Dei genitori erranti e delle loro paturnie

 

di Viola Gaudiano

 

[Interno sera. Un paesino sperduto nella pedemontana veneta abbarbicato (sì, come Heidi) sulle pendici del massiccio del Monte Grappa.]

Per quelli come me che sono spaventati dalla stabilità che l’acquisto di un divano ti impone (un divano non puoi metterlo in valigia, non puoi decidere di portarlo con te nel tuo peregrinare per il mondo, …) pensate che trauma possa essere l’acquisto di una macchina!

Vero è che la macchina ha le ruote: puoi riempirla delle tue carabattole e partire alla volta di più congeniali lidi; eppure io – zingara di professione – mi ansio al pensiero di aver acquistato un oggetto tanto grande da non poterlo infilare in un bagaglio (imbarcato) e partire.

[Era un acquisto imprescindibile in questo angolo sperduto del nord est dove ogni paesello abbonda solo di bar e manca di servizi]

Che dire? Come spiegare al mondo questa mia debolezza? E come renderla compatibile con il mio essere madre?

Da una mamma ci si aspetta saggezza, equilibrio e io invece partirei domani per una nuova avventura non paga degli anni già trascorsi a girovagare per il mondo.

Per un figlio – figuriamoci per due! – “l’opinione pubblica” vuole che io rinunci agli stravolgimenti di vita e mi sistemi serena in un luogo adatto al prosperare della famiglia.

Eppure mi dimeno in queste vesti che non mi calzano affatto, so che non sono mie e indossarle troppo a lungo mi farebbe venire un’orticaria. Come potrei essere una buona madre, un esempio positivo di donna per le mie figlie, se non cercassi sempre e comunque di essere serena, felice?

E allora, alle mie figlie – Amalia e Caterina – quest’anno vorrei fare un regalo speciale. Sono pronta a donar loro un pezzetto del mio spirito errante. Perché io possa cominciare ad apprezzare la tranquillità che ti regala il non dover traslocare ogni 15 mesi. Perché loro possano sentirsi a casa in ogni angolo di mondo, perché sappiano affrontare con curiosità ogni viaggio, perché, giocando al gioco della vita, imparino che è importante capire quand’è il momento giusto per saltare alla casella successiva.

Buon Natale bimbe mie. A voi e a tutti i figli di genitori disgraziati come me che vi trascinano nella loro danza: siate clementi con noi, apprezzate il buono e perdonate il peggio.

 [Fortuna – !? – ha voluto che io abbia trovato e sposato un matto più errante di me. Quindi la nostra sventurata prole non ha speranze…]

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