Archivio mensile:maggio 2015

L’associazione MOM fa parlare i bambini di Matera ai candidati sindaco 2015

Il prossimo 31 maggio si procederà alle elezioni del sindaco e del consiglio comunale, pertanto, diverse associazione di mamme e papà materani, hanno pensato di chiedere ai candidati a sindaco di rendere la città di Matera REALMENTE a misura di bambino. Il disagio di un bambino non deriva solo dall’ambiente familiare di provenienza, ma anche dal contesto sociale in cui cresce. La priorità deve essere data ancora una volta ai bambini, al loro superiore interesse, come enunciato nella Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e perché la città di Matera diventi DAVVERO a misura di bambino è necessario coinvolgere tutti i soggetti presenti sul territorio in un processo partecipativo che preveda la collaborazione, la formazione e l’ascolto dei bambini e degli adolescenti, da parte non soltanto delle autorità locali e degli esperti di settore, ma anche della società civile. Nessuno più dei diretti interessati, i bambini, può aiutarci a capire su quali obiettivi lavorare, l’importante è saperli ascoltare. Per tutte queste ragioni, l’associazione MOM (Mamme Materane all’Opera) si è fatta promotrice e portavoce nella costruzione di questa lettera che racchiude le richieste dei bambini materani. Abbiamo chiesto ad alcuni Enti ed associazioni che lavorano nel sociale e hanno a che fare con i bambini, di redigere le loro richieste ed eccone il risultato. I firmatari della lettera sono i seguenti: MOM (Mamme Materane all’Opera), Legambiente, CAD (Centro Ascolto del Disagio), Minerva Scienza, Associazione SAC – Cultura Associata al Sociale NeturalFamily di Casa Netural, Cooperativa sociale Il Sicomoro, Hanta-Yo Ostetriche sul territorio – Organizzazione no profit Buona lettura!
Questo è il link alla ettera da noi inviata a tutti i candidati sindaco Ai-candidati-sindaco-dai-bimbi-materani. (1) .

Per dovere di cronaca riportiamo di seguito le risposte pervenuteci dai candidati sindaco in ordine di arrivo:

LETTERA-AI-BAMBINI la risposta di Angelo Tortorelli.

Care Associazioni la risposta di Francesco Vespe.

Cari rappresentanti delle associazioni la risposta di Salvatore Adduce.

Lettera in risposta ai piccoli materani la risposta di Antonio Materdomini

 

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Donami un domani

de Il Duca d’Auge

La sera prima di un appuntamento agognato ma anche temuto, il momento prima della resa dei conti.
Mi sono vestito bene, ossia non troppo elegante, ma neanche trasandato, non troppo curato ma con la barba regolata.

Mia nonna me lo diceva sempre – lavati sempre bene da sotto, che non sai mai. L’ho fatto.

Ti ho ascoltata, ti ho parlato, mi hai fatto capire che sei semplice, come me, una persona normale ma che hai anche la straordinarietà della volontà di uscire allo scoperto. Mi sei sembrata sincera. Però – anni di delusioni mi fanno rimanere con i piedi per terra, anzi per assurdo quasi quasi non uscirei. Bah un domani diverso. Che vaccata.

Quasi quasi per non rimanere deluso anche da te rimango solo nel mio appartamento ad attendere un domani. Fa nulla che diventerà un altro ieri di solitudine.

Sono dubbioso – Ma mi stuzzica l’idea di vederti lì al centro della pista da ballo e sapere che sei lì perchè ti ci ho portata io.
Vederti gli occhi degli altri addosso ma non temere che tu ti possa comportare male, avere ancora fiducia che farai la cosa giusta anche se vado a bere un drink.

Odio dovermi scontrare con le difficoltà della realtà – il fatto che darti la mia mano significherebbe attirarmi le critiche di tanti, che per anni mi hanno fregato e non meriterebbero fiducia, ma che fiducia dicono di meritare. Che dicono che dovrei solo uscire coi soliti. Che fanno facce strane al tuo nome.

Mi guardo allo specchio. Sono maggiorenne due volte. Quando ero maggiorenne una volta non avrei avuto esitazione a mettere la giacca ed uscire con te. Oggi sono disilluso.

Ma in fondo – guardo il mio volto allo specchio da una parte e poi dall’altra – no, non sono ancora da buttare.
In fondo meno capelli, ma ancora l’orgoglio di tirarli su. Le cicatrici, le chiamano esperienza.
I jeans, gli anfibi, li ho ancora. Ho una basetta più lunga dell’altra, la lascerò così, potrebbe essere una occasione di discussione. Una occasione di risata.

Forse si.
Forse si può uscire ancora.

Forse si può uscire ancora, oggi. Forse c’è ancora qualcosa da fare. Forse sono stato maggiorenne una volta solo perchè dovevo arrivare ad esserlo due.

Si dai, uscirò. Metto la giacca, prendo le chiavi, accendo la macchina, arrivo scendo e respiro. Mi sento forte.

E quando mi daranno in mano quella matita voterò, per te.
Non tradirmi mai, non tradirmi anche tu.

Ti voterò perchè lo meriti, perchè sei il meglio per me, perchè sei il meglio per noi.
Donami un domani. Diverso.

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Il Leone e l’Uccellino

Ci sono libri che bisogna leggere più volte per comprenderli e farseli piacere… e poi ci sono libri che ti catturano all’improvviso… BOM!!!!… un colpo di fulmine. Sfogli le pagine e non vedi l’ora di leggere e di guardare la prossima illustrazione, perché la lettura ti regala emozione e benessere.

Questo è lo stato d’animo che ho provato sfogliando questo libro, ancora prima di proporlo a mia figlia:

Il leone e l’uccellino, di Marianne Deduc Ed. Orecchio Acerbo.

leoneuccellino-05

Poi l’abbiamo letto insieme e forse, per la prima volta, la lettura mi ha così emozionato fino a trattenere le lacrime e Letizia mi ha chiesto di leggerlo e rileggerlo ancora e ancora.

La storia: dolcissima.

01

Siamo in autunno, un leone sta lavorando al suo orto, nel cielo passano stormi di uccelli che migrano verso le terre calde; a un tratto il leone sente un rumore.

È un uccellino ferito che è caduto per terra… il leone lo raccoglie e lo cura… ma nel frattempo lo stormo è andato via. Allora il leone decide di prendersi cura di quell’esserino e portarlo nella sua casa.

02

Inizia quindi una storia di amicizia, il leone e l’uccellino vivono insieme una vita scandita da piccoli gesti e momenti di quotidianità e gioia condivisa.

03

Arriva l’inverno e la neve che tutto copre, ma l’uccellino è al calduccio nella criniera del leone e il tempo trascorre sereno fino al ritorno della primavera. Ma, con la primavera, tornano anche gli stormi degli uccelli… e il nostro uccellino deve andare con loro, mentre il leone lo saluta e lo lascia andare… perché è la vita

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Il finale non lo svelo, per non rovinarvi la sorpresa.

Vi dico, invece, cosa questa storia racconta.

Racconta dell’importanza del prendersi cura dell’altro, dell’amore, dell’amicizia e del rispetto tra essere diversi. E anche del rapporto tra genitori e figli… genitori che amano e si prendono cura dei propri cuccioli, li accompagnano nel loro crescere… e accanto all’amore c’è il rispetto per la vita dei figli e la capacità di lasciarli andare per la loro strada perché, come dice il libro, “è la vita”. Ma nel libro c’è tanto e tanto altro ancora.

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Le illustrazioni lievi, raffinate e delicate come la storia, il testo essenziale; gli spazi bianchi che scandiscono i tempi delle stagioni e degli affetti sono di grande impatto emotivo… e i bambini non hanno difficoltà a entrare in empatia con i personaggi e con la storia.

È un albo che, sono certa, farà breccia nel cuore dei bambini e delle mamme e dei papà che vorranno regalarsi questo momento di condivisione con loro… questo libro ve lo straconsiglio.

Marinella

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Uno studio matto, matto da legare

Domenica scorsa ho rinunciato ad un pranzo di famiglia di quelli fighi perché dovevo studiare.  L’esame dopo 3 giorni incombeva sulla mia coscienza.

Nonostante nella mia mente la frase “machimelafafare” abbia sempre regnato sovrana, una forza oscura che con un nome di fantasia chiamerò forza di volontà, si è sempre imposta prepotente e ha sempre scelto le priorità al posto mio, lasciandomi poche manovre di cazzeggio.

studio

Stavolta, avendo raggiunto anagraficamente l’età adulta, le bestemmie che ho buttato sull’esame erano diverse di quelle che buttavo da giovane. Se possibile erano ancora più immature e scurrili di quelle del passato.

In più, ho pensato molto a mia figlia. Da quando è nata ho sempre detto che le impedirò di studiare in questo modo leopardiano matto e disperatissimo, per evitare poi che il mondo, guidato da politici scellerati che se ne fregano dei giovani, la tratti come o peggio ha trattato noi laureati masterizzati super acculturati ecc.ecc..

Vivendo (la vita vera, lontana dai libri) ho capito che studiare è importante, ma studiare troppo non lo è. Ed è questo concetto che spero di insegnare a mia figlia. Insisterò perché lasci i libri ad un certo punto e vada a fare sport, a respirare aria fresca, ad incontrare gli amici. D’estate la porterò a conoscere il mondo e le insegnerò che sono gli altri, i “diversi” da noi, ad insegnarci la gran parte delle cose che ci sono utili per diventare grandi e tolleranti e poi, solo poi, i libri.

A Bianca, quando sarà  una ragazza, le farò fare un’esperienza di studio all’estero, magari facendole prendere un anno sabbatico dopo il diploma per andare a vivere da un’altra parte e capire quant’è e grande e vario e sorprendente il mondo. Perché vorrò sì che ad un certo punto prenda 30 e lode all’esame come la mamma, ma non vorrò mai vederla diventare una secchiona che non è mai uscita dal paese e che ha fatto la muffa sulla scrivania e che magari pronunci quelle frasi idiote di chi crede che il mondo inizia e finisce qui, nella ridente Matera (nome di città a caso).

Vabbè io i progetti ce li ho, e sono pure belli impegnativi. Chissà lei poi che persona sceglierà di essere. E  voi mamme, cosa ne pensate in merito?

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La “mia” crostata alla pera e cioccolato

Lo dico subito: niente uova, niente burro! Ed aggiungo: l’ha apprezzato anche mia madre (per la quale la mia cucina è un mondo a parte…)!

crostata pere cioccolata

Volete provare?

Ingredienti per l’impasto:

300 g di farina (150 g di farina di farro integrale, 150 g di farina di semola rimacinata di grano duro)
80-100 g di zucchero integrale di canna (dipende quanto la volete dolce)
50 ml di olio di girasole
100-120 ml di acqua (la quantità esatta dipende da quanto assorbe la farina)
1 cucchiaino e 1/2 di polvere lievitante
un pizzico di cannella

Ingredienti per il ripieno:

2 pere non molto mature
100 g di cioccolato fondente al 70 %
1 cucchiaio di cacao amaro
70 g di uvetta

Preparate l’impasto, deve essere morbido e liscio. Se è appiccicoso, incorporate un’altro po di farina, se si presenta troppo duro aggiungete l’acqua. Avvolgetelo nella pellicola e lasciate riposare. Nel frattempo sbucciate le pere e grattugiatele in una terrina. Aggiungete cioccolato sminuzzato, cacao, uvetta. Mescolate.

Stendete l’impasto e foderate una teglia rotonda, prima ancora ricordatevi di mettere un pezzetto da parte. Io stendo sulla carta forno, così diventa più facile sistemare la pasta stesa nella teglia semplicemente rovesciandola dentro. Bucherellate il fondo con la forchetta. Versate il ripieno e livellate bene. Prendete il pezzetto d’impasto messo da parte e grattugiatelo (usate la grattugia a fori larghi) sopra il ripieno creando uno strato piuttosto uniforme. Infornate in forno precedentemente riscaldato a 180°C per 40-45 minuti.

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Il numero centrotavola per il compleanno del tuo bambino

In un prossimo post ho intenzione di farvi un intero reportage del 5° compleanno festeggiato da mia figlia (accattatvill!). In questo post vi racconto come ho realizzato il numero 5 decorato e adatto come centro tavola o a completamento degli addobbi.

COSA OCCORRE
– Un cartone
– Una matita
– Un righello
– Fogli di carta velina
– Forbici
– Un nastrino
– Colla

COSA FARE
Per prima cosa occorre ritagliare il cartone, avendo tracciato prima con una matita il numero con l’aiuto del righello.

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Ricavate dei fogli di carta velina della dimensione di un foglio A4 e ripiegateli a strisce alte un paio di centimentri dal lato corto del foglio (c.d. “a ventaglio), così:

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quindi legate al centro il ventaglio così ricavato con un nastrino e aprite le strisce modellandole delicatamente per poi fissare i fiocchi di carta sul cartone con un punto di colla vinilica

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Procedete alternando a piacere i colori scelti della carta velina fino a riempire tutto il cartone

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Il numero così decorato può essere appoggiato ai piedi del tavolo, vicino un muro, oppure è possibile realizzare un’asta di cartone per sorreggerlo dietro

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