IL DIRITTO DEI BAMBINI (e delle mamme) A PIANGERE ALL’ASILO!

Il primo giorno di scuola. Il primo giorno della scuola “nuova”. Il primo giorno, per i bimbi che hanno già frequentato il nido, della scuola dei “grandi”. Il primo giorno della scuola “bella”. Il primo giorno della scuola “conTantiBimbiDoveFaraiTanteCose” (per dire questa frase non si prende nemmeno il respiro). Il primo giorno della scuola “…”

Il primo giorno in realtà non è il primo giorno. Nella mente delle mamme, in particolar modo, questo primo giorno comincia, a prescindere dallo spegnimento della terza candelina, il 1° gennaio dell’anno in cui si compirà tre anni. Tre anni = asilo. Mano a mano si avvicina settembre, il pensiero del “primo giorno” diventa assordante. Nella mente nulla ha tanta valenza come “il primo giorno”. Addirittura pare che il 44% dei genitori ha iniziato proprio in corrispondenza della data infausta a pensare a un altro figlio e i tre quarti dei padri e della madri ha dichiarato di vivere il primo giorno di scuola come la fine definitiva di un’epoca. Certo è che vedere il figlio, con il grembiulino e lo zainetto davanti alla scuola fa venire un certo groppo alla gola, persino ai genitori più controllati. E’ uno di quei momenti topici in cui si inizia a pensare “eppure mi sembra ieri che aveva il pannetto”, “mi sembra ieri che ha iniziato a parlare”, “mi sembra ieri che ha soffiato la sua prima candelina”. I pensieri che si accavallano sono tanti.. quello più martellante è: “piangerà!”, “piangerà?”, “piangerò!”, piangerò?”. (Questione di “punti”…)

Tante sono le legende metropolitane che circolano attorno al bambino che piange o non piange all’asilo. Se piange è un “frignone” troppo attaccato alla mamma, se non piange è “impossibile” che non lo faccia, oppure non è attaccato alla mamma, ecc. ecc., fatto sta che, come la si fa la si fa,.. si troverà sicuramente un’altra mamma che non condivide!

Sono molto legata ad un libro che tutti conosciamo Il piccolo principe, ed in particolar modo a questo passo  “..E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “….piangerò”. “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”“ E’ vero” disse la volpe. “Ma piangerai!” disse il piccolo principe. “E’ certo”, disse la volpe. “Ma tu allora che ci guadagni?”. “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.  “Tu hai voluto che ti addomesticassi”.

Come può una mamma e un bambino non avere il magone il primo giorno di scuola, dopo essersi addomesticati? Addomesticarsi significa “creare dei legami”, e quale legame più bello vi è più  che fra una mamma e un bambino?.

E se i bambini piangono a scuola per un mese c’è qualche problema, vero? Mi piace sempre dire che i bambini non sono tutti uguali, lo sentiamo dire mille volte, eppure pretendiamo che siano tutti in grado nello stesso momento (indipendentemente che siano nati a gennaio o a dicembre!) di affrontare un distacco sereno. Innanzitutto è importante vedere se il bambino ha già sviluppato la capacità di capire che la mamma e il papà DAVVERO torneranno a prenderlo, una cosa che per noi è scontata e che per loro non lo è affatto.

Immaginate di trovarvi in un luogo straniero e l’unica persona del luogo che vi sta guidando, dopo avervi lasciato in un posto affollato pieno di persone spaesate tanto quanto voi, vi dice che tornerà presto a prendervi, come vi sentireste?.

 Molto utili in caso di pianto continuo (e non) potrebbero rivelarsi i giochi di ruolo con pupazzi e bambole che lasciano i loro piccoli ad un altro adulto per andare a fare la spesa e poi ritornano a prenderli, oppure il classico nascondino (sarà utile per trasmettere il messaggio “ora ci sono, ora non mi vedi più, ora ci sono di nuovo”).

Purtroppo un inserimento davvero graduale in cui i bisogni emotivi dei bambini siano rispettati in toto è di pochissime scuole. I bambini davvero non sono tutti uguali. Alcuni, di indole molto adattabile, si ambientano subito perfettamente, altri mostrano segnali di sofferenza per le prime settimane per poi adattarsi, altri ancora non si adattano e sviluppano una serie di conseguenze negative a breve termine (rifiuto di mangiare, sonno agitato, rifiuto di andare in bagno, pianto immotivato…), e, in alcuni casi, a lungo termine (sfiducia nell’adulto di riferimento, perdita della connessione con la famiglia, eccessiva timidezza…). E’ pur vero che nelle scuole esistono reali esigenze organizzative che non possono andare incontro alle esigenze di tutti, ma potrebbe risultare utile ad esempio, conoscere l’insegnante prima dell’inizio dell’asilo, prolungare il tempo di presenza del genitore o accorciare le ore in cui il bambino sta a scuola, fare il pranzo a casa o qualunque altra cosa che faccia sentire il bambino sereno di essere in un luogo protetto. Se invece vi siete resi conto che il bambino  non è ancora pronto al distacco, o il tempo dedicato all’inserimento è quasi inesistente e vostro figlio continua a disperarsi tanto, cosa si può fare?

 

  • Non addossate colpe al bambino perchè piange
  • Non fate confronti con altri bambini che conoscete, fratelli o compagni di scuola che sono sorridenti
  • Dedicate tempo, a casa durante la preparazione al distacco, e  nel momento del distacco
  • Abbracciatelo prima di lasciarlo
  • Chiedetegli dove sente la tristezza nel suo corpo e provate insieme a “fare spazio” a questa sensazione in tutto il corpo.
  • Non pensate che “è solo un capriccio”, il pianto è l’espressione di un bisogno, spesso momentaneo. (I bambini vivono nell’attimo presente, in quel momento sono realmente disperati, anche se forse un momento dopo saranno felici di condividere un gioco con un compagno).

Ritengo che state facendo ENTRAMBI un grande passo e tutte le indicazioni scritte sopra valgono anche per le mamme; non fate confronti con gli altri genitori (soprattutto con quelli della “Mulino Bianco”),  non datevi colpe. Questa separazione non è dolorosa soltanto per il bambino; anche la madre o il padre possono vivere con ansia questo delicato momento. Basta prenderne gradualmente coscienza e non trasmettere, al momento del distacco la vostra paura ed insicurezza anche al bambino, il quale inevitabilmente comincerà a piangere, urlare o a guardarlo con occhi terrorizzati mentre vi allontanate. Le paure dei genitori non devono diventare un blocco per l’autonomia del bambino.

Concludo con qualche “consiglio” per le mamme per affrontare questa esperienza in modo sereno e non traumatico:

  • Fate un’analisi dei sentimenti che provate nei confronti di questo distacco e di come essi possano influire sul vostro atteggiamento nei confronti del bambino.
  • Cercate di controllare eventuali sguardi ansiosi o disperati che renderebbero il bambino ancora più triste, sommando la vostra ansia alla sua.
  • Chiedete aiuto e consiglio alle maestre che hanno già affrontato molte volte questo problema e che sapranno darvi i suggerimenti più adatti per il vostro bambino (e soprattutto fidatevi delle maestre!)
  • Confrontatevi con gli altri genitori; scoprirete di non essere gli unici ad affrontare questa situazione e potrete essere una reciproca fonte di sostegno e consolazione (il gruppo Mom!).
  • Tenete presente che la maggior parte dei bambini smette di piangere pochissimi minuti dopo che ve ne siete andati.
  • Utilizzate il tragitto da casa all’asilo per descrivere le tappe della sua giornata: ditegli chi lo accoglierà facendo i nomi delle maestre e dei compagni ed invitatelo a ripeterli; cercate di incuriosirlo sulle attività che saranno svolte durante la giornata.
  • Soffermatevi sul rientro a casa dicendogli chi lo verrà a prendere e a che ora.
  • Se andate via mentre ancora sta piangendo, assumete un atteggiamento positivo e fiducioso; vedendovi sereni e fermi, comprensivi ma non disposti ad essere ricattati, si rincuorerà sul fatto di essere al sicuro.
  • I tempi di inserimento devono essere lenti e graduali nel rispetto dei diversi ritmi di adattamento che ciascun bambino possiede
  • Fategli portare all’asilo il suo orsacchiotto, straccetto o pupazzo preferito, o un vostro oggetto personale (magari con il vostro profumo): si tratta del suo “oggetto transizionale”, cioè di qualcosa che gli ricorda che può portarvi sempre con sé (dentro di sé) anche quando non siete fisicamente presenti.
  • A casa chiedetegli di raccontarvi ciò che fa all’asilo, elogiate i suoi progressi e mostrate interesse ed apprezzamento per le attività svolte; questo lo aiuterà a sentirsi fiducioso verso un ambiente che voi stessi gli presentate come positivo e stimolante.
  • Non copritelo di regali, imparerebbe che nella vita si fanno le cose per ricevere premi. Sarebbe diseducativo.

                                              Ilenia Amati

 

 

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Un pensiero su “IL DIRITTO DEI BAMBINI (e delle mamme) A PIANGERE ALL’ASILO!

  1. Clara Longo

    bellissimo articolo! uno dei metodi che utilizzo io per calmare il pianto di mia figlia a scuola è il metodo della “storiella”. mia figlia anche se va ormai nella stessa scuola da un anno e mezzo, quando si assenta per malattia o altro per almeno 2-3 giorni al ritorno a scuola piange. allora io il giorno prima del ritorno le racconto più volte la sua storia, la storia di una bimba che si sveglia, si alza, ecc… e va a scuola, gioca con i bimbi, si diverte e poi (fondamentale) viene mamma e va a casa con lei. alla fine quello che la preoccupa è il fatto che io non possa tornare, mi basta far tornare la fiducia sul fatto che io ritorno, che non la lascio là. e con lei funziona 😀

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