Archivio mensile:gennaio 2015

Da qualche parte l’uomo deve fuggire

Quando incontro un amico di vecchia data ed ho a disposizione più di un minuto, dopo avergli chiesto come sta e come va, la domanda è “mè stai giocando a pallone?”

La partita a pallone è una cosa che il sesso femminile non potrà capire nella sua interezza. Mai.

Con la consapevolezza di chi sa che non riuscirà, proverò a spiegarvela.

Non tutti gli uomini giocano a pallone, ma quasi tutti lo fanno e quelli che non lo fanno vorrebbero farlo ma non sono capaci. E’ il pezzo di puzzle evergreen, ci accompagna da quando eravamo bambini.

Innanzitutto diciamoci che la partita a pallone non è classificabile come sport. Se dici che fai sport perché fai la partita a pallone l’interlocutore uomo inevitabilmente pensa “vabbè non fai sport”.
Non è sport, è fuga, è l’ora d’aria. Non è sport. Non si può dire che se hai l’ora d’aria sei libero.

L’organizzazione regge su un presupposto che è una legge . Manca sempre qualcuno e ci sono n amici di qualcuno altro che possono venire a giocare. La partita si fa, sempre a qualunque costo. Non si può bidonare, ossia tirarsi indietro all’ultimo momento – se lo fai vai all’inferno senza passare dal via e senza ritirare le 20.000 lire.

La preparazione è il frutto di anni di esperienza. Rigorosamente all’ultimo secondo la preparazione del borsone. Pantaloncini, maglietta, calzettoni, scarpe da calcio. Aspetta. Le calze. Le mutande. Accappatoio. Aspetta, le ciabatte. Shampoo etc. Maledizione. I soldi, la patente. Le chiavi.

Fuggi.

In macchina ti prepari mentalmente. Per ogni metro che percorri ti allontani dalla vita reale per entrare nel mondo fantastico dei tackle, dei passaggi corti e dei lanci lunghi, delle praterie. Il dribbling, il tiro. L’uno-due.

Arrivi, ti cambi veloce. Magari non conosci neanche i nomi degli avversari ma sai benissimo le finte che fanno. Sempre le stesse. Quello si accentra sempre e tira sul secondo palo. Da 15 anni. Ogni martedì.

Giochi, ti incazzi, perdi, vinci, segni, fai cagate e chiedi scusa. Il tutto con un filtro davanti agli occhi che è quello degli specchi deformanti del calcio professionistico. Ti sembra di essere veloce, più veloce di quello che sei. Ti sembra che il tiro sia più forte di quello che è. Un filtro che cancella tutto quello che sei e ti amplifica portandoti fino a quello che vorresti essere. Quel gol sotto l’incrocio, lo ricordi da anni.

Il calcetto azzera chi sei e valorizza quello che fai. Ecco perché chi non è buono a giocare non ci viene. Sa che sarebbe visto male.

Il pallone azzera le classi sociali – non importa cosa fai. Puoi essere un banchiere, o un senatore, ma se giochiamo a pallone posso dribblarti, saltarti e vincere. Anche se sono disoccupato.

Ma c’è un ma. Il calcio necessita, per essere vissuto bene, della complicità della propria partner – che è a metà strada tra coach, mentore, e massaggiatore.

Innanzitutto non deve rompere le scatole sul gioco del pallone. L’equilibrio su cui si regge tutto è garantito da quanto la moglie comprende che se il marito va a giocare a pallone non è perché non le vuole bene. Anzi. Il pallone è un’altra cosa.

In secondo luogo, deve far finta di considerare il pallone come una cosa importante. Tipo magari chiedere ‘come è andata?’ nonostante l’interesse zero nella risposta. Magari sopportando il marito dolorante moribondo per la caviglia, la schiena, la gamba.

Dopo il matrimonio o dopo i figli in molti appendono le scarpe al chiodo. In molti commettono il delitto. Molti perché le mogli rompono le palle.

Ora io vi dico che il successo del matrimonio è funzione dello spazio che ognuno lascia all’altro.

Da qualche parte l’uomo deve fuggire. In fondo è più tollerabile avere un marito con un pallone tra le gambe che tra le gambe di un’altra.

Godetevi la serata. Dateci un pallone e solleveremo il mondo.

p.s. Se vostro marito non gioca a pallone, fategli un paio di domande in più. Ma non ditegli che ve l’ho detto io.

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HAPPY BIRTHDAY- Riflessioni sul primo anno di maternità.

La settimana scorsa abbiamo festeggiato il primo compleanno di Marco: è stata una tappa importantissima che ha scandito non solo la crescita di mio figlio, ma anche la mia nel ruolo di madre. In quella giornata così speciale, ho pensato tante volte “ce l’ho fatta!!!” e ho ripensato ai momenti più difficili, ormai alle spalle! Non si ha la minima idea di quanto sia difficile essere madre finché non lo si diventa. I consigli delle altre mamme, le parole, i racconti sono inutili: l’unica cosa che conta è vivere quella meravigliosa esperienza in prima persona. Viverla e respirarla. E per quanto possa sembrare banale la teoria secondo la quale “non c’è mestiere più difficile al mondo”, beh…non esiste nulla di più vero! Da quando sono mamma, mi sono resa conto che tutto ciò che un tempo mi sembrava complicato, adesso è una passeggiata…e, ora più che mai, il rispetto che ho per la mia è smisurato! Ho avuto bisogno di diventare madre anch’io per capire i sacrifici che lei ha fatto per me. Li ha fatti da sempre e continua a farne, anche ora che c’è Marco e che la mia vita è diventata una specie di emozionante giro quotidiano sulle montagne russe.

Ricordo il giorno in cui Marco è nato: una minuscola creatura indifesa, completamente disarmata e dipendente da me in tutto e per tutto. E poi lo guardo adesso: quanto è cresciuto! Diventa ogni giorno più indipendente e ribelle! Le prime settimane della mia vita da mamma sono state intense ed euforiche. Io e mio marito eravamo quasi increduli: la magia di essere diventati genitori, la voglia di conoscere meglio quel dono meraviglioso che ci era arrivato, le difficoltà e le notti in bianco quando abbiamo capito che Marco preferiva dormire di giorno piuttosto che di notte! Non mi sorprende che in alcuni paesi del mondo la privazione del sonno sia stata una vera e propria forma di tortura: non riuscire a dormire e dover comunque trovare la lucidità per accudire nostro figlio ha reso tutto difficilissimo ma, per quanto fossero profonde le mie occhiaie, dovevo necessariamente andare avanti. Non c’erano altre soluzioni!

Capisco quelle donne, molte delle quali mie amiche, che, non avendo accanto l’aiuto fisico della famiglia, decidono di fermarsi ad un solo figlio. Già così è fin troppo dura da affrontare. E mentre parlo di questa mia grande fortuna, io e mio marito riflettiamo sull’idea di allargare la famiglia. Dare un fratellino o una sorellina al nostro Marco vorrebbe dire dargli un compagno di giochi, qualcuno con cui ridere, piangere e affrontare la vita. Un compagno di viaggio, insomma!

Non ce l’avrei mai fatta in questi 12 mesi senza la vicinanza della mia famiglia: con gli orari di lavoro massacranti di mio marito, avere i miei genitori a 2 Km da me mi ha salvata. Sarò sempre grata a loro…e voglio cominciare così, con questo post: GRAZIE per tutto ciò che avete fatto per noi, quotidianamente, con pazienza ed affetto infiniti. GRAZIE per esserci stati accanto nel cambiamento più grande che un essere umano possa affrontare. GRAZIE per quello che ancora farete per me, per noi e per questa nuova famiglia che, speriamo, possa presto allargarsi con un altro terremoto!!!

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Separazione / divorzio “breve”

La Legge 10 novembre 2014 n. 162, che ha convertito il Decreto Legge n. 132/2014 recante “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile” ha introdotto nel nostro ordinamento nuove regole applicabili alla separazione e al divorzio.

La disciplina si applica alla separazione consensuale, al divorzio a domanda congiunta, alla modifica delle condizioni di separazione  o divorzio.

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Uno dei nuovi modi per ottenere il divorzio in modo consensuale è la «negoziazione assistita da un avvocato». Non è quindi più necessario passare da un giudice che verifichi l’irreversibilità della crisi coniugale prima di decretare lo scioglimento del legame, ma basta la mediazione di un legale. Il professionista è tenuto a redigere un documento sull’accordo raggiunto dai coniugi, farlo firmare dalle parti e autenticarlo.

L’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita deve essere trasmesso, a cura degli avvocati, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente, il quale quando non ravvisa irregolarità comunica agli avvocati il nullaosta per gli ulteriori adempimenti.

In presenza di figli minori, maggiorenni non autonomi economicamente, o incapaci, o portatori di handicap grave, il Procuratore della Repubblica autorizza l’accordo di negoziazione se ritiene che esso risponde all’interesse dei figli. In caso contrario lo trasmette (entro cinque giorni) al Presidente del Tribunale che fissa (entro trenta giorni) la comparizione delle parti davanti a sé. Ottenuti i suddetti nullaosta o autorizzazioni, l’avvocato della parte è obbligato a trasmettere, entro dieci giorni dalla stipula dell’accordo, una copia autenticata dell’accordo stesso all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto.

L’accordo raggiunto con l’aiuto degli avvocati produce gli effetti e tiene luogo del provvedimento giudiziale di separazione personale, di divorzio, di modifica delle condizioni della separazione o del divorzio.

La nuova legge, inoltre, consente ai coniugi che hanno già trovato un accordo su separazione, divorzio, modifica delle condizioni della separazione o del divorzio di concludere una convenzione innanzi all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza di uno di loro o del Comune presso cui è  iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.

Tale procedura è prevista solo per i casi in cui non vi siano figli minori, o maggiorenni non autonomi, o incapaci, o portatori di handicap grave.

L’ufficiale dello stato civile riceve da ciascuna delle parti personalmente la dichiarazione che esse vogliono separarsi, ovvero far cessare gli effetti civili del matrimonio, o ottenerne lo scioglimento secondo condizioni tra di esse concordate. Allo stesso modo si procede per la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

L’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di divorzio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Rimane dunque il periodo di tre anni tra la separazione e l’ottenimento del divorzio, tale termine decorre, rispettivamente, dalla data certificata nell’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da avvocato e dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso davanti all’ufficiale dello stato civile.

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Lo chiamano ‘divorzio breve’, ma forse sarebbe meglio definirlo ‘divorzio semplice’ la legge infatti non incide sui tempi per ottenere la rottura del matrimonio, ma agevola il percorso e libera i tribunali di qualche faldone.

Buondì mamma Katia

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Girls just want to have fun

L’altro giorno, in preda ad una crisi di claustrofobia casalinga che è solo la metà di quella che c’ho oggi (e sono ancora le 9!), a prima mattina ho preso il mio smartphone e, come la più figa delle single milanesi, ho organizzato una serata per sole donne che prevedeva un programma serratissimo di attività ludico-alcolico-ricreative per mamme normalmente stipate in casa h24 (che però si sono rotte le balle di esserlo) mentre vedono i mariti uscire a prendere birre con chiunque a qualunque ora del giorno e della notte “tanto tu c’hai sonno e stai qua”.

Il programma di quella sera  prevedeva che i su citati padri restassero finalmente in casa a fare i baby sitter e noi ce ne andassimo  in giro a sbariare fino a notte fonda. Il gruppo whatsapp pullulava di entusiasmo “SIIIII, FACCIAMOLO DAIIIII. BASTA CON QUESTA VITA DA SCHIAVE, STASERA SI ESCEEEEE, GIRL POWER, MASCHI BABYSITTERRRR!” e altri slogan femministi scemi di questo tipo.

La giornata, trascorsa in attesa febbrile della sera, si è così articolata: studio per il mio esame all’alba, doccia della figlia con lavaggio capelli (una specie di scannamento del maiale con lei che tutta insaponata tenta di fuggire scivolandomi dalle mani e rischiando inconsapevolmente la morte 10 volte in 10 minuti – e con LUI che mentre tutto ciò avviene legge il giornale perché “la rassegna stampa della mattina è importante…”), ancora studio, pulizia casa, pranzo dai miei, riposino mancato del pomeriggio, bambina vogliosa di giocare, studio qua e là, aperitivo con i parenti di mio marito. Non sono manco arrivata alle 19 per rendermi conto che il mio entusiasmo della mattina stava morendo come al solito sotto una coltre di stanchezza accumulata quel giorno e sommata a tutti gli altri. Timidamente sul gruppo whatsapp ho lanciato alle amiche il messaggio della mia sopravvenuta stanchezza e questa mia (prevedibile) defaillance ha provocato due reazioni. Quella dei maschi che hanno cominciato a deridermi: “AUAUAUAU E IL GIRL POWER? E BASTA CON LA VITA DA SCHIAVE?” Ahahahah per svariati commenti. E poi c’è stata la reazione delle femmine: “anch’io sono stanca, anch’io non esco che figlio A c’ha la tosse, io sono uscita già di pomeriggio non vorrei che figlia B sentisse la mia mancanza, cioè è lei a mancarmi” e via dicendo. Oltre al fatto che i messaggi della mattina e quelli della sera sembravano mandati da donne diverse o da donne affette da sdoppiamento della personalità, quello che ho dovuto fronteggiare dopo è stato mio marito che a quel punto voleva costringermi ad uscire: “MO ESCI! NON FA NIENTE CHE SEI STANCA!” ma a me non m’azzecca. C’ho sonno, non mi reggo in piedi. “ESCI, VEDI CHE POI BIRRA FACENDO TI PASSA”. Madonna mia ma non mi va e così fino a che per chiudere la discussione mi sono infilata il pigiama e mi sono schiaffata nel letto per far addormentare baby convinta che tanto di lì a breve sarei riuscita ad organizzare comunque qualcosa con le mie amiche femmine.

Sono passate settimane, anzi è cambiato l’anno nel frattempo (auguri eh!), e io sto ancora qua, stipata in casa, a dosare medicine con siringhe e misurini, a spalmare creme, a soffiarmi il naso e a soffiarlo a lei senza riuscire a vederne la fine.

Avrei dovuto ascoltare gli ordini di mio marito ed uscire quella sera che un’altra chissà quando arriverà.

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Il cambio è la costante

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Ci sono quelle famiglie che quando si formano hanno già pianificato tutto: data del matrimonio, prima ovulazione utile, più o meno l’età dei figli in successione e sicuramente tutti i mobili da inserire in lista nozze. Ci sono poi quelle famiglie come la nostra le cui vicissitudini si riassumono in questa frase di Albert Einstein: “Vivere è come pedalare in bicicletta: per mantenerti in equilibrio, devi muoverti costantemente.”
Ho sempre pensato che la stasi e l’accumulo di energie negative sono condizionate spesso dal posto in cui viviamo (oltre che dalle persone), quindi non potendo cambiare città a piacimento per via delle scelte della vita, da quando è nata Argentina ho cercato, insieme a Simone, di cambiare il micromondo in cui viviamo: cambiare i mobili, rifare interamente alcune stanze, buttare giù dei muri, rialzarli un anno dopo, persino cambiare ufficio, o mezzo di trasporto per andare a lavoro.
A un certo punto abbiamo cambiato così tanto tutto che ci rimaneva solo una cosa da fare: cambiare casa (il lavoro meglio tenerselo di ‘sti tempi..).
-Comprare una casa? Sei impazzito.
-No, parlo di affitto.
-Affittttooooohhh? Torniamo studenti? E poi, ce lo possiamo permettere?

Nel 2013 dicevo di no, ma il destino ha molta più fantasia di noi, e per dimostrarmi che avevo torto ci ha fatto duplicare le entrate sì da non avere scuse. E allora inizia con la ricerca, gli appuntamenti, le immobiliari che ti chiamano all’ora di cena e ti tengono due ore per nulla (un momento…avevamo chiesto attico con terrazzo non piano terra con giardino!). Poi, un giorno di Novembre in cui dici “ok, dai, ci pensiamo l’estate prossima e prenotiamo il Natale in Sardegna”.. ti arriva la telefonata di un conoscente che “al piano di sotto si libera un appartamento con terrazzo dal 27 dicembre, non volevate quello?”
Guardi la casa, te ne innamori, pensi che l’affitto più alto giustifica le mancate spese delle agenzie che puoi finalmente silurare con un “cancellatemi dal database, grazie”, e ti ritrovi già nuovo. La scelta del nido? Anche quella dettata dall’Universo, o dalla legge di Murphy a cui ho smesso di credere. Dopo aver visto 6 diverse scuole dalla retta mensile di oltre 700 euro per una giornata completa (aka uscita alle 16,30), mi si rompe lo schermo dell’iphone proprio davanti a un cancello. Alzo lo sguardo e “Nido xy, promozione ultimo posto retta scontata del 50%” (sì, il vaff** etc l’ho tirato lo stesso, ma dopo aver letto il cartello sono entrata al nido e in meno di 15 minuti Argentina era iscritta alla cifra di mezzo rene al posto di due).
Del trasloco neanche parlarne, con la piccola sempre più perplessa dalla chiusura degli scatoloni, il pensiero che la stessimo per abbandonare, le millemila polpettine dell’ikea con la paura che si strozzi come quella notizia che circolava tempo fa, i pianti, la stanchezza, la polvere, la scelta dei mobili, le litigate sui mobili, le riappacificazioni che implicano l’acquisto dei mobili che hai scelto tu. Tutto da fare prima del primo giorno lavorativo, naturalmente, quindi in circa 5 giorni, e con auto a noleggio, quindi il prima possibile e senza nemmeno un graffio.
Adesso finalmente siamo qui, con Simone che posiziona la televisione, ancora senza comodini e cassettiera e con il terrazzo che….per due settimane è invaso da operai perché va rifatto. La me di anni fa direbbe “E vabbè, te pareva, appena arriviamo non possiamo usare l’unico angolo della casa che ha motivato la scelta, che sfiga”. La mia nuova me dice “Che fortuna, ce lo rifà il condominio! Potremmo scegliere il pavimento nuovo? Come dice? Sì? Ma è perfetto!”
Per questo, quando Argentina mi ha chiesto, giustamente imbronciata, “Ma dov’è casa mia, mamma?” Io le ho risposto “Casa tua è ovunque tu possa essere con mamma e papà, perché a noi di sicuro non ci potrai mai cambiare”.

E ci hai già cambiato, immensamente.

Life is like riding a bicycle quote

Buon Cambio a tutti, MoMs e PoMs! Com’è iniziato il vostro 2015? 

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E’ il secondo?

‘…ce l’ho fatta anche stamattina: lunedì d’autunno, cielo piangente, pupa duenne portata a scuola in un fiume di lacrime arrestatosi non appena giunta in aula, giusto in tempo per sferrare l’ultimo colpo al cuore di mamma, pila di bollette da pagare, pancia ad un’imprecisata settimana di gravidanza. Inoltrata.
Ma a quante settimane sono? Boh…chiederò al dottore, ho la visita il…il…ma quand’era???’

Seconda gravidanza.

Il regno delle sfumature grigie. Il trionfo dell’ormone impazzito. L’apocalisse del senso di colpa.

Prendo il numerino alle Poste Centrali, attesa prevista circa 120 minuti…riuscirò a sedermi? Cazz’, l’unico posto libero è giusto là…affianco a quell’altra appanzata!Faccia beata da prima gravidanza, già immagino le pezze che mi attaccherà…

-‘Ciaoanchetuuuu! Chebelpancione! Achesettimanasei? Io sono alla 20esima settimana, 3 giorni e 57 minuti! Che gioia! Stamattina ho fatto la morfo dal gine che mi ha fatto anche la 4D. Chemozionemammamia! Stasera vengono i nonni a cena e proietteremo il video sul megaschermo! Sonocosìultramegastrafelicissima!
Ah, oggi pomeriggio con mio maritopaparino andremo a comprare il trio: sai, c’è un megastore di Bari dove puoi provare i passeggini su diversi terreni, con ammortizzatore, ABS e servosterzo. Non vedo l’ora, ooomiodddddioo! Ihihihihi!
….Ah ma allora? Tu a che settimana sei? È il secondo?’

– ‘Ehm…io sono al…al settimo mese…suppergiù…ho già una bimba di due anni che ancora non dorme la notte, stavolta aspetto un maschio che già so mi farà schiattare, non ho ancora comprato neanche una tutina e se mi chiedi del parto ti faccio piangere, fidati. Ah, il trio non ricordo neanche di che colore sia. Ciao, è arrivato il mio turno, vado!’

Ecco. Mi aveva beccato in una giornata no. Quante ce ne sono, nella seconda gravidanza? Perché poi? Dov’è l’ascolto estatico del pancione? I massaggi, le danze catartiche, la beatitudine che ricordavo della prima gravidanza?

Sono già mamma di un altro piccolo cucciolo che reclama tutto anche se sono un pachiderma, e intanto la pancia cresce e una vita, una nuova persona, palpita, senza chiedere.

So di aver fortemente voluto quest’altro figlio: l’ho sognato nella penombra dei pomeriggi trascorsi accanto a mia figlia addormentata, sentivo che alla nostra tavola c’era già il suo posto. Eppure ora il suo arrivo è così carico di ansie, è il pensiero della gestione di entrambi mi atterrisce.

8 gennaio: la gravidanza è finita. La seconda gravidanza. La tremenda seconda gravidanza. L’attesa si è fatta febbrile e pacata insieme, la paura si mescola alla tenerezza struggente della piccolezza che sta per invaderci.

Cosa può aver compiuto la magia di scacciare i pensieri neri dell’autunno? Nulla. Tutto.
Avrò due figli. E la mia terribile meravigliosa ‘maggiore’ aspetta il fratello. Lo vuole. Lo vede attraverso la mia pelle e sogna di raccontargli i suoi segreti. Solo a lui,’a papà no’.

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GRAZIE PERCHE’………

E’ da poco scattato il 2015, le feste sono terminate. Qualcuno ne sente già nostalgia, qualcun altro non ne vedeva l’ora. Tutti siamo tornati ai nostri posti, alle nostre attività, alle nostre corse contro il tempo. Anche noi del gruppo Autori Mom ci stiamo rimettendo in carreggiata occupando ognuno il proprio giorno e la propria categoria, nella speranza di portare un attimo di riflessione, svago, compagnia nelle giornate di questo nuovo anno con i nostri articoli.

Prima di tornare a questa “normalità”, però, è doveroso ringraziare chi ci ha affiancati in questa ultima parte di percorso: gli autori del Calendario di Avvento. Mom e Pom che, nonostante le corse quotidiane, hanno voluto regalare una perla giornaliera, un augurio, un pensiero, a volte intimo, durante le giornate che ci separavano dal Natale. In maniera casuale ognuno ha “fatto suo” questo percorso.

La parola percorso ha più significati, il primo è correre, il secondo, invece, è attraversare insieme. In questi giorni di Avvento abbiamo affrontato e attraversato  insieme il percorso, non sempre semplice, della vita. Abbiamo contribuito a costruire una “Pedagogia dell’Essenziale” per dare e ri-dare speranza a tante Mom e Pom che magari con i nostri articoli, come antidoto al declino, si sono sentiti meno soli nel tram tram quotidiano. Abbiamo fatto riemergere con  poche righe, principi base come la solidarietà, la sobrietà, l’equilibrio. E’ stato bello scrivere tutti insieme perché così facendo abbiamo capito quello che conta davvero. Ci siamo dati tempo per meditare prima di scrivere; abbiamo ricercato le cose importanti senza darci fretta. Abbiamo aspettato; abbiamo cambiato il nostro punto di vista leggendo quello dell’altro. Nei commenti abbiamo ricercato reciprocità e dialogo. Abbiamo ironizzato, siamo stati leggeri anche se avevamo il cuore pesante. Siamo stati curiosi e abbiamo suscitato curiosità. Abbiamo dialogato con l’incertezza e aspettato l’inatteso esplorando mondi impossibili resi possibili.

Prima di cominciare questo nuovo anno quindi, a nome del gruppo Autori Mom, ringrazio tutti coloro che hanno accolto la sfida di dedicare tempo alla scrittura di un pensiero durante questo Avvento. Grazie ad Agnese dell’Acqua, Angela Amendolagine, a Marisa Duni Plasmati, a Giovanna Corniola, a Valeria Cosola, a Laura Giannatelli, a Massimo Cifarelli , a  Ilenia Amati, a Marienza Montemurro, a Arianna Di Trani, a Stefania Mele, a Monica Filippi, a Margherita Ninni, a Marinella Monte, a Annalisa Galeota , a Nino Stella, a Nausica Montemurro, al Duca d’Auge, a Gabry Montanaro, a Patrizia Galeota, ad Angela Olivieri, a Serena Vigoriti, ad Iva Nemcova.

Infine gli ultimi tre ringraziamenti: a Tina Festa, Presidente e fondatrice dell’Associazione Mom e a Clara Longo, Admin e Referente coordinatrice (anche a nove mesi di gravidanza!!) del gruppo Autori Mom. Per ultimi, ma non meno importanti, grazie a tutti voi che ci avete letto, nelle pause caffè, fra una poppata e un pannetto, in ascensore, dopo aver accompagnato i bambini a scuola, prima di entrare in ufficio o in aula, in treno, dal dottore, alla cassa di un supermercato… grazie perché avete saputo leggere nei cuori e nelle intenzioni di ognuno di noi, alle volte commuovendovi, altre volte emozionandovi, altre ancora facendovi venire la pelle d’oca.

Grazie a tutti per questa con-divisione… che ha reso la preparazione al Natale di ognuno di noi migliore!

Ilenia Amati

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