Il linguaggio segreto dei neonati

Bene, un po’ in ritardo, visto che ho due figli non proprio più neonati (ma meglio tardi che mai), mi è capitato tra le mani il libro di Tracy Hogg: “ Il linguaggio segreto dei neonati”. L’ho letto lentamente perché volevo far mente locale e capire se anche io, inconsapevolmente, avevo messo in atto i suggerimenti dettati nel libro sulla cura dei bambini…
Le parole chiave sono: rispetto, amore, ascolto. E fin qui ci siamo. Credo che queste siano “parole d’ordine” per (quasi) tutte le mamme.
Leggendo questo libro, però, diverse volte mi sono chiesta se sono io la “mamma sbagliata” e se ciò che leggevo era veramente scritto nero su bianco e non lo stessi solo sognando..
Certo, sono d’accordo con molte delle cose che ho letto, ma ci sono molte cose che proprio non sono riuscita a capire e con cui non sono affatto d’accordo, anche facendo un grande sforzo.
Il libro è completo: parla di nascita, di allattamento, di rispetto, di routine, di nanna.. insomma, di tutto ciò che riguarda la cura di un neonato, visto con gli occhi di chi corre in soccorso di neogenitori in panne, cioè l’autrice stessa.
Si parla di rispetto da parte degli adulti nei confronti dei neonati: di solito, soprattutto quando i bambini sono appena nati o piccolissimi, a noi genitori viene istintivo comportarci come se non fossero lì o non potessero capirci. Nulla di più errato! Sin dal momento in cui viene alla luce, un bambino è un essere umano, con sentimenti e bisogni ben precisi e per questo sin da piccolissimo merita rispetto, anche perché, per esempio, è già perfettamente in grado di percepire la differenza tra chi ha una voce rasserenante e chi ha un atteggiamento di comando.
Noi genitori dovremmo osservare di più nostro figlio per conoscerlo meglio, capire le sue abitudini e le sue reazioni ai cambiamenti ed alla routine per poterci adeguare a lui e crescerlo più sereno e felice, cercando di soddisfare i suoi bisogni.
Per fortuna, non mi è mai interessato che mi dicessero che se prendevo i miei figli in braccio poi prendevano il vizio o se li coccolavo troppo poi sarebbero diventati mammoni e in questo libro ho trovato conferma che “i bambini i cui genitori cercano di riconoscerne e rispettarne i bisogni crescono sicuri e paradossalmente necessitano di minor attenzione, inoltre imparano a giocare in autonomia più velocemente di quelli che vengono lasciati piangere; non a caso, se la mamma soddisfa i bisogni del bebè, nota che è più facile farlo addormentare, altrimenti comincia a piangere e ci vuole più tempo per calmarlo”.
Non dobbiamo lasciarci prendere dal panico, ma dobbiamo sempre e comunque osservare il nostro bambino perché è proprio lui che ci insegnerà ad amarlo e a “diventare amici”.
Ma… al fine di amare il nostro bambino e di crescerlo sano e felice, a cosa servono le varie teorie che suddividono i neonati in diverse “tipologie fondamentali”? E’ inutile studiarle e analizzarle e tendono a mettere solo confusione… i miei figli (come tutti i bambini, del resto) sono unici e si possono annoverare in ognuna delle categorie di cui parla questo libro, a seconda delle circostanze, ovviamente.

L’autrice parla anche di nanna e bisogni fisiologici e a tal proposito, ricorre frequentemente la parola ”routine”.
Per i bambini è importante e mette loro tranquillità sapere cosa succederà, chi vedranno, dove andranno ecc. ecc. e che queste cose si susseguano in un certo ritmo e con una certa sequenza, visto che non hanno cognizioni spazio-temporali avanzate.
Però la Hogg parla di un certo schema di sonno/veglia/gioco/pappa (c.d. E.A.S.Y.) abbastanza rigido che non può essere valido per tutti i bambini, perché non è detto che tutti i bambini appena svegli vogliano subito giocare o vogliano subito mangiare… e così si ritorna al “tasto dolente” per il genitore d’oggi, che va sempre di fretta ed è occupato da mille faccende: darsi tempo per studiare il proprio bambino e, soprattutto, dare tempo al nostro bambino di studiarci, di studiare il mondo in cui vive e di imparare a vivere.
Si, perché il bambino non sa vivere (al di là dell’istinto di sopravvivenza, il bambino non è cosciente quasi per nulla di ciò che fa).
Il libro, poi, parla anche di allattamento al seno, ma anche qui, da vera mamma-mucca quale sono, non mi trovo affatto d’accordo con l’autrice, che dice anche un po’ di inesattezze, in contrasto con le evidenze scientifiche e le conseguenti linee-guida mondiali dell’Oms e dell’Unicef.
Ad esempio la Hogg afferma che “nessun bambino normale ha bisogno di mangiare ogni ora” e che le regole vanno rispettate sin dal primo giorno di vita (quali regole per un bambino che non si è ancora reso conto di non essere più nel pancione dove per nove mesi (e dico nove!) è stato cullato e coccolato?); stila tabelle con la durata delle poppate nei primi giorni di vita (invitando però, qualche pagina dopo, a non guardare l’orologio mentre si allatta!).
Insomma, personalmente leggendo il libro io non ho capito cosa sia meglio fare e per fortuna ho seguito sempre il mio istinto, come dovrebbe fare ogni mamma.
L’autrice afferma che il bimbo è meglio rimpinzarlo con un biberon durante il sonno serale così non si sveglia per tutta la notte. Ma il sonno dipende solo dallo stomaco pieno? Ma allora io cosa ho fatto in questi ultimi 4 anni di vita durante i quali non ho fatto altro che allattare e non dormire? E dov’è finita l’attenzione ai segnali di fame? E dov’è in questo caso l’attenzione e l’ascolto del neonato? Domande che mi sono sorte dopo un’attenta e (forse un po’ troppo?) critica lettura..
Poi si parla anche della tanto “famigerata” nanna, l’incubo di tutte le noemamme. Personalmente da quando è nata la mia prima figlia ho sempre avuto timore dell’arrivo della notte perché la immaginavo lunga e agitata per via dei molti risvegli per ciucciare, per le coccole, per le colichette, per gli incubi..insomma ogni scusa era (ed è tuttora) buona per passare una notte insonne.
E solo ora, che ho (quasi) risolto con la grande di 4 anni e sono ancora in alto mare col piccolino di 21 mesi, ho capito che non ci sono ricette magiche e che “è a fortuna” che una notte sia più serena e si dorma di più dell’altra, ma la prendo come viene perché non posso più continuare ad angosciarmi. E certo, non metterò mai in atto il metodo Estivill (che personalmente trovo disumano, nonostante tante mamme lo abbiano usato e abbia sortito gli effetti sperati..ma tant’è..ognuno per fortuna è libero di sperimentare con i propri figli le teorie che più gli aggradano e che trova giuste).

Io, però, mi conosco e conosco il mio animo debole davanti al pianto dei miei figli, quindi so che piuttosto starei in piedi con loro in braccio tutta la notte pur di non sentirli piangere disperati. Come possono i bambini, sin da piccoli, addormentarsi da soli nella propria culla? Non riesco proprio a spiegarmelo… la mia bimba di 4 anni vuole addormentarsi nel suo lettino ma ancora con me affianco che le leggo una storia, quindi figuriamoci un neonato che fino a poco prima è stato al sicuro e al calduccio nel pancione della mamma!
E certamente non si può suggerire alle mamme di indossare le cuffie e ascoltare musica per non sentire il pianto del neonato..ma quale genitore normale farebbe una cosa simile?
Per finire, nel libro si parla anche e ovviamente dei c.d. “vizi”. Io mi chiedo, alla luce della mia piccola esperienza: ma esistono davvero i vizi nei bambini? E’ vero che sono abitudinari e che a loro piace sapere tutto in anticipo per non sentirsi spiazzati, ma i bambini sono in evoluzione continua (e noi genitori con loro). Ci ho fatto caso durante i miei esperimenti culinari (pochini, devo dire per la mancanza di tempo, però mi sono serviti per capire..) Quante volte ho cucinato un piatto consapevole che a mio figlio piacesse particolarmente e invece è capitato non ne abbia voluto mangiare manco un boccone perché non gli piaceva più… e lo stesso vale per i giochi.. come si può pensare, quindi, che se prendono un vizio poi non se lo toglieranno più? Per esempio, per alcuni anche il ciuccio è un vizio, ma all’età giusta, chi prima, chi dopo, tutti i bambini ne fanno a meno volentieri…
I bambini imparano, crescono e maturano e noi li seguiremo in queste fasi cercando (e sperando) di non perderci per strada perché loro sono molto veloci.
Posso dire, quindi, che la lettura di questo libro mi è servita solo a rafforzare ciò che penso riguardo ai bambini e alla loro cura: dobbiamo adeguarci noi a loro affinchè loro imparino a vivere.. sono felice che orami l’età critica in cui i miei figli erano neonati sia passata (anche se un po’ di dispiacere c’è perché è comunque un’età meravigliosa) e sono soddisfatta di come ho trascorso quei momenti insieme a loro perché le fatiche si superano.. mi resta la speranza che tutti i sacrifici che ho fatto per loro almeno servano a qualcosa..
Buona lettura!

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