La leggenda dell’Abete di Natale

di Angela Olivieri

Anche ora che sono adulta, trovo difficile dormire la notte di Natale. L’eccitazione che si avverte è rimasta identica a quella che provavo da bambina. Ho sempre pensato al Natale come ad un bellissimo periodo: giorni piacevoli, gentili, dedicati all’amore per gli altri, giorni in cui anche i cuori più freddi si sciolgono al fuoco di un caminetto acceso e scricchiolante di legna profumata. I miei ricordi più belli dei 34 Natali trascorsi, sono TUTTI legati alla famiglia, allo stare insieme d’avanti ad una noiosa tombola, alla tenerezza per il passato ed alla speranza per il futuro. Ma, uno dei ricordi che conservo più dolcemente nel mio cuore, sono i racconti di Frate Indovino che mio nonno ( ne era un grande “fan”! ) faceva la sera della Vigilia a noi nipoti, dopo averci riuniti e sistemati in cerchio intorno a lui, vicino ad un piatto di pettole fumanti e sotto lo sguardo attento ed amorevole di mia nonna. Spesso, con grande malinconia ed ancor più immensa speranza, mi domando se, fra 30 anni, anche i miei figli ripenseranno al Natale provando la stessa emozione che io sento! Intanto, ora che mio nonno non c’è più, ci penso io a riunire i bambini e raccontare le storie. Quest’anno toccherà alla Leggenda dell’ abete di Natale che condivido anche con voi sperando di fare cosa gradita. BUON NATALE A TUTTE VOI MOM ed alle vostre famiglie!!

Christmas Tree -- Longwood Gardens Conservatory (PA) December 2012

“In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta neve. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare. Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco; l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile. In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato come simbolo del Natale e, da allora, in tutte le case, viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.”

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