Le pettole

di Massimo Cifarelli

Tra le varie storie e legende che colorano il Natale materano, ce n’è una che racconta di come è nata la tradizione di fare le “pettole”.

C’era una volta, negli antichi rioni Sassi, una donna che viveva in una tipica ‘casa grotta’. Una mattina di dicembre, come ogni settimana, si dedicò ad impastare il pane per la sua numerosa famiglia.

La sera precedente, aveva chiesto alla sua amica di vicinato Bruna,  di prestarle il lievito madre per poter impastare il pane, e lei gentilmente glielo aveva dato con la raccomandazione di trattarlo con cura.

Quella mattina, con il lievito, la semola rimacinata, il sale e l’acqua, la nostra massaia iniziò ad impastare il pane con grande impegno e molta fatica. Le sue mani con vigore affondavano nella pasta che piano piano prendeva consistenza e diventava sempre più compatta e liscia, fino a formare una grande massa profumata. L’ultimo gesto sulla pasta ormai pronta per essere  lasciata a riposare, fu un segno della croce affinché il pane potesse essere benedetto. Dopo aver avvolto la massa in un panno di cotone, la ripose sul letto matrimoniale, lì dove aveva dormito l’uomo perché il suo calore doveva far lievitare il pane. Più tardi sarebbe passato il garzone del forno a ritirare quel pane per cuocerlo.

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Improvvisamente la massaia sentì in lontananza delle voci in preghiera, con curiosità si affacciò sull’uscio della porta di casa e vide una lunga processione di fedeli. Decise di seguire la processione per un po’, e si allontanò da casa. Al suo ritorno, si rese conto che era passato troppo tempo da quando aveva lasciato il pane a lievitare e infatti quella massa era oramai inutilizzabile per fare il pane. Presa dallo sconforto, iniziò a piangere. Ad un tratto apparve un angelo che le suggerì di non gettare quella pasta perché poteva ancora essere utilizzata. L’angelo le disse di mettere sul fuoco un tegame con abbondante olio e non appena fosse diventato bollente, di immergervi piccoli ciuffi di pasta troppo cresciuta! Con enorme stupore la massaia vide che la pasta che oramai sembrava inutilizzabile, nell’olio bollente si gonfiava e si dorava come per miracolo in un ultimo sprazzo di vita, naquero così le “pettole”. Fu tantissima la gioia della massaia e ne parlò con tutto il suo vicinato. La ricetta che l’angelo le aveva dato si diffuse in modo straordinario, infatti in poco tempo tutti gli abitanti dei Sassi incominciarono a fare le pettole.

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Ancora oggi, nel periodo natalizio, nelle case dei materani si continuano a friggere pettole per rendere omaggio a quell’angelo.

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Un pensiero su “Le pettole

  1. stefania

    Meravigliosa storia. L’ho letta a mia nonna che ora sta raccontando la sua versione mentre io scrivo. Buona vigilia della Maculet A tutt quond!

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