UN ALBERO DI NATALE…RINNOVATO

 

di Antonella Lenge

 

Chi di voi non ha mai collegato al Natale l’immagine di un bel, maestoso abete ricco di addobbi più o meno colorati ma tanto luminoso?
Ebbene sì, è lui, il grande protagonista di ogni atmosfera natalizia che si rispetti ma che spesso viene ingiustamente etichettato come l’emblema del consumismo che fa perdere la sua origine cristiana. Ma…l’albero di Natale, delle radici cristiane…ce le ha??
Certamente!

Sebbene l’albero come simbolo di vita fosse diffuso in tutte le culture già prima del
Cristianesimo, dobbiamo andare indietro nel Medioevo per scovare quell’accezione cristiana
che oggi sembra perduta.

Risiede in quell’epoca infatti, la “Tradizione dei Misteri”, ossia degli spettacoli in cui il Peccato di Adamo ed Eva veniva messo in scena proprio nella sera della vigilia di Natale: al centro della rappresentazione, ovviamente, immancabile l’Albero come frutto del Peccato ma che, dopo la nascita di Colui che porta nuova vita al Mondo, diventa l’Albero del Perdono.

C’è proprio questa contrapposizione simbolica di Adamo ed Eva (ossia l’Umanità) che, prima
caduti davanti all’Albero dell’Eden, si ritrovano poi RINNOVATI davanti allo stesso Albero.

E’ proprio su questo concetto di RINNOVAMENTO che vorrei porre la mia attenzione oggi.
Ultimamente sono solita addobbare l’albero con gli elementi più emblematici del mio momento esistenziale rendendo l’albero personalizzato ma anche portatore di messaggi.
Così, se verso i 3 anni del mio primogenito ho messo nelle sfere il logo della sua (prima) scuola, della sua prima piscina e tutte le immagini dei suoi cartoni animati preferiti e durante l’attesa del mio secondogenito l’ho addobbato tutto di celeste per svelare a tutti quale sarebbe stato il sesso, quest’anno mi piacerebbe addobbare un albero che parli del bello della diversità, dell’importanza del confronto e dell’inutilità dei pregiudizi.

Lavorando in un Centro d’Accoglienza per Richiedenti Asilo, in questo mio momento
esistenziale, le mie riflessioni più frequenti ruotano attorno a questi ragazzi, che sono Persone (dove la P maiuscola non è una distrazione, né un errore di battitura) sfortunate da accogliere ed educare a livello genitoriale e invitarle alla nostra grande tavolata (altro grande emblema natalizio) per aprirsi in un vero dialogo da cui ne usciremmo certamente arricchiti.

Addobberei il mio albero con immagini che parlino di Africa, per esempio, con foto di mani “più abbronzate” delle nostre ma con la stessa capacità di accarezzare;
di frasi non del tutto grammaticalmente corrette (ci sto lavorando…) ma con un’intensa voglia di comunicare; di sapori e profumi pungentemente speziati che dentro contengono una grande cultura; di giochi ricavati da vecchie bottiglie o rimanenze di legna per insegnare ai nostri bimbi che oltre la PlayStation c’è di più.

Mi augurerei così, che un albero che parli di DIVERSO, metta fine alle solite inutili, stupide
polemiche sull’immigrazione o almeno permetta di parlarne in termini un po’ meno critici.
“Colui che porta nuova vita nel Mondo” ne sarebbe contento…e noi rinnovati!

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