Archivio mensile:aprile 2015

Croc Croc!

Rieccoci! Avete voglia di qualcosa di croccante sfizioso e buono?vi presento i “miei” ceci croccanti e speziati!10801524_906562222688324_2030000823614482906_nI ceci oltre ad essere buoni e sani,sono molto versatili nelle preparazioni.Ricchi di proteine e vitamine,ma non solo,aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue.Fonte di omega 3 e fibre.Detto ciò … cuocete in modo tradizionale i ceci con precedente ammollo.
Una volta cotti,scolateli ben bene e metteteli in una ciotola con
*olio extra vergine d’oliva,
*1 o 2 cucchiai di farina(dipende dalla quantità di ceci)
*sale q.b
*spezie(io ho usato paprika dolce e curry).
*Mescolate il tutto e disponete su una teglia e infornate a 200°per *20/30min.
 Sarà come mangiare pop corn!

 

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Il nostro 14

‘Io ho partorito, io ho partorito’… Sì, sono mamma da quasi 3 anni ma non c’è ancora giorno in cui non pensi al fatto che io, che il mio corpo, abbia partorito.

La scorsa settimana i miei due bambini hanno compiuto l’una 30, l’altro 3 mesi, il giorno 14…il 14 è diventato il mio numero, a caratteri di fuoco nella mia mente.

Diventare madre, COMUNQUE ACCADA, è l’esperienza più radicale che una donna possa vivere: tutto in lei si potenzia, amore, capacità di sacrificio, compassione per le sofferenze del mondo, percezione della Vita. Ma, e davvero mi perdonino tutte le mamme che hanno avuto un’esperienza diversa -compresa la mia che ha fatto ben 3 cesarei- aver partorito resta per me la più grandiosa delle mie imprese: dopo non mi sono più sentita la stessa. Tutto quello che oggi mi succede si relaziona ai miei due giorni ‘gloriosi’ e si ridimensiona.

I giorni precedenti il tempo ti sfugge di mano: abituata a poter pianificare impegni e scadenze sentondomi sempre proprietaria di ogni mio attimo, ho scoperto che il corpo segue un tempo misterioso e ancestrale: il bambino nascerà nel ‘suo’ giorno, chiamato al mondo dalla sua personale, imperscrutabile  vicenda.

E il travaglio non è una somma aritmetica di ore, ma è una lunghissima sequenza di spazi, di frammenti di infinito in cui mente e corpo ondeggiano fra dolore che ottenebra ogni senso e  benessere che sembra quasi stordire ogni percezione di sè, mentre quel grosso pancione è ormai solo una sottilissima intercapedine di pelle fra noi e la nostra creatura.

È a questo momento che penso più insistentemente, l’attimo in cui quel dolore cadenzato diventa ormai padrone di ogni fibra e ti ritrovi completamente raggomitolata nel tuo corpo teso allo spasmo: l’energia ti pervade e diventa propulsiva, non si torna più indietro. Come per milioni di donne intorno a me, come è stato per secoli e millenni, i figli ti attraversano completamente e nascono.  Anche i miei. Il giorno 14.

Una nonnina mi disse, una volta: ‘quando partorisci vai all’altro mondo e torni’. Nella mia ignoranza di allora pensavo volesse solo descrivere l’intensità del dolore che si prova. Oggi so cosa volesse riassumere quella frase, nella sua asciutta sapienza: partorire è andare in fondo a se stesse, svestire ogni maschera e incontrarsi autentiche, nude, eppure potentissime.

Dopo aver partorito mi sono amata come mai ero stata capace nella mia eterna adolescenza, sono entrata completamente in me stessa e mi sono appartenuta.

Chissà se i miei figli si soffermeranno mai a pensare al fatto di essere stati partoriti per via naturale: io che sono nata con il cesareo ho sempre saputo di essere ‘uscita dalla pancia’, ‘sorpresa’ nella beatitudine della mia vita fetale mentre mia madre affrontava il dolore ‘dopo’, nel decorso post operatorio che non rende affatto giustizia alla gioia della nascita.

Spero che i miei bambini vivano con un po’ di emozione il racconto del nostro 14, del giorno in cui il dolore ci ha fatto strada, del giorno in cui tutto è nato in me, con loro.

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Che cos’è un bambino

Ci sono libri per bambini che in realtà sono libri per noi adulti… libri che emozionano, che mentre li leggi a tua figlia senti che invece stanno parlando proprio a te…

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Questo mi è successo leggendo un libro capolavoro che è “Che cos’è un bambino” di Beatrice Alemagna Ed. Topipittori.

Il libro cerca di rispondere alla domanda “Che cos’è un bambino” con alcuni ritratti bellissimi e semplici, a un primo impatto un po’ ostici, ma con alcune grandissime verità che spiegano cos’è un bambino, il bambino che è al tuo fianco, ma soprattutto che adulto sei tu. Con leggerezza e poesia leggerete cosa significa essere bambini e sentirsi bambini, di come i bambini si relazionano ai grandi e al mondo che li circonda.

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“Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole.”

Questo è l’incipit del libro… c’è il desiderio di diventare grandi, ci sono i bambini che vogliono restare piccoli, ci sono bambini alti, bassi, con gli occhiali, sulla sedie a rotelle, buoni, dolci; ma anche cattivi, capricciosi e viziati.

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Restano fermi ad ammirare le cose piccole e piccolissime ma sono circondati da un mondo grande, infinitamente grande.

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Hanno grandi idee e li piace …. Ma hanno sempre bisogno di qualcuno con gli “occhi gentili” che li curi, li consoli e li faccia addormentare. Quel bambino diventerà adulto e magari si arrabbierà per cose futili che ora non può capire, sarà cresciuto o forse no se ancora si emoziona davanti a un fiocco di neve?

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Un grande libro, di quelli che ti restano dentro, con illustrazioni molto affascinanti.

Spero vogliate cogliere il mio consiglio per una lettura per i vostri figli e, soprattutto, per voi.

Alla prossima

Marinella Monte

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Tra suocera e marito non mettere il dito

de Il Duca d’Auge

Prima di iniziare a scivere questo pezzo ne ho abbozzati altri 5 e ne ho immaginati almeno altri 3. Di uno poi non ho nè immaginato il tema nè abbozzato una parola, ma ho individuato il titolo.
Mi sembra che le premesse siano quelle ideali per decidersi a risolvere uno dei conflitti dell’umanità.

Titolo del post: Tra suocera e marito non mettere il dito.

Svoglimento: Non ho letto mai post su questo tema, forse perchè certe cose non si possono descrivere. Quindi il mio tentativo è destinato a fallire in partenza. Ma disse un tale che i fallimenti sono la faccia nascosta della moneta che si chiama vittoria (non mi chiedete chi è, me lo sono inventato). Insomma, il fallimento dovrebbe essere meno stigmatizzato e più ricondotto alla sua normale essenza, l’inevitabile non riuscire. In fondo tutta la nostra storia è cosparsa di fallimenti, da quando abbiamo mosso i primi passi e ce la facevamo addosso, a quando scrivevamo sbagliando le doppie, a quando non sapevamo ballare, a quando abbiamo perso un amore. Non per questo abbiamo smesso.

Ah il mio fallimentare tentativo è anche imperniato su una serie fastidiosa e gretta di luoghi comuni – che infastidirà quelli meno dotati di senso dell’umorismo. Un post incentrato sulla generalizzazione e l’appiattimento. Siamo tutti uguali di fronte alla pasta al forno della mamma. Immagineremo un mondo ideale in cui la suocera è una sola ed identica a se stessa ossia a tutte le altre suocere. Immagineremo la moglie come uguale a tutte le altre mogli, ossia a tutte le nemiche delle suocere.

Dipingeremo i mariti un po’ come dei minchioni, ma questo in fondo non è una semplificazione del modello.

Siamo diversi. Me lo facevano notare alla festa di un amichetto di uno dei miei figli. Quando una donna avverte la presenza fastidiosa di un’altra donna nel radar screen, subito si abbraccia al marito. Tu vai a razzolare da qualche altra parte che questo è il mio uomo. Un sentimento da guerriera, la donna leonessa che si sveglia dal torpore cellulitico e lascia il telecomando della vita per affermare il suo istinto carnivoro, feroce, di difesa del territorio.

E ci sta.

Ma ci sono battaglie perse in partenza. Tipo: se lotti contro un uragano quasi certamente muori.

Con calma, arriverò al succo della questione.

Moglie, la competizione con la suocera è una competizione contro un uragano. E’ esattamente come entrare in un campo da rugby con il tutu’ rosa.
La migliore strategia in questi casi è non affrontare la battaglia. Non sforzatevi di afferrare il fiume – vi trascinerà a valle. Forse non ci lascerete le penne, ma vi farete male.

Elenco dei motivi per cui non vale la pena provare a combattere contro una suocera.

– La suocera cucina meglio. Si, voi fate cose particolari, voi fate le foto ai piatti e le postate su facebook, si voi conoscete i gusti di vostro marito ma la pasta al forno della suocera farà ripiombare ad ogni boccone vostro marito nel limbo brufoloso adolescenziale delle paste al forno mangiate al mare, con quel sapore di falchi rossa, di occupazione del liceo, il profumo della minestra scaldata di notte, il rumore smorzato di un piatto mollato lì per addormentarsi sul divano.

– La madre è severa, ma in modo servile. Sistema il collo della camicia, giudica il grado di pulizia dei pantaloni. No non puoi uscire vatti a cambiare, che ti ho stirato gli altri pantaloni ieri. Tieni, prendi un fazzoletto che sei raffreddato. Ora si che sei bello, vieni dammi un bacio. Bello di mamma. Quante volte lo avete fatto per vostro marito?

– La madre, dopo una certa età, non rompe le palle. Quando ormai i conti sono fatti ed un figlio è avviato verso il proprio destino, una madre è troppo stanca per continuare a riversargli addosso aspettative e speranze. Quello che è fatto è fatto. Si è pure sposato, mò sono problemi della moglie. Se la vedesse lei – al massimo le palle gliele romperà lei.

Fine dei motivi. Non puoi competere. Allora dico io, un po’ di strategia. Giocate d’astuzia, giocate l’unica carta che vostra suocera non potrà mai giocare (ndr. nella prima stesura avevo qui richiamato il concetto finanziario della leva, ma rileggendo “usate l’unica leva che vostra suocera non potrà mai usare” ho optato per l’utilizzo della figura della carta da giocare). Insomma, chi ha capito ha capito.

Confortatevi nella certezza della relatività – per vostro marito la vostra pasta al forno non sarà mai come quella di sua madre, ma per il vostro piccolo figlio la vostra pasta al forno sarà sempre il non plus ultra.
Allora guardate vostro figlio, controllategli i pantaloni, sistemategli il collo della camicia e dategli un bacio. Al vostro grande amore. Bello di mamma.

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Il coccodrillo

Stufi della solita focaccia e panzerottini? Provate il coccodrillo! Per la gioia dei grandi e piccini.

10. passo

 

Anni fa ho trovato questa simpatica creazione in un sito di ricette ceco.
Per fare il coccodrillo si presta benissimo l’impasto per la focaccia oppure quello all’olio o il pan brioche, insomma il vostro impasto preferito. L’ultimo coccodrillo l’ho creato con l’impasto all’olio, ripieno con spinaci e ricotta. Ovviamente se siete amanti del classico ripieno prosciutto scamorza, fate pure…

Impasto:
500 g di semola rimacinata di grano duro
50 ml di olio evo
270 ml di acqua circa
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di malto (o zucchero)
1/2 panetto di lievito di birra (io uso il lievito madre essiccato, ve lo consiglio vivamente)

Sciogliete il lievito con lo zucchero in una piccola quantità d’acqua. Versate la farina in una terrina, aggiungete il lievito sciolto e cominciate ad impastare. Aggiungete il sale, l’olio e l’altra acqua e continuate ad impastare fino a che si formerà un impasto morbido. Coprite con la pellicola e lasciate lievitare fino a che non triplica il suo volume.
Se usate il lievito madre allora prendetevi il tempo… Cominciate la mattina, fate la prima lievitazione, poi sgonfiate l’impasto e lasciate lievitare di nuovo. Poi per la terza volta ed il vostro impasto sarà pronto. Mia nonna faceva questo “giochetto”, e non era niente male.

Dividete l’impasto in due, potete fare 2 coccodrilli oppure 1 coccodrillo e dei panini o un’unico coccodrillo enorme.

1. passo
Prendete uno dei due pezzi dal quale ricavate 4 piccole palline (zampe) ed una striscia (sopracciglia).

2. passo
Stendete la pasta formando una specie di ovale più largo davanti (testa) e più stretto dietro (coda), che andremo ad incidere a forma di spine di pesce. La parte centrale lasciatela più larga.

3. passo
Mettete il ripieno.

4. passo
Formate il muso-testa: chiudete la pasta sovrapponendo prima un lato e poi l’altro, cercando di creare il muso appuntito. Per realizzare il corpo, invece, piegate le strisce, alternandole fino alla fine, formando la coda.

5. passo
Cercate di formare una “S”. Con le forbici fate 4 incisioni sulle palline, per realizzare le zampe.

6. passo
Attaccate le zampe, infilandole sotto il corpo.

7. passo
Con la striscia e 2 olive formate occhi e le sopracciglia.

8. passo
Con le forbici fate dei piccoli tagli sulla schiena, così realizzate un effetto “dorso di coccodrillo”.

9. passo
Se volete, potete spalmare il coccodrillo con l’uovo sbattuto oppure con il latte (anche il latte vegetale), ma va bene anche senza spalmare nulla. Infornate in forno preriscaldato a 190 gradi per 35-40 minuti.

Il mio ripieno di ricotta e spinaci è semplicissimo, vi basta ricotta (preferisco ricotta di capra), spinaci cotti e sminuzzati, un po’ di sale, noce moscata. Niente uovo, niente parmigiano, gusto semplice e delicato. Le quantità? Lascio fare a voi, a chi piace tanta ricotta e meno spinaci o tanti spinaci e poca ricotta…

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