Archivio mensile:ottobre 2014

IL GIORNO DEI GIORNI

È come quando l’Italia dello sport vince il mondiale, come quando partorisci senza epidurale dopo ore di travaglio intenso, come quando la PVF vinceva le coppe dei campioni e Keba Phipps menava una schiacciata che l’avversaria stramazzava al suolo, come quando il Matera arrivò in serieB.image

Emozioni esplosive, che se non le butti fuori con un urlo sovrumano schiatti in corpo e implodi.

La materanità ieri ha avuto uno dei suoi punti più alti, inutile in quel momento fare i radical chic, inutile dire “ma a noi che ce ne viene in tasca?”, inutile pensare che mangeranno sempre i soliti, inutile pensare razionalmente che mo il carro dei vincitori si riempirà di personaggi pessimi, che i soldi che pioveranno sulla nostra città finiranno spesi male.

Se sei Materano, o se ami Matera da esterno, ieri pomeriggio alle 18 meno qualcosa hai buttato fuori le ‘ndrame urlando come un ossesso quando Franceshini ha letto quel nome.

E dai su ragazzi!  Che orgoglio! Che soddisfazione! Che emozione! Per quelli come me che qui ci sono nati e cresciuti, per quelli come me che hanno provato a scappare lontano lontano lontano e poi sono stati richiamati indietro da questa specie di cordone ombelicale invisibile, per quelli come me che potevano fare altro altrove e si sono accontentati di fare un lavoro qualsiasi qui sentendosi dire le solite frasi “e che hai studiato a fare se devi fare questo lavoro?”, beh scusate è una soddisfazione grande.

E per i nostri genitori? Per i nostri nonni? Che cosa significa sapere non solo di non vivere più in un posto considerato la “vergogna d’Italia” ma di vivere in una città che rappresenterà la cultura tra 5 anni? Ieri tante persone non direttamente coinvolte in alcun comitato piangevano per la commozione vera di sapere che il posto che amano ce l’ha fatta: ha vinto una sfida importantissima giocandosela come e meglio delle altre città. Bella e brava Matera!

Poi, appena l’adrenalina si sarà depositata certo che faremo i critici, certo che penseremo alle cose concrete! Vogliamo che la cultura si costruisca davvero: nelle cose piccole e in quelle grandi: che vengano creati posti di lavoro dignitosi per i nostri giovani e parchi per i nostri bimbi, vogliamo che Matera diventi più verde e meno palazzinara, che si faccia portavoce di nuove forme di energia pulita e rinnovabile contro le trivelle che stanno svilendo e avvelenando la nostra Regione, vogliamo divertirci nelle piazze senza che qualcuno a mezzanotte ci faccia spegnere la musica, dai! e vogliamo che i nostri amici e fratelli che sono dovuti andare all’estero per costruirsi il futuro, possano un domani tornare a casa sapendo di trovare qui la stessa dignità lavorativa che hanno altrove.

Per ora solo questo (ha ditt nudd!)

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Alzi la mano chi non ha mai mangiato la Nutella…

Ovviamente la crema super conosciuta l’abbiamo mangiata tutti, io forse un po’ di meno. Essendo nata e cresciuta nella Repubblica Ceca, dove 40 anni fa la Nutella era introvabile, io mangiavo la “Nugeta”, una crema di produzione ceca fatta di arachidi, cacao, latte e non so più di cos’altro (in quegli anni non m’interessavano tanto le etichette). Con la caduta del comunismo si sono aperte le frontiere e anche la Nutella è approdata nel nostro paese. A dir la verità, più o meno fino ai miei 30 anni non rientrava tra i miei cibi preferiti; solo in seguito ho cominciato ad apprezzarla e a mangiarla spesso e volentieri. Avevo messo in atto anche un’escamotage: il barattolo della crema incriminata lo mettevo in freezer, cosi si induriva ed era più difficile mangiarne tanta…

Ora non sto a perdere tempo con la descrizione della Nutella, di cosa è composta, di quanto ci fa male, che il Signor Ferrero ha pensato bene di investire milioni nella pubblicità, poiché in rete di articoli sulla Nutella ne trovate di tutti i colori…

Piuttosto vi dico quanto era difficile trovare un prodotto per sostituirla. Per primo dovevo trovare una cremina dove non c’erano le proteine del latte (per via dell’intolleranza del nostro bimbo). Quindi ho cercato tra le creme di produzione bio e ho trovato qualcosina. Ma… Gli oli vegetali, questi potenti grassi di palma, di colza e compagnia bella, erano onnipresenti,e per quanto coltivati in modo bio, rimangono pur sempre grassi saturi. Poi ho trovato un prodotto accettabile, fatto con olio di girasole. Ma… Senza le nocciole! Ahi ahi senza i grassi buoni e senza le sostanze benefiche che le nocciole contengono. E va bene, pazienza, per un pò di tempo mi sono accontentata. Ho provato ovviamente qualche ricetta da fare con olio di gomito trovata in rete, ma senza grande successo, poiché a casa nostra i giudici sono molto severi!

E poi… Eureka! Ho trovato! Cosa? La crema di cioccolato e nocciole dei Magnifici 20 di Marco Bianchi! Senza grassi aggiunti, senza latte, con le nocciole e con buon cioccolato fondente. Naturalmente l’ho leggermente modificata secondo i miei gusti aumentando un pochino la quantità di nocciole e di latte per renderla ancora più gustosa. Ho fatto conoscere questa ricetta ad alcune amiche che l’hanno battezzata con il simpatico nome “Nutelliva”. Mi dispiace per te Marco Bianchi… ;-). E vai!

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Ingredienti:
140 g di zucchero integrale di canna
150 g di nocciole spellate
300 g di cioccolato fondente al 70%
160 ml di bevanda vegetale (soia, riso, avena…)

Nel mixer polverizzate lo zucchero. Aggiungete le nocciole e tritate finché non si sarà formata una vera crema (circa 5 minuti). Unite il cioccolato poco per volta. Solo alla fine aggiungete il latte e frullate ancora per qualche secondo.
Trasferite la crema in una ciotola a bagnomaria e, sempre mescolando, lasciatela cuocere per 20 minuti. Togliete dal fuoco e trasferite in un vaso di vetro. Fate freddare, chiudete con il coperchio e conservate in frigorifero.

Per le mamme munite di Bimby il lavoro si semplifica. Mettete nel boccale lo zucchero e polverizzate 30 sec. vel. 9. Aggiungete le nocciole 30 sec. vel. 6. Raccogliete e fate andare 5 min. vel. 5. Assicuratevi che si stia formando la cremina. Sennò raccogliete di nuovo e continuate. Aggiungete il cioccolato e frullate 1 min. vel. 6. Raccogliete e aggiungete il “latte”, cuocete 6 min. 50° vel. 4. Dopo di che procedete come descritto sopra (trasferite in un vaso di vetro, fate freddare…)

Al momento dell’aggiunta di latte io aggiungo le spezie, un cucchiaino da caffè. A volte la cannella oppure lo zenzero, ho provato anche la curcuma. Vince la cannella.

Questa crema buonissima e sanissima, forse non è cosi spalmabile come la sua “amica Ferrero”, ma vi farà sicuramente piacere mangiarla. Attenzione, rimane sempre molto calorica, quindi andateci piano. Noi la gustiamo spalmata su fette di pane integrale tostate, la uso anche come ripieno per i cornetti di farro che ogni tanto faccio per colazione (e non solo).

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Nella scelta della bevanda vegetale vi dico di stare piuttosto attenti nei vostri acquisti. Leggete bene le etichette e diffidate dei prodotti contenenti gli oli vegetali non specificati e gli zuccheri aggiunti non che termini strani, tipo i mono- e digliceridi degli acidi grassi.

Una curiosità. Perché non usare il latte vaccino? Il cacao contiene degli antiossidanti (flavonoidi), per dare benefici, il cioccolato deve essere fondente almeno al 70%.
“ A quanto pare, le proteine del latte sembrano bloccare l’assorbimento dei flavonoidi del cacao e di conseguenza inibiscono fortemente le sue proprietà di combattere i radicali liberi, le dannose molecole che invecchiano le nostre cellule con il loro elevato potere ossidante. I livelli di antiossidanti aumentano immediatamente dopo l’assunzione del cioccolato fondente e tornano ai livelli normali dopo circa quattro ore. Quando si mangia del cioccolato al latte o si beve un bicchiere di latte mangiando il cioccolato fondente, non avviene proprio nulla.” (tratto dal libro di Marco Bianchi)
Interessantissimo, no?

P.S. Grazie Ale!

P.S.2. Aprendo la posta elettronica, eccola qui…

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Lo so, lo so… + Iva, – Nutella

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La birra POM

Questo è un post accademico, che nasce da una riflessione del tutto extra-accademica durante la serata POM.

L’evento dell’anno.

Il momento di sintesi tra paternità e giovinezza, tra ragione e divertimento, tra confini e immaginazione.

I nostri nove temerari, coraggiosi, si sono incontrati ad di fuori di schemi costituiti superando una serie di difficoltà insormontabili quali il riconoscersi ed hanno dato vita ad una opportunità sociale unica, forte, rara, leggera e divertente. La birra Pom.

Nove fantastici, inenarrabili eroi. Che sfidano l’abbiocco da divano per una uscita tra le intemperie di una serata a 22 gradi ad un orario proibitivo. Fissato in modo provocatorio alle ore 22. Orario in cui chissà che passa Rai Yoyo. Boh.

Quello che è nato è un’alchimia strana di peli, di responsabilità e gradazioni diverse, che hanno dato vita – tra le altre – ad almeno tre cose.

La prima, un secondo appuntamento, con data fissata al 5 novembre. Non è cosa da poco per un gruppo neo–nato.

La seconda è un gruppo. Musicale, dico. Il bassista sta, e sono io. Il chitarrista e voce sta, ed è Andrea. Ci mancano batterista, ma Andrea dice che si trova. Ed un tastierista, che Andrea dice di avere. Il gruppo farà le musiche dei cartoni animati, per me, un desiderio di 15 anni che forse è giunto a maturazione. Dobbiamo trovare un nome per il gruppo.

La terza è una riflessione su quanto segue: donne, è facile tenervi contente, rendervi felici.

Basta essere tutto ma non troppo.

Per non perdervi dobbiamo essere simpatici ma non buffoni, sicuri ma non sbruffoni, attenti ma non pignoli, affettuosi ma non ossessivi, felici ma non fatui.

Dobbiamo essere silenziosi ma non silenti. Leggeri ma non incostistenti. Innamorati quanto basta per lasciarsi comunque desiderare.

Misteriosi ma non enigmatici. Liberi ma non libertini. Essenziali senza essere poveri. Intelligenti ma non geni.

Di buona conversazione, non fumatori, amanti della fotografia.

Con degli hobby ma non troppo arroccati sulle proprie passioni. Passionali ma non fissati. Galanti ma non altolocati. Seri ma non austeri.

Sfidanti ma non ostici. Di pochi parole senza essere ermetici.Buoni ma non stupidi. Impegnati ma non a tal punto da sottrarre troppo tempo.Introdotti nel tessuto sociale, senza essere truffaldini. Direttivi senza essere aggressivi. Dolci senza essere mammolette. Vostri ma non troppo. Tutto ma non troppo. Niente ma non troppo. Ma non troppo. Troppo ma non troppo.

 

Agli gli uomini no.

Basta una birra.

Una birra POM.

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D’amore e di libri

Qualcuno insegnerà ai nostri figli a leggere e loro leggeranno bene, con intensità espressiva magari. E i più chic utilizzeranno anche una buona dizione.

Ma sta sicuramente a noi renderli dei buoni lettori.

Come fare?

Di certo non basta regalare loro dei libri o, quel che è peggio, in età scolare, costringerli alla lettura. Credo che i nostri figli saranno dei buoni lettori se stringeranno sin dalla primissima infanzia un rapporto con i libri, vedendo noi leggere e familiarizzando con i libri quanto prima.

Fortunatamente, anche grazie al mio lavoro, i miei figli mi hanno sempre visto in compagnia di libri, a volte sovraccarica di libri. Ergo da subito hanno preso confidenza con loro e non solo con i libri per bambini.

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Il Leone, che ha già un’invidiabile biblioteca, è cresciuto giocando anche con i libri. Per lunghissimi periodi, pasteggiava accompagnandosi con ogni sorta di libro: dal libro adatto alla sua età, al libro indebitamente trafugato dal mio comodino o sgraffignato dalla libreria, al fumetto fino al libro di ricette…. Quando pranzava o cenava a casa dei miei, amava sfogliare –lo ricordo benissimo- un particolare numero de La Cucina Italiana, naturalmente attratto dalle fotografie delle pietanze e dai loro accattivanti colori. Ha sempre amato sfogliare libri e giornali e se mi chiede in regalo un libro, non riesco proprio a dirgli di no.

Pur essendo gelosa di particolari libri, anche in quanto oggetti, ho lasciato che i miei figli li maneggiassero proprio in quanto oggetti, come dei giocattoli. E infatti molto spesso i libri o i giornaletti fanno parte della scenografia dei giochi del Leone: libri che diventano case, capanne, scenari, nascondigli, mari…

Anche il Comandante sta creando il suo personale rapporto con la carta stampata: da “divoratore” – nel senso letterale del termine – di libri, adesso sta diventando un vero e proprio estimatore e dai gusti abbastanza raffinati…quando svuota il ripiano più basso della libreria che si trova in corridoio, mastica la Yoshimoto, allontana Bettelheim e dimostra di apprezzare le saporite pagine di Niccolò De Ruggieri e di Tacito.

Indirizzare i nostri figli alla lettura credo sia per loro un dono d’amore, un’opportunità. Perché leggere è una questione di umiltà: leggere è fidarsi di chi scrive –pur criticandolo, eventualmente -, leggere è affidarsi alla storia, all’esperienza, al vissuto di qualcuno che non conosceremo mai, ma di cui apprezzeremo le scelte o la fantasia. Leggere è saper tacere con rispetto. E’ saper ascoltare. Cosa rara e preziosa ai giorni nostri.

Ogni libro letto è il piolo di una scala che ci porterà in alto ma non in eterei e asettici salotti di dotti dove si parla l’intellettualese o dove la citazione dotta fa figo. Ogni libro porterà a un livello più alto della conoscenza e della consapevolezza di sé e dell’altro, del passato del mondo, del suo presente e del suo futuro.

Naturalmente non ci sogneremmo mai di leggere ai nostri piccoli libri “da grandi”. Ma perché non incuriosirli? Allora potremmo parlar loro di Cosimo di Rondò, il barone che visse sugli alberi, di un uomo bruttissimo e intelligentissimo vissuto in Grecia che, malgrado la sua insopportabile moglie, riusciva a trovare il tempo e la serenità di pensare alla libertà, alla conoscenza, al modo migliore di vivere con gli altri…o ancora potremmo raccontar loro del Signor Poirot, basso e tarchiatello, con il suo cappello nero calzato sempre sul capo che riusciva sempre a scoprire le macchinazioni dei cattivi…

E cerchiamo di non prendercela troppo se, nei loro giochi, i nostri pargoli ci rovinano un bel testo, perché un buon libro è un libro vissuto, con qualche pagina sgualcita o strappata, con note scritte con la penna verde e sottolineature, con macchie di birra o di cioccolata, di tisana o di lacrime.

E magari i nostri figli impareranno anche questo: potrà succedere che alcuni dei loro libri preferiti non saranno più riposti sulla loro libreria…li presteranno a un vecchio amore o a un caro amico senza mai più riaverli…ma poco male…

I libri migliori, quelli li portiamo dentro al cuore.

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Detesto sentire le frasi fatte specie se sono dette dalle mamme e indirizzate ai propri figli … ma la frase che odio di più in particolare è “per mio figlio solo il meglio!!!!”.

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E’ capitato tante volte di chiedere ma come mai se abiti a Matera Nord Nord o Matera Sud Sud porti tuo figlio a scuola in CENTRO … sarà che la mia vita è ossessionata da ste maledette lancette che corrono corrono corrono, ma per me è impensabile portare i miei figli a scuola in un posto lontano dai miei punti cardini.
“E ma la scuola sotto casa mia non è una buona scuola ci è andato il figlio del cugino dello zio di mio marito … e si è trovato malisssssssiiiimoooooo!!!!! allora preferisco farmi il traffico del centro, fare a botte con 3 mamme per l’unico parcheggio che si trova a quell’ora … ma vuoi mettere quella scuola …. no no per mio figlio solo il meglio” e io in mente mia … (ma vattene a …)!!!!

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Quando Gaia ha finito l’asilo doveva andare in prima … drammaaaaaaaaaaaaaaaaaa …. no c’è quella maestra e quell’altra sono terribili!!!!!!! Io inesperta mamma alle prime armi mi feci prendere dal panico!!!! Oh mamma mia come devo fare! L’elementari è la base di tutto e se si trova male e se la prende male e se non impara niente!!!! Furono momenti terribili, poi una persona a me molto cara mi disse di stare tranquilla che tutti i maestri erano bravi e preparati … fu come un’illuminazione dal cielo!!! Ho elaborato una teoria tutta mia … la scuola dove porto mia figlia ha materna, primaria e scuola media, allora io avevo 2 figli Gaia cominciava la primaria e Danilo la materna … ma potevo io spezzarmi da mezzo e portare uno a ponente e una a levante … ma manco per il cavolo!!!! Quando le altre mamme parlavano delle maestre che non conoscevo mi chiudevo le orecchie e dicevo semplicemente che avrei lasciato fare al fato e se poi male male vedevo mia figlia in difficoltà avrei agito …
Anche io voglio il meglio per i miei figli ma a volte il nostro concetto di meglio e lontano anni luce dal concetto di meglio dei bambini!!!!! Per me il meglio è innanzitutto avere genitori sereni che non si devono fare in 4 per “un sentito dire” che già la vita è complicata! L’anno prossimo anche il mio terzo figlio comincia la materna e saranno tutti nello stesso plesso … così in una botta sola ne mollo 3 e arrivo a lavoro in tempo, tranquilla e mi posso anche rilassare qualche minuto!

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Tutto questo per dire alle mie care amiche mamme di non ascoltare nessuno perché le malelingue so lungheeeeeeee, ogni cambiamento è un tuffo nel vuoto e ci viene l’ansia soprattutto se si parla dei nostri figli tanto anche se non lo diciamo e non li portiamo in capo al mondo tutte noi vogliamo il meglio per loro! Non ci vuole davvero niente a diffamare una persona, basta un’esperienza negativa ma io penso che molto dipenda anche da noi genitori innanzitutto e dalle capacità dei nostri figli. Tante mamme mi hanno chiesto come mi trovo o non mi trovo a scuola e io rispondo per la mia esperienza, sarò stata fortunata ma fino ad ora i miei maestri sono stati meravigliosi sia materna che primaria.
Dobbiamo fidarci un po’ di più dei nostri figli e lasciare a loro la scelta del meglio … noi cerchiamo solo di dare il nostro meglio … ma in realtà già lo facciamo!!!!!

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Uno strano tizio

Questa mattina stavo riordinando il box e mi è capitata tra le mani una scatola piena di vecchie cianfrusaglie.
Tra queste, un sacchetto chiuso da un laccetto di cuoio.
Avevo dimenticato di averlo, ma immediatamente mi è venuto in mente come ne sono entrato in possesso.

Tanti anni fa ero un fornaio e lavoravo di notte in una piccola bottega.
Ricordo che una notte c’era poco lavoro, così me la svignai con una scusa.
“Ho un impegno urgente!” Dissi.

Era quasi mezzanotte quando arrivai in spiaggia.
Senza pensarci due volte, mi tolsi i vestiti e mi tuffai sotto la prima onda.
Accarezzai il fondo sabbioso con tutto il corpo prima di tornare in superficie e sorridere alla luna.
Mille pensieri che mi avvolgevano più di quanto fosse in grado di fare l’immensa distesa d’acqua.
Presi a nuotare verso il largo incurante della distanza sempre più crescente dalla terra ferma.
Non mi ero mai allontanato così tanto, nemmeno di giorno, ma in quel momento non avvertivo nessuna paura.
Mare nero e tetro, luna chiara e splendente. L’incubo contro il sogno, il dubbio contro l’autorevolezza della certezza.
Decisi di rientrare, ma appena invertita la rotta sentì una voce: “Dove stai andando? Sei arrivato fin qui e ora torni indietro così in tutta fretta?”
Sulle prime rimasi pietrificato, persi l’orientamento, finì sott’acqua e devo averne bevuta qualche bicchiere abbondante a giudicare dall’affanno e dai continui colpi di tosse successivi.
Una mano, forte, mi aiutò a rimanere a galla fino a quando ritrovai nuovamente l’equilibrio.
Mi voltai.
C’era uno strano tizio. E strano è dir poco.
Sedeva su un tappeto dai colori indescrivibili, perché parevano cambiare continuamente. Il tappeto galleggiava incredibilmente e questo strano signore anziano vi era seduto sopra riuscendo senza alcuno sforzo a vincere la gara di leggerezza con l’acqua.
Il tappeto copiava morbidamente il movimento delle onde senza scomporre minimamente la quiete del suo passeggero.
Fumava.
Fumava una strana pipa di legno chiaro che produceva uno fumo denso di colore verdastro. Sembrava uno di quei maghi delle storie fantastiche, con tanto di capelli e barba bianchi e lunghi.
Mi ha ripetuto il suo nome per tre volte, ma era così incomprensibile che ho rinunciato ad impararlo.
Parlò a lungo. Disse di avermi aspettato per diverso tempo, ma sapeva che sarebbe arrivato il momento.
Il momento. L’ha ripetuto più volte. Alludeva ad una specie di tappa che ogni uomo deve raggiungere. Molti dei suoi discorsi non erano facilmente comprensibili, nè tantomeno si sforzava di semplificarli.
La sua unica richiesta era che ascoltassi e portassi con me quelle parole. Parole come tesoro per il resto della vita. Come sfere di vetro colorate, diceva, attraverso cui guardarla, la vita, nelle situazioni complicate e difficili.
“Non preoccuparti di capire ora. Non è importante. Porta con te il ricordo di questo incontro. Quando sarà il momento ricorderai le mie parole e ne comprenderai il significato.”
Fumai dalla sua pipa, il sapore era così forte che dovetti rilasciare immediatamente la boccata. Ne venne fuori una grande quantità di fumo, ben oltre quello che avevo aspirato.
L’aria si impregnò di un profumo particolarissimo e si colorò completamente di quello strano color verde.
Chiusi gli occhi per qualche secondo e una volta riaperti non c’era più nulla.
Niente più fumo, niente più odori, niente più tappeto, nè più…impossibile ricordare come si chiamasse.

Mi resi conto che ero tornato a riva, i miei vestiti a due passi.
Mi asciugai, mi rivestii e nell’infilare le mani nella tasca dei pantaloni trovai qualcosa. Uno strano sacchetto chiuso da un laccetto di cuoio. Al suo interno delle strane pietre, scure e bruttine in realtà.

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Che strano ritrovare questo sacchetto.
L’ho riaperto oggi dopo tantissimo tempo, ho estratto una pietra e non ci crederai mai, sembrava viva, pulsava di colori!
Ci ho guardato dentro e…incredibile! Ci ho visto mille cose. Ho visto me stesso, la mia vita, la tua mamma, ho visto i tuoi occhi. La mia fortuna! La mia felicità!

E in quello stesso istante mi sono tornati in mente i discorsi del vecchio:

“La vita è come una barca a vela e la felicità è un vento. Senza il vento la tua vita è piatta: procede, ma puoi solo galleggiare.
Un giorno però un vento soffierà per te. Quel giorno dovrai farti trovare con le vele pronte. Sfrutta il tempo dell’attesa per cucirle, pulirle e sistemarle a dovere. Quando verrà il momento, loro sapranno spiegarsi senza nessun indugio e tu sarai capace di governarle in modo così autorevole e forte che ti sembrerà di volare.”

Senza che me ne sia reso conto il mio vento è arrivato.
Caro figlio, ti prometto che quando sarai grande ti insegnerò come si costrutuiscono le vele.

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Cose utili e cose “meno utili” che ti consigliano di comprare con l’arrivo di un bebè!

Quando arriva un bebè e arriva la gioia di essere genitori, mamme e papà, una nuova famiglia e tutte le emozioni che questo stato comporta, arrivano anche un sacco di altre cose tra cui oggetti che possono semplificare di molto la vita con il nascituro, ma anche tante cavolate che ci consigliano di comprare o che ci regalano e propinano nelle varie liste nascita e simili. Ovviamente in questo post vi parlo della mia umile esperienza, il che vuol dire che ognuno è diverso e quindi fa come gli pare e come ritiene più opportuno, soprattutto se si tratta di comodità. Io personalmente ho trovato e trovo facile semplificarmi la vita il più possibile; sono di base una persona estremamente organizzata e pragmatica e quindi anche in questo caso, con la mia bimba, ho cercato sempre la via più naturale e easy possibile.

Perciò al momento di scegliere degli eventuali doni per una lista nascita ho pensato alla praticità, prima che alla figagine o alle cose di moda. E mi sono trovata benissimo, fortunatamente ben cosigliata dalla propietaria del negozio….e dal mio istinto.

Una cosa che ho trovato molto utile (anche se so che non tutti la pensano come me!) è il cuscino per l’allattamento. Una sorta di poggiatesta ma più grande e di un materiale che si adatta alla forme che tu gli dai. Uno potrebbe anche dire: “ma se ti metti un paio di cuscini sotto il braccio stai comoda uguale!” E invece io non ci sono mai riuscita e questo oggettino mi ha semplificato tutto il periodo dell’allattamento a richiesta, in cui la mia schiena era a pezzi, oltre che continuare a fare il suo lavoro anche adesso che è cominciato lo svezzamento, e ad essere molto usato dal papà qundo si sdraia sul divano…appunto come poggiatesta. Oggetto che trovo indispensabile (e qui posso aprire un dibattito su quanto sia utile e ben fatto a differenza dei classici marsupi) è la fascia porta bebè…che ce ne sono a pacchi in commercio perciò alla fine la marca è indifferente, ma è una svolta decisiva, visto che oltre a far ben al bambino per la questione del contatto con la mamma, il calore, l’odore ecc, fa bene anche per la postura delle anche e per la nostra shiena. E volete mettere la comodità di avere le mani libere?! Un oggetto di cui non posso fare a meno…e un pò un tornare indietro, alle cose di una volta. Per quanto riguarda la praticità io ho optato per una soluzione fasciatoio easy e cheap. Una cassetiera e un materassino ikea…senza impelagarmi in quel turbine di fasciatoi con vaschetta, pomelli a forma di stelle e materassini dalle fantasie improponibili che di improponibile hanno anche il prezzo. E dato che non avevo la minima intenzione di spaccarmi la schiena ulteriormente cambiando la bambina sul letto, ho svoltato così. Consiglio vivamente questa soluzione! E per finire la vaschetta; e anche qui ci sarebbe da chiacchierare molto, solo che alla fine io mi sono trovata benissimo con una vaschetta che sembra una schifezza ma è una genialata perchè permette, visto il materiale, di inclinarsi in modo da tenere il bambino steso anche quando e molto piccolo, senza rischiare spiacevoli incidenti con l’acqua. Poi si apre completamente e ci si può stare seduti comodamente…alla fine si chiude tipo i bicchieri che usavamo all’asilo (ve li ricordate?!) e si appende…magari dietro la porta!!!

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1: il cuscino per allattamento che tra le altre cose è anche un ottimo poggiatesta per i neogenitori! (Doomoo)  2: la fascia portabebè…quando tornare alle radici è la cosa migliore da fare!!! (Quarantasettimane)  3: la combinazione cassettiera-materassino Ikea che salva anche il portafogli! 4: la vaschetta per il bagno dove è impossibile qualsiasi incidente con l’acqua! (Boon)

Poi per tutta quella serie di cose che reputo inutili o superflue (io personalmente!) possiamo fare un elenco infinito, ma attenzione perchè vi consiglieranno di comprarle e voi vi ritroverete la casa piena di cose non utilizzate tipo il “maialino porta pannolni” che userete tre volte e poi mai più, visti i prezzi allucinanti delle ricariche, oppure la bilancia, che a parer mio non serve…perchè la doppia pesata è solo una paranoia di noi mamme dai! O ancora una dozzina di biberon che vi faranno mettere nella lista nascita e che se allattate al seno e riuscite a non dare nessuna aggiunta (cosa che sarebbe molto bella e che sono riuscita a fare!) non vi serviranno praticamente a nulla e rischierete di buttare. Quindi meglio aspettare e vedere come va…poi uno si regola. Idem per le coppette assorbilatte (o di argento)…tutte spese da fare solo se necessarie e non prima. Focalizzarsi magari su cose veramente utili.

Almeno questo è il mio consiglio sulla base della mia esperinza. E voi?! Come vi è andata i primi mesi? Cosa avete trovato idispensabile e cosa no? E voi che state per diventare mamme che ne pensate?!

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