Archivio mensile:febbraio 2015

Torta zebrata alle spezie

Un pomeriggio piovoso è perfetto per fare un dolce. Specialmente se la vostra bimba (o bimbo) è appassionata di programmi televisivi dove si preparano torte e dolcetti vari, e l’altro giorno ha visto la preparazione della Torta zebrata (giusto per la cronaca dovete sapere che noi ogni giorno alle 14 ci guardiamo Antonella Clerici e i suoi Dolci dopo il tiggì…).
“Mamma, la facciamo?!”
Certo a mamma, ma con l’impasto che dico io… Tutti in cucina!

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L’impasto chiaro:
100 g di farina integrale di farro
50 g di farina tipo 0
70 g di zucchero
1 uovo
50 ml di olio di girasole e 70 ml di acqua tiepida
un cucchiaino di lievito per dolci
un pizzico di curcuma

L’impasto scuro:
100 g di farina integrale di farro
30 g cacao amaro
20 g farina tipo 0
70 g di zucchero integrale di canna
1 uovo
50 ml di olio di girasole e 80 ml di acqua tiepida
un cucchiaino di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella
buccia di arancia

Cominciate con l’impasto chiaro. Mescolate farine, lievito, curcuma. Montate per bene l’uovo intero con lo zucchero e aggiungete l’acqua e l’olio emulsionati in una bottiglietta e poi le farine, mescolando con una frusta.
Per l’impasto scuro usate stesso procedimento (aggiungendo la buccia d’arancia alle farine).
Foderate la teglia con la carta forno. Con il cucchiaio prelevate i due impasti, alternandoli e mettendoli sempre nello stesso punto. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 40 minuti.

Ovviamente per fare la Torta zebrata potete usare la vostra ricetta preferita, è un semplice impasto per la ciambella. Io ho usato la mia ricetta universale preferita, che non è molto dolce. E non amo fare i dolci nel robot, la farina andrebbe incorporata sempre a mano poiché il risultato finale è più soffice (il consiglio di una chef televisiva).

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P.S. Se vi chiedete perché faccio due impasti invece di farne uno solo aggiungendo il cacao, ve lo spiego subito: Il cacao funge da farina e quindi incorporandolo all’impasto diventerebbe più duro. Quindi se uso il cacao, metto meno farina (es: se devo mettere 30 g di cacao, metto 30 g in meno di farina).

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SuperMamma

SUPERMAMMA

Credo che oggi quasi tutte le mamme soffrano della sindrome della SuperMamma e … sì … io sono una di loro! Non solo abbiamo mille cose da fare ogni giorno per le nostre piccole scimmiette dispettose, ma il mostro più temibile che incombe è il lavoro domestico: lava, stira, pulisci, riordina, cucina!

Lo só, sono io la peggior nemica di me stessa, ma avere un milione di cose da fare contemporaneamente è diventata una specie di sfida. Avere un bambino pieno di energie a cui badare dovrebbe essere più che sufficiente, visto che mi tiene super impegnata a tutte le ore, e invece no, io ci aggiungo impegni su impegni, progetti su progetti: corsi di nuoto, passeggiate al parco (Marco adora dare da mangiare alle anatre!), poi creo candele, ho un blog di cucina e … ah, dimenticavo … sto facendo il trasloco, ho rinunciato ad un lavoro ben retribuito per realizzare il mio sogno di avviare un’attività tutta mia (due, in realtà!) e cerco tutti i giorni di ricordarmi di essere una buona moglie, figlia, sorella, amica, insomma … un essere umano!

Ok, probabilmente ho qualcosa che non va nella mia testa, ma sono sicura di non essere da sola (almeno spero!) a barcamenarmi tra mille cose da fare, come un giocoliere che lancia in aria decine di palline colorate nella speranza di non farne cadere a terra neanche una.

A volte, però, mi rendo conto che nessuno può fare tutte queste cose senza pagarne le conseguenze, ritrovandosi addosso una quantità esagerata di stress fisico e psicologico. Molte mamme ci provano e ci riescono, certo, ma tante altre non ce la fanno. In questo gioco al massacro per avere successo come SuperMamma, gioca un ruolo fondamentale la personalità di ognuna di noi.

Anche tu soffri della sindrome della SuperMamma? Vuoi essere anche tu un supereroe fantascientifico? Se è così, eccoti alcuni piccoli segreti per la sopravvivenza: sto cercando di seguirli anch’io, almeno per cercare di superare questi primi anni di maternità, aspettando che la mia vita si assesti un po’.

1. EQUILIBRIO. Dai priorità solo alle cose davvero importanti, vale a dire ai tuoi figli. Prima che ce ne accorgiamo, saranno già cresciuti e ripenseremo con malinconia alla loro infanzia. Non farti ossessionare dalle pulizie e dalla perfezione: la casa delle favole può aspettare, va bene così.

2. SALUTE. Mantieni uno stile di vita sano e non dimenticare mai di dedicare del tempo a te stessa. Prova a parlare con chi la salute l’ha persa: darebbe qualunque cosa pur di tornare indietro e prendersene cura.

3. ISTANTI. Tieni accanto i tuoi amici, ama la tua famiglia e non preoccuparti del domani: cerca di vivere il più possibile nel presente, goditi le piccole cose della vita, momento per momento. E, soprattutto, goditi i tuoi figli mentre sono piccoli.

Allora…chi di voi è con me? Lo só, capiteranno molte giornate in cui non sarà facile seguire queste regole, ma … c’è sempre un domani!

E ricorda, cara SuperMamma: tu sei il cuore della tua famiglia e non è necessario essere perfetta … devi solo essere TE STESSA!

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Dolcetti veloci di cereali soffiati

Se non avete ancora provato questa ricetta, allora questa è la volta buona. Un’alternativa più golosa alle barrette di cereali, ottima ricetta da presentare durante le cene dell’ultimo momento. Dei dolcetti buoni buoni, velocissimi da fare, accontentano mamme, bimbi e mariti golosi, parola mia!

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Avete bisogno di:
25-30 g di cereali soffiati a scelta (riso, farro, orzo, esiste anche miglio)
130 g di cioccolato fondente
30 g di frutta secca a scelta tritata grossolanamente (nocciole, mandorle, noci oppure tutto mescolato)
25 g di uvetta (oppure mirtilli essiccati …)
cannella q.b.

Fate sciogliere il cioccolato nel forno a microonde (in assenza di esso usate il caro vecchio bagnomaria). Al cioccolato fuso aggiungete prima la cannella e mescolate. Dopo unite tutti gli altri ingredienti, amalgamate bene. Con il cucchiaino prelevate le piccole quantità, adagiateli in una teglia grande coperta con la carta forno. Lasciate indurire.

Più veloce di così …

Per i gourmet esigenti possiamo aromatizzare anche con il peperoncino! Insomma qui le spezie si prestano benissimo .

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Oggi vi invito a leggere e giocare

Buongiorno
Oggi vi voglio proporre un gioco…ehm direte voi ma questa non è la rubrica dedicata ai libri??
Sì certo non avete sbagliato… però questa volta vi invito a giocare perché il libro che vi propongo è un bellissimo gioco.
‘Un Libro’ Herve Tullet Edizioni Panini

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Alcuni definiscono questo libro geniale… io so solo che mia figlia ne è rimasta incantata dalla prima volta che glielo ho proposto.
E’ un libro interattivo e un libro gioco nel vero senso della parola. Vi ritroverete a giocare pagina dopo pagina seguendo le sue istruzioni e a divertirvi con le palline gialle rosse e azzurre.

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Palline che si moltiplicano, che cambiano colore, che vanno a destra a sinistra e che spariscono. Tutte azioni che accadono perché il lettore ha fatto qualcosa con il libro… ha toccato i pallini, ci ha soffiato sopra, ha inclinato il libro o lo ha agitato.

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Questo libro è così semplice eppure capace di entusiasmare i piccoli e i grandi in un bellissimo gioco da fare e rifare tante volte, un percorso interattivo e immaginario che ancora una volta dimostra che le cose semplici sono quelle che più attraggono i nostri bimbi.
Vi invito a visitare il sito colorato e interessante dello scrittore e disegnatore francese Hervé Tullet (http://www.herve-tullet.com/) e a scoprire i suoi tanti libri in cui al posto di una narrazione c’è un percorso interattivo da seguire per il piccolo lettore che si trova catapultato in un mondo immaginario colorato e stimolante.
Buona lettura-gioco, alla prossima
Marinella

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Baci perugina, trudini, rose ed epilessia.

de Il Duca d’Auge

Arriva San Valentino.

E’ l’onomastico di mio cugino e questo interessa a pochi. Ho invece con interesse scoperto che il santo originale è venerato dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e pure da quella anglicana. E’ considerato patrono degli innamorati e protettore degli epilettici. Mo è, l’amore è quello che è.

Nato in una famiglia patrizia, San Valentino fu convertito al cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni. Praticamente all’epoca non dovevi avere chissà che esperienza pregressa per fare carriera. Aveva qualche 5 in pagella, ma in religione ed in condotta andava benissimo.

Dunque, San Valentino nell’anno 270 stava a Roma per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Era un fantastico pomeriggio di primavera, Roma era uno splendore e San Valentino bel bello stava camminando per i fori imperiali alla ricerca di qualche anima da convertire quando l’imperatore Claudio II il Gotico lo fermò e gli disse di sospendere l’attività di catechesi e di abiurare la propria fede.

San Valentino ovviamente disse di no. Anzi fece un sorriso da ragazzo che conosce la vita. Non solo non abiurò, ma tentò addirittura di convertire l’imperatore al cristianesimo. Quello disse: ma tu guarda un po’ questo qui. Si fece una bella risata e visto il gesto coraggioso, disse : sei un ragazzo che ha del fegato, non ti condanno a morte. Però devi aprire gli occhi Valentino. Stai segnalato.

Manco per idea. Quello, la testa più dura del granito aveva. Convertiva a tutta forza. Stava facendo carriera. Se fossero esistiti i cardinali, sarebbe stato già cardinale.

Ma dato che era troppo figo come convertitore di anime venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano (l’impero colpisce ancora).

Lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa.

Il soldato romano Furius Placidus si fece prendere la mano e da flagellarlo soltanto, gli taglio’ la testa. Aureliano si incazzò come un pazzo quando lo seppe – e gli disse “Furius, a parte che i tuoi genitori che ti hanno chiamato Furius di nome e Placidus di cognome avevano evidentemente un gran senso dell’umorismo… la prossima volta che ti dico di flagellare qualcuno vedi di non ammazzarlo. Comunque vai tranquillo, mò me la vedo io”. Neanche il tempo di uscire per mettere a posto la situazione che già Valentino era diventato santo.

Tiè Aureliano, di te ci ricordiamo solo durante una interrogazione alle scuole medie. Di San Valentino ci ricordiamo ogni anno.

Ma – eccoci al punto chiave di questa narrazione – In realtà la figura di San Valentino come santo patrono degli innamorati viene messa in discussione da Alfredo Cattabiani che nel suo testo “Santi d’Italia” la riconduce a quella di un altro sacerdote romano, anch’egli decapitato pressappoco negli stessi anni.

In effetti rileggendo la storia di San Valentino non c’è proprio niente che faccia pensare agli innamorati. Evidentemente deve essere quest’altro poveraccio decapitato che deve aver fatto qualcosa per gli innamorati ma il merito se lo sarà preso San Valentino. O forse solo la gloria.

Tutto questo per dirvi che la storia è infame. Ma è anche importante.

E siccome la storia è importante, se i vostri mariti non vi portano una rosa (o un bacio perugina o un trudino) per celebrare San Valentino, celebrate il Santo flagellando i vostri mariti.

Occhio, che a qualcuno potrebbe piacere.

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5 cose che.

5 cose che mi piacciono di Milano:

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1. i parchi – alla fine il luogo comune di Milano senza verde lo smentiamo col fatto che, per esempio, esclusa la villa io Argentina a Matera non so dove portarla. forse i posti non li vedo io, o forse la città è cambiata negli anni e io sono rimasta a quando ero piccola e ignoro i nostri spazi destinati ai bimbi. Milano ha oltre 54 parchi, aree verdi manco le conto perchè non è tanto il verde, è che ci sono scivoli fra un po’ anche nell’aiuola. Un sacco di soldi vanno via su trenini e giostrine correlati (altro che lo scivolo) ma in parchi come Sempione o Montanelli c’è veramente da passarci le giornate. 

2. i locali – ammetto che non ci vado mai, ma sapere di vivere in un posto dove il “cemmaffà staseeer” non esiste mi conforta non poco. quando hai un po’ di tempo (e qualche soldo) la città offre di tutto, e anche di più: naturalmente, come diceva Ennio Morricone “è importante i soldi”.

3. la spesa al supermercato
Col cambio casa il superstore dell’Esselunga mi ha svoltato la vita. spesa automatica, che vuol dire che dopo che hai fatto la spesa (senza incontrare vicini, nonni, parenti di cugini di zii che ti chiedono come staaaaaai, e ccheffaaai, tua madre? tuo padre? ah, Madò mi dispiace) non devi neanche salutare la cassiera. poggi il cestello e la cassiera sei tu! passi i prodotti, sacchetto taaaaac!, ritiri lo scontrino taaac, passi il codice a barre dello scontrino davanti all’uscita taaac il cancelletto si apre e Argentina dice “magia”!
Se poi hai le varie fidaty card manco quello: segni i prodotti sul telecomando (che recita: mausica montemauro, ndr), passi il telecomando con su il conto della spesa direttamente  ad un monitor, il quale rileva che tutto sia ok e ti dà lo scontrino. curioso: in questo caso la “busta” te la prendi dalla cassiera, che ti interpellerà nel milanese appropriato con “vuole dire un saccheeeeeetto?”

4 – le unghie dai cinesi.
sull’argomento vi rimando qui dove mi potrete trovare nella tipologia numero 5.
http://ilmilaneseimbruttito.com/2014/12/19/limbruttita-dalle-estetiste-cinesi-ovvero-richiamo-irresistibile-manicure-15e/

5 – il sole
io penso che il sole lo apprezzi quando vivi in una città che te lo fa desiderare. quando c’è il sole a Milano, come oggi, le fashion blogger escono in infradito perché sono normcore, la gente è più serena,  i palazzi di vetro di Gae Aulenti brillano, la linea 4 avanza e quando vai a ritirare Argentina ti chiede subito: “andiamo al parcoshioooochi?” (vedi punto 1).

5 cose che mi mancano di Matera 

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1.  la mia famiglia

2. le relazioni 

3. i Sassi 

4. andare con la macchina fino “dentro al supermercato” (per intenderci)

5. dormire il pomeriggio (senza sentirsi in colpa).

l’accento non l’ho elencato perché anche se vivo qui dal 2003, quello è sempre con me.
#iosonodimaté

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femmine contro maschi

 

Metti una cena tipica a casa mia e questa sarà la proporzione standard:                      testosterone 4 – estrogeni 1.

“Sapete che tra qualche giorno esce al cinema 50 sfumature di grigio? Non ho letto il libro ma quasi quasi il film andrei a vederlo.”
4 maschi in coro: “MA CE STA MAL !!! Piuttosto wagliò ma chi c’hai ancora come attaccante? Perché ti sei venduto quel  difensore? E cur studc perché non si è comprato quel centravanti?”
E via per 2 ore a parlare di fantacalcio e a pronunciare tutti i nomi dei calciatori vivi, morti, pensionati, in fin di vita e mai esistiti. Pur di parlare di calcio anzi secondo me inventavano nomi, sti maledetti!
Non paghi della pallitudine mortale che mi stavano propinando, ci si è messo anche il #6nazioni di rugby ad allietarci la cena. In diretta Galles- Inghilterra e una serie infinita di commenti incomprensibili (touche, mischia, meta, bla bla bla).

Ovviamente a me spettava il posto di spalle alla tv. Mi sono girata un attimo solo per vedere cosa li entusiasmasse così tanto e sempre ovviamente io non ho visto nulla tranne un gran figo (Leigh Halfpenny  n.d.r.) e un tizio con la testa squartata con il sangue che gli copriva la faccia.

Ho dovuto faticare per mandare giù il mio (secondo) panino homemade alla chitemmurt.

Meno male (1) che c’era babyb, in quanto femmina, a tenermi compagnia. (Peccato che dopo 4 nanosecondi seduta al tavolo è fuggita sul divano a vedersi i cartoni su IUTUBB).

Meno male (2) che c’era la birra.

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