Le vacanze di Natale della mamma materana “emigrata”

di Annalisa Galeota

Sta arrivando il giorno della partenza: il patato sta già abbandonando le sue O aperte per nuove parole, le cui finali resteranno sospese nel vuoto; mamma e papà contano i giorni che mancano, segnandoli con le pettole avanzate dall’Immacolata… insomma,Matera: stiamo arrivando!

La famiglia emigrata 2.0 e’ pronta ad affrontare un altro Natale nel luogo natìo; un altro Natale di pranzi senza fine, di caffè alle 18.30 nei bar del Centro, di chiacchiere e chiacchierate,di parenti e amici che riappaiono magicamente ogni 365 giorni.

Per affrontare tutto questo pero’, occorre una lunga preparazione psicofisica: si inizia più o meno il 20 agosto, preparando il “PPN” (Piano Pranzi Natalizi). Come durante una partita di Risiko, mamma e papà materani organizzano alla perfezione i luoghi e i tempi delle “mangiate festive”, affinché tutti i nonni godano in piena par condicio,della presenza del loro piccolo nipotino troppo a lungo lontano (non sia mai passi 30 secondi con qualcuno non geneticamente affiliato!).

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Poi si passa allo studio delle frasi di circostanza da usare quando, tutti, parenti/amici/vicini di casa/universomondo, si rivolgeranno alla mamma-materana-emigrata con affermazioni del tipo:

-” Mado’! Come sei sciupata!!”, immediatamente seguita da -” Mado’! Ti sei ingrassata!! Che aspetti il secondo?!?!” (Qui chiedo ufficialmente che mi venga spiegato come posso passare da essere Kate Moss a comprare abiti pre-maman in mezzo minuto!); o ancora -” Com’è ? Uscite da soli? È il bambino?” (e giù con 3/4 d’ora di solfa sulle mamme-milanesi-moderne!)

Tutto questo può far dubitare per una frazione di secondo se non valga la pena di usare i soldi del volo per una vacanza lontano da tutto e da tutti…ma si tratta solo una frazione di secondo.

Tanto dura il senso di paura che ogni rientro ha insito in se’.

Poi, il cuore materano che batte dentro di noi, ci riporta immediatamente alle passeggiate nel Corso e alla tenerezza del fare 2 metri ogni 20 minuti, tanta e’ la gente che sei felice di salutare.

Alle giocate a carte in qualche gelida tavernetta.

Al profumo della focaccia di Paoluccio alle 12.30 di una qualsiasi giornata di fine dicembre,quelle che, quando vuole, solo il cielo di Matera sa regalare.

Alla gioia di poter donare al nostro bambino un Natale almeno “simile” a tutti quelli meravigliosi che noi abbiamo vissuto nella nostra città’, avendolo già privato, a causa delle nostre scelte, dell’amorevole e perenne presenza della famiglia d’origine.

Ed ecco che, intanto che ci pensi, sei già a casa.

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