Archivio dell'autore: Iva Nemcova

La “mia” crostata alla pera e cioccolato

Lo dico subito: niente uova, niente burro! Ed aggiungo: l’ha apprezzato anche mia madre (per la quale la mia cucina è un mondo a parte…)!

crostata pere cioccolata

Volete provare?

Ingredienti per l’impasto:

300 g di farina (150 g di farina di farro integrale, 150 g di farina di semola rimacinata di grano duro)
80-100 g di zucchero integrale di canna (dipende quanto la volete dolce)
50 ml di olio di girasole
100-120 ml di acqua (la quantità esatta dipende da quanto assorbe la farina)
1 cucchiaino e 1/2 di polvere lievitante
un pizzico di cannella

Ingredienti per il ripieno:

2 pere non molto mature
100 g di cioccolato fondente al 70 %
1 cucchiaio di cacao amaro
70 g di uvetta

Preparate l’impasto, deve essere morbido e liscio. Se è appiccicoso, incorporate un’altro po di farina, se si presenta troppo duro aggiungete l’acqua. Avvolgetelo nella pellicola e lasciate riposare. Nel frattempo sbucciate le pere e grattugiatele in una terrina. Aggiungete cioccolato sminuzzato, cacao, uvetta. Mescolate.

Stendete l’impasto e foderate una teglia rotonda, prima ancora ricordatevi di mettere un pezzetto da parte. Io stendo sulla carta forno, così diventa più facile sistemare la pasta stesa nella teglia semplicemente rovesciandola dentro. Bucherellate il fondo con la forchetta. Versate il ripieno e livellate bene. Prendete il pezzetto d’impasto messo da parte e grattugiatelo (usate la grattugia a fori larghi) sopra il ripieno creando uno strato piuttosto uniforme. Infornate in forno precedentemente riscaldato a 180°C per 40-45 minuti.

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Il coccodrillo

Stufi della solita focaccia e panzerottini? Provate il coccodrillo! Per la gioia dei grandi e piccini.

10. passo

 

Anni fa ho trovato questa simpatica creazione in un sito di ricette ceco.
Per fare il coccodrillo si presta benissimo l’impasto per la focaccia oppure quello all’olio o il pan brioche, insomma il vostro impasto preferito. L’ultimo coccodrillo l’ho creato con l’impasto all’olio, ripieno con spinaci e ricotta. Ovviamente se siete amanti del classico ripieno prosciutto scamorza, fate pure…

Impasto:
500 g di semola rimacinata di grano duro
50 ml di olio evo
270 ml di acqua circa
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di malto (o zucchero)
1/2 panetto di lievito di birra (io uso il lievito madre essiccato, ve lo consiglio vivamente)

Sciogliete il lievito con lo zucchero in una piccola quantità d’acqua. Versate la farina in una terrina, aggiungete il lievito sciolto e cominciate ad impastare. Aggiungete il sale, l’olio e l’altra acqua e continuate ad impastare fino a che si formerà un impasto morbido. Coprite con la pellicola e lasciate lievitare fino a che non triplica il suo volume.
Se usate il lievito madre allora prendetevi il tempo… Cominciate la mattina, fate la prima lievitazione, poi sgonfiate l’impasto e lasciate lievitare di nuovo. Poi per la terza volta ed il vostro impasto sarà pronto. Mia nonna faceva questo “giochetto”, e non era niente male.

Dividete l’impasto in due, potete fare 2 coccodrilli oppure 1 coccodrillo e dei panini o un’unico coccodrillo enorme.

1. passo
Prendete uno dei due pezzi dal quale ricavate 4 piccole palline (zampe) ed una striscia (sopracciglia).

2. passo
Stendete la pasta formando una specie di ovale più largo davanti (testa) e più stretto dietro (coda), che andremo ad incidere a forma di spine di pesce. La parte centrale lasciatela più larga.

3. passo
Mettete il ripieno.

4. passo
Formate il muso-testa: chiudete la pasta sovrapponendo prima un lato e poi l’altro, cercando di creare il muso appuntito. Per realizzare il corpo, invece, piegate le strisce, alternandole fino alla fine, formando la coda.

5. passo
Cercate di formare una “S”. Con le forbici fate 4 incisioni sulle palline, per realizzare le zampe.

6. passo
Attaccate le zampe, infilandole sotto il corpo.

7. passo
Con la striscia e 2 olive formate occhi e le sopracciglia.

8. passo
Con le forbici fate dei piccoli tagli sulla schiena, così realizzate un effetto “dorso di coccodrillo”.

9. passo
Se volete, potete spalmare il coccodrillo con l’uovo sbattuto oppure con il latte (anche il latte vegetale), ma va bene anche senza spalmare nulla. Infornate in forno preriscaldato a 190 gradi per 35-40 minuti.

Il mio ripieno di ricotta e spinaci è semplicissimo, vi basta ricotta (preferisco ricotta di capra), spinaci cotti e sminuzzati, un po’ di sale, noce moscata. Niente uovo, niente parmigiano, gusto semplice e delicato. Le quantità? Lascio fare a voi, a chi piace tanta ricotta e meno spinaci o tanti spinaci e poca ricotta…

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Torta zebrata alle spezie

Un pomeriggio piovoso è perfetto per fare un dolce. Specialmente se la vostra bimba (o bimbo) è appassionata di programmi televisivi dove si preparano torte e dolcetti vari, e l’altro giorno ha visto la preparazione della Torta zebrata (giusto per la cronaca dovete sapere che noi ogni giorno alle 14 ci guardiamo Antonella Clerici e i suoi Dolci dopo il tiggì…).
“Mamma, la facciamo?!”
Certo a mamma, ma con l’impasto che dico io… Tutti in cucina!

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L’impasto chiaro:
100 g di farina integrale di farro
50 g di farina tipo 0
70 g di zucchero
1 uovo
50 ml di olio di girasole e 70 ml di acqua tiepida
un cucchiaino di lievito per dolci
un pizzico di curcuma

L’impasto scuro:
100 g di farina integrale di farro
30 g cacao amaro
20 g farina tipo 0
70 g di zucchero integrale di canna
1 uovo
50 ml di olio di girasole e 80 ml di acqua tiepida
un cucchiaino di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella
buccia di arancia

Cominciate con l’impasto chiaro. Mescolate farine, lievito, curcuma. Montate per bene l’uovo intero con lo zucchero e aggiungete l’acqua e l’olio emulsionati in una bottiglietta e poi le farine, mescolando con una frusta.
Per l’impasto scuro usate stesso procedimento (aggiungendo la buccia d’arancia alle farine).
Foderate la teglia con la carta forno. Con il cucchiaio prelevate i due impasti, alternandoli e mettendoli sempre nello stesso punto. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 40 minuti.

Ovviamente per fare la Torta zebrata potete usare la vostra ricetta preferita, è un semplice impasto per la ciambella. Io ho usato la mia ricetta universale preferita, che non è molto dolce. E non amo fare i dolci nel robot, la farina andrebbe incorporata sempre a mano poiché il risultato finale è più soffice (il consiglio di una chef televisiva).

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P.S. Se vi chiedete perché faccio due impasti invece di farne uno solo aggiungendo il cacao, ve lo spiego subito: Il cacao funge da farina e quindi incorporandolo all’impasto diventerebbe più duro. Quindi se uso il cacao, metto meno farina (es: se devo mettere 30 g di cacao, metto 30 g in meno di farina).

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Dolcetti veloci di cereali soffiati

Se non avete ancora provato questa ricetta, allora questa è la volta buona. Un’alternativa più golosa alle barrette di cereali, ottima ricetta da presentare durante le cene dell’ultimo momento. Dei dolcetti buoni buoni, velocissimi da fare, accontentano mamme, bimbi e mariti golosi, parola mia!

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Avete bisogno di:
25-30 g di cereali soffiati a scelta (riso, farro, orzo, esiste anche miglio)
130 g di cioccolato fondente
30 g di frutta secca a scelta tritata grossolanamente (nocciole, mandorle, noci oppure tutto mescolato)
25 g di uvetta (oppure mirtilli essiccati …)
cannella q.b.

Fate sciogliere il cioccolato nel forno a microonde (in assenza di esso usate il caro vecchio bagnomaria). Al cioccolato fuso aggiungete prima la cannella e mescolate. Dopo unite tutti gli altri ingredienti, amalgamate bene. Con il cucchiaino prelevate le piccole quantità, adagiateli in una teglia grande coperta con la carta forno. Lasciate indurire.

Più veloce di così …

Per i gourmet esigenti possiamo aromatizzare anche con il peperoncino! Insomma qui le spezie si prestano benissimo .

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Un semplice racconto natalizio

C’era una volta, tanti anni fa (diciamo trent’anni fa), una bambina. Viveva la sua vita tranquilla con la mamma e la sorella più grande nell’allora Cecoslovacchia. Andava a scuola, giocava con le amiche, leggeva tanti libri, litigava con la sorella. Ed ogni anno con l’arrivo della stagione fredda, non vedeva l’ora che arrivasse il Natale.

Un Natale bianco e magico, con la neve che copriva tutta la città e la faceva diventare tutta ovattata, con i profumi dei dolcetti natalizi preparati dalla mamma, con gli odori dei rami di pino con le pigne argentate messi in un vaso per portare un po’ di odore di bosco (poiché il loro albero di Natale era finto).

Il Natale si cominciava a sentire dall’inizio di dicembre, quando la mamma andava a fare la spesa per comperare tutto il necessario per poter fare i dolcetti natalizi. E non vi parlo di qualche dolcetto ma di fiumi di dolcetti, chilogrammi di dolcetti… È una tradizione ceca, fare delle scorte infinite di dolcetti vari , di pasta frolla semplice oppure ripiena, di pasta frolla arricchita di noci, nocciole o mandorle che poi andavano riempiti di creme al burro di diversi sapori. Dolcetti fatti di cioccolato, di latte condensato, di miele, insomma una bontà infinita (e un lavoro interminabile…)

E poi arrivava il grande giorno in cui si addobbava l’albero: il giorno 24 dicembre, chiamato il “Giorno dell’abbondanza”. Nessuno andava a lavorare, poiché sul calendario era segnato in rosso (oggi non è più cosi, tanti vanno a lavorare quel giorno) assieme con i giorni 25 e 26 ed era festa per tutti quanti. Tutti e tre, mamma e figlie, tiravano fuori dal ripostiglio albero e scatoloni grandi contenenti gli addobbi natalizi, tutti rigorosamente in vetro soffiato, colorati e luccicanti, uno ad uno incartati in carta velina per proteggere questo prezioso contenuto.
La mattina la passavano cosi, addobbando l’albero, ascoltando le canzoni natalizie e fantasticando su cosa avrebbe portato loro il Gesù bambino. E già, i regali li portava (e finora li porta) proprio il Gesù bambino, non il Babbo Natale… La nostra bambina s’immaginava questo Bambinello, piccolino e paffutello, che portava pacchi e pacchetti a tutti. Ah però, che fatica!
Giungeva l’ora di pranzo, a mezzogiorno si mangiava una cosa leggera e semplice perché nel Giorno dell’abbondanza si cenava molto presto. Col sorgere della prima stella, tutti si vestivano a festa, apparecchiavano la tavola e si cominciava cenare.

Dopo la cena arrivava il “Grande Momento”, tanto atteso. Le due sorelle andavano in cucina e con la luce spenta si mettevano a contare quanti alberi natalizi accesi si riuscivano a vedere dietro le finestre del palazzone di fronte. La mamma intanto si chiudeva nel soggiorno e… Dopo un po’ si sentiva il tintinnare d’un campanellino…
Di corsa, tutti nel soggiorno!
Mannaggia, mentre le due sorelle contavano gli alberelli, era passato il Gesù bambino, si era sentito anche il suo campanellino! E anche quest’anno non l’avevano visto! L’importante era che sotto l’albero aveva lasciato i suoi regali per tutti!

Sono passati gli anni, la bambina è cresciuta e anche lei è diventata mamma di due bambini splendidi. Con il freddo arriva Natale, non più bianco (a Matera purtroppo la neve scarseggia), un po’ nostalgico (poiché molto diverso dai ricordi della bambina), ma sempre magico (in presenza dei due bimbi e di un papà meraviglioso). Tutti insieme addobbano l’albero con dei biscotti speciali fatti dalla mamma. Biscotti profumatissimi che sprigionano l’odore di cannella, di chiodi di garofano e di ricordi. E quando la sera del 24 dicembre giunge l’attimo sfuggente del passaggio di Babbo Natale (il Gesù bambino ha passato la staffetta proprio a lui), si sente il tintinnare d’un campanellino… I bambini corrono ma questo Babbo Natale si comporta esattamente come il suo amico che gli ha passato il compito natalizio, non si fa vedere mai, lascia solo i regali! E la bambina sorride…

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Veselé Vànoce
Buon Natale

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Non solo di carne si fanno le polpette…

Polpette, polpettine, polpettoni… Carne, uova, parmigiano. Magari anche il prosciutto e le sottilette come il ripieno dei superpolpettoni. Polpette fritte, cotte nel sugo di pomodoro o aggiunte alla famigerata “Pasta al forno”.

La mia mamma faceva anche le polpette chiamate “Cotolette olandesi”… Ingredienti: pancetta (!) di maiale tritata, formaggio svizzero, uova. Rigorosamente fritte. Insomma, un elogio dei grassi saturi e un attacco terroristico alla salute. Ehm, ma erano buone, ve lo dico in tutta sincerità, succose e gustosissime… Acqua passata!

Io invece, al posto della carne, per fare le polpette vi propongo il miglio! Un cereale molto antico, che oggi stiamo riscoprendo e che non fa bene solo ai canarini. Un alimento da introdurre assolutamente nella nostra dieta quotidiana, può apportare tanti benefici per il nostro organismo. Perfetto per i bambini in crescita, le donne in gravidanza (Clara, Serena, Arianna…!) e gli anziani, poichè energizzante e particolarmente digeribile, molto ricco di sali minerali, tra cui spiccano ferro, magnesio e fosforo nonché di vitamine A e B1. Perfetto per chi ha bisogno di rinforzare unghie e capelli in quanto ricco di acido salicilico. In più essendo privo di glutine è adatto anche ai celiaci. Possiamo aggiungerlo alle nostre minestre, creare varie insalate. Al posto dei risotti facciamo i “migliotti”, invece della classica pastina possiamo proporre il miglio in brodo! Infine un dato d’importanza non trascurabile: unendolo ai legumi otteniamo una miscela proteica di valore biologico paragonabile a quello della carne… Vi ho convinto?

Miglio immagine

Diamo quindi il via alle danze. Ecco a voi le polpette di miglio e broccoli tanto apprezzate dai miei due folletti e dal marito.

150 gr di miglio
1 broccolo di media grandezza
1/2 cipolla rossa
1 spicchio di aglio
1/2 cucchiaino di paprika dolce
1/2 cucchiaino di curcuma
prezzemolo fresco
2 cucchiai di parmigiano grattugiato (facoltativo) oppure 2 cucchiai di stracchino di riso (facoltativo)
sale
pane (meglio se integrale) frullato assieme al prezzemolo e semi di sesamo per impanatura q.b.

Cuocete in acqua il miglio con la curcuma e un pizzico di sale, l’acqua deve essere pari almeno a due volte e mezzo il volume del miglio, per circa 20 minuti. Cuocete a vapore il broccolo.

In una terrina unite miglio, broccolo, cipolla e prezzemolo sminuzzati, aglio schiacciato con lo spremiaglio, paprika, formaggio o stracchino (se scelto), eventualmente salate e frullate tutto con il minipimer.

Formate le polpette leggermente schiacciate, passatele nella panatura e disponetele su una teglia rivestita con la carta forno. Passate un filo d’olio evo e infornate in forno preriscaldato a 200°C per circa 25-30 minuti.

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P.S. Se vogliamo il piatto completamente senza glutine, possiamo impanare le nostre polpette nella farina di mais (fioretto).

P.S.1 E se vogliamo un perfetto piatto unico, allora agli altri ingredienti possiamo aggiungere una tazza di fagioli cannellini già cotti da frullare assieme a miglio e broccoli…

P.S.2 E se vogliamo ancora, possiamo sostituire i broccoli con gli spinaci (ottimi).

Basta con i P.S….

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Oggi siamo di fritto!

La cucina ceca si basa sulle patate, per noi cechi le patate sono come la pasta per gli italiani. Una ricetta che ho sempre amato, sono le frittelle di patate, la ricetta più classica tra le classiche. Ovviamente le frittelle che faceva mia nonna erano le migliori. Quando stavamo a casa sua e lei decideva di fare le frittelle per pranzo, allora si metteva a sbucciare una quantità industriale di patate e mio nonno le doveva grattugiare in una bacinella enorme. Poi la nonna aggiungeva altri ingredienti, mescolava tutto e si metteva a friggere nello strutto (rigorosamente!). E noi, tutti unti e felici ne mangiavamo una dopo l’altra.

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Beh, un po’ di fritto fatto bene ogni tanto ci vuole, come afferma il professor Franco Berrino, secondo il quale per le popolazioni continentali friggere nello strutto era normale e sicuramente più salutare che friggere nei vari olii vegetali. Per i popoli mediterranei invece, era normale friggere nel buonissimo olio extra vergine d’oliva!

La ricetta classica oltre le patate prevede anche le uova e il latte, ma ho scoperto che si può fare benissimo senza. Ecco qui le mie frittelle un po’ “italianizzate”.

1 kg di patate crude
1-2 spicchi d’aglio
1 cucchiaino di maggiorana (in assenza va bene l’origano)
2-3 cucchiai di farina (io uso la farina di semola)
1 cucchiaino di semi di finocchio
sale
pepe (facoltativo)
olio extravergine d’oliva per friggere

Pelate le patate, lavatele e grattugiatele sulla grattugia a fori larghi, tipo julienne. Aggiungete aglio schiacciato con uno spremiaglio, maggiorana, farina, semi di finocchio; salate, se volete pepate e mescolate. In una padella versate l’olio in quantità tale da coprire il fondo, scaldate e con un cucchiaio prelevate l’impasto. Versate e schiacciate il composto formando delle frittelle più o meno rotonde. Fate rosolare a fuoco medio, girate e fate rosolare dall’altro lato. Riponete le frittelle su un piatto con la carta assorbente e mangiatele ancora calde poiché raffreddandosi perdono la loro croccantezza. Buon appetito!

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