce da accompagnare con crostini di pane oppure con verdure!!

patate

Cosa serve:

zucca

patate

olio evo

pepe nero

zenzero (fresco o in polvere)

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Tagliare a tocchetti sia la zucca che le patate. Mettere in padella con un bicchiere d’acqua e aggiungere olio pepe e zenzero. Coprire con coperchio e lasciare cuocere per circa 30 minuti, mescolando qualche volta. Schiacciare con la forchetta oppure frullare.

Pronto buon appetito!!!”

 

Grazie Angelica

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Il Leone e l’Uccellino

Ci sono libri che bisogna leggere più volte per comprenderli e farseli piacere… e poi ci sono libri che ti catturano all’improvviso… BOM!!!!… un colpo di fulmine. Sfogli le pagine e non vedi l’ora di leggere e di guardare la prossima illustrazione, perché la lettura ti regala emozione e benessere.

Questo è lo stato d’animo che ho provato sfogliando questo libro, ancora prima di proporlo a mia figlia:

Il leone e l’uccellino, di Marianne Deduc Ed. Orecchio Acerbo.

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Poi l’abbiamo letto insieme e forse, per la prima volta, la lettura mi ha così emozionato fino a trattenere le lacrime e Letizia mi ha chiesto di leggerlo e rileggerlo ancora e ancora.

La storia: dolcissima.

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Siamo in autunno, un leone sta lavorando al suo orto, nel cielo passano stormi di uccelli che migrano verso le terre calde; a un tratto il leone sente un rumore.

È un uccellino ferito che è caduto per terra… il leone lo raccoglie e lo cura… ma nel frattempo lo stormo è andato via. Allora il leone decide di prendersi cura di quell’esserino e portarlo nella sua casa.

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Inizia quindi una storia di amicizia, il leone e l’uccellino vivono insieme una vita scandita da piccoli gesti e momenti di quotidianità e gioia condivisa.

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Arriva l’inverno e la neve che tutto copre, ma l’uccellino è al calduccio nella criniera del leone e il tempo trascorre sereno fino al ritorno della primavera. Ma, con la primavera, tornano anche gli stormi degli uccelli… e il nostro uccellino deve andare con loro, mentre il leone lo saluta e lo lascia andare… perché è la vita

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Il finale non lo svelo, per non rovinarvi la sorpresa.

Vi dico, invece, cosa questa storia racconta.

Racconta dell’importanza del prendersi cura dell’altro, dell’amore, dell’amicizia e del rispetto tra essere diversi. E anche del rapporto tra genitori e figli… genitori che amano e si prendono cura dei propri cuccioli, li accompagnano nel loro crescere… e accanto all’amore c’è il rispetto per la vita dei figli e la capacità di lasciarli andare per la loro strada perché, come dice il libro, “è la vita”. Ma nel libro c’è tanto e tanto altro ancora.

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Le illustrazioni lievi, raffinate e delicate come la storia, il testo essenziale; gli spazi bianchi che scandiscono i tempi delle stagioni e degli affetti sono di grande impatto emotivo… e i bambini non hanno difficoltà a entrare in empatia con i personaggi e con la storia.

È un albo che, sono certa, farà breccia nel cuore dei bambini e delle mamme e dei papà che vorranno regalarsi questo momento di condivisione con loro… questo libro ve lo straconsiglio.

Marinella

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