Amore, allora abbiamo deciso dove facciamo la Vigilia?

Non dovevo accettare.
Un fiume di post che dura quanto l’avvento, per me che non so neanche bene cosa sia l’avvento, doveva essere una trappola pronta a scattare.

Perché ho accettato di contribuire a questo esperimento creativo di gruppo? Sto diventando un pappamolla e vorrei fare un bagno in una soluzione di cinismo e odio.

Potrei suonare arrogante. La realtà è il contrario, è la presa di coscienza del non avere nulla da dire quando invece quasi tutti hanno avuto tanto da dire, e cose bellissime, sul Natale.

Avrei dovuto registrarmi tra i primi. Trovare qualche mezzuccio da scuola media.
Si, tipo andare volontario alla prima interrogazione dell’anno, quando tutti i professori sono ancora clementi. Il glaciale ragionamento di un calcolatore. Ingranaggi, dovevo avere al posto dello stomaco.

A questo punto l’unica maniera per scrivere qualcosa di originale è scrivere qualcosa di personale, Proviamoci.

Svolgimento

Potrei raccontarvi del pallone Azteca ricevuto da Babbo Natale ‘86.

Potrei raccontarvi un viaggio durato una notte da Bari a Matera a Bari sotto una neve pazzesca solo per salutare la mia ragazza, che poi un giorno sarebbe diventata mia moglie.

Potrei raccontarvi il primo Natale di mia figlia Sofia di un mese e mezzo, nel lontano e freddo Piemonte. Potrei dirvi cosa provo nel sedermi alla sinistra di mio padre, a tavola.

Potrei raccontarvi altri ricordi che sono troppo intimi e profondi e preziosi per essere condivisi con chiunque altro che non sia il sottoscritto ed il sottoscritto soltanto.

Invece no, vi parlerò del dramma che molti vivono da quando sono ‘nucleo familiare’.

Amore allora abbiamo deciso dove facciamo la Vigilia? Dai tuoi o dai miei?

Lo stramaledetto concetto meridionale di famiglia che diventa significa appendice fisica, terminale ultimo ed essenziale delle nostre esistenze, radice linfa vitale, freno a mano tirato, modulo imprescindibile di sostegno e frustrazione, compagnia e teatro di tradizioni che altro non sono se non la coperta calda in cui nascondere le nostre paure di solitudine. Premere la pausa dalla vita che scorre tagliente. E trovarsi alla stessa tavola di quando avevo 10 anni. Lo adoro.

Mia moglie, purtroppo, pure.

Questo crea uno scontro insanabile, la frattura scomposta di tibia perone e anima. Fino a quando si era fidanzati si stava bene, il 24 ognuno alle case proprie, poi il 25 da una parte ed il 26 dall’altra.

Ma adesso che ci sono i figli non si può spaccare la famiglia in nome di un polipo crudo.

Allora propongo la soluzione: “facile, facciamo a casa nostra ed invitiamo tutti – lato tuo e lato mio”, così non teniamo scontento nessuno. Il pragmatismo urticante di mia moglie mi fa notare che sarebbero circa 50 persone da invitare, da sistemare e da gestire.
Mò è, le famiglie sono evidentemente una appendice fisica numerosa.

Scusate 50 più bambini.

A quel punto mi appare il diavoletto sulla spalla destra. Mi guarda ammiccante. Quando fa così lo ascolto quasi sempre.
“Dai amore, nessun problema allora facciamo il 24 a Bari dai miei ed il 25 e 26 a Matera dai tuoi!”
(Se ti do un Natale e Santo Stefano, mi dai in cambio una Vigilia. Tipo ti do Franco Baresi e Van Basten e mi dai la figurina di Roberto Baggio).

“No.”

“E se propongo il 24 dai tuoi ed 25 e 26 dai miei accetti?”

“Si (e mica sei scema! Anche tu che non capisci una mazza di calcio sai che Baggio vale almeno Baresi, Van Basten, Vierchowod e lo scudetto dell’Atalanta).”

“A me non va bene. Che facciamo?”

Insomma, qualcuno deve perdere. E qualcuno, ovviamente vincere.

Allora, si farà a turno. Un anno soffro io ed un anno soffri tu. Ma a sto punto facciamo che si soffre o si gode per bene.

Dallo scorso anno abbiamo sperimentato la soluzione “Rubamazzetto”. Vigilia, Natale e Santo Stefano in blocco da una parte un anno, dall’altra parte l’anno dopo.

Quando io e mia moglie ci mettiamo a fare queste cose mi sembra di vedere Klemens von Metternich che si metta a negoziare con Margaret Thatcher davanti ad un piatto di cicorielle selvatiche. Dovevi studiare Scienze Politiche, altro che Farmacia, Paola.

Comunque quest’anno – finalmente – tocca a me il Rubamazzetto e 24 25 e 26 saremo a Bari.

Pregusto la cena alcoolica del 23 da mio cugino, la spesa di pesce con mio padre il 24, poi con altri amici in giro in centro. La cena, Babbo Natale che arriva, Sofia e Mauro che spaccano tutto. Mia nonna che guida le preghiere e che fa ‘segni della croce come elicotteri a gran velocità’. I baci. Il brodo di Natale, la pennica sul divano, la tombola, gli amici, le nocelle. Il 26. Il vino. Le cartellate. Il limoncello della nonna fatto da limoni raccolti dal nonno nel loro giardino (1 metro quadro di terra, 12 quintali di limoni raccolti). Abbiamo mangiato assai. Si si. “L’anno prossimo dobbiamo fare di meno pasta”. “Eeeh che 900 grammi ho messo”.

Se i bambini si ammalano il 23 scriverò un secondo post sul Natale.

Di bestemmie.

Buon Natale.

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2 pensieri su “Amore, allora abbiamo deciso dove facciamo la Vigilia?

  1. Tecla Saponaro

    Bellissimo, sembra di vedere me e Michele nello spacchettarci gli impegni. Dalla lettura appena finita è certo che il Natale in questa casa barese è significativamente avvincente, temo purtroppo però, che i Natale genericamente lo siano meno, arrivo, mi siedo mangio, m’abbuffo, lavo i piatti, sfoglio il giornale , taglia e cuci, rifila panettone e dolci vari e a casa. Purtroppo chi ha la casa piccola (noi) non può permettersi la mega tavolata na quanto ci piacerebbe ….

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