Archivio mensile:novembre 2014

Prendi e parti.

Quando sei mamma, spesso il fatto che tu lavori è una colpa, che pensi di lavare cucinando per tutti e passando l’aspirapolvere alle 21,30.  A volte funziona, ma le cose scricchiolano se il tuo capo sei tu e l’80% dei tuoi clienti sono del sesso opposto e almeno 10 anni più grandi di te. E peggiorano drasticamente se la misura del tuo reggiseno non regge gli standard per i quali ti puoi permettere l’elemento distrazione e spillare qualche centinaio d’euro in più in sede di preventivo.

Prendere dunque una decisione  quando ti arriva un lavoro per gli Stati Uniti che dura 48 ore, albergo pagato, viaggio pagato, sembrava accettabile e sensato, sempre che fossi stata uno di quelli che il Duca descrive come “padri con la valigia”, sempre che non ci fossero stati di mezzo 2 giorni interi di viaggio e un ponte, e sempre che non avessi pensato lucidamente “E perché non allungarmi e passare il ponte là? in fondo quando mi ricapita?” spostando la data del rientro dal 31 ottobre al 4 novembre. Il tutto per passare 26 giorni pre-partenza divorata dall’inadeguatezza e da un senso di colpa che non aveva perché, sognando quelle che sembravano le puntate mai viste di Survivors, dove aerei cadevano, persone si facevano esplodere proprio nel punto dove avrei dovuto tenere una lezione di food trends, indigeni mi rapivano arrivata a Tijuana e via dicendo.

Esiste il manuale della mamma perfetta? Se c’è, io ho capito che non lo conosco affatto, forse perché faccio parte di un nuovo modello di mamma: quella che cerca di bastare a sé stessa, senza pregiudicare nessuno. Quella che ha imparato a dire “sono in riunione ti richiamo” mentre cambia un pannolino o è al parco ma che allo stesso tempo non riesce ancora a dire del tutto”adesso ho bisogno di me, e quindi scusate tutti ma io vorrei vedere un pezzetto di mondo con voi, e se per adesso non si può farlo insieme lo vedo da sola perché ne ho bisogno, grazie”.

10712736_10204952790168434_883381572299212051_nDevo dire senza alcuna ombra di insoddisfazione né di vergogna che quella che sembrava la scelta avventata è stata la mia più grande fortuna.  Mi sono riscoperta quella che non avevo mai smesso di essere: tutto sommato una 29enne zaino in spalla che il giorno stesso in cui finisce di lavorare invece di restare negli States afferra la trilogia di Castaneda e se ne va in Messico a piedi, perché per l’hamburger c’è sempre tempo. Ma anche e soprattutto una donna, che si sente moglie e mamma anche senza traccia di anelli d’oro e figli al seguito. Che si forma conoscendo persone incredibili, dallo spessore unico. Una donna che parla quella lingua, una lingua che mi trasforma. Che recita un padre nostro per qualcuno lontano in un cimitero naturale, dove i sassi parlano e le piante grasse sono ferme nell’atto di pregare. Che guarda l’oceano e sente gli occhi di sua figlia,  e ne sente – forse per la prima volta –  la mancanza, cosa che non è scontata in un rapporto d’amore che dura tutta la vita e che l’isteria del quotidiano e della città possono minare molto più che 9 ore di fuso orario. Pensavo a quegli occhi che si formavano mentre guardavo lo stesso oceano diversi chilometri più sotto, due anni prima, a Puerto Natales, durante un viaggio che ha permesso la vita, – perchè la vita arriva quando te la senti addosso, ed è un po’ più difficile sentirsela addosso in Piazza San Babila- pensavo mentre camminavo, sola, tra i ciottoli de La Bufadora con in mano un sombrero per la mia regina, e una pipa per suo padre. 

E’ stato allora che ho scritto sul mio iphone questi pensieri:

Ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai papà, cose come: sai, a te non è che sia poi cambiata troppo la vita da quel giorno. Cioè, sì, però non hai cambiato 4 taglie, hai dormito quasi tutte le notti, e ti sei sentito solo più bello e affascinante che mai. Io ho scritto i file, uno per uno, i codici genetici, i mitocondri, le dita delle mani e dei piedi mentre il mio sedere cadeva, le mie cosce si riempivano di buchi e il mio seno era diventato un chupa chups per gengivette taglienti. 
Non ho ancora 30 anni ma ho le occhiaie consolidate e probabilmente le mie coetanee sono in moto col “tipo” che mi guardano come un extraterrestre appena parlo di  consistenza della cacca o canticchio Peppa Pig. E tutto sommato ho scoperto che è quello che voglio fare per il resto della vita, e con te, perché mi “permetti”, – se così vuole la consuetudine – di esistere, per amore o semplicemente perché in fondo sai che il posto in cui viviamo adesso..non è forse quello più giusto per me.

E ci sono cose che le mamme vorrebbero dire ai propri figli, e sono 4 parole banali ma eterne, che arrivano dritte dalle Hawaii ed hanno in sé i fondamenti dell’amore universale:
“Mi dispiace,
Perdonami,
Grazie,
Ti AMO” 

a cui sento di aggiungere: qui ci torneremo insieme.

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Dedico questo post a tutte le donne e le mamme che sanno bastare a sé stesse, e che non smettono di coltivarsi: è questa forse la ricetta per una vita felice e relazioni durature?

Buona notte da una Mom..molto fuori sede!

 

 

 

 

 

 

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Noi uomini dobbiamo smettere di grattarci il neurone

de Il Duca d’Auge

Mi hai detto che ero troppo bello ed eri gelosa e mi sono cavato un occhio
Mi hai detto che non ero presente e ho lasciato il lavoro per essere accanto a te.
Mi hai detto che ero ossessivo e sono stato in disparte.
Mi hai detto che non sbagliavo mai e o iniziato a fare errori grammaticali.
Mi hai detto che non ero pronto e mi sono sbrigato
Mi hai detto che non ero paziente ed ho messo indietro l’orologio di 20 minuti.
Mi hai detto che ero troppo preciso e ho iniziato ad uscire con la camicia fuori dai pantaloni
Mi hai detto che ero troppo particolare e mi sono conformato
Mi hai detto che ero scontato e mi sono iscritto ad un corso di scrittura creativa
Mi hai detto che ero troppo creativo e mi sono cancellato dal corso perdendo la quota di iscrizione.
Mi hai detto che ero povero ed ho vinto al totocalcio
Mi hai detto che i soldi non sono tutto e li ho spesi tutti per comprare una casa a Fukushima.
Mi hai detto che ero troppo magro e ho preso 10 kg
Mi hai detto che dovevo smettere di fumare ed ho preso 10 kg
Mi hai detto che ero grasso e mi sono messo a dieta, cercando di non perdere più di 15 kg
Mi hai detto che i miei amici erano inopportuni e li ho dimenticati
Mi hai detto le mie ex erano delle sciacquette e le ho dimenticate
Mi hai detto che ero uno smemorato e mi sono comprato un’agenda
Mi hai detto che non capivo di musica e ho comprato un corso con musicassette
Mi hai detto che non leggevo e ho letto l’enciclopedia britannica per ciechi
Mi hai detto che guardavo troppa tv e ho smesso di pagare il canone
Mi hai detto che stavo sempre al telefono ed ho fatto un corso di codice Morse.
Mi hai detto che non aiutavo in casa e mi sono tagliato i capelli come Mastro Lindo
Mi hai detto che non ti capivo e ho detto di si
Mi hai detto che dico troppe volte si e ti ho detto che avevi ragione
Mi hai detto che non capivo niente e ti ho chiesto di spiegarmi
Mi hai detto che a letto ero bravo solo a russare ed ho comprato il cerotto per il naso

Ma quando mi hai detto che non ero più perfetto come quando ti ho conosciuta, non ci ho visto più e ti ho detto “adesso basta, vaffanculo!”

Non te lo aspettavi.

Ricordo gli occhi con cui mi hai guardato.
Eri persa, smarrita, arrabbiata.Non sapevi cosa dire.

Allora mi hai preso la mano.

L’hai poggiata sul tuo seno.

Allora ti ho detto che stavo scherzando e che avevi ragione tu.

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Style Mom: otto essenziali d’inverno

 

Soundtrack of the day: Depeche Mode – Policy of Truth

Il freddo ormai è qui, le giornate si sono accorciate, ultimamente poi, piove sempre e anche se la giornata comincia con un timido sole, finisce sempre che ci si ritrova sotto un acquazzone.   Perciò ho qui una lista di otto pezzi essenziali per l’autunno e l’inverno che sta arrivando, cose comode e belle che vi torneranno molto utili SEMPRE, sia se siete mamme, sia se lo state per diventare (vedi post sul Maternity Style) e anche se non siete nulla di tutto ciò.

E’ una tenuta molto semplice per il tempo libero, anche mamma-friendly se vogliamo, che se fatta con criterio e cioè con pezzi di qualità che sono sempre un investimento, vi durerà in eterno…o quasi! Questa è la mia!!!

Babysan 8 essentials

1- Pezzo top è di questo outfit è il parka, tornato prepotentemente dopo che si era eclissato negli alla fine degli anni ’90. Lo trovo molto comodo e se sfoderabile lo si può usare in ogni stagione. Lo potete trovare in due range di prezzi qui e qui

2- I guanti di lana, ma questi sono più fighi perchè touchscreen! Li trovate da Muji

3- Un golfino meglio ancora se di cashmere (le righe sono sempre le mie predilette!) Questo seta e cashmere è molto bello e in vari colori, oppure questo a trecce ma più leggero.

4- Occhiali da sole (che anche se è inverno  e non c’è molto sole, servono sempre a camuffare un pò le occhiaie delle notti insonni….you know what I mean!) Molto belli tartarugati e grandi come questi oppure questi a gatto…che adoro!

5- Dei robusti biker boots (che in ogni caso non dovrebbero mai mancare!) Questi sono molto belli oppure questi. Sui biker boots non si può tanto risparmiare, se si vuole un paio di stivali indistruttibili, comodi e belli. E poi ci sono sempre quelli Harley Davidson che secondo me sono il top!!!

6- Un comodo paio di jeans. Simili qui e un pò più skinny qui

7- Un berretto di lana, magari con pompon tipo questo

8- E direi che con tutte queste intemperie non possono mancare una crema per le mani e un buon burro di cacao. Se poi sono due in uno come questo ancora meglio! Oppure optare per questa crema e questo stick, piccoli e pratici…proprio da borsetta!

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#notriv

 

Quando l’associazione MOM è stata contattata per affrontare insieme il tema dello sblocca Italia e capire come e in che misura potevamo dare il nostro contributo, non abbiamo esitato a lungo a farci coinvolgere in questa “battaglia”.

Quello che ci ha maggiormente preoccupato è stato ovviamente l’articolo 38 di questa (ormai – ahinoi) legge che tocca la nostra Regione e il nostro mare in modo talmente invasivo da non poter restare indifferenti – eppure di indifferenza ce n’è ancora tantissima  in giro…

Quindi ieri abbiamo voluto dare il nostro segnale, seppur piccolo, e far sentire la nostra voce, seppur piccola.

Ho imparato da quando ero una scout a lasciare il mondo migliore di come l’ho trovato. In pratica se arrivo in un posto, quando vado via mi piace che sia più pulito, più bello, più accogliente di quando sono arrivata. La regola è semplice e si applica nelle piccole come nelle grandi situazioni.

Il ragionamento che ho fatto quindi da mamma e da persona che semplicemente si interessa alle cose è: questa nuova legge contribuirà a lasciare a mia figlia e a tutte le nuove generazioni una terra migliore, più fertile, più pulita, più verde e sostenibile di quella che io ho trovato? E un mare più ricco di pesci, più cristallino, meno inquinato? La risposta a tutte le domande è sempre NO. (e chi dice SI è molto probabile che semplicemente non si è informato bene).

La politica non c’entra, il simbolo politico di chi aveva organizzato la manifestazione era per noi totalmente irrilevante perché accanto a noi c’erano tante associazioni libere di esprimere il proprio pensiero e manifestare alla propria maniera. Quello che mi ha molto dato da pensare è stata la gente che a Scanzano ieri riempiva il mercato mentre noi ci radunavamo e ci guardava come se la cosa non la riguardasse. Io mi chiedo come può non interessarti  ciò che accade a 10 metri da te? Come puoi pensare che “tanto a me non mi succederà niente” se in Basilicata è record di crescita di malattie tumorali (soprattutto infantili)? Come puoi fidarti di un politico qualsiasi che ha detto “state tranquilli, è solo allarmismo infondato” senza essere andato a verificare personalmente? Io la risposta come sempre non ce l’ho, ma di domande ne ho tante.

Presto si organizzerà qualche altra manifestazione o evento o non so che nella nostra città. Mi piacerebbe che il nostro gruppo, che conta ormai 1543 membri, partecipasse non dico tutto, ma almeno in parte (la metà pure basterebbe!) per dare una scossa forte a chi pensa che siamo solo delle babbione tutte casa e bimbi-bimby e  che l’unica cosa che ci interessa è che prenda canale 43, senò-come-faccio-a-fare-i-servizi.

meh, buona settimana a tutti!

piccola nota:

L’associazione MOM ha indubbiamente suscitato parecchio interesse e la nostra portavoce ha dovuto rispondere alle domande di parecchi giornalisti. Ad ogni microfono stava lei!

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Non solo di carne si fanno le polpette…

Polpette, polpettine, polpettoni… Carne, uova, parmigiano. Magari anche il prosciutto e le sottilette come il ripieno dei superpolpettoni. Polpette fritte, cotte nel sugo di pomodoro o aggiunte alla famigerata “Pasta al forno”.

La mia mamma faceva anche le polpette chiamate “Cotolette olandesi”… Ingredienti: pancetta (!) di maiale tritata, formaggio svizzero, uova. Rigorosamente fritte. Insomma, un elogio dei grassi saturi e un attacco terroristico alla salute. Ehm, ma erano buone, ve lo dico in tutta sincerità, succose e gustosissime… Acqua passata!

Io invece, al posto della carne, per fare le polpette vi propongo il miglio! Un cereale molto antico, che oggi stiamo riscoprendo e che non fa bene solo ai canarini. Un alimento da introdurre assolutamente nella nostra dieta quotidiana, può apportare tanti benefici per il nostro organismo. Perfetto per i bambini in crescita, le donne in gravidanza (Clara, Serena, Arianna…!) e gli anziani, poichè energizzante e particolarmente digeribile, molto ricco di sali minerali, tra cui spiccano ferro, magnesio e fosforo nonché di vitamine A e B1. Perfetto per chi ha bisogno di rinforzare unghie e capelli in quanto ricco di acido salicilico. In più essendo privo di glutine è adatto anche ai celiaci. Possiamo aggiungerlo alle nostre minestre, creare varie insalate. Al posto dei risotti facciamo i “migliotti”, invece della classica pastina possiamo proporre il miglio in brodo! Infine un dato d’importanza non trascurabile: unendolo ai legumi otteniamo una miscela proteica di valore biologico paragonabile a quello della carne… Vi ho convinto?

Miglio immagine

Diamo quindi il via alle danze. Ecco a voi le polpette di miglio e broccoli tanto apprezzate dai miei due folletti e dal marito.

150 gr di miglio
1 broccolo di media grandezza
1/2 cipolla rossa
1 spicchio di aglio
1/2 cucchiaino di paprika dolce
1/2 cucchiaino di curcuma
prezzemolo fresco
2 cucchiai di parmigiano grattugiato (facoltativo) oppure 2 cucchiai di stracchino di riso (facoltativo)
sale
pane (meglio se integrale) frullato assieme al prezzemolo e semi di sesamo per impanatura q.b.

Cuocete in acqua il miglio con la curcuma e un pizzico di sale, l’acqua deve essere pari almeno a due volte e mezzo il volume del miglio, per circa 20 minuti. Cuocete a vapore il broccolo.

In una terrina unite miglio, broccolo, cipolla e prezzemolo sminuzzati, aglio schiacciato con lo spremiaglio, paprika, formaggio o stracchino (se scelto), eventualmente salate e frullate tutto con il minipimer.

Formate le polpette leggermente schiacciate, passatele nella panatura e disponetele su una teglia rivestita con la carta forno. Passate un filo d’olio evo e infornate in forno preriscaldato a 200°C per circa 25-30 minuti.

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P.S. Se vogliamo il piatto completamente senza glutine, possiamo impanare le nostre polpette nella farina di mais (fioretto).

P.S.1 E se vogliamo un perfetto piatto unico, allora agli altri ingredienti possiamo aggiungere una tazza di fagioli cannellini già cotti da frullare assieme a miglio e broccoli…

P.S.2 E se vogliamo ancora, possiamo sostituire i broccoli con gli spinaci (ottimi).

Basta con i P.S….

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