Archivio mensile:ottobre 2014

Breve dichiarazione d’amore

Ti amo.

Mi sono innamorato progressivamente, sera dopo sera dopo sera dopo sera.
Dopo sera.

Dopo sera.

Bruciante e maturo, questo amore libero che clandestinamente dovrei custodire ma che devo dichiarare altrimenti esco pazzo.
Non avrò mai il coraggio di dichiarartelo perchè sappiamo entrambi che non potremo mai stare insieme.

Vederti con i tuoi bambini, così paziente e calma. Solare e ordinata nel tuo vestito color arancio che non ha mai una piega.

Le tue lunga ciglia che sbatti senza voler causare problemi al mondo ma che invece causano dissesti idrogeologici nei miei atri e ventricoli.
Devo trovare un retino che mi consenta di catturare le farfalle che ho nello stomaco.

Le tue rotondità accennate, i tuoi fianchi provati da due gravidanze che non ti rendono grassa ma semplicemente al punto perfetto di maturazione femminile.

E poi, con la bocca amara, doverti vedere sempre e solo in costante presenza di tuo marito. Quello stupido idiota ciccione orrendo che secondo me non si rende conto di quanto è fortunato.

Che sarà anche grosso ma che per te sfiderei a cazzotti.

Non l’ho mai visto baciarti, ed allora capisco perchè hai quello sguardo che secondo me è solo apparentemente felice ed in realtà cela qualcosa.

Oddio, sei comunque una donna felice, leggera e calma.
Ti vedo ridere spesso a crepapelle, mi sembra quasi che ti rotoli per terra dal ridere e rido anche io. Non so perchè. Anzi si, perchè ti amo.

Ti amo e vorrei aiutarti mentre ti vedo alle prese con tutte le cose che ci sono da fare e nel contempo lavorando. Quell’aria scanzonata con la quale premi i tasti del pc e del mio cuore.

Il tuo saper mantenere una casa pulitissima ed ordinatissima, nonostante la famiglia, nonostante tutto.

Il tuo essere semplicemente perfetta, inappuntabile. il tuo saper essere donna, madre, e maiala.

Ti amo, sarò tuo per sempre Mamma Pig.

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Tutorial – la torta di pannolini

Notizia shock: sono un’amministratrice dell’associazione MOM. Non è l’incipit della mia presentazione all’alcolisti anonimi, ma premessa fondamentale per la scrittura di quest’articolo.

Le amministratrici di quest’associazione sono 10 e nel corso del 2014 ben 3 di esse sono state prese di mira dalla cicogna. Claudia Gabrieli è diventata mamma per la seconda volta lunedì 20 ottobre e noi amiche/amministratrici abbiamo seguito passo passo il travaglio ed il parto riuscito con successo e a tempi di record. Benvenuto Domenico!

Detto ciò, veniamo al tutorial. Io, Laura Giannatelli e Maria Bruna Pisciotta ci siamo cimentate nella nostra prima torta di pannolini, omaggio che noi amministratrici dell’associazione MOM abbiamo fatto al primo bebè  di una “collega”.

COSA OCCORRE

  • Circa 70 Pannolini (il numero varia a seconda della dimensione della torta che vogliamo realizzare)
  • Un vassoio
  • Un rotolo di cartone di uno scottex terminato
  • Un nastro di raso
  • Elastici
  • Oggettini da donare
  • Cartoncino
  • Foglio di cellophane

COME SI FA

Occorre arrotolare ciascun pannolino facendo in modo che la parte superiore si avvolga all’interno, lasciando esterna la parte inferiore del pannolino. Così:

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Se i pannolini hanno dei decori solo su un lato, consiglio di lasciare esterna la parte non decorata, in questo modo la nostra torta sarà tutta “bianca”. Nel caso della nostra prima torta, avevamo a disposizione pannolini misti, tra bianchi e decorati e abbiamo fatto in modo da dare uniformità di colore al risultato finale.

Va fermato ciascun pannolino così arrotolato con un elastico, badando che esso si trovi a metà del pannolino. Quindi vanno assemblati gruppetti da 3 pannolini fermandoli con un elastico.

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A questo punto avremo tanti gruppi di pannolini da 3. Li disporremo sul vassoio (abbiamo usato quello di plastica bianca, simil-pizzo, ma va bene quello cartonato oppure quello di plastica trasparente) al centro del quale avremo posizionato il rotolo di cartone. Quindi fermeremo tutti i pannolini con il nastro di raso posizionato al centro in modo da coprire gli antiestetici elastici.

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Passiamo al piano successivo allo stesso modo del primo, ma più piccolo e quindi l’ultimo piano (ho “allungato” il rotolo con un rotolino di cartoncino).

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Con il cartoncino ho ritagliato le lettere del nome del nuovo arrivato e le ho spillate sul nastro del secondo ripiano. Poi ho inserito oggettini vari in omaggio a lui e la sua famiglia (disegnini fatti dai suoi primi amichetti, bavetta, orsacchiotti…). Ed ecco il risultato finale!

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Per la consegna è stata confezionata la torta con il foglio di cellophane e un fiocco in cima.

Buona “torta” a tutti.

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Oggi siamo di fritto!

La cucina ceca si basa sulle patate, per noi cechi le patate sono come la pasta per gli italiani. Una ricetta che ho sempre amato, sono le frittelle di patate, la ricetta più classica tra le classiche. Ovviamente le frittelle che faceva mia nonna erano le migliori. Quando stavamo a casa sua e lei decideva di fare le frittelle per pranzo, allora si metteva a sbucciare una quantità industriale di patate e mio nonno le doveva grattugiare in una bacinella enorme. Poi la nonna aggiungeva altri ingredienti, mescolava tutto e si metteva a friggere nello strutto (rigorosamente!). E noi, tutti unti e felici ne mangiavamo una dopo l’altra.

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Beh, un po’ di fritto fatto bene ogni tanto ci vuole, come afferma il professor Franco Berrino, secondo il quale per le popolazioni continentali friggere nello strutto era normale e sicuramente più salutare che friggere nei vari olii vegetali. Per i popoli mediterranei invece, era normale friggere nel buonissimo olio extra vergine d’oliva!

La ricetta classica oltre le patate prevede anche le uova e il latte, ma ho scoperto che si può fare benissimo senza. Ecco qui le mie frittelle un po’ “italianizzate”.

1 kg di patate crude
1-2 spicchi d’aglio
1 cucchiaino di maggiorana (in assenza va bene l’origano)
2-3 cucchiai di farina (io uso la farina di semola)
1 cucchiaino di semi di finocchio
sale
pepe (facoltativo)
olio extravergine d’oliva per friggere

Pelate le patate, lavatele e grattugiatele sulla grattugia a fori larghi, tipo julienne. Aggiungete aglio schiacciato con uno spremiaglio, maggiorana, farina, semi di finocchio; salate, se volete pepate e mescolate. In una padella versate l’olio in quantità tale da coprire il fondo, scaldate e con un cucchiaio prelevate l’impasto. Versate e schiacciate il composto formando delle frittelle più o meno rotonde. Fate rosolare a fuoco medio, girate e fate rosolare dall’altro lato. Riponete le frittelle su un piatto con la carta assorbente e mangiatele ancora calde poiché raffreddandosi perdono la loro croccantezza. Buon appetito!

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Il letto magico

Folletti

Quando ero piccolo avevo un letto magico.
Mi svegliavo al mattino ed era tutto disfatto, andavo a scuola e quando tornavo, magicamente lo ritrovavo tutto bello sistemato.
E’ una cosa che mi ha sempre lasciato di stucco. Ho provato a parlarne con qualcuno, ma nessuno mi ha mai creduto.
Per gli altri era diverso. Gli altri erano costretti a sistemarsi il letto per conto loro.
Il mio era magico.
Ma non c’era solo questo di magico a casa mia.
Il pranzo ad esempio: arrivavi a casa da scuola, oppure ti svegliavi la domenica mattina tardi, e trovavi una serie infinita di prelibatezze. Piatti di ogni tipo, bellissimi, buonissimi…altra magia.
Incredibile abitare in una casa magica! E poi sempre luccicante e splendente.
Credo ci fossero dei folletti o qualcosa del genere che si occupavano di sistemarmi il letto, di cucinare, di pulire. Non riesco a pensare ad altra soluzione.
L’unica persona che avrebbe potuto farlo era mia madre, ma lei già faceva mille lavori per riuscire a crescere da sola tre figli figuriamoci se avrebbe potuto trovare il tempo per sbrigare tutte queste faccende. I folletti, l’unica spiegazione.
C’è stato un momento in cui ho pensato che fosse merito di mia madre, in quel periodo quando l’ho vista in grado di fare doppi e tripli salti mortali in avanti e indietro.
In quel periodo ricordo che sarebbe dovuta andare alle olimpiadi, ma poi quel giorno mi venne la varicella e decise di rimanere a casa. Io tentai di dirle che a me ci avrebbero pensato i folletti, ma lei non volle fidarsi, chissà perché.
Eppure a casa facevano tutto loro. Mah…
Un giorno, all’improvviso, i folletti sono andati via. Chissà, forse ero diventato troppo grande, forse saranno stati chiamati a curare un’altra casa, a rendere magico il letto di qualcun altro.
Un pò stronzi però, proprio nel momento in cui c’era più bisogno di loro. Proprio quando mia madre si è ritrovata costretta in un letto, ormai muta, impotente, incosciente. Proprio in quel momento hanno deciso che era finito per me il tempo delle magie.
E’ stato difficile immaginare la mia vita senza di loro. E’ stato difficile ritrovarsi una una casa vuota, sentire quell’eco, quel rimbombo sordo partire dalle mura e penetrarti nel cuore.
E’ incredibile come non ci si renda conto del valore di certi gesti quando ci vengono donati in maniera gratuita e incondizionata.
Accade poi che per un motivo o per un altro ci vengano tolti e solo allora si realizza quanto importanti e indispensabili fossero.
Non facciamo l’errore di darli per scontato.
Se avete ancora i vostri bravi folletti che girano per casa, imparate ad apprezzarli perché non saranno lì per sempre.
Impariamo a dire grazie, ma non come lo diremmo al cameriere del pub che ci serve una birra.
Impariamo a dire un grazie che comprenda un sorriso, un abbraccio, una carezza, un bacio sulla fronte, un sincero “ti voglio bene”.
Facciamolo quando ancora ne abbiamo la possibilità. Ogni parola non detta, ogni gesto non compiuto, è un rimpianto tremendo che ci porteremo dentro per sempre.
Parlare ad una fotografia non è assolutamente la stessa cosa.
C’è una giornata dedicata alle nostre mamme. Che serva a noi per ricordarci che quella singola, unica persona speciale, e’ stata in grado di regalarci qualcosa di grande come solo la vita sa essere.
E ricordiamocelo anche il giorno dopo, e l’altro, e l’altro ancora.
Teniamo presente che una data per la giornata dei figli non è stata mai scelta perché le nostre mamme ci festeggiano tutti i giorni, da quando siamo nati.

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WHAT’S A PEDIATRA?

Vivo a Londra, una delle cittá più famose al mondo, conosciuta per la monarchia, “fish & chips”, il cielo grigio e le immense opportunitá lavorative che offre. Proprio per questa ragione, tutti si meravigliano quando dico che mio figlio non ha un pediatra.

In questo posto, quando hai bisogno di un consiglio, non puoi pensare di prendere il telefono e chiamare una persona che si dedichi completamente al tuo bambino in ogni momento della giornata…a meno che tu non decida di farlo privatamente!
Se il mio bambino si ammala, chiamo il GP (il medico di famiglia) per prenotare un appuntamento, ma non è detto che la volta successiva io riveda lo stesso medico. Perció, ognuno di loro, sará costretto a leggere le note che riguardano mio figlio fingendo, puntualmente, di ricordarsi di lui.

Ogni mese, quando ho bisogno di consigli sullo svezzamento o voglio pesarlo, mi rivolgo alla “drop-in clinic” (ambulatorio senza prenotazione) del centro per bambini locale, aperto il giovedi mattina dalle 9:30 alle 11. All’arrivo, la speranza è che la coda non sia troppo lunga perchè, funzionando senza appuntamento, vige la regola secondo la quale chi prima arriva meglio alloggia.

Se si é fortunati, ci si puó imbattere in un assistente sanitario che, in teoria, dovrebbe saper fare il suo lavoro. Molto spesso, peró, la realtá è ben diversa: una di loro, una volta, mi ha detto che avrei dovuto ridurre la quantitá del latte artificiale che davo a mio figlio nell’unico biberon quotidiano (da 150 ml a 90 ml) perchè, secondo lei, il suo stomaco si sarebbe ‘allungato troppo’! Sì….avete capito bene!!!
Avrei voluto prendere a schiaffi quella donna da una parte all’altra della stanza. Tutto ciò che so in materia di routine (il sonno, lo svezzamento, i momenti migliori della giornata in cui mangiare, gli alimenti da introdurre, ecc.) l’ho appreso dai…….LIBRI! Immagino perfettamente il disappunto di molti dopo quello che ho appena detto, ma ero davvero stanca di sentirmi fare tutte quelle raccomandazioni sul mio bambino ancor prima che nascesse. Ma perchè, quando arriva un figlio, si sentono tutti in diritto di dirti cosa fare e cosa non fare? Non é forse vero che tutti i bambini sono diversi?
Per quanto mi riguarda, gli unici consigli che continueró ad accettare sono quelli dei miei libri.

Marco, mio figlio, è un bimbo di 9 mesi sereno e sempre sorridente. Mangia tre volte al giorno, va pazzo per ogni tipo di “finger food” (dal pane tostato alle gallette di riso, dalle carote bollite a mango e papaya). Beve la sua acqua (dal bicchiere!) a pranzo e a cena e dorme, senza interruzioni, dalle 20 alle 7.
Fino ad ora, quindi, non mi sembra che sia andata poi cosí male. In fondo….a noi, il pediatra, proprio non serve!!!

what's a pediatra

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Non ho tempo

Questo è lo sfogo di una mamma in procinto di tracollo psico – motorio!!!!
Sono una mamma FELICE di tre bimbi : uno di 39 anni (che da ora in poi chiameremo Vincenzo), uno di 3(Alessandro) e uno di 6 mesi (Federico) (tutti masculi(sappiamo cosa comporta!!)))!!!!
Vincenzo mi aiuta quando è a casa…..ma durante la giornata non c’è quasi mai…gli altri due mi fanno impazzire!!!! Meno male che noi donne riusciamo a fare tante cose contemporaneamente altrimenti saremmo rovinate…….(mi credete se vi dico che in questo preciso momento mentre scrivo con la destra al pc…..con la sinistra mantengo Federico ad allattare, con la guancia sorreggo il cellulare e con la mimica facciale rispondo alle domande che mi pone mia madre………(lei non si accorge mai che sono al cellulare)!!!!
I nostri (spero non siano gli unici) sono delle zecche…..vi racconto in breve una nostra giornata tipo (ormai per ovvie ragioni uso il plurale maiestatis)!!!

nn ho tempo

La mattina in bagno non sono mai sola e quando va bene, raramente, Federico è sull’altalena !!!
Vesto Alessandro mentre allatto Federico…..io nel vestirmi sono velocissima, tanto veloce che puntualmente dopo che sono uscita mi accorgo di aver rimesso la maglia e/o il pantalone che il giorno prima avevo sporcato…. Alessandro va a scuola…un piccolo spiraglio di ossigeno….Federico in fascia viene ovunque io vada: a far spesa, a fare i servizi e a lavoro……qui si apre un’altra parentesi se fin’ora stava bravo a dormire da un mese a questa parte parla una continua e spernacchia!!!Non posso ancora lasciarlo….o non voglio farlo questo è ancora da decidere!!!
A pranzo mentre cucino faccio bere Alessandro e cullo Federico, a tavola faccio mangiare contemporaneamente entrambi e ogni tanto assaggio anch’io un pò di cibo!!! Lavo i piatti con Federico sulla schiena e Alessandro che mi racconta come è andata a scuola rigorosamente attaccato al mio pantalone e che ad intervalli di 10 parole mi reguardisce “mamma ma non mi stai ascoltandoooooo!!!!” Il riposino pomeridiano lo facciamo sul divano: mentre Alessandro guarda la tele addormento Federico, dopo rigorosamente solo due puntate di cartoni vado da Alessandro…..che come sta per abbandonarsi a Morfeo,spalanca gli occhi perchè Federico si sveglia piangendo disperatamente come se qualcuno gli avesse dato una martellata sull’alluce!!!!
Di pomeriggio giochi o uscite varie!! A cena stessa storia che a pranzo…..poi giochiamo un pò e poi a nanna!! Io mentre dormo sono una stellaaaa e non perchè sono bella luminosa anzi al contrario!!!….. e qui si apre un’altra parentesi dolente quando esco sono al limite della decenza i capelli alla rinfusa, le sopracciglie che fra un pò diventano una parallela delle labra ed i pantaloni e/o la maglia sporca come sopra descritto!!!

nn h tem

Dicevo faccio la stella con un braccio sorreggo Federico per allattarlo, con l’altro braccio accarezzo Alessandro e con i piedi cerco un pò di refrigerio (emanano più calore loro che non lo scalda salviette che funge da termosifone in bagno) tutto questo mentre canto la ninnananna dopo aver fatto la preghierina!!!!!Ci addormentiamo tutti anche Vincenzo…..mi ero quasi dimenticata di lui!!!Perchè la notte volaaaa!!!!!Punto e a capo si ricominciaaaa!!!!
E’ raba da pazzi ma ogni volta che sono sul punto di mollare guardo i loro occhietti e mi accorgo di esser FELICE di NON AVER TEMPOOOOO!!!! Alzi la mano chi come me!!!!
Buondì e viva le mamme….alla prossima mamma Katia!!!!

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Matera, 1200 kilometri dopo

Fuori sede è sinonimo di assenza, ma anche di non equilibrio. Un po’ tutte e due le cose succedono a una ragazzetta quando si convince che vuole fare la MOM a tutti i costi e inizia a “mettere in cantiere” un bambino in una città a prova di broncopolmonite e nevrosi, il cui nome indoviniamo qual è? Fuori sede non si sputa nel piatto dove si mangia, anche se da buona materana, ho imparato che parte del nostro carattere è anche un po’ questo. O forse io ho conosciuto le persone sbagliate… questo i posteri me lo diranno, e un po’ anche i poster di Matera 2019 ormai capitale della cultura quando qua a Milano di cul-tura ce ne dovrebbe essere a bizzeffe, e di storia anche, ma tutto è cancellato dagli strati di smalto semipermanente messo dai cinesi per 12 euro e dal passaggio della famigerata linea 90, aka circolare destra!
Ho ritrovato l’amore per la mia città dopo anni di ribellione senza senso e forzato esilio, forse anche per dimenticare le facce che non vedrò mai, un po’ perché me le ha tolte la vita e un po’ perché ci ho pensato direttamente io. E’ successo quest’estate, era Luglio ed era la settimana successiva alla Festa della BBrn’, una manifestazione che, se gliela fai vedere ai milanesi, ti esclamano subito “Figaaaaa!” senza poi capire molto del perché ci si azzuffi per due statue di cartapesta con dei santi, quando qui una rissa può scattare per molto meno, per esempio il posto vicino al finestrino sull’autobus o perché respiri e appanni il vetro in inverno.

Quando sono tornata mi sono resa conto che erano quasi 2 anni che non rimettevo piede a casa mia. 2 anni!! Poi ho portato per la prima volta una deambulante Argentina in centro, e quando ho visto i suoi piedini scendere gli scalini degli ipogei, mi sono ripromessa che non sarebbe mai accaduto un’altra volta di stare così lontana da tutto questo: Sassi, murgia, città antica e città nuova, e quegli angoli che ognuno ti racconta una storia diversa, e sempre bella da qualsiasi lato la guardi.

Una materana a Milano resta sempre “di maté”, anche se gioca a fare gli accenti e la s è sibilante come quella del nano di Arcore. Sono trucchi che durano il tempo di una telefonata di servizio. Quando la lacca è cancellata dai colpi di spazzola, il tuo compagno lo chiami comunque “amò”, tua figlia la chiami “Argentì”, e se qualcuno osa dire che ha mangiato del pane buono salti su con la solita storia che il pane migliore è solo quello nostro. (Ma tu non sei celiaca scusa?).

Poi succede che ti trovi a piangere al telefono con tua madre un venerdì 17, e in un momento ti senti parte del tutto: collegata a tutte quelle persone riunite in piazza che dicono “perché, non ce lo meritavamo noi questo titolo?”. E la soddisfazione di chiamare il fidanzato sardo e dirgli: mi dispiace per Cagliari ma questo non è il Poetto. E’ stata una di quelle poche volte in cui succede qualcosa di realmente interessante lì e non qui, dove l’Expo la pagano i milanesi, e non c’è alcun senso di appartenenza a nulla. A Matera è successo qualcosa di magico. Qualcosa di bello. Qualcosa che, se vuoi, oltre al pane ha anche il profumo dei soldi, della creatività, delle idee.  Se ci metteranno prima o poi un treno diretto per celebrare questo traguardo, non lo so. Ma so che verrò a riprendermela più spesso, questa mia città, lei con la sua gente e la sua lingua a cui sono rimasta fedele, lei con i suoi tramonti che da casa mia cadono sempre dietro al provveditorato agli studi, e quella luce incredibile e quel senso di poderoso che se per un attimo ti ci connetti lo sai anche tu, è ineguagliabile. Sono milanese anche sulla carta d’identità e questa città, tutto sommato, mi permette di stare in piedi da sola, il che a meno di 30 anni, una bimba a carico e la nonna materna a 1200 chilometri non è poco. Ma quando la mia allegria non basta più, o quando il grigio è tono-su-tono (360 giorni all’anno circa), allora santo Facebook mi riporta alle mie origini, e confesso a me stessa che, tutto sommato, di non vivere più nella mia città un po’ mi spiace.

Matera, portami con te nel 2019!!

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