Archivio mensile:novembre 2014

It’s beginning to look a lot like Christmas

Sono lì che spingo a fatica il passeggino e penso al mio anno faticosissimo, ai mesi senza stipendio, alle suppliche per avere ciò che mi spetta (ancora), al licenziamento, al matrimonio, a tutti quei kg persi, alla ricerca spasmodica di un senso da dare all’autunno, penso a come si stanno mettendo le cose adesso, alle persone speciali che sempre esistono e che mi regalano stima, penso ai kg che sto riguadagnando alla velocità di un dolce ogni due giorni, penso ai miei studenti extra comunitari che vogliono imparare a dire minigonna e sognano di guadagnare tanti soldi per riscattarsi e cambiare vita e penso che dopotutto perdere quel lavoro a 35 anni suonati è stata la miglior cosa che potesse accadermi… sono lì che spingo questo benedetto passeggino dicevo, nel bel mezzo della tempesta mentale del secolo, quando all’improvviso lo vedo.  Cioè prima lo sento. E capisco tutto. Dalla metà di via delle Beccherie arriva la musica di Jingle Bells e intravedo già da lontano un capannello di bambini davanti ad una grande teca. E dento lui: il Babbo Natale di “Michelastoppa” che balla a ritmo di musica. E mi accorgo in un attimo che tra tutte queste elucubrazioni mentali mi sono persa. Domani è dicembre, tra 25 giorni è Natale, tra 1 mese è finito un altro anno e io che ho fatto a settembre? E a ottobre? E a novembre? Non lo so e non me ne importa più niente perché ormai sento già addosso quella strana sensazione di felicità..

Non so spiegare cosa mi accade quando entro nel Christmas mood senza averlo preventivato, però è qualcosa che ha il sapore di una cioccolata calda davanti ad un camino con le amiche del cuore quando fuori si chiatra, ha l’odore della cannella, fa il rumore della legna che scoppietta nel fuoco e ha il calore della mia coperta arancione da divano.

A dicembre io cambio. E il mio finto cinismo muore nelle migliaia di film natalizi che mi sparo senza contegno ad ogni ora del giorno.  A dicembre io cambio: e  l’amore che ho dentro viene fuori sotto strane forme gigidalessiane, neomelodiche, inspiegabilmente melense. Odio il freddo ma amo guardare le storie d’amore e d’amicizia sotto la neve di new work o di qualche altro posto freddissimo del mondo.  Chi mi conosce lo sa. Non resisto all’ultima notte di Carrie Bradshaw a New York con Big e le sue amiche, né a Mark che va a bussare a casa di Juliet la vigilia di Natale con i suoi cartelloni di frasi d’amore per dirle che lei è perfetta. Non resisto a Bridget Jones che corre in mutande per Londra per rincorrere il suo bel Mark non resisto nemmeno alla mamma in volo per Parigi che all’improvviso urla: “KEVIIIIIN!”

Ogni anno lo dico, ma questo sarò un Natale speciale. Resterò a casa con le persone importanti, guarderemo quei film rigorosamente in inglese e faremo sempre le stesse battute secolari, mangeremo fino a sfondarci gli stomaci e giureremo di non farlo mai più, prenderemo dei maalox, berremo tutto il bevibile, ci scambieremo dei regali al buio super trash con la regola di non superare i 5€ di spesa e io certamente pescherò il più inutile e brutto, ci accasceremo satolli su qualche divano e dormiremo poco. Però saremo felici. felici di esserci semplicemente e di vedere i nostri figli giocare sotto l’albero. E scusate se è poco.

A voi tutti auguro un felicissimo mese di dicembre mangiando pettole e cartellate e baccalà e pasta al forno come se non ci fosse un domani, vi auguro un vicino di sedia che non abbia il cucù proprio quando voi avete l’asso e volete cambiare, vi auguro di non prendervi un virus gastrointestinale la vigilia di Natale (come invece è successo a me l’anno scorso), di realizzare un vostro desiderio nascosto e di realizzarne uno dei vostri figli  dandogli la certezza che Babbo Natale esiste davvero.

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“Breast is Best…”

I primi mesi di maternitá possono essere molto faticosi per una donna. La questione dell’allattamento al seno come modo ideale (ed esclusivo) per nutrire il neonato puó diventare molto stressante: la pressione messa addosso ad una mamma da chi le consiglia di “fare la cosa giusta”, infatti, può diventare davvero difficile da sopportare.

Io, personalmente, ho amato moltissimo allattare mio figlio. Sapevo che gli stavo dando tutto il necessario per vivere e questo mi riempiva di orgoglio. Tuttavia, detestavo farlo in pubblico! Per quanto cercassi di essere discreta, mi sentivo sempre osservata. E cosí finivo per ritrovarmi puntualmente ad allattare in macchina o, al massimo, nelle stanzette riservate alle mamme nei negozi per bambini. Lo so….vi starete chiedendo il perchè, ma purtroppo esiste ancora gente che non vede di buon occhio un momento cosí tenero e speciale come quello di un neonato che si nutre dalla mamma.

Vi racconto un paio di esempi davvero squallidi: recentemente, una mamma è stata fotografata a sua insaputa (da un completo idiota!) mentre allattava lungo una strada del Regno Unito. Il suddetto idiota, non contento, ha pensato bene di condividere la foto sui social media e di scrivere terribili insulti contro la mamma. Per fortuna, in molti si sono schierati dalla parte della signora, che nel frattempo era stata paragonata dal sedicente fotografo, indignato perchè certe cose 《vanno fatte in casa e da nessun’altra parte》, ad una barbona. Non vi dico la rabbia che ho provato nel sentire questa storia! Altro episodio, vissuto direttamente da mia sorella: sulla metro di Londra, un neonato piangeva disperatamente. L’ora della pappa era arrivata e lui sembrava proprio non voler aspettare. La madre iniziò ad allattare ed un uomo, seduto accanto a lei, si alzó e andó in cerca di un altro posto dicendo che quello che stava facendo era disgustoso. Si! Proprio così! Ora capite perchè mi sentivo tanto a disagio ad allattare in pubblico? Anche se, devo ammetterlo, quando mi capitava di farlo a Matera ero non solo a mio agio, ma anche felice.

Certo, sappiamo tutti che “Breast is Best” (il seno é la cosa migliore), e forse è proprio per questo motivo che in molti giudicano negativamente il passaggio al latte artificiale, soprattutto prima dei sei mesi. Che il bimbo abbia preso uno, due o tre biberon al giorno da integrare al latte materno, o che sia passato interamente al latte artificiale, ecco che arriva l’importante traguardo dei sei mesi: comincia lo svezzamento e il bambino riceve i principali elementi nutritivi da cibi solidi, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanitá.

Quando mio figlio ha compiuto 3 mesi, ho scelto di introdurre il latte artificiale una volta al giorno. Ho deciso di usarlo come ultimo pasto della giornata, per farlo dormire meglio. Devo dire che il metodo è stato assolutamente efficace, sia per me che per mio figlio Marco: ha imparato ad associare il riposo notturno al biberon, ed il suo sonno (e il mio!) è diventato molto piú regolare.

L’allattamento al seno è fondamentale. Ha tanti vantaggi evidenti, sia per la mamma che per il bambino. E dopo tutte le raccomandazioni fatte da parenti, amici e conoscenti, non meravigliatevi se vi dico che quando ho dato a Marco il suo primo biberon sono stata assalita da un terribile senso di colpa. Mi sono sentita una pessima madre, come se stessi avvelenando mio figlio. Ma adesso me ne rendo conto: che cosa ridicola!!! Ognuno ha diritto alla propria opinione, è vero, ma se una donna decide di introdurre molto presto il latte artificiale o, addirittura, di non allattare affatto…chi siamo noi per giudicare?

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Un libro per principesse alternative

Ciao a tutti

Dopo tanto tempo sono tornata su questo blog in una veste diversa, poiché questa volta non scriverò di attività creative ma di una attività che condivido con mia figlia fin da quando aveva pochi mesi: la lettura.

Premettendo che non sono una esperta, in questo spazio vi parlerò delle letture testate sul campo insieme a mia figlia. Magari troverete qualche suggerimento interessante per un regalo, visto che si avvicina Natale… e i libri non dovrebbero mai mancare sotto l’Albero.

L’albo illustrato che vi presento oggi è “La Principessa Ribelle”, di Anna Kemp e Sara Ogilvie, tradotto da Marinella Barigazzi, Edizioni Nord-Sud. 

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La nostra esperienza con le femminucce ci insegna che, nonostante tutti i nostri sforzi, il fascino di principesse e principessine è irresistibile. Ed è difficile scardinare certi stereotipi quando ci troviamo di fronte al bombardamento mediatico che riempie l’immaginario delle nostre figlie. Ecco: questo libro è una piccola àncora di salvezza, parla di un altro tipo di principessa.

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Carlotta, il suo nome, attende e sogna con ansia che un principe azzurro le cambi la vita; nell’attesa legge tantissimi libri, e già questo ce la rende molto, molto simpatica.

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Poi, finalmente, il principe arriva, le fa battere il cuore… si giurano il vero l’amore… ma quando capisce che il principe le riserva una vita di agi ma isolata in una torre, circondata solo da vestiti, merletti e cappellini, Carlotta si ribella perché non ci sta a fare la principessa rinchiusa nel castello.

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Incontrerà un drago, anche lui prigioniero, che diventerà il suo migliore amico e col quale vivrà fantastiche avventure, ribellandosi al suo destino.

I punti di forza del libro sono sicuramente le illustrazioni, che trovo bellissime e molto accattivanti per i piccoli lettori, con molti dettagli spiritosi. Inoltre, il testo è in rima e questo rappresenta spesso un vantaggio nella lettura ad alta voce, soprattutto con i più piccoli. Il ritmo delle rime riesce a mantenere alta l’attenzione del bimbo, e dopo poco il libro si legge in due (almeno a noi capita così): io leggo la prima frase e mia figlia finisce la strofa a memoria.

Il motivo per cui adoro questo albo è il messaggio di libertà che racchiude: la protagonista si comporta in modo anticonvenzionale e non stereotipato: forse riuscirà ad allontanare per un po’ le nostre figlie da tutte quelle principesse che riempiono le storie e i cartoni animati più famosi e il cui unico sogno è incontrare un principe.

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La scelta di ribellarsi al ruolo imposto mi sembra un bel modo per far capire ai nostri figli quanto sia importante seguire i propri sogni e lottare per essi, in poche parole fa capire quanto sia importante la libertà.

Certamente mia figlia è piccola per recepire un messaggio così articolato, ma ritengo che non sia mai troppo presto per mostrar loro cose, storie e personaggi che rompono gli schemi costituiti.

E credo che sia una lettura adatta anche ai maschietti… futuri uomini della nostra società, che dovranno rapportarsi al mondo femminile rispettandone l’autonomia e l’indipendenza. Tema quanto mai scottante in questi giorni in cui tanto si discute di rispetto per le donne.

Insomma un albo con tanti spunti interessanti.

Sono certa che scatta la domanda: per quale età è adatto? Sul libro non c’è un’età consigliata; in internet troverete indicazioni per i tre anni. Mi è capitato spesso di non ritrovarmi con le indicazioni sull’età riportate sui libri, dipende molto dai bambini, a volte anche dalla nostra capacità di presentarglieli. Io l’ho letto a mia figlia che aveva due anni. Penso che si possa apprezzare in maniera differente anche col passare del tempo.

Spero di avervi incuriosito e vi auguro buona lettura.

Marinella

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Psicomotricità: facciamo canestro!

Io non sono una professionista del settore, non ho studiato scienze motorie, ma sono una che ha sempre cercato di fare del movimento. Negli ultimi mesi ho voluto soddisfare un mio desiderio: imparare a giocare a tennis. Ho preso delle lezioni e ora continuo a praticarlo sfidando mio marito una volta a settimana (con pessimi risultati per il momento, ma migliorerò).

Questa premessa perché, l’intrattenimento che ho apparecchiato per i miei figli durante uno dei passati pomeriggi, mi è stato suggerito dal mio istruttore di tennis. Mi ha raccontato che per perfezionare il lancio di palla in aira, fase delicatissima che precede la battuta, lui usa far fare un esercizio ai suoi allievi, soprattutto i più piccolini. Eccolo di seguito spiegato e mostrato.

COSA OCCORRE

  • Pentole e/o contenitori vari
  • Palline e/o oggetti morbidi indicati per il lancio (io ho usato delle costruzioni morbide)
  • Un cuscino che faccia da posizione di lancio

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IL GIOCO

Consiste nel lanciare a distanze diverse gli oggetti nel tentativo di centrare i vari contenitori.

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In questo modo il bambino impara a coordinare diversi suoi “strumenti” corporei….e la mamma a lanciare la pallina alla giusta altezza per una battuta perfetta!

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Lo Stalking

Oggi 25 novembre, nella giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza sulle donne vi illustrerò la legge sullo stalking.
Secondo i dati del rapporto Eures con 179 donne uccise il 2013 è stato definito l’anno nero per il femminicidio nel nostro Paese, il più cruento degli ultimi sette, con un incremento del 14% rispetto al 2012.
Una donna uccisa ogni due giorni 7 omicidi su 10 consumati in casa.
Dopo questa breve premessa…….lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento con Legge 23 aprile 2009, n. 38 che ha introdotto all’art. 612 bis c.p. il reato di “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il termine di origine anglosassone to stalk,(letteralmente “fare la posta”), con il quale si vuol far riferimento a quelle condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona.
Il reato previsto e punito dall’art. 612 bis c.p. è stato inserito nella sezione relativa ai delitti contro la libertà morale, subito dopo l’art. 612 che definisce il delitto di minaccia.

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Lo scopo e l’obiettivo della presente legge si sostanzia nella tutela delle vittime da tutti quegli atti persecutori che, proprio per la loro caratteristica di ripetitività e perduranza nel tempo provocano nelle persone colpite, stati di ansia e paura per la propria incolumità o le costringono ad alterare significativamente le proprie abitudini di vita. Il reato di stalking costituisce una novità nel nostro sistema legislativo la normativa pregressa non era in grado, infatti, di affrontare il problema.Le condotte di stalking venivano considerate penalmente rilevanti solo laddove integravano la fattispecie prevista dall’articolo 660 del codice penale intitolato “Molestia o disturbo alle persone”. Altri mezzi per procedere in ambito giudiziario erano collegati a previsioni non
specificamente dirette a punire lo stalking, bensi dirette a colpire altri illeciti, che potevano accompagnare tali condotte moleste, quali: lesioni personali, ingiuria, diffamazione, violenza privata, minaccia violazione di domicilio. Invero, nel 2009 si arriva all’introduzione della nuova figura di reato, lo stalking.
Perché sussista la fattispecie delittuosa degli atti persecutori e affinchè trovi applicazione la legge in esame è necessario che si configuri:
– il ripetersi della condotta ovvero gli atti e comportamenti volti alla minaccia o alla molestia devono essere reiterati;
– i comportamenti devono essere intenzionali e finalizzati alla molestia;
– occorre che i suddetti comportamenti abbiano l’effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità e quella delle persone care, pregiudizio alle abitudini di vita e un grave stato di ansia e di paura: questo, oltre che grave, deve essere anche prolungato nel tempo.
Questo è l’elemento caratterizzante che serve a differenziare lo stalking da un comportamento legittimo o da una molestia ai sensi dell’art.660 c.p. Ovviamente i comportamenti insistenti devono essere non richiesti e non voluti, non graditi e intrusivi tali da creare disagio psicofisico e un ragionevole senso di ansia o paura.
Le forme più comuni di stalking si concretizzano nelle seguenti modalità:
– seguire e spiare la vittima: è questo il comportamento più diffuso ,compiuto allo scopo di avvicinarsi il più possibile alla quotidianità della vittima. Poiché il proposito esplicito è quello di controllare il soggetto e di generare timore, lo stalker può arrivare ad avvisarlo delle proprie intenzioni, così da attirarne l’attenzione ed immaginare di instaurare una sorta di relazione;
– molestare la vittima :può essere definita come una serie di atti, volontari e riconoscibili, volti a creare allarme, paura, disagio o anche solo insofferenza in colui che ne è oggetto;
– minacciare la vittima: si concretizza soprattutto danneggiando oggetti a lei cari.

Tutti possono diventare vittime dello stalking e subire atti persecutori. Va comunque ricordato che la grande maggioranza delle vittime è costituita da donne e che più della metà dei casi scaturisce da degenerazioni del rapporto di coppia, in cui a seguito della fine di una relazione uno dei due partner non accetta l’abbandono e la separazione, intraprendendo azioni di persecuzione nei confronti dell’ex-compagno.
In tutte le situazioni in cui si ravvisi tale fattispecie di reato, è la paura, il senso di colpa e il sentire la responsabilità di quanto accade, credere di “meritare” le molestie che gioca un ruolo importante nella vittima tanto da evitare di denunciare il persecutore.
La pena applicabile, nel caso in cui si realizzi la condotta in esame, può variare e andare da un minimo di sei mesi sino a quattro anni di reclusione. A ciò si aggiunge l’aumento di pena in caso di recidiva e l’applicazione di circostanza aggravanti se il fatto è commesso in danno di coniuge separato o divorziato o persona che è stata legata da relazione affettiva; se il fatto è commesso in danno di minore, di persona in gravidanza, di persona disabile.
Se il molestatore si spinge fino all’omicidio della vittima di stalking, sarà punito con l’ergastolo.
Il reato è procedibile a querela di parte, (ossia la persona offesa deve esplicitamente far verbalizzare dagli operanti che vuole che l’autore dei fatti denunciati sia perseguito e punito ai sensi di legge); la querela si può presentare entro sei mesi dal fatto e si può rimettere. Si procede d’ufficio, invece, quando il fatto è commesso in danno di minore o persona disabile e quando il fatto è connesso con altro delitto procedibile d’ufficio.
Si procede altresì d’ufficio quando il fatto è stato commesso da un soggetto già ammonito.
L’ammonimento è un provvedimento amministrativo (e non penale) di competenza del Questore che su richiesta della persona che ritiene di essere vittima di comportamenti persecutori, dopo aver valutato i fatti e se ritiene motivata la richiesta anche sulla base delle informazioni raccolte dagli organi investigativi, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento invitandolo ad interrompere il comportamento persecutorio ed a tenere una condotta conforme alla legge.
Se l’autore dei comportamenti persecutori, nonostante l’ammonimento, continua la sua azione e la vittima lo riferisce alle Autorità competenti, questi verrà perseguito penalmente senza la necessità che la vittima presenti querela.
La Legge n.39 del 2009, ha, introdotto una nuova misura cautelare, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 terc.p.p.).Tali luoghi sono quelli “abitualmente frequentati” potendo quindi consistere, oltre che nell’abitazione e luogo di lavoro, anche in luoghi quali palestra, scuola dei figli etc.. Può trattarsi anche di luoghi frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o persone che hanno con questa una relazione affettiva. Il giudice può anche vietare all’indagato di comunicare attraverso qualsiasi mezzo con la persona offesa. Viene, inoltre, esteso al reato in esame quanto prescritto ex art. 266 c.p.p., ovvero l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi al reato di “atti persecutori”.
L’ufficiale di polizia giudiziaria di fronte ad un caso concreto di stalking deve:
– raccogliere e verbalizzare una denuncia-querela con un racconto quanto più dettagliato, analitico e approfondito da parte della vittima che dovrà cercare di riferire, in modo più preciso possibile, anche sui pregressi rapporti con il denunciato, specificando se vi è stata convivenza, quanto è durata, e quando precisamente abbiano avuto inizio le condotte persecutorie;
– se la persona offesa presta il consenso si può procedere a fotografare eventuali segni fisici di riferite lesioni/percosse sulla stessa;
– la persona offesa riferisce di sms ricevuti e conservati nella memoria del telefono cellulare, sarà necessario procedere alla lettura e trascrizione del testo di ciascun messaggio, compreso numero di utenza mittente, data, orario. Se la persona offesa è disponibile a privarsi del proprio telefono cellulare si può procedere a sequestro dello stesso.
– con riferimento a riportati stati di ansia, stress, squilibrio psicologico da parte della persona offesa in conseguenza delle condotte persecutorie procedere ad acquisire eventuale documentazione medica relativa;
– a riscontro delle dichiarazioni della persona offesa procedere immediatamente ad assumere a sommarie informazioni tutti coloro che possano ritenersi informati, anche solo in parte, dei fatti e delle condotte denunciate;
La legge in esame ha previsto l’obbligo da parte delle forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori di fornire alla vittima stessa, tutte le informazioni relative ai Centri Antiviolenza presenti sul territorio, ed in particolare nella zona di residenza, e
di provvedere inoltre ad accompagnare la vittima presso tali strutture, qualora ne faccia espressamente richiesta. E’ stato Istituito, presso il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, un numero verde nazionale a favore delle vittime attivo 24 ore su 24.
Sei costretta
di solitudine
e cerchi
tendendo mani
di scacciare l’inerzia,
succube di dominio
e…nel tuo pianto,
unica sensazione
di libertà,
ecco l’urlo che avanza
per fuggire, vincitrice,
dal tuo silenzio.
Buondì e alla prossima mamma Katia

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Un libro….da favola!

I miei bambini hanno una biblioteca invidiabile che ha accolto, qualche tempo fa, un “libro da favola” che è stato regalato al Leone.

C’era una volta un mercante ricco e gentile che aveva sei figli, tre maschi e tre femmine…”

Sì, questo è proprio l’incipit de “La Bella e la Bestia”, un classico delicato e profondo, che continua ad affascinare con la sua magia.

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Il libro in questione è un libro animato, un libro pop-up, dove ogni pagina rivela la sorprendente bellezza dei personaggi, del castello incantato…tutto sboccia, tutto prende forma, tutto prende vita in un turbinio di colori e profumi che rendono il racconto ancora più magico e, se possibile, ancora più accattivante.

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Un libro pop-up è anche un gioco e infatti il nostro volume, spesso e volentieri, si è trasformato nei più disparati scenari…la Bella e la Bestia sono stati costretti a convivere e a condividere il loro regale tetto con i personaggi più impensabili: puffi, masnade piratesche, animali della savana, eroi di ogni epoca…ma anche questo fa parte del magico viaggio della lettura…

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Un libro che consiglio a tutte le mamme, ai papà e ai bambini, con l’augurio di una buona lettura e di  un buon viaggio nel mondo più bello che ci sia.

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Quello della fantasia, naturalmente!

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E poi vorresti essere Babbo Natale…

Questa mattina entro all’Ipercoop e TATAAAN

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Una miriade di giochi esposti! Erano tutti lì, scatole grandi e piccole, coloratissime! Erano così tanti che ho avuto difficoltà a distinguere ogni singolo gioco. Ce ne erano per tutte le età, 0-X anni… Improvvisamente mi è venuta voglia di essere Babbo Natale! C’era l’imbarazzo della scelta! Per la prima volta ho pensato al Natale di mio figlio, all’albero con sotto tanti bei regali. E’ stato inevitabile ricordare le emozioni della mia infanzia, la magica attesa della notte di Natale, l’ancor più magica comparsa dei doni, dei pacchi grandi e infiocchettati. Ho fatto la riflessione, per me del tutto insospettabile, che il Natale è bello anche per i genitori, anche per quelli che come me hanno sempre detto di non voler viziare i figli con mille regali. Si perchè davanti ad ogni gioco immaginavo l’approccio curioso di Giulio, lo sguardo sorpreso, il sorriso, il balletto per la musichetta di Peppa o la corsa dietro una palla colorata e parlante, l’imitazione della mamma in cucina, quella in formato tascabile. Volevo fare un regalo al mio piccolo e, imbarazzata ed indecisa, me ne sono caricati due nel carrello… Con un po’ di violenza su me stessa ho superato l’area giochi e ho cominciato a fare la spesa, quella vera, quella per mangiare! Man mano che mi allontanavo dalla zona X pensavo che sarebbe stato bello essere lì con il resto della famiglia, papà e Giulio, vedere su cosa si fiondava. Certo che se tutta quell’esposizione ha provocato questo effetto compulsivo su di me, su un bambino cosa può suscitare?!? Sono arrivata alla cassa e avevo già rimesso i piedi a terra, il telefono di Peppa Pig è rimasto sul nastro della cassa spenta, io ho continuato a sbirciare i giocattoli scelti da un altro papà, aveva riempito un bel carrello di doni! Insomma oggi ho portato a casa il primo scatolo da mettere nel sacco di Babbo Natale, una bella Folletto! Mio figlio ne è appassionato!

Il Natale non dovrebbe essere solo l’attesa dei regali, ma oggi davvero avrei voluto essere Babbo Natale, caricare tutti i giochi e vedere felici tutti i bimbi, anche il mio.

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