Lo Stalking

Oggi 25 novembre, nella giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza sulle donne vi illustrerò la legge sullo stalking.
Secondo i dati del rapporto Eures con 179 donne uccise il 2013 è stato definito l’anno nero per il femminicidio nel nostro Paese, il più cruento degli ultimi sette, con un incremento del 14% rispetto al 2012.
Una donna uccisa ogni due giorni 7 omicidi su 10 consumati in casa.
Dopo questa breve premessa…….lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento con Legge 23 aprile 2009, n. 38 che ha introdotto all’art. 612 bis c.p. il reato di “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il termine di origine anglosassone to stalk,(letteralmente “fare la posta”), con il quale si vuol far riferimento a quelle condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona.
Il reato previsto e punito dall’art. 612 bis c.p. è stato inserito nella sezione relativa ai delitti contro la libertà morale, subito dopo l’art. 612 che definisce il delitto di minaccia.

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Lo scopo e l’obiettivo della presente legge si sostanzia nella tutela delle vittime da tutti quegli atti persecutori che, proprio per la loro caratteristica di ripetitività e perduranza nel tempo provocano nelle persone colpite, stati di ansia e paura per la propria incolumità o le costringono ad alterare significativamente le proprie abitudini di vita. Il reato di stalking costituisce una novità nel nostro sistema legislativo la normativa pregressa non era in grado, infatti, di affrontare il problema.Le condotte di stalking venivano considerate penalmente rilevanti solo laddove integravano la fattispecie prevista dall’articolo 660 del codice penale intitolato “Molestia o disturbo alle persone”. Altri mezzi per procedere in ambito giudiziario erano collegati a previsioni non
specificamente dirette a punire lo stalking, bensi dirette a colpire altri illeciti, che potevano accompagnare tali condotte moleste, quali: lesioni personali, ingiuria, diffamazione, violenza privata, minaccia violazione di domicilio. Invero, nel 2009 si arriva all’introduzione della nuova figura di reato, lo stalking.
Perché sussista la fattispecie delittuosa degli atti persecutori e affinchè trovi applicazione la legge in esame è necessario che si configuri:
– il ripetersi della condotta ovvero gli atti e comportamenti volti alla minaccia o alla molestia devono essere reiterati;
– i comportamenti devono essere intenzionali e finalizzati alla molestia;
– occorre che i suddetti comportamenti abbiano l’effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità e quella delle persone care, pregiudizio alle abitudini di vita e un grave stato di ansia e di paura: questo, oltre che grave, deve essere anche prolungato nel tempo.
Questo è l’elemento caratterizzante che serve a differenziare lo stalking da un comportamento legittimo o da una molestia ai sensi dell’art.660 c.p. Ovviamente i comportamenti insistenti devono essere non richiesti e non voluti, non graditi e intrusivi tali da creare disagio psicofisico e un ragionevole senso di ansia o paura.
Le forme più comuni di stalking si concretizzano nelle seguenti modalità:
– seguire e spiare la vittima: è questo il comportamento più diffuso ,compiuto allo scopo di avvicinarsi il più possibile alla quotidianità della vittima. Poiché il proposito esplicito è quello di controllare il soggetto e di generare timore, lo stalker può arrivare ad avvisarlo delle proprie intenzioni, così da attirarne l’attenzione ed immaginare di instaurare una sorta di relazione;
– molestare la vittima :può essere definita come una serie di atti, volontari e riconoscibili, volti a creare allarme, paura, disagio o anche solo insofferenza in colui che ne è oggetto;
– minacciare la vittima: si concretizza soprattutto danneggiando oggetti a lei cari.

Tutti possono diventare vittime dello stalking e subire atti persecutori. Va comunque ricordato che la grande maggioranza delle vittime è costituita da donne e che più della metà dei casi scaturisce da degenerazioni del rapporto di coppia, in cui a seguito della fine di una relazione uno dei due partner non accetta l’abbandono e la separazione, intraprendendo azioni di persecuzione nei confronti dell’ex-compagno.
In tutte le situazioni in cui si ravvisi tale fattispecie di reato, è la paura, il senso di colpa e il sentire la responsabilità di quanto accade, credere di “meritare” le molestie che gioca un ruolo importante nella vittima tanto da evitare di denunciare il persecutore.
La pena applicabile, nel caso in cui si realizzi la condotta in esame, può variare e andare da un minimo di sei mesi sino a quattro anni di reclusione. A ciò si aggiunge l’aumento di pena in caso di recidiva e l’applicazione di circostanza aggravanti se il fatto è commesso in danno di coniuge separato o divorziato o persona che è stata legata da relazione affettiva; se il fatto è commesso in danno di minore, di persona in gravidanza, di persona disabile.
Se il molestatore si spinge fino all’omicidio della vittima di stalking, sarà punito con l’ergastolo.
Il reato è procedibile a querela di parte, (ossia la persona offesa deve esplicitamente far verbalizzare dagli operanti che vuole che l’autore dei fatti denunciati sia perseguito e punito ai sensi di legge); la querela si può presentare entro sei mesi dal fatto e si può rimettere. Si procede d’ufficio, invece, quando il fatto è commesso in danno di minore o persona disabile e quando il fatto è connesso con altro delitto procedibile d’ufficio.
Si procede altresì d’ufficio quando il fatto è stato commesso da un soggetto già ammonito.
L’ammonimento è un provvedimento amministrativo (e non penale) di competenza del Questore che su richiesta della persona che ritiene di essere vittima di comportamenti persecutori, dopo aver valutato i fatti e se ritiene motivata la richiesta anche sulla base delle informazioni raccolte dagli organi investigativi, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento invitandolo ad interrompere il comportamento persecutorio ed a tenere una condotta conforme alla legge.
Se l’autore dei comportamenti persecutori, nonostante l’ammonimento, continua la sua azione e la vittima lo riferisce alle Autorità competenti, questi verrà perseguito penalmente senza la necessità che la vittima presenti querela.
La Legge n.39 del 2009, ha, introdotto una nuova misura cautelare, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 terc.p.p.).Tali luoghi sono quelli “abitualmente frequentati” potendo quindi consistere, oltre che nell’abitazione e luogo di lavoro, anche in luoghi quali palestra, scuola dei figli etc.. Può trattarsi anche di luoghi frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o persone che hanno con questa una relazione affettiva. Il giudice può anche vietare all’indagato di comunicare attraverso qualsiasi mezzo con la persona offesa. Viene, inoltre, esteso al reato in esame quanto prescritto ex art. 266 c.p.p., ovvero l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi al reato di “atti persecutori”.
L’ufficiale di polizia giudiziaria di fronte ad un caso concreto di stalking deve:
– raccogliere e verbalizzare una denuncia-querela con un racconto quanto più dettagliato, analitico e approfondito da parte della vittima che dovrà cercare di riferire, in modo più preciso possibile, anche sui pregressi rapporti con il denunciato, specificando se vi è stata convivenza, quanto è durata, e quando precisamente abbiano avuto inizio le condotte persecutorie;
– se la persona offesa presta il consenso si può procedere a fotografare eventuali segni fisici di riferite lesioni/percosse sulla stessa;
– la persona offesa riferisce di sms ricevuti e conservati nella memoria del telefono cellulare, sarà necessario procedere alla lettura e trascrizione del testo di ciascun messaggio, compreso numero di utenza mittente, data, orario. Se la persona offesa è disponibile a privarsi del proprio telefono cellulare si può procedere a sequestro dello stesso.
– con riferimento a riportati stati di ansia, stress, squilibrio psicologico da parte della persona offesa in conseguenza delle condotte persecutorie procedere ad acquisire eventuale documentazione medica relativa;
– a riscontro delle dichiarazioni della persona offesa procedere immediatamente ad assumere a sommarie informazioni tutti coloro che possano ritenersi informati, anche solo in parte, dei fatti e delle condotte denunciate;
La legge in esame ha previsto l’obbligo da parte delle forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori di fornire alla vittima stessa, tutte le informazioni relative ai Centri Antiviolenza presenti sul territorio, ed in particolare nella zona di residenza, e
di provvedere inoltre ad accompagnare la vittima presso tali strutture, qualora ne faccia espressamente richiesta. E’ stato Istituito, presso il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, un numero verde nazionale a favore delle vittime attivo 24 ore su 24.
Sei costretta
di solitudine
e cerchi
tendendo mani
di scacciare l’inerzia,
succube di dominio
e…nel tuo pianto,
unica sensazione
di libertà,
ecco l’urlo che avanza
per fuggire, vincitrice,
dal tuo silenzio.
Buondì e alla prossima mamma Katia

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