Uno strano tizio

Questa mattina stavo riordinando il box e mi è capitata tra le mani una scatola piena di vecchie cianfrusaglie.
Tra queste, un sacchetto chiuso da un laccetto di cuoio.
Avevo dimenticato di averlo, ma immediatamente mi è venuto in mente come ne sono entrato in possesso.

Tanti anni fa ero un fornaio e lavoravo di notte in una piccola bottega.
Ricordo che una notte c’era poco lavoro, così me la svignai con una scusa.
“Ho un impegno urgente!” Dissi.

Era quasi mezzanotte quando arrivai in spiaggia.
Senza pensarci due volte, mi tolsi i vestiti e mi tuffai sotto la prima onda.
Accarezzai il fondo sabbioso con tutto il corpo prima di tornare in superficie e sorridere alla luna.
Mille pensieri che mi avvolgevano più di quanto fosse in grado di fare l’immensa distesa d’acqua.
Presi a nuotare verso il largo incurante della distanza sempre più crescente dalla terra ferma.
Non mi ero mai allontanato così tanto, nemmeno di giorno, ma in quel momento non avvertivo nessuna paura.
Mare nero e tetro, luna chiara e splendente. L’incubo contro il sogno, il dubbio contro l’autorevolezza della certezza.
Decisi di rientrare, ma appena invertita la rotta sentì una voce: “Dove stai andando? Sei arrivato fin qui e ora torni indietro così in tutta fretta?”
Sulle prime rimasi pietrificato, persi l’orientamento, finì sott’acqua e devo averne bevuta qualche bicchiere abbondante a giudicare dall’affanno e dai continui colpi di tosse successivi.
Una mano, forte, mi aiutò a rimanere a galla fino a quando ritrovai nuovamente l’equilibrio.
Mi voltai.
C’era uno strano tizio. E strano è dir poco.
Sedeva su un tappeto dai colori indescrivibili, perché parevano cambiare continuamente. Il tappeto galleggiava incredibilmente e questo strano signore anziano vi era seduto sopra riuscendo senza alcuno sforzo a vincere la gara di leggerezza con l’acqua.
Il tappeto copiava morbidamente il movimento delle onde senza scomporre minimamente la quiete del suo passeggero.
Fumava.
Fumava una strana pipa di legno chiaro che produceva uno fumo denso di colore verdastro. Sembrava uno di quei maghi delle storie fantastiche, con tanto di capelli e barba bianchi e lunghi.
Mi ha ripetuto il suo nome per tre volte, ma era così incomprensibile che ho rinunciato ad impararlo.
Parlò a lungo. Disse di avermi aspettato per diverso tempo, ma sapeva che sarebbe arrivato il momento.
Il momento. L’ha ripetuto più volte. Alludeva ad una specie di tappa che ogni uomo deve raggiungere. Molti dei suoi discorsi non erano facilmente comprensibili, nè tantomeno si sforzava di semplificarli.
La sua unica richiesta era che ascoltassi e portassi con me quelle parole. Parole come tesoro per il resto della vita. Come sfere di vetro colorate, diceva, attraverso cui guardarla, la vita, nelle situazioni complicate e difficili.
“Non preoccuparti di capire ora. Non è importante. Porta con te il ricordo di questo incontro. Quando sarà il momento ricorderai le mie parole e ne comprenderai il significato.”
Fumai dalla sua pipa, il sapore era così forte che dovetti rilasciare immediatamente la boccata. Ne venne fuori una grande quantità di fumo, ben oltre quello che avevo aspirato.
L’aria si impregnò di un profumo particolarissimo e si colorò completamente di quello strano color verde.
Chiusi gli occhi per qualche secondo e una volta riaperti non c’era più nulla.
Niente più fumo, niente più odori, niente più tappeto, nè più…impossibile ricordare come si chiamasse.

Mi resi conto che ero tornato a riva, i miei vestiti a due passi.
Mi asciugai, mi rivestii e nell’infilare le mani nella tasca dei pantaloni trovai qualcosa. Uno strano sacchetto chiuso da un laccetto di cuoio. Al suo interno delle strane pietre, scure e bruttine in realtà.

Magic_stones

Che strano ritrovare questo sacchetto.
L’ho riaperto oggi dopo tantissimo tempo, ho estratto una pietra e non ci crederai mai, sembrava viva, pulsava di colori!
Ci ho guardato dentro e…incredibile! Ci ho visto mille cose. Ho visto me stesso, la mia vita, la tua mamma, ho visto i tuoi occhi. La mia fortuna! La mia felicità!

E in quello stesso istante mi sono tornati in mente i discorsi del vecchio:

“La vita è come una barca a vela e la felicità è un vento. Senza il vento la tua vita è piatta: procede, ma puoi solo galleggiare.
Un giorno però un vento soffierà per te. Quel giorno dovrai farti trovare con le vele pronte. Sfrutta il tempo dell’attesa per cucirle, pulirle e sistemarle a dovere. Quando verrà il momento, loro sapranno spiegarsi senza nessun indugio e tu sarai capace di governarle in modo così autorevole e forte che ti sembrerà di volare.”

Senza che me ne sia reso conto il mio vento è arrivato.
Caro figlio, ti prometto che quando sarai grande ti insegnerò come si costrutuiscono le vele.

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