Aspettando Santa Lucia

di Monica Filippi

Come alcuni di voi sanno, io sono materana d’importazione, le mie origini sono Venete e precisamente di Verona.
Nella mia città vi è la tradizione di festeggiare Santa Lucia e per i bambini è come aspettare Babbo Natale.
Nel centro di Verona, in piazza Bra, viene allestita, nei giorni che precedono il 13, una grande fiera con bancarelle di dolciumi, giocattoli ed abbigliamento, e nella notte della vigilia si smantella tutto e si dice che la Santa si sia portata via tutto.

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La leggenda veronese narra che, agli inizi di dicembre del XIII secolo, si diffuse una epidemia che colpì gli occhi soprattutto dei bambini. Le mamme si rivolsero quindi con devozione a Santa Lucia, protettrice degli occhi e portatrice di luce, per chiedere la grazia della guarigione; come voto promisero un dono ai bimbi più poveri della città, da portare proprio il 13 dicembre.
Da allora ogni anno i bambini aspettano questa notte magica, in cui è d’obbligo andare a letto presto e non svegliarsi durante la notte, altrimenti la Santa metterà della cenere negli occhi.
Si dice che entri facendo un buco nel tetto e che provveda di gran fretta a richiuderlo dopo aver lasciato i suoi doni. Come ringraziamento i bambini mettono sul tavolo una ciotola con sale o fieno ed acqua per l’asinello, latte e biscotti (le frolle di Verona) per Lucia.

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Ma quel che io vorrei raccontarvi è il mio incontro con S. Lucia in carne ed ossa.
Avevo più o meno 4 anni quando la incontrai.
Era dalla mattina che dal soffitto di casa ogni tanto cadeva una pietrolina (confettini di zucchero detti “la ghiaia dell’Adige”) e si sentivano strani rumori provenire dal tetto.
Nel pomeriggio si fecero sempre più forti, la mia vicina, un po’ intimorita, portò da noi il nipotino, Michele, col quale giocavamo spesso a far le corse sul lungo corridoio di casa mia e scivolavamo di sedere contro la porta d’ingresso.
Stavamo correndo appunto nel corridoio, quando ad un certo punto sentimmo suonare il campanello della porta. Mia madre ci mandò ad aprire e….. sorpresa!!! Davanti a noi una signora un po’ strana.
Aveva una lunga gonna di lana a quadri, un cappotto pesante un po’ logoro, scarpe da uomo, uno scialle sulle spalle ed un fazzoletto sulla testa e grandi occhiali neri. E sulla schiena un sacco.
Io e Michele rimanemmo impietriti come due statuette del presepe, sulla soglia di casa, incapaci di parlare.
La signora posò l’enorme sacco e prese due doni, ce li consegnò, se lo rimise in spalla e si voltò. Il sacco era un po’ bucato e lasciava cadere sul pianerottolo mandarini, patate, noci, caramelle e ….sassolini!!!
Svanì nel nulla delle scale buie verso la soffitta, sentimmo sbattere la porta, un frastuono ed uno scampanellio.
Era ripartita a bordo del suo carretto trainato dall’asinello. In cucina i biscotti erano spariti e anche la paglia, che mia madre aveva preparato per la notte.
Ancora oggi a più di 35 anni di distanza, vado fiera di aver conosciuto veramente S. Lucia!!!!

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