Archivio dell'autore: Anna Longo

“Puliamo il mondo”

– Alessio dai, prepariamoci, stamattina si va a “pulire il mondo”.
– Mamma, ma oggi è sabato, non devi pulire casa?
– Ma nooo, per oggi abbiamo un progetto più grande e lo facciamo insieme.

E così, ci prepariamo con le nostre belle divise “gialle gialle” come il sole, montiamo in bici (a pedalata assistita….beh va beh elettrica) e voliamo (si fa per dire) verso la meta.
Già, la meta!
Sapete che sono materana di adozione da circa otto anni, ma ancora ho bisogno di piantina, indicazioni specifiche e puntuali per muovermi a Matera (se no mi perdo).
Ma oggi la meta è una piccola chiesetta (anzi due) proprio vicino casa, ma a me del tutto sconosciuta, la Chiesetta di Santa Barbara.  Qualcuno la conosce?

Insomma, arriviamo e ci sono già i ragazzi del Liceo Artistico all’opera con mazze e ramazze.
Io prendo Alessio per mano e prima di pulire il nostro angolo, ci avventuriamo (eh, si purtroppo non esagero) tra erba ed erbacce e rifiuti lungo una scalinata e dopo poco ci ritroviamo davanti a questo angolo di mondo, stupendo ed incantevole!
Puliamo e puliamo, tutti insieme, ed alla fine anche la scalinata è accessibile e facilmente percorribile. Bel risultato, ottimo.

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E poi ci sposta alla scoperta di un altro angolo incantato e “nascosto”: la Chiesetta di San Francesco, un po’ più in là. La conoscete? Stupenda e fuori dal tempo.

Ed ecco che per me ed il mio piccolo ometto “puliamo il mondo” è diventata occasione non solo di contribuire a pulire due angolini della nostra splendida città, ad avere maggiore consapevolezza di quello che ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare per il mondo, ma anche occasione di scoprire con gli occhi e con il cuore due pezzi di storia, quasi dimenticati dal nostro vivere distratto.
Una bellissima esperienza.
Siamo tornati a casa sempre in bici elettrica..così io faccio finta di fare sport, non inquino e soprattutto volo veloce contro il vento, sorriso sulle mie labbra e su quelle di Alessio.
Felici e contenti. Basta davvero così poco? SIIIII

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Grazie a Legambiente per questa esperienza e per tutte le altre iniziative a tutela del nostro ambiente e della nostra vita.
Noi c’eravamo e ci saremo. E Voi?
Alla prossima.

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Dalla parte dei papà

Secondo i dati Eurispes, circa l’80% dei papà separati oggi non riesce a sopravvivere con il proprio lavoro, circa 800 mila di loro sono sotto la soglia della povertà per sostenere i costi economici della separazione.

Single Dad Laughing is a Vampire!

E’ un dato agghiacciante, non c’è dubbio, ma tutto sommato razionalmente comprensibile in un momento storico di grave crisi economica generalizzata. Nuovi poveri che si affannano quotidianamente per “contribuire economicamente” alla crescita dei propri figli…un po’ come tutti i papà, separati e no.

Ma quello che davvero mi ritorna incomprensibile emotivamente, ma anche razionalmente, è riscontrare come -ancora oggi- a molti (moltissimi) padri è impedito di fatto, nella quotidianità e nelle aule di Giustizia, di poter “contribuire affettivamente” alla crescita dei propri figli.

Troppo spesso nelle storie che ascolto o leggo, mi trovo di fronte a madri “arrabbiate” che utilizzano sgambetti, dispetti e bugie più o meno velate (eh si, perché noi donne in questo ne sappiano una più del diavolo!) per impedire (e scusate se ritorno con il medesimo termine ma è quello che secondo me rende davvero l’idea) al papà di essere papà.

Il blocco emotivo conseguente alla separazione (qualunque ne sia stata la causa), il rancore, l’odio offusca l’obiettivo principale che dovrebbe guidare entrambi i genitori: il benessere psico- fisico del minore, il suo sacrosanto diritto alla bigenitorialità.

Nel contrasto emotivo tra genitori non più amanti dovrebbe rendersi garante lo Stato, la Legge, la Giustizia.

Ebbene, dal 2006, in Italia è in vigore la legge che disciplina l’affido condiviso.

In ragione della Legge 54/2006 la regola è quella dell’affidamento dei figli ad entrambi i genitori. Prevede il “diritto del figlio, anche in caso di separazione personale dei genitori, di mantenere un rapporto equilibrato  e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione, istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Ma affidamento ad entrambi i genitori non esclude però la necessita di prevedere quale sia il genitore presso il quale coabiterà stabilmente il minore, non essendo verosimile né per altro verso rispondente all’interesse del minore e alle sue esigenze psicologiche, posto che lo stesso non potrà non avere una propria stabile collocazione

Ed è qui il reale problema applicativo della norma.

Non v’è dubbio che il minore debba avere una stabile collocazione, ma quasi sempre, in base a un principio non scritto, ma consolidato, nell’applicazione giudiziale non viene garantita la parità tra genitori e la donna diviene portatrice di diritti consolidati e l’uomo portatore ancora di soli doveri.

I tempi di visita e di condivisione restano di fatto quelli che erano prima della riforma, ovvero quelli di un affidamento esclusivo alla madre, così come l’ammontare dell’assegno di mantenimento.

La giurisprudenza decide ancora troppo spesso sulla base di un esame sommario e impone quasi sempre “il collocamento prevalente alla madre”, che il padre abbandoni la casa coniugale, che veda il minore a giorni ed orari prestabiliti (mai idonei e sufficienti nell’ottica della reale “condivisione”).

Il papà separato è tenuto a versare in media metà stipendio per il mantenimento della prole (e spesso dell’ex coniuge), e a trovarsi un nuovo alloggio. Spesso però economicamente non ce la fa. E allora? Allora torna a vivere dai genitori, nella cameretta di quando lui era ancora e soltanto un figlio, impossibilitato di fatto ad ospitare i propri di figli, costretto ad incontrarli ad ore nei giardinetti… quando ci riesce. Eh si, perché dovrà fare i conti con la pioggia, con la scuola, con l’influenza e con tutti gli altri ostacoli frapposti dalle mamme “arrabbiate” di cui sopra e chiaramente con i propri impegni di lavoro.

Bene, a me questi papà, quelli che davvero vogliono esserlo e continuano a volerlo anche dopo la fine dell’amore, quelli che il  giorno del compleanno del proprio figlio o il giorno di Natale o se il figlio ha la tonsillite,  sono lì dietro la porta di casa che “sperano” di poter stare un po’ con lui anche se non “spetta” a loro, quelli che se anche non hanno tutti i soldi per onorare il contributo al mantenimento economico, sperano di poter lo stesso contribuire affettivamente e di poter continuare ad essere genitore, fanno tanta tenerezza.

Io sono dalla parte dei papà…che poi è essere dalla parte dei figli.

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11.01.14: Per non dimenticare

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Sabato 11.1.2014 ore 7.29… seduta, le mie ginocchia incominciano a tremare, un sibilo, un boato, le urla… cosa succede? Il bambino… amore prendi il bambino… Mamma il rumore mi ha svegliato… lo so amore… non ti preoccupare… Prendi il giubbotto, corri vai da mia madre… le scale? Ci sono. Le porte delle case dei miei vicini… ci sono! Peppe non riesce ad aprirla….la nonnina è sulle scale… cerco di aiutarla! Dietro mio marito… ommiodio… non si vede niente da me a… me, è solo polvere polvere… corro corro con il bimbo in braccio, gli tengo la testa sulla mia spalla… non voglio che veda! Anch’io non guardo, non mi volto indietro… sento solo la voce di mio marito che dice corri ed io corro veloce, in pigiama, con le pantofole! E assicurato Alessio nelle braccia dei nonni torno indietro… ommiodio è crollato crollato!! I pompieri… forza residenti ci vogliono secchiiii… forza!!!! Si inizia a scavare, con le mani, ci contiamo… ci siamo tutti?? No! Chi manca… chi manca… Antonella e Francesco? No Francesco era già uscito per andare a lavoro… ommiodio… Antonella… il suo balcone… la sua casa non c’è più! E’ un ammasso di macerie. Non capivo, non riuscivo a ricordare il prospetto del palazzo… ma no, io ho visto le porte, c’erano tutte!!! Anna, ma la vedi la ringhiera del balcone di Antonella ? E’ lì per terra fra le macerie….

Silenzio nel caos… fra le sirene, le urla, l’incredulità, le telefonate che si rincorrono già, e poi, poi arriva lui, corre corre più veloce che può… si ferma si sporge e grida urla crolla… lo sorreggono!! Anna dimmi che c’è…

Le ore interminabili… fra le persone che conoscono quel caldo sorriso da molto più tempo di me… ma anche fra il via vai dei curiosi, fra la gente che spinge contro le transenne, fra i primi commenti, le critiche, le discussioni, i vigili del fuoco che scavano a mani nude… ed io sono lì, insieme ai miei vicini, uniti nello stesso dramma, in silenzio, non piango… non posso farlo, prego prego in silenzio per le persone che sono ancora lì sotto, prego per la mia piccola vicina, che prima fra tutti con il suo sorriso mi aveva accolta in quel nuovo condominio, e la ricordo mentre scende le scale di corsa perchè ha già mille progetti e mille cose da fare… ma trova il tempo di fermarsi sul portone, di aiutarmi a tenerlo aperto per farmi passare con il bimbo, che trova il tempo di chiedermi “come stai” e di salutare con una carezza Alessio…

Prego e nel frattempo vado su e giù tra il crollo e la casa dei nonni! E già sono arrivate le televisioni, si sono accessi i riflettori.

Le ore passano ancora e aspetto, si aspetta tutti insieme… e diventa buio… e poi arriva la notizia!!

Il mattino seguente di buon’ora sono già lì… un silenzio assurdo… mi fanno salire in casa per recuperare qualcosa di indispensabile, e ancora non mi rendo conto!!

Continuo a guardare quelle macerie. Qualche giornalista mi ferma, signora abitava lì? Ci rilascerebbe un’intervista???? NO, per cortesia.

I come, i perchè, i chi e i che cosa…. spettano solo alla magistratura.

A me, alla mia famiglia ed ai miei cari vicini, dallo sguardo perso, resta solo una domanda: e ora?

Ora devo, dobbiamo, rimboccarci le maniche, e tentare di ricostruire una “normalità” per quanto apparente, dobbiamo sostenerci ed aiutarci l’un l’altro per non “crollare” come le nostre case…

Ora, a distanza di quasi un mese, spenti i riflettori, non abbiamo una casa, alcuni di noi dormono ancora in alloggi di emergenza, altri da parenti ed amici, altri girovagano da una casa ad un’altra…senza certezze, senza sostegno concreto da chi aveva promesso di non abbandonarci…

Ma noi siamo sempre qui… ancora con la paura negli occhi e nel corpo.

Facciamo sentire e continueremo a far sentire la nostra voce perchè nessuno dimentichi.

Lo dobbiamo a noi, che siamo vivi, ma lo dobbiamo ancora di più ad Antonella.

Una mia nuova amica mamma, l’altra sera nel regalarmi qualcosa di suo, mi ha detto una frase che non dimenticherò: dobbiamo pensare e agire come se fosse crollata la casa di tutti.

Grazie!

Grazie a lei, e grazie a Domenica, a Giuditta, a Daniela, a Imma, a Michela… alla mia famiglia, per gli abbracci, per i sorrisi, per le mani unite … e a tutti gli altri numerosissimi che ci hanno teso una mano, offerto la loro spalla, senza fare domande, senza se e senza ma.

Ma grazie, anche, a quanti hanno avuto il coraggio, senza nulla sapere e senza nulla comprendere, di proferire parole e frasi sterili ed offensive, pressappochisti e superficiali, guidati da una più o meno latente cattiveria ed aridità d’animo. Grazie perchè mi avete ricordato la differenza tra il bene ed il male, mi avete dato la possibilità ancora una volta di distinguere i buoni dai cattivi, gli amici dai nemici. Buona fortuna a voi.

Ciao Antonella, mia dolce vicina dal caldo ed affettuoso sorriso.

N.d.r.: Per sostenere gli abitanti di Vico Piave, possiamo contribuire inviando un’offerta al seguente IBAN. Partecipiamo tutti!

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Sicurezza delle e nelle scuole

Scusate, se questo mio articolo di oggi è più una riflessione ad alta voce che un testo strettamente tecnico giuridico, ma in in questi giorni si muovono nella mia testa due pensieri. L’uno è legato ad una parola “sicurezza”, l’altro ad una data il “23.11.1980”.

Sono – come sapete già – materana di adozione. Il 23.11.1980, poco meno che decenne, in quel di Putignano, vivevo per la prima volta l’esperienza della terra che balla…. Piccolina, certo, ma ricordo ancora benissimo le immagini del disastro, le case distrutte, le persone senza più un tetto, gli aiuti, la raccolta di cibi, coperte, giocattoli… tutto di “riflesso”: fortunatamente la mia terra non aveva subito alcun danno.

Foto di Remko Tanis

Sono passati 33 anni da allora ed oggi vivo qui in questa terra “ballerina” e catalogata come “zona a rischio sismico” ed oggi soprattutto sono mamma, ed in quanto tale non posso che pensare e riflettere ed interrogarmi ancora una volta sullo stato di sicurezza in cui cresce e crescerà il mio piccolo.

Sicurezza” … che bella parola! Deriva dal latino “sine cure” senza preoccupazione!
Una parola!!!

Ma oggi, se ballasse ancora la terra, le nostre case, ma soprattutto le nostre scuole, reggerebbero al ritmo o si piegherebbero su se stesse, come degli stracci troppo bagnati e vecchi? Ci troveremmo di fronte ad un altro disastro annunciato (come -purtroppo- molti ne viviamo negli ultimi tempi)?

Ebbene ho letto e scoperto che in Italia, l’edilizia scolastica è ad alto rischio da tempo. Un edificio su sette ha lesioni strutturali ed uno su cinque presenta distacchi di intonaco.
Ma ho anche letto e scoperto che il Dipartimento Infrastrutture ed il governo regionale della Basilicata hanno adottato un “programma di messa in sicurezza e miglioramento del patrimonio scolastico regionale” finanziato per un importo di oltre 35 milioni di euro assegnati alla Basilicata con delibera Cipe88/2012 (Fondo per lo sviluppo e coesione 2007/2013). Saranno realizzati 101 interventi in molti Comuni Lucani, e precisamente quelli di cui ad un elenco allegato.

Con il detto piano, si dovrebbe concludere (!) il quadro di messa in sicurezza degli edifici scolastici lucani. Sono state svolte indagini, perizie, controlli, pianificazioni, nel contraddittorio di tutti gli enti interessati (questo ho letto sui giornali, e non ho motivo di dubitare che tanto è stato fatto bene ed in trasparenza). I detti finanziamenti si andranno ad aggiungere a quelli già stanziati a favore del Comune di Matera (per l’Istituto Torraca e la Scuola di via Bramante, ITG Olivetti ed il Liceo Dante Alighieri).

Bene, è certamente una bella, bellissima notizia.
E’ chiaro che ora si tratterà di verificare, monitorare, controllare se questi finanziamenti stanziati saranno bene utilizzati ed impiegati integralmente, nella speranza che non si “fermino” in qualche tasca impropria per colpa di qualche scellerato.

La “sicurezza” delle scuole e nelle scuole, però, non è solo ‘”antisismico”…. è anche impianti elettrici ed antincendio efficaci e a norma, è anche maniglie antipanico, agibilità vera e realeQualche giorno fa le mamme raccontavano che molte scuole della nostra città sono “vecchie e malandate”, ci piove dentro… sulla testa dei nostri bambini.

Cerco e cerco in quell’elenco, ma non trovo nessuna scuola materana ammessa al finanziamento, il che presuppone che nell’indagine condotta non hanno riscontrato alcuna “criticità strutturale” nell’ambito di queste scuole.

Ma come?!? Nei comunicati si parlava di “concludere il quadro di messa in sicurezza”?!?
E allora mi viene da dire, con rabbia e disappunto, la “sicurezza”? Non è altro che una bella parola! I finanziamenti non sono mai sufficienti! Eppure parliamo di bambini, di scuola, del nostro futuro.

Noi genitori dovremmo avere la pazienza ed il tempo di far sentire la nostra voce, di non rimanere in silenzio nell’attesa che prima o poi le istituzioni facciano qualcosa, dovremmo avere la volontà di comunicare con loro, di raccontare i disagi, di rammentare lo stato delle cose, di chiedere e chiedere e continuare a chiedere. Ed ancora chiedere, chiedere, chiedere … per i nostri figli.

Ma come? Un comitato magari, che abbia come scopo proprio questo…. la sicurezza dei nostri figliChe cosa è un comitato? Un comitato è un’organizzazione volontaria di persone, che intendono promuovere il perseguimento di scopi collettivi ed esterni ai promotori, utilizzando mezzi finanziari raccolti mediante oblazioni o pubbliche sottoscrizioni.
E’ vero, non possiamo certo proteggerli per sempre, prima o poi affronteranno da soli il mondo, il nostro però, quello che gli lasceremo in eredità. Mi piacerebbe avere la possibilità di potergli dire un giorno “caro amore mio, mamma c’era, ha fatto qualcosa, ha affrontato il problema per te”. Magari …. ci riuscirò.

Buona giornata a tutti.

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Telecamere negli asili nido e nelle scuole: perchè no?

E prima o poi arriva il momento in cui i nostri pargoli varcano la porta di ingresso della scuola.

A parte l’emozione di vederli affrontare, con i loro grembiulini nuovi e ben stirati, questa magnifica esperienza, a parte la curiosità di scoprire e leggere le loro emozioni, a parte l’ansia su come reagiranno e sul come si ambienteranno, inevitabilmente -credo- ci assale l’ansia per la loro sicurezza. “Con tutto quello che si sente in giro..”, quante volte lo abbiamo detto o anche solo pensato!

Children in primary school on the first day of classes in the new school year

Non so voi, ma io ho da sempre il timore dello “schiaffo c.d. educativo”, figuriamoci immaginare ed ipotizzare altre e ben gravi violenze. E’ vero, i casi sono rari (anche se sempre più noti), ma la preoccupazione resta.

Ed, allora, ti interroghi e cerchi di comprendere le “alte motivazioni” che impediscono a te mamma (o papà) di controllare da lontano, magari dal pc, la sicurezza di tuo figlio.

Perchè non si possono installare le telecamere negli asili nido e nelle scuole?

La prima normativa cui fare riferimento è il D.Lgs 196/2003 in tema di tutela e protezione dei dai personali, meglio noto come “codice privacy” ed il regolamento all’uopo dettato dal Garante della privacy, organo deputato alla tutela ed alla protezione della riservatezza, datato 8.4.2010 meglio noto come “privacy tra i banchi di scuola”.

In virtù delle norme ivi contenute, infatti, il trattamento dei dati personali (ivi compresi quelli tratti da telecamere e videosorveglianza, con registrazione o meno) deve essere contenuto e limitato agli scopi effettivi ed alle necessità concrete.

Il Garante della privacy, investito ripetutamente della questione, è stato chiaro e categorico: l’utilizzo delle videosorveglianza nelle scuole è vietato ed illecito. E’ consentito solo nel rispetto delle regole di liceità, necessità, proporzionalità, ma -soprattutto- deve rispondere a specifiche finalità. Solo per aiutarci a comprendere, per esempio, si possono installare per evitare atti di vandalismo, ma solo fuori dalla scuola e devono essere accese solo quando la scuola è chiusa e previa apposizione degli idonei cartelli informativi.

Il controllo a distanza dei nostri figli sarebbe finalizzato ad impedire la commissione di reati ovvero ad accertarne la sussistenza. Compiti questi affidati “esclusivamente” agli organi giudiziari, di polizia giudiziaria, alle forze dell’ordine.

A ciò si aggiunga, un altro e fondamentale divieto, questa volta a tutela, non della collettività, ma dei lavoratori dipendenti. Ai sensi dell’art. 4 comma 2, del c.d. “Statuto dei lavoratori”, infatti, è vietato l’uso di impianti audiovisivi per finalità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, salvo casi specifici e che rispondano, anche in questo caso, a finalità predeterminate e secondo una procedura di autorizzazione.

Questa la legge vigente. Ad onore di cronaca, va aggiunto che è stato presentato un disegno di legge in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole, proprio sulla scorta di diverse e sempre più numerose petizioni a firma di genitori, ma anche di insegnanti. Ma è rimasto ad oggi ancora un disegno di legge.

Ebbene, da avvocato posso ed anzi devo capire che la legge è legge e deve essere rispettata, e devo accettare, ed in verità accetto, che -perdurando la normativa oggi vigente- non è consentito a noi genitori “prevenire” la commissione di eventuali reati, (anche se a danno dei nostri figli) ma è solo possibile contribuire fattivamente alla loro repressione con immediate denunce alle competenti autorità.

Ma da mamma? Beh, da mamma non mi resta che affidarmi (come dal primo istante) al buon sano “sesto senso ed intuito di mamma” che guarda negli occhi il proprio figlio ed è capace di leggere e di comprendere anche il “non detto” ed il “non visto” augurandomi di trovarvi sempre serenità e di essere…..infallibile!

Saluti cari a tutte le mamme ed i papà.

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